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Partorito il Topolino Europeo

July 4th, 2012 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Dal Summit del 28 giugno mi aspettavo molto di più (vedi qui); è vero che tra pochi giorni comincerà un balletto di incontri per definire i “dettagli”, ma sembra che alla fine si sia discusso o comunque concluso su forse metà degli argomenti in ballo alla vigilia. Non nasce una vera autorità fiscale europea, non c’è stato tutto questo sforzo di armonizzazione normativa, e di welfare (almeno direttamente) neanche a parlarne.

Per lo più quel che sembra esser stato concluso riguarda banche e finanza, e uno sputacchio di progetti di spesa pubblica. Si è poi detto tanto delle vittorie di Monti e Rajoy, ma aspettiamo i dettagli, perché per il quadro complessivo che intravedo mi fa dubitare che la Germania abbia realmente perso.

 

L’unica armonizzazione normativa che veramente è partita è il “diritto di proprietà intellettuale europeo”, la cui protezione-amministrazione è stata nei fatti spartita tra Francia (sede principale) Inghilterra e Germania (sedi secondarie e tematiche); considerato che all’inizio i tre Paesi erano in competizione per “tutto o niente”, la soluzione appare alquanto salomonica (o all’italiana) con un leggero vantaggio per la Francia. L’armonizzazione più importante di tutte, cioè la creazione di una procedura di liquidazione (fallimento) bancaria comune per la UE, è stata nei fatti rimandata.

Come ci si aspettava, parte il progetto di debito mutualistico europeo, i project bond ma per un importo che veramente fa ridere (€4,5 miliardi, che se sono un’idiozia come teorica spending review italiana figuriamoci come prodromo di un debito comune europeo), che è comunque – purtroppo – un inizio. Più rilevante, e meno strombazzata, è la pur ridotta ricapitalizzazione della Banca Europea per gli Investimenti (BEI): 10 miliardi di euro di maggior capitale per consentire maggiori crediti per circa 60 miliardi che con la partecipazione dei Paesi interessati possono diventare fino a 180 miliardi di euro per nuove infrastrutture. Non è interessante tanto il settore in cui andranno questi maggiori investimenti né l’importo (cosa è uno stimolo di nemmeno l’1,5% del PIL europeo?) bensì il fatto che la partecipazione nazionale possa realizzarsi dirottando fondi strutturali per – forse – € 55 miliardi, soldi che già la UE aveva destinato ai singoli Stati per progetti vari di spesa diretta o incentivo ad attività private, e più precisamente quei fondi che ad esempio l’Italia (soprattutto il sud) regolarmente “non riesce” a usare pur piangendo costantemente miseria. Anche per questa via si “insinua” l’idea che sia necessaria una mano europea sempre più penetrante per far girare qualcosa a livello nazionale: se non riusciamo a spendere soldi già “nostri” in progetti “nostri”, proviamo a mischiarli in un progetto gestito da qualcuno del piano “sopra”; un ulteriore deprimente modo per arrivare a metter tutto in mani sovranazionali. Quanto sopra è parte di un pacchetto di stimoli europei “per la crescita” di € 120 miliardi, che essendo l’1% del PIL sono più marketing che altro. Al massimo, tra i dettagli ci saranno ulteriori manovre per far sì che su questo pacchettino si ri-direzionino altre modalità di intervento europee così da avviare un qualche nucleo di governo fiscale (spesa) europeo.

 

L’entrante ESM ha risorse per € 500 miliardi, che non sono pochi ma per il ruolo, anzi i ruoli, che gli si vanno attribuendo non sono molti: come contrasto alla vendita di titoli di Stato sotto stress non andranno tutti quegli euro, perché Rajoy ha “vinto” fino a € 100 miliardi in possibili ricapitalizzazioni delle banche spagnole, e questa opzione va vista assieme alla vigilanza bancaria attribuita alla BCE.

Sinceramente sono un po’ confuso da quel che ho letto sulla perdita di status di creditore privilegiato per l’ESM, perché se si parla di “ricapitalizzare” si intende, in senso stretto, non prestiti bensì conferimenti a titolo di capitale, ed in questo caso una partecipazione forse anche rilevante o di controllo nelle banche spagnole da parte del sovranazionale ESM (in questo caso il concetto di “creditore privilegiato” è inapplicabile ab origine); in senso più ampio si può parlare di forme di prestito subordinato, utili ai fini di vigilanza in quanto “quasi capitale” da inserire nel calcolo di alcuni ratio di solvibilità, che per definizione sono l’esatto contrario di un credito privilegiato. Insomma, mi pare semplicemente inesistente questa “vittoria” sullo status dell’EMS come “creditore”, quando poi si considera che la Banca Centrale nazionale perderà la vigilanza sull’istituto e anch’essa passerà a livello sovranazionale (BCE).

