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Per Una Volta che Fassino l’Aveva Detta Giusta…!

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June 22nd, 2007 by Leonardo

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di Leonardo, Ihc

“Sapevamo dei programmi di acquisto di nuove aziende da parte di Stet-Telecom, ma sapevamo anche che non era né un diritto né un dovere del Governo intervenire nell’affare, perché la sua conduzione era e doveva restare di pertinenza esclusiva dell’azienda”. Ci voleva Fassino per avere una dichiarazione così garantista della libertà d’impresa? Ci voleva Fassino per dire che un Governo, pur proprietario del 61% del capitale di una impresa, deve astenersi dall’intervenire nelle decisioni del management (comportandosi praticamente come una banca che offra risorse ad un privato lasciando che questi decida cosa farne)? Ma questo è un campione di pensiero liberale!

Sorvoliamo sul fatto che questa frase sia stata utilizzata  da Fassino per sbandierare la propria ignoranza sull’affare Telekom Serbia (efficacemente riassunto da Saglimbeni, di cui consiglio una lettura almeno per ricordare i fatti nudi e crudi), e quel solo enunciato varrebbe un plauso con relativo voto alle elezioni politiche.

Poniamo allora che lo si abbia votato, e poniamo che dal momento di quella dichiarazione si passi direttamente alla lettura dei giornali di qualche giorno fa; cosa troviamo? Troviamo un Fassino che si presta ad un ruolo di intermediario nei contatti di un gruppo di “imprenditori” che vogliono scalare la proprietà di una banca (e così astraiamo anche dal fatto che si parli dell’odontotecnico Ricucci, della Unipol ecc…). Cioè Fassino è intervenuto a pié pari in una faccenda di pertinenza di una azienda privata (neppure controllata dal Tesoro stavolta)! Questo non mi pare esattamente un comportamento da “liberale”.

Accidenti, per una volta che Fassino l’aveva detta giusta…! Va be’, s’è perso il mio voto con effetto retroattivo.

Sì certo, non è mica l’unico che cade in queste contraddizioni, ma l’esempio mi pareva gustoso e significativo per questo sito.

Per me un politico è come un bene di consumo durevole (investimento sarebbe troppo lusinghiero), io lo compro (votando) e pago (e tutti sappiamo quanto costa mantenere un politico) perché mi faccia un servizio (visto che i politici non spariscono dal mercato, prendiamo il meno peggio), ed il suo servizio sono le sue idee e le azioni conseguenti.

Però un politico come Fassino, se valutato dal mio personale focus sull’invasività dello Stato, si è dimostrato in pratica un tritacarne vendutomi come caffettiera.

Forse la politica è un “mercato dei limoni”? E forse noi siamo mediamente consumatori (elettori) di beni (politici) di cui non sappiamo valutare la qualità perché non la vediamo o perché non ci interessa? E la qualità non è nelle idee e nelle azioni del politico?

Per una volta che Fassino l’aveva detta giusta…!

 

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24 Responses to “Per Una Volta che Fassino l'Aveva Detta Giusta...!”

  1. 1

    Marco Says

    Se acquistiamo un bene di consumo durevole abbiamo la garanzia, il punto è che ormai invece di cambiarci il prodotto difettoso, gli cambiano imballaggio e ci rispediscono indietro sempre quello.

    A riguardo, ora mi viene in mente Gordon Gekko in Wall Street:

    Gordon Gekko: [at the Teldar Paper stockholder’s meeting] Well, I appreciate the opportunity you’re giving me Mr. Cromwell as the single largest shareholder in Teldar Paper, to speak. Well, ladies and gentlemen we’re not here to indulge in fantasy but in political and economic reality. America, America has become a second-rate power. Its trade deficit and its fiscal deficit are at nightmare proportions. Now, in the days of the free market when our country was a top industrial power, there was accountability to the stockholder. The Carnegies, the Mellons, the men that built this great industrial empire, made sure of it because it was their money at stake. Today, management has no stake in the company! All together, these men sitting up here own less than three percent of the company. And where does Mr. Cromwell put his million-dollar salary? Not in Teldar stock; he owns less than one percent. You own the company. That’s right, you, the stockholder. And you are all being royally screwed over by these, these bureaucrats, with their luncheons, their hunting and fishing trips, their corporate jets and golden parachutes.

