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	<title>Comments on: Per Una Volta che Fassino l&#8217;Aveva Detta Giusta&#8230;!</title>
	<link>http://ideashaveconsequences.org/per-una-volta-che-fassino-laveva-detta-giusta/leo</link>
	<description>l'economia nel salotto della libertà</description>
	<pubDate>Mon, 21 May 2012 17:51:50 +0000</pubDate>
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	<item>
		<title>by: La Perniciosa Lobby dei Vecchi at Ideas Have Consequences</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/per-una-volta-che-fassino-laveva-detta-giusta/leo#comment-3454</link>
		<pubDate>Thu, 19 Jul 2007 07:06:43 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/per-una-volta-che-fassino-laveva-detta-giusta/leo#comment-3454</guid>
					<description>[...] &#160; Un sindacato dei lavoratori, cio&#232; una organizzazione cui i lavoratori deleghino volontariamente la contrattazione delle condizioni di lavoro con una pari lobby delle aziende, ha una ragione naturale d&#8217;essere in un sistema liberalista, in quanto strumento che consente la specializzazione delle figure delegate e quindi vantaggi in termini di tempi e costi. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] &nbsp; Un sindacato dei lavoratori, cio&egrave; una organizzazione cui i lavoratori deleghino volontariamente la contrattazione delle condizioni di lavoro con una pari lobby delle aziende, ha una ragione naturale d&rsquo;essere in un sistema liberalista, in quanto strumento che consente la specializzazione delle figure delegate e quindi vantaggi in termini di tempi e costi. [&#8230;]
</p>
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				</item>
	<item>
		<title>by: L.Baggiani</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/per-una-volta-che-fassino-laveva-detta-giusta/leo#comment-3414</link>
		<pubDate>Wed, 18 Jul 2007 07:08:58 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/per-una-volta-che-fassino-laveva-detta-giusta/leo#comment-3414</guid>
					<description>Un'osservazione di paolo che mi era passata sotto:
"In questo senso non definirei il politico “un bene di consumo durevole” perche’ non solo mi dicono di vendermi un tritacarne ma mi danno una caffettiera, ma mentre porto a casa la caffettiera, e penso cosa posso farmene di una caffettiera, essa diventa un tosa pecore, e quando quasi mi convinco che quasi mi conviene fare l’allevatore di pecore… il politico cambia ancora."

