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Pensieri Pre-Vacanzieri

September 7th, 2009 by Leonardo

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di Leonardo, IHC


Per queste due settimane sarò in ferie, e non ho una gran voglia di strizzarmi il cervello. Però vi voglio lasciare con alcuni veloci spunti di riflessione che ho ricavato dalla lettura del Sole24Ore del 05/09/09 (ma perché prendo sempre il Sole24Ore? Perché se qualcosa esce lì o è un’assurdità stratosferica da stigmatizzare o è una verità che non può più essere nascosta, quindi sempre ottimi spunti dal quotidiano economico più importante in Italia).

Gli spunti di riflessione riguardano le sofferenze bancarie, la speculazione affamatrice, il tasso dei BOT a zero, e la mania “cospirazionista”.

 

Allora, cominciamo con le vicende del credito. Anzitutto avrete sicuramente sentito dire che la crisi è finita, o meglio è finita la fase discendente, insomma ci sarà ancora da soffrire ma meno… cioè si cala ancora però più lentamente… o almeno per il futuro ci si può aspettare qualche dato di PIL positivo… sì insomma appena sopra lo zero… Insomma è un casino. E che sia un casino ce lo dice anche l’informazione ufficiale, che mentre ci rassicura sull’uscita dal tunnel ci fa notare che i bilanci semestrali delle banche sono deludenti, e che riguardo le sofferenze non solo si vede ormai nero per il 2009, ma pure per il 2010! E il bello è che le banche, in particolare la superba Intesa Sanpaolo, si sono trovate un po’ indietro sugli accantonamenti a copertura delle sofferenze, il che solleva importanti dubbi sulla redditività attesa e sulle modalità di ricapitalizzazione.

D’altra parte tra qui e giornalettismo.com ho avvertito più volte di far attenzione alle sofferenze di fine anno, perché la crisi non è finanziaria, bensì reale, e l’Italia ha comunque la sua fettina di eccessi da smaltire. Piano piano se ne accorgeranno tutti. Se poi invece volete stare a sentire Tremonti, fate voi. E a proposito di quel commercialista, riguardate quel che s’era detto sui Tremonti Bond e sull’intreccio con Banca d’Italia, ché magari al rientro ne riparleremo.


Il secondo spunto di riflessione riguarda la speculazione sulle materie prime. A luglio la stampa tuonava che stava tornando la speculazione, e che questa avrebbe di nuovo affamato mezzo mondo. Questo ragionamento è stato castigato come merita qui su IHC, anzitutto perché identificare l’attività in derivati con una malvagia speculazione è solo vilipendio dell’intelligenza, e poi perché speculazione non significa necessariamente prezzi più alti. E infatti cosa viene fuori dal Sole24Ore? Viene fuori che c’è un’ondata di ribassi! In un anno grano e mais giù del 20/30%, latte del 17%, alcuni ortaggi e frutti giù del 30/40%… Oh finalmente saremo contenti, vero? E invece no, perché ora il problema, come dice Confagricoltura, è che a questi prezzi dovremo aspettarci una riduzione delle coltivazioni perché meno redditizie. Ma accidenti, ce n’è sempre una che va storta!

D’altra parte i tanto vilipesi economisti (almeno la parte più liberista) ha sempre detto che questo sarebbe stato il rischio. Come detto qui su IHC anche in sede di discussione etica, se i prezzi vanno a salire ci sarà un motivo nel rapporto tra domanda e offerta, e non è certo la speculazione che affama oggi il mondo povero, quanto le “buone intenzioni” di chi vuol governare il mercato che creano le condizioni per affamare molte più persone domani. Vallo a spiegare al tributarista. E questo si intreccia grandiosamente con gli inviti di Frattini, richiamato qui su IHC, ad investire sull’agricoltura africana (se i prezzi scendono, si delocalizza). Vedremo come finisce questa storia, anche se intanto si sarà capito che la speculazione è un falsissimo problema.


