Perchè non sono Keynesiano
April 12th, 2007 by Admin
Primo punto: la distinzione tra breve e lungo periodo. A mio avviso è assolutamente inutile: anzitutto, perchè riesce difficile separare l’uno dall’altro; in secondo luogo, perchè la distinzione varia moltissimo da settore a settore. Vi sono attività (tipo l’agricoltura) dove facilmente si può individuare il breve periodo come l’anno solare; altre (cantieri navali, rete ferroviaria) dove il breve periodo poi tanto "breve" non è (può durare anni); altre ancora dove può durare molto poco (settore finanziario; distribuzione). Spesso, il breve periodo può essere legato a specifiche scelte aziendali: un vettore aereo può considerare breve periodo poche settimane, se ha i velivoli in leasing, o alcuni mesi, se invece ne è proprietario.
Adottare la durata media del breve periodo nell’economia come riferimento, mi pare parecchio pericoloso.
In secondo luogo, non condivido l’idea di guardare solo al breve periodo, e apportare i correttivi necessari di volta in volta. Per come la vedo io, i sistemi economici sono tendenzialmente intrinsecamente destinati a fluttuare, sia perchè gli shock muovono il sistema continuamente fuori dall’equilibrio, sia perchè gli shock spostano continuamente l’equilibrio stesso. Di conseguenza, qualsiasi tentativo di portare il sistema alla stabilità incontra immediatamente due problemi: individuare l’equilibrio, e il posizionamento del sistema rispetto all’equilibrio.
Dunque si vorrebbe dare al governo il compito di gestire l’andamento dell’economia in un contesto simile?
Sommiamo la difficoltà di prevedere l’andamento economico con quella di determinare l’equilibrio (se esiste) e lo stato del sistema rispetto ad esso; gli incentivi distorti cui sono soggetti i policy-makers; l’incertezza sui lag temporali con cui le scelte compiute generano i propri effetti; l’imperfetta conoscenza delle reali dinamiche di un sistema economico: in questo contesto, vorremmo affidarci così fiduciosi alle mani dei governanti?
In più, vi è una ulteriore critica: per quale ragione il governo dovrebbe essere meglio in grado dei cittadini di compiere le scelte economiche, guidando dunque il sistema dall’alto? Quale capacità superiore ha?
Non certo maggiore istruzione: i team di analisti sui mercati finanziari non sono certo inferiori in capacità e conoscenza ai funzionari del Ministero dell’Economia; nessuno meglio di un bravo imprenditore a contatto con la propria azienda conosce ciò che è meglio per sviluppare gli affari; e così via. Resta una unica soluzione: che per qualche ragione il governo goda di informazioni migliori dei cittadini: ma allora, perchè non limitarsi semplicemente a divulgare l’informazione?
Se non vale neanche questo, rimane l’eterno dilemma filosofico: il governo di pochi illuminati che guida il sistema economico, in virtù di doti di onestà, capacità ed altruismo tanto caro a Keynes, o la fiducia nella libera iniziativa dei singoli? Lo scenario politico mondiale dovrebbe indurre chiunque a ritenere che la prima soluzione sia totalmente impraticabile. Mi piace qui citare una affermazione del prof. Pinera, che ho avuto la fortuna di ascoltare in una conferenza, e che se ricordo bene era press’a poco così: con questo non voglio dire che affiderei ad una persona qualunque la gestione della politica monetaria, ma è vero che in generale nessuno meglio dell’individuo stesso sa cosa è meglio per sè.
L’intervento pubblico, poi, finisce spesso col produrre opere inutili (e l’Italia è piena di strade, stazioni, scuole costruite e mai utilizzate -a volte neanche finite- perchè inutili): d’altronde, questo non dovrebbe stupirci. Se il settore privato non realizza un’opera, è perchè non è redditizia: ma se non è redditizia, molto probabilmente è inutile.
