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Non Sparate a Zero sulle Armi da Fuoco!

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June 17th, 2014 by Leonardo

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di Santo Scarfone

 

Dopo la sparatoria di pochi giorni fa in un liceo nell’Oregon, nella quale ha perso la vita uno studente, il presidente Obama ha chiesto nuovamente al Congresso di riflettere sulla necessità di norme più rigorose in materia di armi da fuoco. A differenza di quanto si crede da questa parte dell’Atlantico, il dibattito non ruota sullo scontro tra i buoni propositi dei due grandi partiti e le resistenze delle lobby delle armi. La questione è molto più complessa e vede fronteggiarsi all’interno della società americana due posizioni molto chiare e distinte tra di loro. Da una parte, ci sono coloro che vedono in una legge organica e rigorosa sul tema l’unica via d’uscita per contrastare l’elevato tasso di criminalità. D’altra parte, ci sono coloro che sono contrari a qualsiasi tentativo di limitare ciò che considerano il loro diritto di possedere armi da fuoco.

 

Alla base dell’impegno civile di chi chiede maggiore gun control c’è l’idea che gli Stati Uniti abbiano raggiunto una fase in cui la criminalità, quella particolarmente violenta, pone in estremo pericolo il sereno scorrere della vita all’interno della società. Essi fanno riferimento ai numerosi casi di omicidio commessi negli Stati Uniti con armi da fuoco, che, denunciano, sono spesso acquistate a buon mercato. Ritengono, inoltre, le attuali leggi inadeguate ad affrontare l’emergenza ed è per questo che chiedono la promulgazione di una legislazione federale più restrittiva. Sul grado di limitazione si registrano, però, posizioni discordanti: c’è chi propone una regolamentazione maggiore sulla vendita e sulla registrazione delle armi e c’è chi, invece, vorrebbe una normativa più drastica, che ne vietasse in toto il possesso a determinate condizioni soggettive.

 

In realtà, il possesso di un’arma, così come il possesso di qualsiasi altro bene, rientra nella libertà di ciascun uomo, purché esso non utilizzi quell’arma, o qualsiasi altro bene, per porre in pericolo la vita altrui. Per chi adotta questo approccio, l’idea di un aumento delle restrizioni al possesso di armi significa un aumento delle restrizioni alla libertà individuale, così come un suo divieto significherebbe una negazione della libertà stessa. Questa posizione è tutt’altro che peregrina e ad oggi, così come ribadito dagli stessi leader democratici, è maggioritaria tanto nel Congresso, quanto tra l’opinione pubblica americana.

D’altronde, l’evidenza empirica tende ad avallare la tesi di coloro che si oppongo all’introduzione di una legge sulle armi da fuoco. Le ricerche condotte negli ultimi decenni, infatti, non hanno mai registrato alcuna relazione fra il tasso di criminalità e la presenza di normative regolatorie. Il New Hampshire, che è uno degli stati americani più permissivi in materia di armi da fuoco, lo dimostra egregiamente. Secondo un report dell’FBI, il tasso di crimini violenti del New Hampshire è il terzo più basso degli Stati Uniti. Gli omicidi commessi con un’arma da fuoco sono stati tra il 2000 e il 2011 il 69% del totale a livello federale, mentre nel New Hampshire la percentuale nello stesso periodo è del 39%. Discorsi analoghi si possono fare a livello europeo, dove la Svizzera, in cui è presente un’ampia diffusione di armi da fuoco, è uno Paese con un intenional homicide rate molto basso.

Esiste, per di più, un’altra ragione che fa pendere la bilancia a favore di chi non vede di buon occhio l’introduzione di nuovi e più ampi divieti al possesso di armi da fuoco. Tali divieti porterebbero in poco tempo una fetta consistente della compravendita di armi sul mercato nero, a prezzi più elevati e a tutto vantaggio della grande criminalità organizzata, la sola a potersi sobbarcare il rischio e il costo di infrangere la legge. Il numero di armi non diminuirebbe affatto e, anzi, si complicherebbe l’attività di monitoraggio del commercio da parte delle autorità preposte all’ordine pubblico.

Inoltre, se qualcuno vuole davvero uccidere un persona, non ha certo bisogno di un’arma da fuoco. Basta un’automobile, un coltello da cucina o qualsiasi altro oggetto contundente: tutti beni che si possono acquistare senza limiti. Lo abbiamo visto a Milano qualche tempo fa col caso di Adam Kabobo, il senegalese che uccise tre persone utilizzando un comunissimo piccone.

 

Associazioni come Moms Demand Action for Gun Sense in America sono spinte senza dubbio da buoni propositi. Ma la visione che propugnano pare essere troppo semplicistica e troppo lontana dalla realtà. Esse sembrano dare l’impressione che le armi, e non le persone che ne fanno uso, siano responsabili dell’aumento della criminalità. Soprattutto sembrano pensare che la legge abbia proprietà salvifiche e che basterebbe introdurre qualche norma in più per rendere il mondo migliore. Purtroppo è una mera illusione credere di poter trovare una soluzione ai mali che ci affliggono tramite la legislazione. Sarà quindi il caso di trovare un altro strumento per risolvere il problema della criminalità. Leggi e divieti di certo non ci aiuteranno.

 

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1 Response to “Non Sparate a Zero sulle Armi da Fuoco!”

  1. 1

    Christian Says

    Articolo eccezionale.
    La mancanza di relazione tra quantità di armi da fuoco circolante e crimini e ben conosciuta e ben ignorata da chi è pro limitazioni/regolamentazioni (Canada vicino di caso degli USA, è un altro esempio).
    I politici pro limitazioni però fanno tutto ciò per un motivo ben preciso, cioè aumentare ancor di più il monopolio dello stato sulla possibilità dell’uso della forza per la “difesa e protezione” dei cittadini, limitando, se non azzerando, la possibilità di autodifesa.
    Quelli che più temo (e, mi dispiace dirlo ma questo è il mio pensiero, disprezzo) sono i “buoni” (nota bene ho detto “buoni” e non bravi) che gettano i figli nel fuoco credendo di salvarli dalle fauci del Leone. I genitori dovrebbero fare di tutto per insegnare ad i figli come usare in modo responsabile le armi. Molti fanno crede ai figli che le armi sono come dei giocattoli; da qui molte delle tragedie dovute ad incidenti che coinvolgono bambini che, lontano dall’occhio “vigile” degli adulti (come se questi potessero essere onniscienti od onnipresenti), si feriscono o feriscono altri giocando con le armi. I genitori dovrebbero anche insegnare a difendersi e capire e prevenire i pericolo della società che li circonda, come in una tribù di cacciatori il padre insegna al figlio come cacciare e come difendersi da ciò che lo circonda (ma sopra tutto a capire da dove potrebbe venire il pericolo).
    Oggi i genitori hanno delegato allo stato l’onere di insegnare, di proteggere e di salvare i loro figlio, in un parola hanno delegato il loro ruolo di genitori.
    Sono consapevole che questo mia pensiero sia alquanto estremo, ma ne sono convinto oggi più di quanto non fossi anni fa.

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