Il terzo spunto riguarda i tassi dei BOT ormai, già in termini lordi, a zero. Cari risparmiatori, cari amici oculati, ci hanno fatto proprio un bel servizio, vero? Rischio con un mutuo, partecipo alla speculazione mondiale del vivere sopra ai propri mezzi, non riesco a pagare, e ricevo aiuti; se invece sto in campana e metto soldi da parte (soldi in banca, che vengono utilizzati per dare prestiti o tenere su tutto il castello di carta delle banche, non soldi che spariscono in un forziere, sia ben chiaro) vengo punito vedendo i miei più sicuri strumenti non rendere più un tubo. E vengo pure preso in giro: il Sole24Ore dice che grazie a questo calo dei BOT tenere i soldi sul Conto Corrente è diventato in confronto un affare… Sì, in confronto, non certo in termini assoluti! Questo è una riedizione di quanto già criticato mesi fa.

In questa situazione gli “esperti” cominciano a suggerire nuove vie di impiego dei propri risparmi, sollecitando l’acquisto di corporate bond, titoli di Stato asiatici o sud americaniQuanto dovremo aspettare stavolta prima di venir allettati con una nuova ondata di finanza strutturata che ci offra rendimenti decenti senza però dirci esattamente cosa stiamo comprando? La crisi non ha lasciato alcuna lezione, o forse siamo semplicemente al secondo round, quindi aspettiamoci un botto ancora più forte.

In ogni caso non ha alcun senso che i titoli di Stato rendano praticamente zero, sotto addirittura al miserrimo rendimento di un Conto Corrente. Questo è un paradosso che può esser spiegato solo con la drogatura, a mezzo delle mani forti, del mercato dei titoli di Stato (su questa fattispecie di speculazione, tutta a favore dello Stato, il tributarista ipo-diottrico non dice nulla?). Cioè le banche si sarebbero buttate nei titoli di Stato, specialmente a breve termine, per poter gestire la liquidità contro un qualche rischio da aspettarsi in pochi mesi (una ipotesi fantasiosa: un’ondata di insolvenze a fine anno?). Voglio che qualcuno mi dica in faccia che questi sono numeri da crisi finita.


Vi lascio con una riflessione; ho estrapolato alcune frasi da Giovanni Jervis, psichiatra, pubblicato sul Sole24Ore di domenica 09/08/09. Ritengo che siano da ricordare ogni volta che veniamo presi dalla tentazione di spiegare alcuni eventi in un’ottica variamente “cospirazionista” per instillarci per lo meno il dubbio di non star esagerando.

Per vari motivi, […] noi siamo sempre in attesa di messaggi da parte di altri. […] Il nostro bisogno primario consiste nel filtrare i messaggi ostili. Ne deriva però una tendenza, oltre che al sospetto, all’iper-interpretazione: vedere messaggi dove non ce ne sono. […] Tendiamo a pensare “C’è sotto un’intenzione”. […] Si può supporre che la nostra inclinazione al pensiero paranoico non si rivolga più agli eventi della natura – un tempo, ma non oggi, enigmatici – ma, invece, si rivolga agli aspetti inquietanti di un mondo sociale divenuto, nel frattempo, enormemente complesso. La nostra vigilanza sospettosa si rivolge ora ai complotti, veri o presunti, dei nostri simili. […] Oggi il timore di trame occulte tende ad amplificare le minacce della tecnologia. […] Le colpe sono sempre degli altri. Emergono, quindi, ansie persecutorie. Di qui, ecco nascere le fantasie di complotti.

L’ipotesi di una cospirazione organizzata è formidabile, perché non testabile se non con indizi, in quanto l’organizzazione della stessa la rende a priori invisibile, non testabile; “se non la vedo, è la prova che c’è”. Il riferimento alla tecnologia mi pare inoltre fortemente calzante con la fuffa sollevata attorno al High Frequency Trading, l’ultima diavoleria elettronica che, secondo qualcuno, devia i mercati finanziari dal loro corso (un “loro corso” tra l’altro non conoscibile a priori, ed è tutto dire).

Insomma, piuttosto che a un qualche occulto Governo mondiale, cerchiamo di pensare alle “organizzazioni informali e spontanee” che possono nascere e distruggersi da sole sul mercato attorno a un obiettivo contingente, come studiate da Rothbard e richiamate spesso su Working Ideas, e rendiamoci conto che a volte certi “potenti” non “ci fanno”, ma “ci sono” proprio.


Buone riflessioni.


6 Responses to “Pensieri Pre-Vacanzieri”

  1. 1

    Enrico Castro Says

    Qualche settimana fa ho letto questo paper[1]. Trattava anche di HFT ed alcuni problemi sollevati sono a mio avviso rilevanti. Magari sarà fuffa, però mi chiedo perché fare tutto questo casino per qualcosa che non dà vantaggi a chi la usa? Ogni innovazione introdotta da chi opera in un mercato viene spesso combattuta dagli altri concorrenti e questi chiedono spesso la protezione dei politici. E questo che spinge alcuni a criticare l’HFT oppure le loro ragioni sono fondate?