    Cromwell: This is an outrage! You’re out of line Gekko!

    Gordon Gekko: Teldar Paper, Mr. Cromwell, Teldar Paper has 33 different vice presidents each earning over 200 thousand dollars a year. Now, I have spent the last two months analyzing what all these guys do, and I still can’t figure it out. One thing I do know is that our paper company lost 110 million dollars last year, and I’ll bet that half of that was spent in all the paperwork going back and forth between all these vice presidents. The new law of evolution in corporate America seems to be survival of the unfittest. Well, in my book you either do it right or you get eliminated. In the last seven deals that I’ve been involved with, there were 2.5 million stockholders who have made a pretax profit of 12 billion dollars. Thank you. I am not a destroyer of companies. I am a liberator of them! The point is, ladies and gentleman, that greed, for lack of a better word, is good. Greed is right, greed works. Greed clarifies, cuts through, and captures the essence of the evolutionary spirit. Greed, in all of its forms; greed for life, for money, for love, knowledge has marked the upward surge of mankind. And greed, you mark my words, will not only save Teldar Paper, but that other malfunctioning corporation called the USA. Thank you very much.

  2. 2

    L.Baggiani Says

    eh già… ma “greed” da parte di chi? perché come cupidigia mi pare che 945 personaggi in Italia sian già messi benino…

  3. 3

    Marco Says

    Non saprei…ma di solito sono questi i momenti in cui gli “azionisti” vedono di buon occhio il corporate raider…se al posto di 33 metti 945.

    Gordon Gekko: Teldar Paper, Mr. Cromwell, Teldar Paper has 33 different vice presidents each earning over 200 thousand dollars a year. Now, I have spent the last two months analyzing what all these guys do, and I still can’t figure it out.

  4. 4

    L.Baggiani Says

    Nella fattispecie, chi sarebbe il “Government Raider” secondo te?

  5. 5

    Marco Says

    L’ignoranza delle folle?…

  6. 6

    L.Baggiani Says

    Per te le folle sono cattivi “acquirenti di politica”?

  7. 7

    Marco Says

    Più che cattive, incapaci, vedi oggi l’inc…zione che si terrà a Torino…

  8. 8

    libertyfirst Says

    Penso siano tre gli aspetti più importanti per capire perchè la politica fa in genere molto schifo rispetto al (libero) mercato.

    1. Esternalità

    La politica può scaricare costi e benefici tra i vari gruppi sociali quasi ad libitum. In quest’ottica, è impossibile agire razionalmente, perchè nessuno “vede” i costi e i benefici delle proprie azioni. Inoltre, la possibilità di vivere parassitariamente, o di subire parassitismo, genera conflittualità sociale che, nella stragrande maggioranza dei casi, per fortuna, assume le caratteristiche di una cerimonia (le elezioni) anzichè di una guerra civile, grazie solo ad una serie di regole condivise.

    2. Obbligatorietà

    Non c’è possibilità di uscire dal gioco: o si vince o si perde, la resa non rende. Un gioco a somma negativa verrebbe abbandonato probabilmente da tutti i giocatori, a partire dai perdenti, lasciando poi i vincenti a parassitarsi a vicenda, fino a far sparire il gioco. Grazie all’obbligatorietà del gioco politico, non è possibile uscire, e quindi è possibile giocare giochi palesemente irrazionali, come il protezionismo, il contratto nazionale del lavoro, le sovvenzioni alle industrie non competitive.

    3. Complessità

    In politica non esistono scelte semplici. Non si tratta mai di valutare il beneficio e il costo di una birra servita ad un tavolo a Piazza de’ Fiori. Si tratta di scegliere con una sola crocetta ogni cinque anni su argomenti di cui non si sa assolutamente nulla, in bundle con migliaia di altri argomenti complessi. Una politica razionale, nel senso tradizionale del termine, è quindi utopistica.