Perché una volta che il tritacarne è passato a caffettiera e da questa a tosa pecore, io dovrei adattarmi a utilizzare il tosa pecore? Dovrei casomai schifarmi prima e denunciare chi mi ha venduto il pacco, invece di adattarmi supino. Credo che Paolo abbia involontariamente offerto una prova della bassa qualità del consumatore di politica che non sa cosa vuole ma prende tutto, come chi si lamenta della TV e passa le giornate dietro Buona Domenica &#38; affini.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un&#8217;osservazione di paolo che mi era passata sotto:<br />
&#8220;In questo senso non definirei il politico “un bene di consumo durevole” perche’ non solo mi dicono di vendermi un tritacarne ma mi danno una caffettiera, ma mentre porto a casa la caffettiera, e penso cosa posso farmene di una caffettiera, essa diventa un tosa pecore, e quando quasi mi convinco che quasi mi conviene fare l’allevatore di pecore… il politico cambia ancora.&#8221;</p>
<p>Perché una volta che il tritacarne è passato a caffettiera e da questa a tosa pecore, io dovrei adattarmi a utilizzare il tosa pecore? Dovrei casomai schifarmi prima e denunciare chi mi ha venduto il pacco, invece di adattarmi supino. Credo che Paolo abbia involontariamente offerto una prova della bassa qualità del consumatore di politica che non sa cosa vuole ma prende tutto, come chi si lamenta della TV e passa le giornate dietro Buona Domenica &amp; affini.
</p>
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	<item>
		<title>by: L.Baggiani</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/per-una-volta-che-fassino-laveva-detta-giusta/leo#comment-3222</link>
		<pubDate>Thu, 12 Jul 2007 16:07:32 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/per-una-volta-che-fassino-laveva-detta-giusta/leo#comment-3222</guid>
					<description>a proposito di razionalità:
http://www.economist.com/science/displaystory.cfm?story_id=9433782</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>a proposito di razionalità:<br />
<a href="http://www.economist.com/science/displaystory.cfm?story_id=9433782" rel="nofollow">http://www.economist.com/science/displaystory.cfm?story_id=9433782</a>
</p>
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	<item>
		<title>by: L.Baggiani</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/per-una-volta-che-fassino-laveva-detta-giusta/leo#comment-2992</link>
		<pubDate>Wed, 04 Jul 2007 16:11:46 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/per-una-volta-che-fassino-laveva-detta-giusta/leo#comment-2992</guid>
					<description>Bene, direi che ci siamo chiariti su razionalità/irrazionalità. Credo che sia un punto importante in questo sito, considerato che nella cornice teorica di riferimento il fatto che si commetta un errore non significa essere irrazionali, ma solo aver sbagliato (non è irrazionale il malinvestment causato dalla distorsione dei tassi da parte della BC, tanto per dire).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bene, direi che ci siamo chiariti su razionalità/irrazionalità. Credo che sia un punto importante in questo sito, considerato che nella cornice teorica di riferimento il fatto che si commetta un errore non significa essere irrazionali, ma solo aver sbagliato (non è irrazionale il malinvestment causato dalla distorsione dei tassi da parte della BC, tanto per dire).
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>by: Paolo</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/per-una-volta-che-fassino-laveva-detta-giusta/leo#comment-2991</link>
		<pubDate>Wed, 04 Jul 2007 15:53:16 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/per-una-volta-che-fassino-laveva-detta-giusta/leo#comment-2991</guid>
					<description>Scusa il mispelling... In "L'illusione di sapere" Tversky e Kahneman descrivono una serie di situazioni in cui le persone si comportano in modo tale da ottenere il risultato opposto a quello sperato agendo in maniera istintiva in settori nuovi rispetto all'evoluzione della mente umana.

Non si tratta di comportamenti senza spiegazione, ma di strategie comportamentali di cui le masse non conoscono i reali effetti. La spiegazione della strategia e' evolutistica, ma applicata agli investimenti o alle spese porta a comportamenti dannosi.

Le stesse strategie sono messe in atto votando e Rapaille ne evidenzia gli effetti politici e la loro applicazione al marketing sia in economia sia in politica.

Quando Berlusconi diceva che il suo elettore e' equivalente ad un bambino di 12 anni, tra le tante cose, significa che sa agire quasi solo d'istinto. 
Di questo atteggiamento innato si possono fare tanti usi... in campagna elettorale, in una campagna di marketing o nella vita di tutti i giorni.

Il problema e' che la maggior parte della gente, la maggioranza, ne e' inconscia.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Scusa il mispelling&#8230; In &#8220;L&#8217;illusione di sapere&#8221; Tversky e Kahneman descrivono una serie di situazioni in cui le persone si comportano in modo tale da ottenere il risultato opposto a quello sperato agendo in maniera istintiva in settori nuovi rispetto all&#8217;evoluzione della mente umana.</p>
<p>Non si tratta di comportamenti senza spiegazione, ma di strategie comportamentali di cui le masse non conoscono i reali effetti. La spiegazione della strategia e&#8217; evolutistica, ma applicata agli investimenti o alle spese porta a comportamenti dannosi.</p>
<p>Le stesse strategie sono messe in atto votando e Rapaille ne evidenzia gli effetti politici e la loro applicazione al marketing sia in economia sia in politica.</p>
<p>Quando Berlusconi diceva che il suo elettore e&#8217; equivalente ad un bambino di 12 anni, tra le tante cose, significa che sa agire quasi solo d&#8217;istinto.<br />
Di questo atteggiamento innato si possono fare tanti usi&#8230; in campagna elettorale, in una campagna di marketing o nella vita di tutti i giorni.</p>
<p>Il problema e&#8217; che la maggior parte della gente, la maggioranza, ne e&#8217; inconscia.
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>by: L.Baggiani</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/per-una-volta-che-fassino-laveva-detta-giusta/leo#comment-2988</link>
		<pubDate>Wed, 04 Jul 2007 12:04:11 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/per-una-volta-che-fassino-laveva-detta-giusta/leo#comment-2988</guid>
					<description>Tversky e Kahneman mi pare parlino di comportamenti che non sono razionali secondo il senso comune ma hanno certo una loro logica, tanto che l'invidia sociale e l'inerzia sono contemplati ormai pure nei modelli e rispondono in ogni caso ad un "costo" della modifica del comportamento. Behaviouralism non significa follia. Si potrebbe anche votare a caso solo sul fatto che si sente il voto come un dovere ma ci si disinteressa della politica reale per disillusione oppure si risparmiano sinapsi per affidarsi alla "tradizione".