    [1]http://www.scribd.com/doc/18558353/The-New-Bull-Market-Fallacy

  2. 2

    Leonardo, IHC Says

    Grazie della segnalazione, ci drò una lettura ma non in tempi brevi, ho ancora una settimana di ferie e il cervello è un po’ staccato.

    Il HFT sicuramente dà dei vantaggi, cavolo se no che lo usano a fare? Crea dei guadagni sicuramente, quindi uno spostamento di denaro da qualcuno a qualcun altro; il punto è che io sono molto scettico sul fatto che si possa far deviare con forza e permanenza un mercato finanziario.
    Più che scettico direi che non ci credo per nulla, perché in fondo i prezzi sono rapporti tra quantità di moneta disponibile e quantità di bene offerta, per cui facendo operazioni si può sicuramente distorcere il prezzo relativo di un bene rispetto all’altro (è una delle cose che ad esempio fa lo Stato se decide di spendere in un settore piuttosto che un altro), ma l’intero mercato non può crescere in termini nominali se non drenando moneta da altri settori, oppure calamitando tutta una massa di moneta che fino al momento era più o meno inerte.
    Se si comprendessero tutti i prezzi di qualsiasi asset in un generale indice dei prezzi, “l’inflazione” di questo indice seguirebbe per costruzione l’andamento dell’offerta della moneta. Cioè se non sale la massa di moneta (cosa che ad esempio è successa in modo spaventoso nell’ultimo anno) non possono salire TUTTI i prezzi.

    Credo più alla tua ipotesi di una critica al HFT fatta da chi non lo può praticare, ma credo anche che sia montato un isterismo legato a quanto Jervis ha scritto.

    Mi leggerò il link, per ora grazie magari ti faccio sapere.
    Torna su queste pagine!

  3. 3

    prometeo Says

    Innanzi tutto buone vancanze :)

    […]In un anno grano e mais giù del 20/30%, latte del 17%, alcuni ortaggi e frutti giù del 30/40%… Oh finalmente saremo contenti, vero? E invece no, perché ora il problema, come dice Confagricoltura, è che a questi prezzi dovremo aspettarci una riduzione delle coltivazioni perché meno redditizie. Ma accidenti, ce n’è sempre una che va storta![…]

    Fatta salva la incontenibile pulsione degli esseri umani a lamentarsi sempre e comunque, nello specifico, il problema strettamente speculativo. La produzione di grano quest’anno sarà significativamente inferiore rispetto all’anno scorso perchè, per via delle troppo abbondanti piogge del novembre e dicembre del 2008 s’è saltata una semina, eppure… il prezzo di quest’anno è meno della metà di quello dello scorso anno. In questo caso, non c’è assolutamente la benchè minima relazione tra domanda/offerta. L’idiozia in questo caso, è la definizione del prezzo con la borsa del grano di Bologna, che come tutte le borse è “guidata” dal solito gioco tra options, short e long.
    Non sono strettamente un problema né i prezzi bassi, né i prezzi alti. Sono un problema quei prezzi che non hanno alcuna relazione con i costi/profitti dei proditti né con le dinamiche di domanda/offerta, né con i tempi tecnici di investimento/reazione.
    Il costo medio all’ettaro (centro italia) di un terreno mantenuto, ma non coltivato è di 173€. Il contributo della PAC (politica agricola comunitaria) è 280€/ettaro.
    Un ettaro in Val D’Orcia rende circa 30q/ettaro di grano duro il cui costo fissato dalla borsa di Bologna è 18,5€/q per un totale di 555€/ettaro.. Un ettaro in Val Di Chiana rende in media 50q/ettaroper un totale di 925€/ettaro.
    La raccolta costa altri 119€/ettaro. Ecco che al netto dei costi in Val D’Orcia rimangono in media 263€/ettaro mentre in Val Di Chiana ne restano 633€/ettaro.
    Quindi in Val D’Orcia la raccolta quest’anno è antieconomica perchè senza fare assolutamente nulla… un’agricoltore si mette in tasca 280€/ettaro della PAC.
    Quest’anno circa 50.000 ettari probabilmente non verranno raccolti, né si raccoglierà uva, né olio. Per gli stessi motivi. (l’olio, in aggiunta al discorso economico, c’è l’idiozia del regolatore che da quest’anno obblica all’assicurazione INAIL anche se si vanno a raccogliere olive nel campo di zia).
    Qual’è allora il problema? Dov’è la distorsione?

