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Monetizziamo il Debito Pubblico, in Fondo che ci Costa?

December 21st, 2011 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Come uscire rapidamente dallo stato di stress sul debito italiano? Monti ha fatto il primo passo con le tasse; qualcuno (soprattutto gli ignoranti bambocci in piazza e i politici in cerca di un gregge cui mettersi a capo) predica un “ripudio del debito” senza sapere il disastro che ne seguirebbe; altri parlano di monetizzare il debito, far stampare moneta nuova di zecca alla BCE perché questa compri (à l’americana) il debito man mano che viene a scadenza e deve venir rinnovato. Quest’ultima ipotesi ha molto appeal, perché in fondo “non si preleva niente a nessuno” ed al massimo si avrà “un pochino” di inflazione (nel senso di rialzo dei prezzi); che male può fare?

Allora parliamone.

 

Anzitutto va detto che calcolare a priori l’effetto sui prezzi di una qualsiasi manovra monetaria concreta è un esercizio pressoché impossibile salvo la (casuale) stabilità dei coefficienti di risposta individuale alle variabili monetarie, ammessa e non concessa la perfetta conoscenza in dettaglio delle relazioni causali. Di certo c’è solo che, quale che sia la forma tecnica, la Banca Centrale “stamperà” una certa quantità di moneta che estinguerà debito pubblico per un pari valore, il che implica che qualcuno si troverà in mano non più un credito bensì liquidità. Si apre allora la questione se questa maggior moneta entri nel sistema economico come moneta ad alto potenziale su cui si piramidi per intero il moltiplicatore dei depositi, oppure se questa nuova liquidità finisca direttamente in depositi bancari e da qui parcheggiata in depositi presso la BCE (di fatto una completa sterilizzazione), oppure se la nuova moneta si faccia almeno “un giro” come domanda sul mercato reale scaricandosi una tantum sui prezzi… o una qualche combinazione di tutto questo; oltretutto esiste un problema sulle caratteristiche dell’attuale congiuntura e sulla loro stabilità… Troppo per cercare di farci un modello.

Forse si può inferire la summa corrente dei comportamenti individuali, assieme alle sottostanti valutazioni individuali sulle opportunità di deposito/spesa/prestito e quindi il risultante effetto sulla circolazione monetaria, sfruttando una considerazione molto semplice: se in Italia le attività liquide presso le banche hanno un certo ammontare e si ha un certo livello dei prezzi, la relativa proporzione può essere considerata espressione proprio di quell’insieme di considerazioni ed azioni individuali non indagabili in dettaglio; nell’immediato, allora, un’ipotesi di lavoro può essere che la monetizzazione del debito pubblico italiano avvenga asta dopo asta attraverso il canale bancario, quindi moneta scritturale, e che l’incremento delle attività liquide si rifletta quindi proporzionalmente sul livello dei prezzi (ipotizzo per semplicità una crescita zero della produzione di ricchezza quindi di beni e servizi scambiati, anche se sappiamo tutti che l’anno prossimo potremmo perdere un punto percentuale di PIL reale). Questa ipotesi di lavoro quasi certamente sottostima l’effetto sui prezzi, il che è buono per non forzare il giudizio finale.

 

Il caso italiano prevede (valori approssimati) attività liquide presso le banche di € 1.300 mlrd, PIL di € 1.550 mlrd e Debito pubblico di € 1.850 mlrd (il rapporto Debito/PIL è circa 119%). Monetizzare il 20% del Debito significa creare credito per € 370 mlrd (in tal caso l’Italia non si presenterebbe sul mercato almeno fino a dicembre 2012), quindi portare le attività liquide a € 1.670 mlrd cioè con un incremento del 28% che, per l’ipotesi di lavoro di cui sopra, implica un rialzo medio dei prezzi del 28% (in effetti si è introdotta moneta-credito per un importo pari a meno del 24% del PIL, quindi la stima di un effetto sui prezzi per solo un 28% è certamente “conservativa” o al massimo coerente con la corrente congiuntura tendente al deleveraging). Ora, se è vero che dalla monetizzazione il Debito scende a € 1.480 mlrd, nel contempo a parità di PIL reale si avrà un gonfiamento del PIL nominale a prezzi di mercato appunto del 28% fino a circa € 1.984 mlrd, pertanto il rapporto Debito/PIL scenderà addirittura al 75%. Questo crollo del Debito/PIL è il semplice riflesso della perdita di valore reale della moneta in cui il Debito restante è contabilizzato, cioè di un impoverimento reale tra un quarto e un terzo dei redditi in un solo anno.