    Non mi stupisco quindi che la politica riesca a fare sistematicamente peggio del mercato, e riesca a non farlo notare (esternalità e complessità), o ad impedire alle persone che lo notano di risolvere il problema da sè (obbligatorietà).

  9. 9

    Paolo Says

    La politica e’ un “layer” che serve a catturare emozioni, catalizzare passioni, intrattenere. Soprattutto le “esternazioni” dei politici piu’ esposti sono dei piccoli capolavori di “dico-tutto-ed-il-contrario-di-tutto” e cio’ che manifestano con le azioni contraddice cio’ che dicono o cio’ che dicono contraddice le azioni, o a volte, in casi fortunati, la contraddizione si manifesta a distanza di una legislatura o nell’azione o nella parola.

    Fondamentale e’ quello che dice Liberty:

    […]è impossibile agire razionalmente, perchè nessuno “vede” i costi e i benefici delle proprie azioni[…]

    In questo senso non definirei il politico “un bene di consumo durevole” perche’ non solo mi dicono di vendermi un tritacarne ma mi danno una caffettiera, ma mentre porto a casa la caffettiera, e penso cosa posso farmene di una caffettiera, essa diventa un tosa pecore, e quando quasi mi convinco che quasi mi conviene fare l’allevatore di pecore… il politico cambia ancora.

    Il politico e’ un animale raro costituito da un esoscheletro vuoto dall’apparenza immutabile solitamente ripieno di parti uguali di merda e sangue (parafrasando una famosa frase…).

    Sull’obbligatorieta’ della politica invece credo che si possa sviluppare una sana schizzofrenia. Parto dal presupposto che viviamo in un era di fascismo-democratico e che la mia crocetta su un pezzetto di carta, contabilizzato alchimisticamente da programmini scritti da un ragazzino americano, conta assolutamente niente e che il mio impatto sulle vicende che mi circondano e’ nullo. In quest’ottica la politica e’ per me puro intrattenimento. Posso accedere la tv (che non ho) o leggere un giornale ed intrattenermi per quelche ora al giorno con i “dico-tutto-ed-il-contrario-di-tutto”, posso andare a letto piu’ sereno e piu’ stressato… ma dipende da me. Se spengo la tv (o meglio ancora, la getto in un cassonetto e disdico il contratto-obbligatorio con la RAI) la politica diventa magicamente irrilevante.

    La politica e’ mera manifestazione di se stessa. Se rimuovo la manifestazione la politica scompare.

    Quello che realmente mi tocca le tasche sostanzialmente non cambia. Il Berluska aveva ridotto le tasse di ben 4,5 euro l’anno sul mio salario, col centro-fascista-sinistra sono aumentate di 5 euro… L’Italia e’ un paesino di periferia dell’Impero (in rovina)… non sara’ certo un “colosso” come Fassino o Mastella il Ceppalonico a invertire la tendenza…

    In compenso risparmio 98 euro di canone RAI.

  10. 10

    L.Baggiani Says

    una piccola osservazione a tanti contributi significativi pur molto segnati dalla disillusione: il singolo voto non vale nulla, così come il singolo acquisto sul mercato. Eppure tutti abbiamo studiato e condiviso la visione per cui l’insieme degli acquirenti sa indirizzare il mercato verso una precisa meta.

    C’è un problema di informazione del “consumatore di politica”, certo, però già certi eventi dovrebbero far capire se il proprio voto sia stato buttato in un soggetto inaffidabile… oppure, come dicevo sopra, al votante tutto questo non interessa? I politici sono un “limone” o sono i votanti che hanno altri interessi che la coerenza con un indirizzo politico?

  11. 11

    Paolo Says

    La domanda nasce dall’offerta e se non nasce la si può suscitare con il controllo del comportamento delle masse incoscenti della loro natura “rettiliana”. È più l’insieme dell’offerta che orienta il mercato (dei prodotti) piuttosto che l’insieme della domanda.