Il votante deve avere una ratio; che non sia quella economica non implica che sia irrazionale, sarebbe come dire che l'unica logica sia quelle economica o peggio economico-matematica. Il delirio di cui parlo io è una cosa che si osserva con mente economica.
Le variabili sono nascoste, ma non vederle non significa che non esistano.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Tversky e Kahneman mi pare parlino di comportamenti che non sono razionali secondo il senso comune ma hanno certo una loro logica, tanto che l&#8217;invidia sociale e l&#8217;inerzia sono contemplati ormai pure nei modelli e rispondono in ogni caso ad un &#8220;costo&#8221; della modifica del comportamento. Behaviouralism non significa follia. Si potrebbe anche votare a caso solo sul fatto che si sente il voto come un dovere ma ci si disinteressa della politica reale per disillusione oppure si risparmiano sinapsi per affidarsi alla &#8220;tradizione&#8221;.</p>
<p>Il votante deve avere una ratio; che non sia quella economica non implica che sia irrazionale, sarebbe come dire che l&#8217;unica logica sia quelle economica o peggio economico-matematica. Il delirio di cui parlo io è una cosa che si osserva con mente economica.<br />
Le variabili sono nascoste, ma non vederle non significa che non esistano.
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>by: Paolo</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/per-una-volta-che-fassino-laveva-detta-giusta/leo#comment-2986</link>
		<pubDate>Wed, 04 Jul 2007 09:55:09 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/per-una-volta-che-fassino-laveva-detta-giusta/leo#comment-2986</guid>
					<description>&lt;i&gt;[...]Il voto è diverso dalla domanda di mercato in un aspetto importante: la domanda di mercato riguarda me direttamente, e solo in seconda battuta gli altri. Nessuno è interessato alla quota di mercato del suo consumo di jeans: si veste comprandone due l’anno in un mercato da un miliardo di capi. Lo stesso non vale in politica: lì o si vince o si perde, non c’è nicchia che tenga, la domanda è “sì o no?” e una risposta deve fittare a tutti perchè imposta[...]&lt;/i&gt;

Non sono daccordo su nessuno dei due punti.
Primo: l'offerta genera la domanda e la domanda la si aizza con "l'offerta" di pubblicita'. Compro un certo tip o di jeans perche' ce l'ha Briteny Spears, la mia compagna di banco, tutti i miei amici, perche' e' il piu' venduto o il piu' raro. La domanda riguarda prima l'offerta al pubblico e quello che di essa viene rappresentato e poi l'individuo.
Secondo: dove si vince con il 50,001% la risposta e' sempre "forse...vediamo...forse si...forse no. Se mi fai questo e' si, se non fai questo e' no". Anche se io metto la mia crocetta o il mio si su un'area ben precisa della mia scheda elettorale, quello che succede dopo... avrebbe senso se io avessi messo  circa 150 crocette distribuite con una perfetta nuvola gaussiana a spettro grigio.
Sono daccordo con Leonardo sul l'esito delirante...