Se lo stato (nelle persone che lo rappresentano) tenesse a mente questa semplice considerazione, limiterebbe di molto la propria attività, concentrandosi su interventi specifici, che per propria natura difficilmente possono essere percepiti come redditizi: ad esempio, istruzione, arte, cura dell’ambiente. Riesce infatti difficile pensare che lo stato possa così di frequente essere chiamato a realizzare opere utili che i privati non realizzano per un errore di percezione e valutazione.
Uno dei simboli dell’interventismo keynesiano è la famosa (o forse famigerata) curva di Phillips, secondo la quale sarebbe possibile aumentare la produzione e l’occupazione al costo di una maggiore inflazione. Trascurando tutte le considerazioni sull’esistenza o meno di tale curva (per le quali rimando alla Nobel lecture di Robert Lucas), ciò che mi ha sempre lasciato perplesso della curva di Phillips è che, tecnicamente parlando, non genera miglioramenti paretiani, in quanto ex post si hanno individui che stanno meglio ed altri che stanno peggio: è un trasferimento di risorse, una redistribuzione di reddito attuata mediante il canale dell’inflazione. E dunque in modo subdolo, essendo l’inflazione una specifica forma di tassazione che, unica tra le tante possibili, non necessita di una specifica legge per poter essere imposta.
Quell’inflation target che in molti vedono come un errore e un tecnicismo di economisti maniaci a cui non frega nulla del benessere dei cittadini, è invece per me un simbolo di onestà del governo: vincolandosi a perseguire un target costante del tasso di inflazione, il governo si lega le mani, negandosi la possibilità di ingannarmi drenando risorse dal mio salario reale a favore di altri. Dissentire con questo, significa sostenere l’idea che qualcuno meglio di me possa decidere quanto io debba guadagnare dal mio lavoro: argomentazione che io trovo assolutamente sbagliata. Essendo la politica monetaria sotto il controllo pubblico, ritengo che l’inflation target sia il male minore di cui essere vittime: l’alternativa di un governo discrezionale la ritengo ben più pericolosa dal punto di vista economico e disonesta dal punto di vista etico.

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L.Baggiani Says
Ben poco da eccepire sull’intera analisi di Mattia.
Ritengo però che la tua posizione sulla politica monetaria e sull’inflation target abbia dimenticato il fatto che si tratta comunque di una forzatura proprio sulla bussola dell’individuo per le proprie scelte. Non so se spiegare qui per intero o scrivere un articolo come preferirebbe Jacopo, lascio scegliere a Mattia. E spero intanto nelle risposte di Tommaso (e altri che lui voglia coinvolgere).
Apr 12th, 2007 at 10:46 am
Lamiadestra Says
Ritengo difficile sia una gestione privata della moneta, sia un ritorno al gold standard; a questo punto, come ho scritto, mi pare che avere una regola vincolante (che in passato è stato per breve tempo un monetary target, ora un inflation target, domani chissà) sia preferibile che un governo totalmente discrezionale, dato che il controllo sulla moneta è in mani pubbliche. Insomma, meno libertà all’individuo, ma nessuna o quasi allo stato, che quanto meno non può usare la limitazione della mia libertà per fregarmi!
Sono molto curioso di leggere la tua posizione sulla questione “politica monetaria”, quindi, se ti va, sarebbe interessante leggere un tuo articolo.
Mattia
Apr 12th, 2007 at 11:33 am
libertyfirst Says
Concordo con queste critiche, anche se purtroppo mi manca la sistematicita’ di pensiero necessaria a fornire un quadro di critica piu’ affine ai miei gusti Austriaci e complementare all’articolo. Mi limito a due considerazioni, di cui una e’ stata toccata da Leonardo.