    Segue…

  4. 4

    prometeo Says

    C’è meno prodotto dell’altranno, è quest’anno se ne raccoglierà ancora meno… il prezzo è tenuto artificialmente basso, inflazione in salita, quantità in diminuzione, saranno mica le condizioni ideali per un long?

    […]D’altra parte i tanto vilipesi economisti (almeno la parte più liberista) ha sempre detto che questo sarebbe stato il rischio. Come detto qui su IHC anche in sede di discussione etica, se i prezzi vanno a salire ci sarà un motivo nel rapporto tra domanda e offerta, e non è certo la speculazione che affama oggi il mondo povero, quanto le “buone intenzioni” di chi vuol governare il mercato che creano le condizioni per affamare molte più persone domani. Vallo a spiegare al tributarista. E questo si intreccia grandiosamente con gli inviti di Frattini, richiamato qui su IHC, ad investire sull’agricoltura africana (se i prezzi scendono, si delocalizza). Vedremo come finisce questa storia, anche se intanto si sarà capito che la speculazione è un falsissimo problema[…]

    Il problema non è la speculazione di per sè, ma la sua combinazione con l’operato del regolatore/pianificatore, l’una sarebbe assai più difficile senza l’altra. Se si guarda a quali erano gli obbiettivi della PAC, essa, come quasi ogni iniziativa regolatoria dei mercati, è stata un totale fallimento. Se da un lato è vero che un contadino di Danzica guadagna oggi 20 volte più che nel 1990, è anche vero che il grano costa 50 volte di più (sebbene normalizzando rispetto all’aumento degli aggregati monetari gli incrementi sono forse 2 massimo 5 volte) e che per di più è capace di oscillazioni, anche all’interno della stessa campagna di mietitura, dai circa 20€/q ai 50€/q rendendo impossibile ogni pianificazione per il contadino che non sa se l’anno prossimo sarà conveniente oppure no mietere ciò che sta seminando oggi. Una volta l’incertezza era legata alla stagionalità, alle condizioni meteo eccetera, oggi è legata alle oscillazioni dei prezzi del tutto slegate dalla domanda/offerta.
    Il paradigma domanda/offerta è troppo semplicistico per essere ancora considerato, la definizione dei prezzi, semplicemente, non ne è più in alcun modo influenzata perchè la speculazione che avviene sui valori facciali, simbolici, figuartivi, dei prezzi è intermente determinata dalla possibilità di variare arbitrariamente il rapporto tra simbolo e sottostante, e da quegli strumenti finanziari che se ne impossessano, per poter anche solo “pensare” al prezzo come grandezza economica significativa.

    […]Cari risparmiatori, cari amici oculati, ci hanno fatto proprio un bel servizio, vero? […]

    Il risparmio è la preda del sistema fondato sul truffone. Il denaro risparmiato è l’unica porzione di circolante che non torna in tasca a chi l’ha emesso, ovviamente a debito… Il truffone funziona se il sistema riesce a rastrellare i risparmi svalutandoli (inflazionando), per non farli star fermi, convogliandoli in “investimenti” sicuri, per farli finire nei bond governativi, o a catturare quelli degli “audaci” nella trappola short-long-options il cui timing è definito dai pochi player dominanti. Appunto gli unici che riescono a “pettinare” utili in qualsiasi frangente.

    […]La crisi non ha lasciato alcuna lezione, o forse siamo semplicemente al secondo round, quindi aspettiamoci un botto ancora più forte[…]

    Quale crisi? Non c’è nessuna crisi… il sistema funziona perfettamente. Gli obbiettivi del sistema del truffone sono tutti raggiunti! Il truffone è più esteso e più forte di prima… ed il botto è ancora lontanissimo… La lezione di questa crisi è esattamente la stessa della crisi dei tulipani del 1709 (la prima “crisi” da truffone) e di tutte quelle che si sono succedute fino a questa: il truffone funziona, ha una sua meccanica estremamente efficiente, ha assoggettato la politica (anche Obama, e non ne avevo dubbi, è l’ennesimo pupazzo di carne ammaestrato agli ordini di Geitner/Bernanke di turno) e le nazioni ed i popoli, si estende con successo… e crollerà solo quando non ci sarà più energia per sostenere il modello.