Ora, c’è veramente da esultare nell’aver guadagnato la possibilità di perdere il controllo nazionale sulle banche? Le prospettive sono di un ente europeo che di fatto salvi le banche utilizzando capitale sostanzialmente di rischio, cosa che solitamente implica anche dover rivedere la struttura del potere sull’istituto, possibilità a sua volta rafforzata dalla vigilanza attribuita alla BCE (in realtà avrebbe dovuto esser già così secondo l’art.127.6 del Trattato, fatto che riporta alle lamentele anche tedesche sulla inattuazione di parte delle norme comunitarie). In realtà tutto questo è coerente con qualcosa di cui già avevo avvertito, e cioè l’estensione della longa manu centrale sul sistema bancario per aver il controllo sul primo canale di collocamento del debito pubblico, una “necessità” tanto maggiore quanto più ci si muoverà verso un debito pubblico comunitario. La Spagna potrebbe fare da cavia.

 

E poi c’è Monti con la storia dei (rimanenti) fondi dell’ESM da utilizzare per aiutare Paesi che nonostante stiano seguendo diligentemente il percorso di rientro del debito pubblico si trovano sotto l’attacco della malvagia speculazione che ne tiene i tassi troppo alti. Come è stato fatto notare da più parti, la BCE in due anni ha acquistato circa € 200 miliardi di titoli di Stato sotto stress; considerando che all’EMS restano in canna € 400 miliardi, c’è da dubitare che si possano veramente tenere sotto controllo gli spread non solo di chi vada sotto attacco pesante ma anche di chi scontasse tassi giudicati “più alti del dovuto”. A parte il problema (assurdo ad un occhio liberalista) di dover determinare se ad esempio per un’Italia con un saldo primario positivo dell’1,5% sia “giusto” un tasso decennale del 5,5% o del 6,5%, la richiesta in sé è un modo per ridurre il potenziale di intervento dell’ESM per i casi “seri”. Il problema è ancora più stringente per il fatto che l’ESM non ha ottenuto lo status legale di “banca” e quindi non potrà venir foraggiato ad libitum dalla BCE, cioè i miliardi sono quelli e vanno fatti bastare, e più se ne fuffano via con le pretese dei “diligenti” più è facile che il mercato – speculatori avidi e malvagi – decida di testare i limiti sia della “potenza di fuoco” che della “volontà di intervento” dell’ESM (qui per i dettagli). In ogni caso, il tutto è sempre e comunque subordinato all’osservanza della tabella di marcia per il rientro del debito pubblico (sperando che non si annacqui il tutto con la golden rule cioè lo scorporo della spesa per investimenti dal calcolo burocratico – non finanziario – del deficit).

La cosa comica – o vergognosa – è stata dipingere Monti come se avesse imposto alla Germania questa clausola di “buona condotta” grazie alla sua volontà ed al suo atteggiamento deciso, per poi sentirlo dichiarare che “l’Italia non ha intenzione di avvalersi di questa opzione”… Allora 1) perché diavolo ha chiesto la clausola e 2) cosa diavolo c’è di cui osannarlo che la ottenesse o meno?

 

La Germania non è stata lì a subire, come si vuol far credere: si è portata nei fatti a casa un pezzo di authority sui brevetti, le condizioni di base per l’intervento dell’ESM restano le stesse e sono confermate come imprescindibili, ed ha evitato la licenza bancaria all’ESM mettendo quindi un tetto agli interventi possibili, ulteriormente ridotti dall’opportunità (o polpetta avvelenata) concessa alle banche spagnole. Frau Merkel è riuscita al contempo a passare per “perdente”, il che le crea qualche problema con l’opposizione tedesca ma alleggerisce la pressione internazionale.

 

Con tutto questo il progetto europeo va avanti per la strada centralista e dirigista di sempre. Il 28 giugno non è stata esattamente fondata la UEM 2.0, ma è stato fatto comunque un passo verso la sua realizzazione. Forse come passo è un po’ lento rispetto alle attese (ad esempio i project bond sono a uno stadio molto blando di sperimentazione) e le altre decisioni prese comportano possibilità più che direzioni precise (le banche spagnole non sono state ancora nazionalizzate e tanto meno “europeizzate” e non esiste ancora alcuna politica fiscale europea), ma questo potrebbe voler dire solo che la contrapposizione tra Germania e Francia (che si porta a casa la sede di una authority e qualche possibile strumento di socializzazione fiscale) non è minimamente risolta.

 

Per lo meno, allo stato attuale, l’ESM non sarà un veicolo di inflazionismo quantitativo con denaro della BCE, che dovrà “limitarsi” ai soliti strumenti (aste, LTRO, coefficienti di riserva, tassi politici).

Tutto quanto è in corso sull’ESM comporterà sempre e comunque una manipolazione dei tassi, dell’allocazione delle risorse, e quindi un indebolimento della struttura produttiva. Per arrivare in fondo sarà necessario che la BCE compri comunque altro tempo… finché sarà possibile farlo.

 


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