1. Sotto le ipotesi che la politica monetaria tenga d’occhio l’inflazione, e che ci sia un aumento della produttivita’ “esogeno” (internet, catena di montaggio), si avra’ che la politica monetaria reagisce espansivamente agli effetti deflazionistici del progresso tecnologico. Se si suppone, come faccio io (tanto per non indulgere in block quoting e cult of personality di Mises), che l’espansione creditizia sia foriera di distorsioini e cicli economici, l’inflation targeting genera instabilita’ economica. Esattamente come la fissazione fisheriana per la stabilita’ dei prezzi negli anni ‘20 ha impedito di vedere cio’ che gli Austriaci vedevano benissimo: che prima o poi ci sarebbe stata una recessione. Quello che c’e’ stato dopo va molto oltre la teoria del ciclo, ma non avrebbe dovuto lasciare nessuno a bocca aperta…
2. Interessantissima la storia del breve e del lungo periodo, ma l’esempio dell’aereo in leasing e’ incompleto. Dal punto di vista dell’azienda e’ un breve periodo, ma non dal punto di vista dell’economia in se’, visto che l’aereo sara’ stato prodotto per durare tot anni sia se venduto che se affittato. Tutto questo per ricordare che la produzione e’ un gioco ad incastro tra innumerevoli beni capitali eterogenei, indivisibili, con una struttura temporale variegata, il cui valore dipende da fenomeni di sostituibilita’ e complementarita’ col resto del sistema, e che ad esempio (ecco perche’ questo tecnicismo puo’ essere rilevante) l’esistenza di capacita’ produttiva inutilizzata puo’ indicare non la carenza di domanda, ma la carenza di beni produttivi complementari, cioe’ quello che viene chiamato malinvestment. Nessuno si sogna di pensare che sia non ottimale non coltivare l’Antartide, quindi ritengo che nel sistema keynesiano la capacita’ inutilizzata giochi un ruolo eccessivo… si tratta del naturale risultato di precdenti errori che, per Mises, sono indotti dalle passate politiche monetarie, e che permangono per lunghi periodi di tempo in base a quanto detto sulla struttura della produzione. Se c’e’ una cosa che puo’ fare la politica monetaria o i piani di lavori forzati e’ nascondere questa evidenza e illudersi di aver trovato la via della prosperita’ drogandosi di umlaufsmittel*.
Quando si ha un martello, tutti i problemi sono chiodi, e quindi, sapendo solo di cose misesiane, questo e’ il massimo che posso dire… al solito, mi sembra difficile pensare di poter trascurare questi fattori nell’analisi, ma non chiedetemi una formulazione matematica: non posso riuscire ove Hayek, Neumann, Hicks, Arrow, Debreu o chi per loro hanno fallito.
* Pericolosa droga sintetica creata dal sistema bancario attraverso la riserva frazionaria, il cui scopo e’ garantire alle imprese i mezzi di pagamento necessari per tenere in piedi piani di produzione che presuppongono una quantita’ di risparmi reali che nessuno e’ disposto a fornire. Tra gli spacciatori italiani viene chiamata anche credito di circolazione.
Apr 12th, 2007 at 11:37 am
L.Baggiani Says
Direi che Liberty, nella sua infinita modestia che gli fa onore ma non gli rende giustizia, abbia già risposto per me; se vuoi, Mattia, posso cercare di esprimere la cosa più ampiamente sia da un punto di vista monetarista che austriaco (non keynesiano, perché polemicamente dico che per keynes i prezzi sono fissi quindi sarà Tommaso a aiutarci a inquadrare la questione).
L’idea della capacità inutilizzata come conseguenza di malinvestment è meravigliosa. Liberty, è tua o da dove l’hai presa?
Apr 12th, 2007 at 11:53 am
libertyfirst Says
E’ una conseguenza diretta della teoria Austriaca del capitale. Ne parlo nel mio saggio di teoria “monetaria” del capitale che sto scrivendo, ma sto a pagina 42 e ancora in alto mare, quindi mi serve almeno un altro mese per finirlo.
Originariamente gli Austriaci (pre Mises) hanno supposto piena utilizzazione delle risorse, ma questa ipotesi non e’ affatto necessaria. Note sulla possibilita’ che esistano beni capitali submarginali si trovano, mi sembra di ricordare, in Mises, Hayek e Huerta de Soto, ma non ne sono sicuro: quando leggo filtro tutto il superfluo e inserisco nel mio sistema, e tra le cose che reputo superflue ci sono purtroppo pure i riferimenti bibliografici… sono un pessimo scrittore di paperi.