Se invece miriamo “solo” a ridurre il Debito/PIL italiano al 100% scontando anche l’effetto sui prezzi, si può calcolare che la monetizzazione debba ammontare a circa il 7,65% del Debito pubblico (€ 142 mlrd, oltre il 9% del PIL, un quadrimestre di aste italiane cancellate) con un effetto sui prezzi – sempre secondo la proporzione che fa perno sulle attività liquide presso le banche – di circa il 10,64%. A questo va poi aggiunta la dinamica dei prezzi che segue alla corrente politica monetaria della BCE in concorso con l’inflazionismo del resto del mondo (USA in primis) portando l’inflazione attesa per il 2012 tra il 13% e il 14% (una perdita di reddito reale di oltre un settimo).

Da una parte va detto che, all’atto concreto, è un giudizio politico il fatto che valga o meno la pena trasferire ricchezza reale dalle tasche di tutti in media un settimo (e, ripeto, con tutta probabilità si tratta di una stima per difetto) del reddito per ridurre il valore reale del Debito pubblico italiano al livello del PIL, da un’altra parte deve essere chiaro che si tratta sempre e comunque di un trasferimento forzoso imposto da uno Stato-apparato anzitutto per proprio vantaggio, e quindi di qualcosa che esula in realtà dai rapporti puramente economici dettati dalla libera scelta degli operatori (tra l’altro deve essere chiaro che una tale soluzione non toglie un solo euro alla spesa pubblica ma semplicemente ridefinisce chi ne sopporta l’onere), pertanto che si tratti di una soluzione sub-ottimale è pressoché scontato.

 

I semplici calcoli riportati mostrano che nell’ipotesi migliore la monetizzazione, pur limitata a ridurre il Debito/PIL italiano al 100% (quindi neppure un risultato risolutivo di alcunché), è già qualcosa di particolarmente oneroso.

Va poi detto che tutto questo vale in un orizzonte temporale particolarmente breve e in un momento in cui è forte la tensione al deleveraging. Se dovessimo pensare che questa manovra – insieme ad altre manovre ed all’evoluzione del ciclo economico che sembra segnerà un minimo congiunturale a metà 2012 da cui inizierà una nuova fase di (lenta) crescita – possa permettere di avviare nel medio periodo una espansione della circolazione monetaria (si legga: incremento della velocità di circolazione e quindi della moltiplicazione del credito partendo dalla dotazione presente di strumenti liquidi), dobbiamo anche pensare che probabilmente la nuova moneta-credito immessa tramite la monetizzazione subirà a quel punto una moltiplicazione in linea con la media storica del moltiplicatore dei depositi (10 volte). In questo caso non è così assurdo attendersi che gli € 142 mlrd di monetizzazione per portare il Debito/PIL al 100% si moltiplichino in pochi anni fino a € 1.420 mlrd di liquidità immediatamente disponibili, il che significa (teoricamente) rischiare una inflazione dei prezzi ulteriore di oltre il 90% su alcuni anni.

Per bloccare tale sviluppo la BCE dovrebbe procedere ad una manovra restrittiva tremendamente pesante (cercando oltretutto di “mirarla” sull’Italia) che – sempre che riesca – rischierebbe fortissimamente di strozzare letteralmente chiunque operi in debito tra cui praticamente tutte le imprese; il rischio è allora finire in una serie, pure rapida, di espansioni e contrazioni sia monetarie che reali nella pratica ingestibili e socialmente distruttive (ricordo che in “Inflazione malattia primaria” di De Marchi viene mostrato come le oscillazioni dell’economia si facciano nel tempo sempre più frequenti ed ampie, e questo appunto in concomitanza con politiche monetarie attive, fatte proprio di sistematiche spinte all’economia e connesse ritirate per recuperare gli eccessi inflazionistici – le prospettive legate alla monetizzazione del Debito pubblico sembrano in fondo essere la “naturale” evoluzione estremizzata di questa tendenza).

 

Finita questa esposizione, suggerisco di fare un pensiero alle proposte di rendere particolarmente attiva la BCE sul fronte del Debito pubblico facendole acquistare (come la Federal Reserve) titoli all’emissione; forse adesso è un po’ più chiaro che tipo di disegno può star perseguendo certa politica.


9 Responses to “Monetizziamo il Debito Pubblico, in Fondo che ci Costa?”

  1. 1

    silvergold Says

    Molto bello l’articolo… Complimenti per la dovizia tecnica. Tornando a noi, sembra non esserci soluzione “indolore”… Pensavo a questo: “una moratoria sul debito di 3 anni” non paghiamo le cedole.. Gli interessi li reinvestiamo per far crescere il PIL (discussione lunga).

  2. 2

    Leonardo Says

    e secondo te un paese può decidere unilateralmente di non pagare le cedole?