    A me in quanto votante (ex-votante dovrei dire… in quanto ho deciso di non essere più complice) piacerebbe scegliere l’individuo da delegare al compito di governare e decidere di faccende tanto grandi e complesse da non poter essere gestite da me personalmente. Ma purtroppo la mia crocetta va a finire su un foglietto recante conglomerati di compagnie teatrali atte a inscenare eterne diatribe sull’annoso problema dell’uovo e la gallina. Inoltre mi vengono obbligatoriamente propinata una selezione di compagnie teatrali che non gradisco, o se ce n’è una che mi piace essa è sempre rappresentata con qualche altra sgradevole sceneggiatura per cui il mio abbonamento alla stagione diventa assai poco piacevole. Come se non bastasse, non posso neanche scegliere l’attore, che invece mi viene anch’esso propinato senza che io possa rifiutarmi.

    Allora alla fine non so se si tratta di disillusione o lucidità, ma in quanto consumatore di operette sono assai insoddisfatto. Ogni cinque anni circa rinnovo il mio abbonamento alla stagione, la selezione di compagnie è assai scadente, monotona e i pacchetti di rappresentazioni sono male assortiti, per continuare vendere gli abbonamenti gli attori sono sempre gli stessi e qui pochissimi buoni sono sempre in scena con una moltitudine di attorucoli d’avanspettacolo.

    Per capire se i limoni sono gli elettori o i politici, o entrambi, dobbiamo capire perchè votiamo. Io confesso che non lo so. Per difendere un orientamento politico? In teoria è una buona idea. Ma il meccanismo della democrazia mi sembra completamente a pezzi. Io sono coerente con un orientamento politico, è la controparte politica che non è coerente con il medesimo orientamento politico che professa.

  12. 12

    L.Baggiani Says

    Carissimo Paolo,
    a parte il fatto che TU voti o meno e che quanto dici par pure a me, vedi i comportamenti degli altri? Cosa ne ricavi?

  13. 13

    Paolo Says

    Vedo che ci sono 3 categorie di persone e 3 categorie di comportamenti:

    1. Maggioranza. Comprende due sottocategorie, la porzione di votanti che vota chi li intrattiene meglio con promesse e proiezioni irrealistiche di sogni, e la percentuale di non votanti per scelta, per delusione, per disinteresse per ignoranza. I non votanti sono la maggioranza relativa in tutte le democrazie occidentali (forse in tutte quelle del mondo). Forse una chiave di lettura della degenerazione della democrazia è proprio nel fatto che la maggioranza è non votante, il che non significa che sia ininfluente… anzi. Il fatto che ci sia un “partito” di maggioranza relativa che è del tutto muto giustifica ogni schifezza perpetrata nel nome dell’elezione popolare. Cioè la massa dei non votanti di fatto giustifica la demenza della democrazia e l’esistenza di questa politica. Gli eletti operano in nome di una maggioranza che in realtà non hanno mai, ma la vera maggioranza non si esprime.
    La maggioranza è sconosciuta. Non figura nei sondaggi, viene sbeffeggiata come parassita e inutile non si sa cosa fa e cosa pensa. La maggioranza non guarda la TV (lo share è di circa 15 milioni il che significa che ci sono 45 milioni di persone con la tv spenta), non legge i giornali (vengono venduti circa 3 milioni di quotidiani…), non usa internet. È quindi immune ad ogni genere di condizionamento.

    2. Minoranza. È parzialmente cosciente dei meccanismi del potere e dell’economia e tenta di trarne vantaggio ed eventualmente rimpiazzare una parte dei soggeti della terza categoria. È spesso vittima del complotto sionista e del relativo mondo virtuale che viene ad essa dato in pasto con lo scopo di rimuovere interazione tra le persone.

