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Meritocrazia e Moralismo – Dalle Scorie a IHC

March 3rd, 2011 by Leonardo

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di Leonardo, IHC


Leggo con piacere le giornalieri “Scorie” di Matteo Corsini (scrivete pure a IHC se volete entrare nella sua mailing list). È palese che l’informazione ufficiale si sia un po’ concentrata sulle vicende del Ruby-gate, e più in generale su veri o presunti “spintoni” lavorativi che non sembrano aver alcun legame con un qualsiasi criterio di merito lavorativo; la faccenda è entrata anche di rinterzo su IHC, e chiaramente anche nelle “scorie”; a tal proposito riporto parte della scoria “Meritocrazia Moralista” dell’ottimo Matteo, aggiungendo una nota di IHC.

 

  

Da “Meritocrazia Moralista” di Matteo Corsini

 

"I festini hard non possono essere un criterio di selezione della classe dirigente. Le ragazze ad Arcore sono andate sicuramente per libera scelta, ma l’eros non può essere il criterio per andare in televisione. Qui non ci sono moralisti, purché la libertà altrui non si traduca in svilimento del merito" (G. Bongiorno).

[…] Trovo […] deprimente che tante donne italiane, da sinistra come da destra, si stiano a scandalizzare per i festini hard e per l’utilizzo del corpo delle loro simili come elemento determinante per accedere a impieghi in televisione, in Regione o in Parlamento. Ne parlano quasi come se la cosa fosse una novità, ma sono millenni che il sesso viene utilizzato per ottenere denaro e, magari, anche potere.

Anche a me dà fastidio l’idea di dover contribuire al pagamento delle retribuzioni di queste signorine laddove siano Parlamentari, ma è un fastidio non maggiore di quello che mi provoca il dover contribuire al pagamento delle retribuzioni di tutti i Parlamentari, a prescindere dal criterio con cui sono stati selezionati.

[…] credo che Giulia Bongiorno si sia lasciata prendere la mano dall’entusiasmo di stare su un palco a ricevere applausi quando ha sostenuto “Qui non ci sono moralisti, purché la libertà altrui non si traduca in svilimento del merito”. Cosa significa: che se la libertà altrui si traduce in svilimento del merito si diventa moralisti? Ma quali sono i meriti delle quasi mille persone che fanno i Deputati o i Senatori? Il loro principale merito non è forse essere entrati nelle grazie (ognuno a modo suo, ma sovente non per significative capacità professionali) del capo partito che li ha messi in lista?

Per quanto riguarda la televisione, poi, ottenere contratti perché si è raccomandati da un politico pare essere stata una regola, più che un’eccezione, nella storia della Rai. Ognuno può pensarla come vuole, ma che differenza c’è tra un raccomandato per meriti sessuali e uno per meriti dovuti a parentela? Forse che il secondo è più meritevole del primo? Ne dubito.

Se, infine, dal settore pubblico ci si sposta a quello privato, credo che ogni imprenditore, finché i soldi spesi sono i suoi, possa utilizzare il criterio di selezione del personale che preferisce. Se opera in un mercato concorrenziale e senza protezioni o distorsioni statali, saranno i consumatori a determinare il successo o l’insuccesso dei suoi metodi di selezione. […]

 

Nota di IHC

Condivido quanto scritto da Matteo, compresa la cattiva impressione di una ondata moralizzatrice su una questione che in realtà se non è vecchia quanto l’uomo, poco ci manca (dal ’93 al ’98 ho frequentato l’università, e ho visto come certe ragazze si “concedessero” in cambio dei più svariati favori… ma che c’è di nuovo oggi?).

