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Perché Monti È come Bernanke

July 6th, 2012 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Il vertice europeo su come ristrutturare il governo bancario fiscale e monetario della UE ha fatto delle scelte, decidendo in particolare un sostegno via ESM ai tassi sui titoli degli Stati in rientro su deficit e debito pubblico (qui più in dettaglio), facendo (apparentemente) seguito all’insistenza del Premier Monti nel chiedere che l’EFSF (la cui attività sarebbe confluita nell’EMS) dovesse venir usato per “premiare” i Paesi che stavano intraprendendo un percorso di risanamento dei propri conti.

Zingales (ilSole24Ore, 21/6) ci dice che trenta anni fa Monti sarebbe stato di avviso del tutto diverso.

 

Nell’83, ricorda Zingales, Monti insegnava che obbligare le banche a detenere titoli di Stato in certe proporzioni era controproducente: obbligando all’espressione di una certa domanda di titoli, se ne teneva il tasso artificialmente basso e si eliminava quindi la pressione politica alla riduzione del debito pubblico. Questo rientra perfettamente nel concetto di disciplina del mercato (qui qui e  qui) per cui le ondate di vendita sui titoli con le conseguenti spinte sui tassi sarebbero state la forte punizione per l’indisciplina fiscale, ed anzi la sola minaccia di tale punizione avrebbe spinto al controllo preventivo dei conti. Ma noi sappiamo che appena il meccanismo ha cominciato a funzionare – con forza e tempistica perfette, se ricordate quando già a ottobre 2008 l’euribor3mesi prese la via oltre il 5% – la politica ha cominciato a premere sulla BCE perché annullasse l’operato del mercato e da allora niente è più cambiato, quindi prendiamoci poco in giro: se i governi hanno continuato a creare debito – dal 2008 al 2012 il debito pubblico italiano è cresciuto del 17%, quando dal 2001 al 2008 era già cresciuto del 22% – la colpa è anche dell’aver manipolato il mercato e tarpato i suoi stimoli (migliaia di miliardi di euro stampati all’occasione ci regalano oggi un euribor3mesi sotto allo 0,7% senza alcun senso). La moral suasion sulle banche alimentate dalla BCE, quando non direttamente gli interventi della Banca Centrale, permettono che ancora oggi i tassi sul debito italiano non partano verso più consono livelli a due cifre, il che “costringe” a fughe sui titoli tedeschi il cui decennale fatica a tenere quota 1,5% e riduce quasi a zero gli stimoli politici alla gestione disciplinata dei conti pubblici.

Alla fine si è convenuto, con tutti gli annacquamenti del caso, a concedere altra moneta stampata ad hoc ma dietro vincoli e sanzioni politico-fiscali; in questo ambito Monti voleva ancora di più, cioè denaro europeo svincolato, soldi direttamente in forma di acquisto di titoli di Stato sulla scorta dei soli “impegni presi” (cioè: un po’ di tasse in più, piani di elasticità del mercato del lavoro solo privato, promesse vaghe di spending review minimali)… Monti cioè voleva proprio quello contro cui si schierava trenta anni fa: un mercato dei titoli di Stato “gestito” che impedisse al libero mercato di segnalare le tensioni.

La vicenda è molto simile a quella di Bernanke riportata nel 2007 su IHC (qui). In quel caso Berny aveva lavorato per dimostrare che manipolare la struttura dei tassi, con l’intenzione di manipolare le aspettative, sarebbe stato controproducente perché avrebbe tolto la convenienza agli operatori di svolgere proprie analisi sui livelli corretti rendendo così la struttura dei tassi del tutto arbitraria e come tale foriera di disastri economici. Sappiamo che oltre alle varie manipolazioni quantitative, la Fed è impegnata anche a manipolare la pendenza della curva dei tassi (il Twist, recentemente rinnovato) nei fatti spostando artificialmente la domanda dei titoli sulle varie scadenze ed imponendo nei fatti una serie di target sui rendimenti statali.