  3. 3

    Silvano Says

    Questo genere di operazioni sono concepibili solo quando il debito è nettamente scomponibile tra componente estera e interna e relativamente a quest’ultima il paese mantiene la sovranità monetaria della divisa in cui è denominato. Ad ex. il consolidamente forzoso fatto negli anni ’20 con cui i titoli a breve vennero convertiti ex lege in titoli a lungo termine sospendendone il rimborso.
    Ovviamente questo portò a perdite secche in conto capitale ai risparmiatori sul prezzo di mercato dei titoli. Inoltre la domanda domestica di titoli da parte dei risparmiatori impiegò circa un decennio a ritornare ai livelli precedenti al consolidamento. Il tutto ovviamente in presenza di forti misure repressive (se non erro l’esportazione di valuta prevedeva la pena di morte – per quanto mai applicata, ed era probabilmente l’unico reato “economico” per il quale era stata ripristinata – gli altri erano delitti contro lo stato come il regicidio, l’attentato al Duce e robe simili).

  4. 4

    Leonardo, IHC Says

    Più preciso: un debitore, Stato compreso, che “decide” di non pagare più gli interessi in pratica dichiara “fallimento”… con tutto quel che consegue e che realisticamente “si mangia” qualsiasi risorsa eventualmente risparmiata per la crescita, come suggerisci.

  5. 5

    silvergold Says

    Penso che Silvano abbia ragione.. La mia idea, sarebbe basata su un idea più prosaica…Si potrebbe proporre hai detentori di titoli sottoposti a moratoria dei diritti speciali. Ovvero nei 3 anni non pagano tasse, licenze edilizie, magari in base alla quantità di titoli posseduti..La loro remunerazione sarebbero “diritti speciali”…

  6. 6

    Leonardo, IHC Says

    Sì silver, però pensa questa cosa: il problema è che lo Stato spende più di quanto incassa, per questo si indebita; alla fine si è indebitato troppo e per andare avanti deve sostenere interessi sempre più alti; tu suggerisci una moratoria sugli interessi, il che permette (ammesso e non concesso che questo non implichi automaticamente un fallimento e quindi fuga di tutti i finanziatori) di recuperare risorse. Ma se pensi di “pagare” gli interessi non in moneta bensì in mancate entrare siamo punto e da capo: lo Stato riceve meno risorse nella misura delle minori uscite, insomma il saldo non varia e l’indebitamento resta alto.

  7. 7

    Piero Says

    La bce deve fare un annuncio che procede alla monetizzazione del debito pubblico dei soli paesi euro per almeno il 50% di ognuno, sono circa 5.000 mld, in dieci anni sono 500 mld all’anno, siccome e’ per tutti i alesi, non vi sono diseguaglianze e qui di non vi devono essere opposizioni, e’ chiaro che a questo punto i paesi non si possono piu’ indebitare, quindi politica fiscali di rigore, con vincoli costituzionali di armeggio dei bilanci. Fare progressi a questo punto non avendo piu’ il problema del debito, per una politica fiscale comune, c’e e’ l’unico modo per unire l’Europa (almeno il 50% delle imposte deve essere gestito dall’unione europea).
    Naturalmente questa anovra fa crescere l’inflazione di circa l1%’ quindi la bce alza l’asticella dal 2% al 3%, con politiche nazionali i governi tuteleranno e cassi piu’ deboli, si avrà sicuramente un cambio dell’euro sul dollaro piu’ competitivo. Cio’ e’ quello che serve, ma sicuramente non sarà quello che si farà, perché gli attuali governanti, Merkel Monti Draghi, non devono tutelare l’economia reale dei cittadini ma quella finanziaria dei tecnocrati e delle multinazionali ( tutti membri della trilateral, che ha come missione il condizionamento dei singoli stati, vedi wikipedia)

  8. 8

    Silvano Says

    Ecco quello che mancava per chiudere il 2011: il Grande Golpe Globale spiegato a mio cugino, con tanto di "vedi wikipedia". Azzardo una previsione. Nella recessione prossima ventura (già in atto), con lo spread servito di contorno dal telegriornale tutte le sere, ripensando a quando le hot news erano le mutande di Ruby inseguite dalla procura di Milano fino alla soglia del cancello della Dacia delle Libertà di Arcore, arriveranno anche quelli del "si stava meglio quando si stava peggio". Formidabili quegli anni…

  9. 9

    Piero Says

    Per l’attuale crisi, ricorrente quando si vuole adottare la politica dei cambi fissi in presenza di stati senza una politica fiscale comune, non se ne puo’ uscire se non con una politica monetaria espansiva oppure abbandonando la politica del cambio fisso ( vedi l’abbandono dello SME nel 1992).
    Non vedo altre vie d’uscita, tutte le politiche di bilancio nazionali portano solo al default dello stato, ma in ogni caso le politiche di risparmio degli sprechi pubblici, dell’arretramento dello stato dall’economia, della modifica della rigidità sulla normativa dei lavoratori, dell’adeguamento del sistema pensionistico a quello europeo, sono misure necessarie perché uno stato possa competere in un mondo globalizzato come quello attuale.

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