    […]Vi lascio con una riflessione; ho estrapolato alcune frasi da Giovanni Jervis, […]
    Si può supporre che la nostra inclinazione al pensiero paranoico non si rivolga più agli eventi della natura – un tempo, ma non oggi, enigmatici – ma, invece, si rivolga agli aspetti inquietanti di un mondo sociale divenuto, nel frattempo, enormemente complesso. La nostra vigilanza sospettosa si rivolge ora ai complotti, veri o presunti, dei nostri simili. […]

    Guarda l’esempio del mercato del grano, chi è il paranoico? Il contadino che tenta di capire come e chi controllerà il prezzo del grano alla borsa di Bologna… o il contadino che scruta il cielo per capire se e quanto pioverà?

    […]Oggi il timore di trame occulte tende ad amplificare le minacce della tecnologia. […] Le colpe sono sempre degli altri. Emergono, quindi, ansie persecutorie. Di qui, ecco nascere le fantasie di complotti.”[…]

    Scusami caro Leo, ma qui c’è una clamorosa frattura logica ed una analisi gravemente incompleta. Giovanni Jervis si ferma all’analisi superficiale del “complottismo”. Come sai… there’s a lot more in there my friend… L’abilità di chi profitta delle situazioni non necessariamente delinea un complotto ma semplicemente la volontà e la capacità di raggiungere degli obbiettivi. Se non si capisce questa differenza… allora siamo tutti complottisti. Il variegato movimento complottista è l’iceberg. Ma la punta dell’iceberg è assai più interessante sebbene molto più difficile da vedere. Inoltre, come ho tentato di condividere con il mio post “the juggler”, la responsabilità è invece tutta dell’individuo. Anzi… più si capisce che in realtà attiene alla scelta individuale se profittare oppure no del sistema, più l’io diventa demiurgo. Che è esattamente l’opposto di ciò che fa comodo alle mani forte artefici del sistema…

    […] Il riferimento alla tecnologia mi pare inoltre fortemente calzante con la fuffa sollevata attorno al High Frequency Trading, l’ultima diavoleria elettronica che, secondo qualcuno, devia i mercati finanziari dal loro corso (un “loro corso” tra l’altro non conoscibile a priori, ed è tutto dire).[…]

    … però… i gateway (le cinque sorelle… recentemente ridotte a tre) hanno i propri desk interni per vendere prodotti dell’high frequency trading.

    […]Insomma, piuttosto che a un qualche occulto Governo mondiale, cerchiamo di pensare alle “organizzazioni informali e spontanee” che possono nascere e distruggersi da sole sul mercato attorno a un obiettivo contingente, come studiate da Rothbard e richiamate spesso su Working Ideas, e rendiamoci conto che a volte certi “potenti” non “ci fanno”, ma “ci sono” proprio.[…]

    Il governo mondiale mi sembra tutto meno che occulto, anzi, mi sembra che le sue strategie siano estremamente chiare e palesi per chi ha gli occhi per vederle. I potenti del potere palese sono evidentemente degli attori, spesso al limite del cerebroleso (J.W.Bush?). E’ troppo semplicistico, troppo immaturo, continuare a pensare che chi vediamo è chi comanda davvero. L’inteligenza non è rara come ci vogliono far credere. Le idee buone… non ce le abbiamo solo noi. Il meccanismo, non lo abbiamo capito solo noi. E’ molto più efficacie far “vedere” politiche demenziali, errori palesi per intrattenere miliardi di “proles” in infinite diatribe da bar, mentre il truffone prospera.

  5. 5

    Leonardo, IHC Says

    Carissimo Prometeo.
    E meno male che certe idee mi sono venute proprio leggendo i tuoi pezzi!

    I prezzi sono sempre e comunque non allineati con i fondamentali, anche perché i fondamentali non sono così facilmente calcolabili e confrontabili. Oltre a questo il mercato non deve valutare lo stato attuale ma quello prospettico del mercato. Non pèotendo sapere quale è il sentiero corretto sicuramente non ha senso attribuire certi movimenti sempree comunque a una proiditoria distorsione orchestrata da bilderberg o chi altri.

