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Nota Veloce di White

September 14th, 2012 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Questo non è un articolo, ma solo un flash. Boettke ha piazzato un articolo su Coordination Problem "The Chicago Plan Revisited" con l’usuale filata di motivi per cui "gli austriaci sono diversi, anche se altri dicono cose uguali o molto simili". Non è questo il punto.

Il punto è la perdurante difesa della posizione dei "riservisti interi", quelli del "100% reserve banking", non tanto per ciò che chiedono ma effettivamente per ciò che concepiscono essere ciò che avversano e ciò che supportano. La questione è riassunta benissimo in un veloce commento di White che riporto per intero.

 

"[… ] you call it "full-reserve banking." But a money warehouse is not a bank — it makes no loans. And for a warehouse, the property held in the vault is not really a "reserve" but a bailment. The bailed property is either there or not; it isn’t a matter of degree, partial or full. To summarize: "full-reserve banking" is neither full, nor reserved, nor banking."

 

 

Trad.: "[…] la chiami "attività bancaria a riserva intera." Ma un magazzino di moneta non è una banca, non fa prestiti. E per un mangazzino la proprietà tenuta nei sotterranei non è veramente una "riserva" ma un deposito di beni. Le proprietà in deposito o sono lì o non ci sono affatto, non è una questione di grado totale o parziale. Per riassumere: "l’attività bancaria a riserva intera" non è né intera, né con riserva, né una attività bancaria".

 

Attendo che qualcuno tacci scientificamente White di non essere un "vero" austriaco.

 


5 Responses to “Nota Veloce di White”

  1. 1

    william Says

    ma come si permette ‘sto uait di contestare il dogma misesiano degli austrortodossi?
    se non sei un riservista al 100%, sei solo un criptosocialista.
    ma f. carbone ti rivolge ancora la parola?…

    by the way, ma vogliamo parlare, qualche volta, dei rapporti tra alcuni austrortodossi (tipo, quell’iberico lì che fa il riservista sul vecchio continente) e l’opus dei?
    no?…
    non potrebbe essere interessante?
    così, giusto per cambiare tema ogni tanto.

  2. 2

    Leonardo Says

    ah ah ah è ancora un po’ caldino per pasteggiare a grappa, caro

  3. 3

    biagio muscatello Says

    Leonardo, tieniti caro il tuo scalpo!

  4. 4

    walter Says

    Ritengo giusta la difesa del più alto livello possibile di riserva frazionaria.. E’ naturalmente è un processo che bisogna applicare per gradi, e ben vengano per il momento la separazione banche commerciali – d’investimento… Però noto che spesso non si affrontano i problemi di trasformazione delle scadenze e dei rischi che ne deriverebbero: se la banca può prestare esattamente ciò che le viene prestato, siamo sicuri che questa banca non avrà problemi a risolvere questi (e altri ) problemi?

  5. 5

    Leonardo Says

    Grazie per il sensato commento da (finalmente) un non dei soliti noti.
    Devo chiederti però perché difendi una riserva il più alto possibile: intendi giusto imporla a tutti o ritieni che TU la terresti alta in una tua ipotetica banca?
    Riguardo la trasformazione delle scadenze ti invito a cercarti un po’ di vecchi articoli di IHC; almeno qui il problema è stato affrontato, tra l’altro Silvano ha coniato l’ottima espressione “scoperta delle preferenze”.
    Il problema che poi è un problema (finalmente) di rischio, ma non è un problema di legalità o esistenza stessa dei sottostanti contratti; certamente se la riserva sui depositi a vista fosse zero la banca si troverebbe IMMEDIATAMENTE nei guai; se la riserva è “bassa” la probabilità di non aver liquidi per far fronte ai ritiri si riduce ma resta positiva; più alta è la riserva minore è il rischio di finire nei guai, ma a sua volta minore è lo spazio imprenditoriale per “trasformare le scadenze” o “scoprire le preferenze”, fino alla riserva 100% che – come riassume ottimamente White – porta zero rischi essendovi zero attività bancaria. Le banche – quelle vere, non la burocrazia attuale – si troverebbero in una imprecisata posizione intermedia.

    Bene che chi si interessi di economia individui i punti di rischio; ma il rischio è l’essenza dell’imprenditorialità e non sta a nessuno entrare nel merito se sia “giusto” o no correre imprenditorialmente un rischio (almeno in un libero mercato).

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