    3. Politici. Vedi la definizione nel mio commeto precedente. Non hanno potere reale, sono schiavi della rappresentazione della politica e del relativo finanziamento. La maggior parte di essi non ha idea dei reali meccanismi del potere ed ha una concezione Keynessiana del mondo. Sono complici a volte consapevoli spesso no, del meccanismo di creazione di una realtà virtuale che ha scopo di ridurre l’interazione tra le persone, impoverire il linguaggio, ridurre le competenze operative e schivizzare la maggioranza.

  14. 14

    L.Baggiani Says

    Bella analisi!
    Mi piacerebbe sapere tra tutti i lettori quanti siano d’accordo.

  15. 15

    Libertyfirst Says

    Il voto è diverso dalla domanda di mercato in un aspetto importante: la domanda di mercato riguarda me direttamente, e solo in seconda battuta gli altri. Nessuno è interessato alla quota di mercato del suo consumo di jeans: si veste comprandone due l’anno in un mercato da un miliardo di capi. Lo stesso non vale in politica: lì o si vince o si perde, non c’è nicchia che tenga, la domanda è “sì o no?” e una risposta deve fittare a tutti perchè imposta.

    Per un consumatore non cambia nulla, se non prezzi, tecniche di produzione, o altro, se il suo consumo vale un milionesimo o un miliardesimo del totale, perchè consuma una sua frazione del totale. Il bene “politica” non è frazionabile.

  16. 16

    L.Baggiani Says

    sul fatto che il bene politica non sia frazionabile, considerata la presenza di così tanti partitini che alla fine riescono a prendere una fettina del potere e quindi dei fondi di Stato, ho qualche dubbio pratico almeno parlando dell’Italia.

    In realtà il tuo ragionamento non mi convince su un punto: anche al votante non dovrebbe interessare la quota di mercato del proprio partito, nel senso che non dovrebbe essere un elemento discriminante della propria decisione di voto, ma dovrebbe interessare solo a posteriori per vedere se la propria decisione di acquisto si è realizzata e quindi se il bene richiesto fornirà il servizio. Se invece mi dici che la grandezza del partito è uan variabile decisionale del voto (di quanta parte della totalità però?) si torna al fatto che il voto non ha nulla a che fare con la qualità del politico/partito scelto.

    Se le motivazioni al voto sono così anti-economiche, il risultato non può che essere un delirio teatrale, concordo.

  17. 17

    Paolo Says

    […]Il voto è diverso dalla domanda di mercato in un aspetto importante: la domanda di mercato riguarda me direttamente, e solo in seconda battuta gli altri. Nessuno è interessato alla quota di mercato del suo consumo di jeans: si veste comprandone due l’anno in un mercato da un miliardo di capi. Lo stesso non vale in politica: lì o si vince o si perde, non c’è nicchia che tenga, la domanda è “sì o no?” e una risposta deve fittare a tutti perchè imposta[…]

    Non sono daccordo su nessuno dei due punti.
    Primo: l’offerta genera la domanda e la domanda la si aizza con “l’offerta” di pubblicita’. Compro un certo tip o di jeans perche’ ce l’ha Briteny Spears, la mia compagna di banco, tutti i miei amici, perche’ e’ il piu’ venduto o il piu’ raro. La domanda riguarda prima l’offerta al pubblico e quello che di essa viene rappresentato e poi l’individuo.
    Secondo: dove si vince con il 50,001% la risposta e’ sempre “forse…vediamo…forse si…forse no. Se mi fai questo e’ si, se non fai questo e’ no”. Anche se io metto la mia crocetta o il mio si su un’area ben precisa della mia scheda elettorale, quello che succede dopo… avrebbe senso se io avessi messo circa 150 crocette distribuite con una perfetta nuvola gaussiana a spettro grigio.
    Sono daccordo con Leonardo sul l’esito delirante…

    Sul perche’ la gente vota e chi ci potremmo arrovellare per sempre, ma secondo me un punto di vista semi-definitivo lo da Rapaille sui codici comportamentali “rettiliani”. Concordo pienamente. Sul mio blog sono riportate due lunghe interviste in cui espone i fondamenti dei suoi studi sui codici comportamentali che sono indipendenti da cio’ di cui si dicute, sia esso un prodotto da acquistare, un politico da votare o un investimento da fare. Le scelte sono irrazionali (vedi studi di Twersky e Kaneman, citati anche da Rapaille) e dettate da istinti molto simili a quelli che decidono i comportamenti dei rettili che vivono in piccoli branchi, come le iguane e varani. Poi da cause semplici si possono propagare comportamenti assai complessi, ma la chiave di lettura e’ relativamente semplice.