Non ha importanza se un pubblico dipendente (come dovrebbero ricordare di essere anche i Parlamentari) usa il proprio stipendio in un modo o nell’altro, ma certo ha rilevanza che le spese per una Istituzione se ne vadano nella ricerca di certi “favori femminili” offrendo in cambio l’ingresso nella stessa o in un’altra Istituzione, perché le imposte che vengono (forzatamente) pagate servono per enti di cui si pretende il miglior funzionamento, che può esser fondato solo sulla competenza tecnica. Il problema è direttamente risolto in ambito privato, come ha detto Matteo; in ambito pubblico dovrebbe bastare il voto che fa le veci dell’espressione di gradimento di un consumatore sul mercato (e qui c’è molto da dire, perché l’Italia è tra i paesi con la maggior partecipazione al voto, e la classe politica si rinnova sempre di poco sia come persone che come peso dei partiti).

Anzitutto propongo questa riflessione: se attraverso una selezione “sessuale” si permette l’ingresso in un settore, in particolare in politica, di soggetti effettivamente competenti, dovremmo porci qualche problema morale? Io temo di no. Allora dovremmo ragionare se le ragazze selezionate per i vari settori siano effettivamente adatte, ed il problema dovrebbe venir fuori solo nel caso di risposta negativa e per i settori dove non esiste un meccanismo di “punizione” delle scelte sbagliate. In tal caso io lascerei stare la televisione privata, mentre qualche problema andrebbe posto per la televisione pubblica perché attinge a risorse economiche per via politica (diciamolo meglio: coercitivamente tramite il canone). Il punto, temo, sia lo stesso che ho espresso già qui su IHC: ma il cosiddetto “merito”, termine che dovrebbe sottintendere “competenza tecnica”, serve veramente in questo paese? Rispondere a questa domanda permette anche di chiarire il perché sia possibile che dipendenti pubblici si permettano anche solo di “presentare” famigliari o “amiche” a coprire certi ruoli.

Purtroppo io temo che in diversi settori, politica compresa, non sia richiesto un particolare livello di competenza, un po’ perché molti ambiti privati operano sotto varie forme di protezione dalla concorrenza, e un po’ perché la struttura produttiva è di livello abbastanza basso da essere alla portata di molti; l’appiattimento verso il basso delle competenze richieste comporta un eccesso di offerta di lavoro tale da permettere una selezione su base giusto “fiduciaria” o “sessuale” (tra l’altro questo significa che il candidato può assolvere anche altre “funzioni”, e questo giustifica il mantenimento di un certo stipendio nonostante la pressione dell’offerta). Riguardo la politica temo che, demandate molte materie alla legislazione europea, i lavori da fare riguardino semplici recepimenti di normativa esterna, la solita ricerca del consenso, e tentativi di mantenere la protezione di alcune lobby; per questi compiti il requisito principale è la fedeltà al “capo-cordata” (e ce lo dice pure Matteo), e se ci mettiamo che comunque in Italia non mancano sicuramente le lauree in materie economiche o giuridiche (che sebbene non diano una preparazione così buona, ma almeno permettono di sapere di cosa si stia parlando), la platea di candidati è veramente ampia, tanto ampia da lasciare, come sopra, spazio a selezioni su basi diverse dalla competenza. E purtroppo va detto che pure l’affidabilità, fiduciariamente o sessualmente parlando, è definibile come un “merito”; più che un qualsiasi principio etico credo che nel mondo reale rilevi solo quanto questi “meriti” contino rispetto ai “meriti di competenza”, e lo svilimento delle competenze è proprio delle scelte politiche.

Il problema oggi è che ci si sciacqua la bocca con la parola “merito” senza discutere mai in cosa consista alla prova dei fatti il “merito” necessario a far funzionare un qualsiasi settore, politica in primis. Se ci si facessero le domande giuste però si metterebbe in crisi se non la legittimità sicuramente l’opportunità di diversi “ruoli” e “impostazioni” fino a livello statale; e questo in realtà non lo vuole nessuno di coloro che da questi “ruoli” e “postazioni” traggono ampi benefici.

Meglio buttarla in moralismo spicciolo, come stiamo vedendo.


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