Sul perche' la gente vota e chi ci potremmo arrovellare per sempre, ma secondo me un punto di vista semi-definitivo lo da Rapaille sui codici comportamentali "rettiliani". Concordo pienamente. Sul mio blog sono riportate due lunghe interviste in cui espone i fondamenti dei suoi studi sui codici comportamentali che sono indipendenti da cio' di cui si dicute, sia esso un prodotto da acquistare, un politico da votare o un investimento da fare. Le scelte sono irrazionali (vedi studi di Twersky e Kaneman, citati anche da Rapaille) e dettate da istinti molto simili a quelli che decidono i comportamenti dei rettili che vivono in piccoli branchi, come le iguane e varani. Poi da cause semplici si possono propagare comportamenti assai complessi, ma la chiave di lettura e' relativamente semplice.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p><i>[&#8230;]Il voto è diverso dalla domanda di mercato in un aspetto importante: la domanda di mercato riguarda me direttamente, e solo in seconda battuta gli altri. Nessuno è interessato alla quota di mercato del suo consumo di jeans: si veste comprandone due l’anno in un mercato da un miliardo di capi. Lo stesso non vale in politica: lì o si vince o si perde, non c’è nicchia che tenga, la domanda è “sì o no?” e una risposta deve fittare a tutti perchè imposta[&#8230;]</i></p>
<p>Non sono daccordo su nessuno dei due punti.<br />
Primo: l&#8217;offerta genera la domanda e la domanda la si aizza con &#8220;l&#8217;offerta&#8221; di pubblicita&#8217;. Compro un certo tip o di jeans perche&#8217; ce l&#8217;ha Briteny Spears, la mia compagna di banco, tutti i miei amici, perche&#8217; e&#8217; il piu&#8217; venduto o il piu&#8217; raro. La domanda riguarda prima l&#8217;offerta al pubblico e quello che di essa viene rappresentato e poi l&#8217;individuo.<br />
Secondo: dove si vince con il 50,001% la risposta e&#8217; sempre &#8220;forse&#8230;vediamo&#8230;forse si&#8230;forse no. Se mi fai questo e&#8217; si, se non fai questo e&#8217; no&#8221;. Anche se io metto la mia crocetta o il mio si su un&#8217;area ben precisa della mia scheda elettorale, quello che succede dopo&#8230; avrebbe senso se io avessi messo  circa 150 crocette distribuite con una perfetta nuvola gaussiana a spettro grigio.<br />
Sono daccordo con Leonardo sul l&#8217;esito delirante&#8230;</p>
<p>Sul perche&#8217; la gente vota e chi ci potremmo arrovellare per sempre, ma secondo me un punto di vista semi-definitivo lo da Rapaille sui codici comportamentali &#8220;rettiliani&#8221;. Concordo pienamente. Sul mio blog sono riportate due lunghe interviste in cui espone i fondamenti dei suoi studi sui codici comportamentali che sono indipendenti da cio&#8217; di cui si dicute, sia esso un prodotto da acquistare, un politico da votare o un investimento da fare. Le scelte sono irrazionali (vedi studi di Twersky e Kaneman, citati anche da Rapaille) e dettate da istinti molto simili a quelli che decidono i comportamenti dei rettili che vivono in piccoli branchi, come le iguane e varani. Poi da cause semplici si possono propagare comportamenti assai complessi, ma la chiave di lettura e&#8217; relativamente semplice.
</p>
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				</item>
	<item>
		<title>by: L.Baggiani</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/per-una-volta-che-fassino-laveva-detta-giusta/leo#comment-2984</link>
		<pubDate>Wed, 04 Jul 2007 07:10:02 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/per-una-volta-che-fassino-laveva-detta-giusta/leo#comment-2984</guid>
					<description>sul fatto che il bene politica non sia frazionabile, considerata la presenza di così tanti partitini che alla fine riescono a prendere una fettina del potere e quindi dei fondi di Stato, ho qualche dubbio pratico almeno parlando dell'Italia.