 

Perché questa discrasia tra il professato e il realizzato? Va detto che un discorso è parlare “da fuori”, un altro è parlare da dentro la struttura economico-politica quindi dovendo rispondere prima di tutto allo Stato (Parlamento e strutture burocratico-politiche) che in fin della fiera è chi ti nomina e comanda finanziariamente la tua istituzione: quando sei nel ruolo di chi deve tenere a galla la barca difficilmente puoi dire “ci meritiamo queste difficoltà, ora dobbiamo tagliare lo Stato”, sarai costretto a fare il possibile perché la baracca tiri avanti più o meno così come te la sei trovata. Non sei realisticamente assunto per creare il miglior Governo (fiscale o monetario) possibile, ma per gestire (e salvare) l’esistente.

Non è un fatto di essere stati “corrotti”, come a volte si dice. Non è esattamente come volersi proporre al ruolo di Governatore o Primo Ministro proponendo ufficialmente una certa visione del mondo ma essendo in realtà pronti a firmare un compromesso pur di aver quella poltrona; è proprio un problema di venir chiamati a svolgere un certo ruolo, e trovarsi nell’impossibilità comunque di prendere qualsiasi strada diversa. L’unico modo per evitare di entrare in questo gioco è starne fuori; restando fuori si ottiene sì la libertà di sparare come più si vuole, ma si evita di mostrare il proprio comprotamento all’atto pratico, ammesso e non concesso che l’accesso a certe posizioni sia possibile enunciando fin dal principio, ad esempio, che sarebbe meglio che le Banche Centrali chiudessero o che lo Stato fosse neppure la metà di quello attuale. Su quest’ultimo punto si entra nel discorso di dover distinguere meglio quali siano gli obiettivi “ideali” e quali mosse concrete si propongono per arrivarvi, ché partendo da subito enunciando “morte allo Stato” sicuramente chiude diverse porte (ed evita di finire in imbarazzanti situazioni).

 

Il problema principale è comunque la natura dello Stato, in particolare degli Stati moderni. Si tratta di macchine che vivono di spesa, che probabilmente hanno difficoltà a vivere anche a parità di spesa ed hanno bisogno di un certo tasso continuo di espansione per preservare gli equilibri di potere. Chiunque entri in questo ingranaggio non può sottrarsi all’atto pratico dal dover partecipare alla vita della macchina pubblica, quindi sarà chiamato a intervenire secondo le proprie capacità lungo la linea della preservazione dell’esistente. Non potendo far nulla sulle dimensioni della macchina, non resta che trovare un modo perché non crolli (lo stipendio è lo stipendio).

Credo che Bernanke fosse sincero quando parlava contro le manipolazioni sui tassi, e allo stesso modo lo fosse Monti. Entrati nella macchina statale sono chiamati a fare “un certo” lavoro – tra l’altro, in caso di loro inadempienza, verrebbero semplicemente sostituiti – perché questo è quanto chiede il loro “datore di lavoro” in cambio dello stipendio; lo Stato non chiede niente di intellettualmente onesto ma solo servigi pro domo sua, come qualsiasi altro agente. E lo Stato può fare queste richieste perché è troppo potente, ed è potente perché il suo ambito di azione è troppo vasto sia nelle sfere personali che in quelle economiche, il che a sua volta comporta il dover gestire un problema finanziario molto grande… e le questioni pratiche da risolvere, con tutti i vincoli presenti, portano a prender posizioni che in condizioni “libere” si sarebbero aborrite.

Questo non “assolve” Monti, né Bernanke, né chiunque altro, ma semplicemente dice che la soluzione al problema statale non verrà mai dallo Stato stesso. Dovrebbe venir da pressioni esterne, mercato o popolazione che sia; con i controlli che esistono attualmente è difficile che questo si realizzi, salvo situazioni di stress o pressione veramente elevati e diffusi o un preventivo sfogo in forma di emigrazione (come in effetti sta sotterraneamente accadendo).

 

Finché abbiamo questo tipo di Stato non possiamo aspettarci coerenza di opinioni tra lo starne fuori e l’esservi coinvolti; senza arrivare a Monti, guardate le posizioni di pensionati pensionandi e salariati pubblici, e trovatemi chi all’atto pratico accetta di esser messo per strada in virtù del principio di verità che lo Stato è oggi insostenibile (magari dopo aver scritto su questo o quel blog che lo Stato fa schifo).

 


1 Response to “Perché Monti È come Bernanke”

  1. 1

    andrea Says

    Questo tipo di stato ipertrofico genera comportamenti irresponsabili perché è nemico della responsabilità cioè della libertà.

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