    L’unica cosa che “paga” e una speculazione che si prova corretta, da cui segue che quella sbagliata chiude in perdita.

    Questo non toglie che ci siano soggetti in grado di deviare i prezzi più o meno a piacere; non ritengo però che lo si possa fare in modo indefinito, o almeno ritengo che la cosa non sia sostenibile e porti comunque a fenomeni di crollo o crisi. La distorsione del prezzo del credito è una forma di questo teorema. Che poi qualcuno sia più furbo e approfitti di entrambe le fassi di salita e discesa, non significa che le crei proditoriamente.

    Il senso del mio pezzo era di ricordare che il capitalismo sui mercati finanziari è solo uno spauracchio da agitare secondo le convenienze, e che la pretesa di dire “questo prezzo è giusto, questo è sbagliato” da parte di qualsiasi volontà indagatrice e dirigista è semplicemente insensata, e qualcuno resta sempre scontento. Pertanto il pretendere di dire “adesso il prezzo è troppo alto, affama i poveri” è solo cabaret, perché se non è t roppo alto allora è troppo basso. Solo un meccanismo di mercatoci dice che quel prezzo, in quel momento, ha un senso.

    Delle distorisoni che tu hai esposto, dovute all’interventismo fiscale, chiaramente non mi stupisco neanche un po’; sappiamo entrambi come gira il gioco, ed è un altro discorso.

    IL paradigma domanda/offerat è semplicistico se ti limiti al confronto patate/mangiapatate; il parlo in generale di domanda di asset e titoli contro offerta, e sai che questo confronto è distorto dal monopolio monetario.

    La crisi c’è, non è forte come tanti nostri amici si aspettavano ma c’è, ed è dovuta al fatto che il risparmio non può essere pelato oltre il suo valore reale. E le buche vanno tappate, o con nuova produzione o riducendo i consumi. Questa è la crisi. C’è anche il truffone, poco ma sicuro, ma non può avanzare in eterno.

    La paranoia non è tanto sapere che il mercato è truccato, ma è pensare che tutto sia truccato da uno stesso eterno centro decisionale. La paranoia è non pensare che certe cose possano accadere per mero errore o per semplice esaurimento delle capacità reali, e sempre e comunque rivolgersi a un ente oscuro che proprio perché non lo vedi significa che esiste. E sai a chi e cosa mi riferisco. Questo non significa che non ci siano almeno dei centri di potere che si formano in modo contingente per coincidenza di interessi, ma solo che escludere qualsiasi altra spiegazione è una paranoia. Alla fine anche la pioggia scenderà solo per volere degli Illuminati.

    Ci sono cose che non si spiegano perché non si conoscono i meccanismi. L’uomo della pietra attribuiva la pioggia a un dio, perché non vedeva la causa tanto meno il dio. Noi oggi non lo facciamo, però attribuiamo regolarmente i movimenti di borsa agli dei, perché non vediamo cause dirette tanto meglio quegli dei. C’è continuità in questo, e deve essere per lo meno un campanello di allarme, un motivo di dubbio.

    Tu non vedi il Governo mondiale. Tu vedi dei movimenti che definisci conseguenze di azioni del Governo mondiale che invece non vedi. Quindi deduci la sua esistenza da fatti che ritieni effetti. Ma chi dice che siano tutti effetti?
    Io non voglio smentire che esistano manovratori, voglio solo dubitare che esistano manovratori mondiali stabili ed eterni e eternamente invisibili. Perché allo stesso modo potrei dire che il buon dio di mosè è l’ispiratore delle loro azioni, anzi è Azathoth che manovra il dio di mosè che manovra il tutto da una dimensione parallela che non possiamo vedere. E siccome non la vediamo, allora esiste.

    E se fosse così, nessuno studio sociale o economico serve, siamo solo burattini e smettiamo di arrovellarci, e possiamo pensare solo a mangiare e chiavare.

    Riguardo HFT scriverò qualcosa, ne riparliamo.

  1. 1

    HFT: High Frequency Twist (Raggiro ad Alta Frequenza) at Ideas Have Consequences

    […] Il gentilissimo Enrico Castro, prendendo al volo gli spunti di riflessione vacanzieri di IHC, mi ha segnalato un paper su shadowcapitalism.org dal titolo “The New Bull Market Fallacy”, il cui contatto con IHC sta nel riferimento al High Frequency Trading (HFT). […]

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