  18. 18

    L.Baggiani Says

    Tversky e Kahneman mi pare parlino di comportamenti che non sono razionali secondo il senso comune ma hanno certo una loro logica, tanto che l’invidia sociale e l’inerzia sono contemplati ormai pure nei modelli e rispondono in ogni caso ad un “costo” della modifica del comportamento. Behaviouralism non significa follia. Si potrebbe anche votare a caso solo sul fatto che si sente il voto come un dovere ma ci si disinteressa della politica reale per disillusione oppure si risparmiano sinapsi per affidarsi alla “tradizione”.

    Il votante deve avere una ratio; che non sia quella economica non implica che sia irrazionale, sarebbe come dire che l’unica logica sia quelle economica o peggio economico-matematica. Il delirio di cui parlo io è una cosa che si osserva con mente economica.
    Le variabili sono nascoste, ma non vederle non significa che non esistano.

  19. 19

    Paolo Says

    Scusa il mispelling… In “L’illusione di sapere” Tversky e Kahneman descrivono una serie di situazioni in cui le persone si comportano in modo tale da ottenere il risultato opposto a quello sperato agendo in maniera istintiva in settori nuovi rispetto all’evoluzione della mente umana.

    Non si tratta di comportamenti senza spiegazione, ma di strategie comportamentali di cui le masse non conoscono i reali effetti. La spiegazione della strategia e’ evolutistica, ma applicata agli investimenti o alle spese porta a comportamenti dannosi.

    Le stesse strategie sono messe in atto votando e Rapaille ne evidenzia gli effetti politici e la loro applicazione al marketing sia in economia sia in politica.

    Quando Berlusconi diceva che il suo elettore e’ equivalente ad un bambino di 12 anni, tra le tante cose, significa che sa agire quasi solo d’istinto.
    Di questo atteggiamento innato si possono fare tanti usi… in campagna elettorale, in una campagna di marketing o nella vita di tutti i giorni.

    Il problema e’ che la maggior parte della gente, la maggioranza, ne e’ inconscia.

  20. 20

    L.Baggiani Says

    Bene, direi che ci siamo chiariti su razionalità/irrazionalità. Credo che sia un punto importante in questo sito, considerato che nella cornice teorica di riferimento il fatto che si commetta un errore non significa essere irrazionali, ma solo aver sbagliato (non è irrazionale il malinvestment causato dalla distorsione dei tassi da parte della BC, tanto per dire).

  21. 21

    L.Baggiani Says

  22. 22

    L.Baggiani Says

    Un’osservazione di paolo che mi era passata sotto:
    “In questo senso non definirei il politico “un bene di consumo durevole” perche’ non solo mi dicono di vendermi un tritacarne ma mi danno una caffettiera, ma mentre porto a casa la caffettiera, e penso cosa posso farmene di una caffettiera, essa diventa un tosa pecore, e quando quasi mi convinco che quasi mi conviene fare l’allevatore di pecore… il politico cambia ancora.”

    Perché una volta che il tritacarne è passato a caffettiera e da questa a tosa pecore, io dovrei adattarmi a utilizzare il tosa pecore? Dovrei casomai schifarmi prima e denunciare chi mi ha venduto il pacco, invece di adattarmi supino. Credo che Paolo abbia involontariamente offerto una prova della bassa qualità del consumatore di politica che non sa cosa vuole ma prende tutto, come chi si lamenta della TV e passa le giornate dietro Buona Domenica & affini.

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