In realtà il tuo ragionamento non mi convince su un punto: anche al votante non dovrebbe interessare la quota di mercato del proprio partito, nel senso che non dovrebbe essere un elemento discriminante della propria decisione di voto, ma dovrebbe interessare solo a posteriori per vedere se la propria decisione di acquisto si è realizzata e quindi se il bene richiesto fornirà il servizio. Se invece mi dici che la grandezza del partito è uan variabile decisionale del voto (di quanta parte della totalità però?) si torna al fatto che il voto non ha nulla a che fare con la qualità del politico/partito scelto.

Se le motivazioni al voto sono così anti-economiche, il risultato non può che essere un delirio teatrale, concordo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>sul fatto che il bene politica non sia frazionabile, considerata la presenza di così tanti partitini che alla fine riescono a prendere una fettina del potere e quindi dei fondi di Stato, ho qualche dubbio pratico almeno parlando dell&#8217;Italia.</p>
<p>In realtà il tuo ragionamento non mi convince su un punto: anche al votante non dovrebbe interessare la quota di mercato del proprio partito, nel senso che non dovrebbe essere un elemento discriminante della propria decisione di voto, ma dovrebbe interessare solo a posteriori per vedere se la propria decisione di acquisto si è realizzata e quindi se il bene richiesto fornirà il servizio. Se invece mi dici che la grandezza del partito è uan variabile decisionale del voto (di quanta parte della totalità però?) si torna al fatto che il voto non ha nulla a che fare con la qualità del politico/partito scelto.</p>
<p>Se le motivazioni al voto sono così anti-economiche, il risultato non può che essere un delirio teatrale, concordo.
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>by: Libertyfirst</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/per-una-volta-che-fassino-laveva-detta-giusta/leo#comment-2970</link>
		<pubDate>Tue, 03 Jul 2007 15:13:46 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/per-una-volta-che-fassino-laveva-detta-giusta/leo#comment-2970</guid>
					<description>Il voto è diverso dalla domanda di mercato in un aspetto importante: la domanda di mercato riguarda me direttamente, e solo in seconda battuta gli altri. Nessuno è interessato alla quota di mercato del suo consumo di jeans: si veste comprandone due l'anno in un mercato da un miliardo di capi. Lo stesso non vale in politica: lì o si vince o si perde, non c'è nicchia che tenga, la domanda è "sì o no?" e una risposta deve fittare a tutti perchè imposta.

Per un consumatore non cambia nulla, se non prezzi, tecniche di produzione, o altro, se il suo consumo vale un milionesimo o un miliardesimo del totale, perchè consuma una sua frazione del totale. Il bene "politica" non è frazionabile.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il voto è diverso dalla domanda di mercato in un aspetto importante: la domanda di mercato riguarda me direttamente, e solo in seconda battuta gli altri. Nessuno è interessato alla quota di mercato del suo consumo di jeans: si veste comprandone due l&#8217;anno in un mercato da un miliardo di capi. Lo stesso non vale in politica: lì o si vince o si perde, non c&#8217;è nicchia che tenga, la domanda è &#8220;sì o no?&#8221; e una risposta deve fittare a tutti perchè imposta.</p>
<p>Per un consumatore non cambia nulla, se non prezzi, tecniche di produzione, o altro, se il suo consumo vale un milionesimo o un miliardesimo del totale, perchè consuma una sua frazione del totale. Il bene &#8220;politica&#8221; non è frazionabile.
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>by: Il politico come echinoderma &#171; Working Ideas</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/per-una-volta-che-fassino-laveva-detta-giusta/leo#comment-2968</link>
		<pubDate>Tue, 03 Jul 2007 09:32:01 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/per-una-volta-che-fassino-laveva-detta-giusta/leo#comment-2968</guid>
					<description>[...] Posto un mio commento da qui [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Posto un mio commento da qui [&#8230;]
</p>
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				</item>
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