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Monti, Salvatore d’Italia, anzi d’Europa… anzi d’America

February 13th, 2012 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Quest’uomo salverà l’Europa”; dagli USA è questo il pensiero che filtra riguardo Mario Monti.

Di Monti avevo già parlato (qui), in un pezzo erroneamente preso a sua lode quando invece era uno strale verso tutti i precedenti Governi e Parlamenti; come atteso, l’azione dell’esecutivo coglionamente chiamato “tecnico” non si è esaurita tra pensioni accise ed IVA ma ha cominciato a estendersi sul supply-side dell’economia, seguendo comunque le vie di minor resistenza politica (quindi ci vorrà ancora un po’ per arrivare alle cose serie, tra cui la più seria di tutte – il taglio deciso dei capitoli di spesa statale – è più facile che si riveli irraggiungibile).

È l’azione di Monti sul caso italiano che salverà l’Europa e coglie il plauso di Obama? Ma figuriamoci!

 

La mia tesi è che stiamo semplicemente assistendo a una mera lotta politica tra due “visioni” del rapporto tra Stato e economia del tipo analizzato da Bagus ma esteso a livello “atlantico”, in cui i presupposti economici possono essere illuminanti per capire la natura degli schieramenti.

Più volte vi ho evidenziato la divergenza tra le posizioni tedesche e quelle francesi, alla faccia dello sbandierato direttorio Merkozy, e vi ho pure più volte evidenziato che la metà “-kozy” del direttorio ha sostanzialmente bluffato sulla propria forza economica puntando in realtà a erigere sistemi di socializzazione dei costi (salvataggi fiscali e bancari alle spese di una indistinta fiscalità europea il cui contribuente principale sarebbero stati per forza di cose la metà “Merk-” del direttorio con i suoi alleati nordici) di cui la Francia stessa sarebbe stata in poco tempo la prima beneficiaria (ripeto per l’ennesima volta che vecchie proiezioni facevano capire che tendenzialmente il problema europeo sarebbe stata la Francia, e con il passare del tempo questo sta diventando sempre più evidente anche nei report, ad esempio, di Commerzbank). Se è vero – e io lo credo – che più passa il tempo e più la Francia dimostrerà la propria schifosa situazione economico-finanziaria, questa dovrà cercare nuovi alleati per portare avanti le proprie istanze socializzanti contro una relativamente più austera Germania; un’Italia che, come si dice, “fa i compiti” tanto richiesti proprio dall’ala austera della UE e che per questo acquisisce un certo credito internazionale, può ben essere una carta importante per vincere questa lotta politica.

Questo discorso relega in secondo piano il ruolo del “risanamento” italiano come elemento necessario per il salvataggio economico dell’area euro. Non a caso: il problema della moneta euro di fronte alle difficoltà fiscali dei paesi membri non è rilevante quanto dichiarato (e forse è pure insussistente), ed il problema fiscale è un problema in capo ai singoli paesi; certamente un profondo crack di un paese grande come l’Italia diventerebbe un fattore di contrazione del commercio infra-eurozona, e questo è sicuramente negativo per la crescita economica di tutti in quanto si limita la possibilità di organizzazione internazionale della produzione, ma il mondo attuale è fortunatamente globalizzato quindi un’allocazione alternativa delle produzione si può trovare in modo relativamente rapido, ammesso e non concesso che il problema fiscale comporti una prostrazione economica a certi livelli. Il problema è tutto politico, in Europa: fallimenti sostanziali (vedi l’inutile Grecia) sono una pugnalata alla reputazione della politica euro-centrica dirigista (se Bruxelles non sa salvare tutti, allora tanto vale tenersi solo il mercato unico e rinunciare alla politica unica).

Monti non salverà l’Europa perché a questa non serve alcun messia, però potrebbe aiutare il futuro degli italiani; abbiamo un anno per tirare le conclusioni, ma gli ultimi sviluppi mi fanno disperare.

 

Ma cosa c’entra Obama? Perché gli USA hanno accolto Monti come il “salvatore dell’Europa”?

Prima di tutto da chi viene questa incoronazione: un paese il cui debito pubblico è esploso e si è dimostrato ingestibile; un paese il cui settore bancario è talmente disastrato da non poter più essere considerato un canale di politica monetaria tanto che la Federale Reserve è costretta a scavalcarlo attraverso acquisti diretti di titoli (soprattutto di debito federale, ma anche bancario); un paese che è vissuto sopra le proprie possibilità anche grazie al primato del dollaro, primato ormai minacciato da euro e, poco alla volta, yen/yuan.

Si racconta che gli USA appoggiano Monti perché permette di fronteggiare credibilmente la propensione all’austerità della Germania, in quanto quest’ultima è in realtà “recessiva” per l’economia europea, quando agli USA fa comodo una Europa economicamente forte. Tutta retorica: anzitutto se è l’Italia che “salverà l’Europa” è chiaro che la Francia ormai non ha più credibilità (facciamo un sorrisino a Sarkò); inoltre mi pare chiaro che il difficile stato finanziario degli USA non può non risentire di una dimostrazione di incapacità di altri paesi occidentali di riuscire – in un modo o nell’altro – a fronteggiare la crescita del proprio debito (ricordatevi della crisi russo-brasiliana che poteva essere il modello della crisi greco-europea); infine va ricordato che la “ricetta tedesca” in cui ognuno si risolve i problemi in casa magari tagliando le dimensioni del proprio apparato statale sottolinea l’indipendenza del problema monetario da quello fiscale, e nel caso particolare in qualche modo riporta la moneta unica a quell’origine putativa tedesca che troppo è stata finora delusa (si veda quest’ultimo pezzo ma anche questo ben più vecchio), il che si traduce in una forza dell’euro necessariamente a danno del dollaro.

È palese che agli USA non può economicamente interessare più l’Italia che la Germania, quindi ha poco senso che si voglia, per ragioni economiche, appoggiare un Monti che si sta posizionando sul lato “francese” in contrasto con quello “tedesco”. L’appoggio quindi deve andare ben oltre, deve avere forti componenti politiche chiaramente che chiaramente non sono fini a sé stesse bensì funzionali ad obiettivi economici di ben maggior respiro e prospettiva, ed è qui che voglio arrivare. Il problema monetario del dollaro ritengo sia il meno discusso e in realtà il più importante perché è il vero presupposto del mantenimento della poderosa macchina statale USA (alla faccia della sua fama di campione di liberismo). La “visione francese” dell’Europa passa necessariamente per una BCE politicamente asservita al sostegno finanziario dei paesi membri e di una crescente struttura/burocrazia europea sia a livello centrale che statale, il che significa in concreto il proseguimento – se non rafforzamento – della politica inflazionista sull’euro. Tale politica monetaria in tal modo non contrasterebbe con quella della Federal Reserve, il che significa che tendenzialmente non si disturba il rapporto quantitativo tra euro e dollari e con esso non si disturba il tasso di cambio e neppure il ruolo di valuta di riserva internazionale del dollaro già in parte condiviso con l’euro.

Se in Europa vincesse la linea tedesca si osserverebbe necessariamente un rallentamento della crescita dell’offerta di euro, oltre al fatto che le amministrazioni pubbliche sarebbero costrette a diventare autonomamente “solide” ed il relativo debito più attraente: il rapporto di scarsità tra euro e dollari diventerebbe favorevole all’euro, così che il tasso di cambio premierebbe il primo proprio mentre si presenterebbero impieghi in euro più attraenti; il risultato sarebbe un ulteriore spiazzamento del dollaro a vantaggio dell’euro come moneta di riferimento mondiale. Realisticamente questa evoluzione non si completerebbe entro il primo anno (una fase di turbolenza sociale è scontata, nel momento in cui lo Stato deve venir riorganizzato perché sia l’intraprendenza individuale a colmare gli spazi lasciati dalla ritirata mano pubblica), ma andando oltre questo limitato orizzonte temporale caro ai politici gli sviluppi sarebbero necessariamente in tal senso.

 

Ad Obama non credo freghi molto dell’Europa o dell’Italia se non nei termini in cui questo va a vantaggio diretto degli USA (e in questo non è da biasimare), e soprattutto fa un po’ ridere che il mercato più interessante per gli USA sia l’Italia invece della Germania, specialmente quando esiste un mondo di “emergenti” (BRICS e futuri più lunghi acronimi) molto molto più promettente di tutta l’Europa… Però sicuramente gli frega che l’euro continui a perdere un treno dopo l’altro verso la supremazia monetaria.

Ecco un altro motivo per cui le dimensioni dello Stato-apparato italiano, nonché di altri paesi, potrebbero non venir realmente toccate, e perché in realtà Monti va visto come “salvatore degli USA”, o così piacerebbe al Moro di Washington.


1 Response to “Monti, Salvatore d’Italia, anzi d’Europa… anzi d’America”

  1. 1

    antonella Says

    Mi capita spesso di vedere in televisione alcuni italiani intervistati per strada, dal solito giornalista manovrato dal potere. I poverini sono entusiasti di questo monti (bocconiano, massone, banchiere e succube del potere germanico). sento sempre la stessa frase:”Monti ha fatto in pochi mesi quello che in tanti anni nessun governo era riuscito a fare: succhiare il sangue agli italiani e fotterli allegramente. La fornero è riuscita a mandare sul lastrico i pensionati, ma lei versa lacrime perchè non riesce a fare sbocciare neanche una lattuga nell’orto di casa sua e della bocconiana figliola…… segue

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