Sono relativamente sicuro che il punto era sempre rimasto solo implicito in moltissime trattazioni. L’Economia Austriaca e’ una gnosi… uno la legge e la ritiene ovvia, ci pensa e gli vengono i dubbi, ci ripensa e ha le illuminazioni… secondo me il problema e’ che non esistono manuali di Economia Austriaca che abbiano come scopo lo spiegare la teoria agli studenti, invece del semplice riferire ad altri esperti, come accade con i trattati, i paper e i saggi.
Tra i trattati stile Human Action e i saggi introduttivi come Economics for Real People c’e’ un buco che andrebbe riempito da un bel manuale universitario… quando saro’ grande lo scrivero’ io.
Apr 12th, 2007 at 1:43 pm
libertyfirst Says
Conosco diversi competenti economisti che parlano bene del gold standard ma lo reputano irrealizzabile. Solo che non mi hanno mai spiegato perche’. Quello che ci e’ andato piu’ vicino a farmelo capire comunque propendeva per una privatizzazione hayekiana. Io non mi sono fatto un’idea chiara. Ho letto qualcosa ma ho molto da leggere. Tempo fa scrissi una nota sul fatto che Martino lodava Friedman per aver distrutto il gold standard, e chiedevo lumi su cosa potesse significare. L’ho trovata e copio e incollo.
Non mi e’ chiaro cosa volesse dire Martino (in “Milton
Friedman: una biografia intellettuale”) quando afferma
piu’ o meno che il gold standard e’ incompatibile col
libero mercato.
Probabilmente intendeva dire che gli stati avrebbero
continuato a regolamentare il commercio estero e i
mercati finanziari internazionali per mettere
d’accordo le politiche social-militari (finanziate a
debito e inflazione) e la politica monetaria (finche’
era ancorata all’oro).
Bisognava scegliere di eliminare una di queste tre
cose: (A) moneta non in totale controllo della classe
politica; (B) commercio internazionale e mercati
finanziari liberi; (C) welfare/warfare state.
Martino e Friedman vogliono farci credere che
eliminare il primo per salvare il secondo e’ stato un
passo avanti per la liberta’?
Apr 12th, 2007 at 1:53 pm
Tommaso Sardelli Says
Salve a tutti, eccomi a “gustarvi la festa”. Vorre replicare velocemente.
L’amico Mattia sostiene: ” Dunque si vorrebbe dare al governo il compito di gestire l’andamento dell’economia in un contesto simile?”
Governo o ente ad hoc che sia, mi sembra che oggi la BCE operi proprio così: manovre monetarie per l’inflation targeting, con tutti gli annessi e connessi da te citati che teoria e esperienza illustrano.
Continua poi con “per quale ragione il governo dovrebbe essere meglio in grado dei cittadini di compiere le scelte economiche, guidando dunque il sistema dall’alto?”
Ma cosa c’entra poi mischiare l’operato del governo (ma tu ci vai a votare oppure non riconosci la legittimità di uno Stato?), con quello dei cittadini. I secondi devono agire con la massima libertà possibile.
Concludo con una domanda: preferisci perdere in un anno il 4% del potere di acquisto del tuo salario oppure non averlo proprio?
Apr 12th, 2007 at 3:23 pm
Tommaso Sardelli Says
Scusate ancora, metto della carne sul fuoco, magari per far nascere un articolo.
Rispetto al periodo ante euro e post, oltre all’effettivo contenimento del deficit spending, un costo del denaro notevolmente più basso, come si muove l’inflazione? Sapete bene poi che non si tratta di un indice squisaitamente quantitativo, ma di qualitativo ed arbitrario c’è molto, dalla scelta degli in/out dal paniere, dalle rilevazioni che dal Sud al Nord conducono a numeri molto ma molto differenti…
Apr 12th, 2007 at 3:29 pm
L.Baggiani Says
Carissimo Tommaso,
cerco di rispondere brevemente ai tuoi giusti appunti:
1) moltissimi che sono qui non difendono per nulla la BCE; mi curerò io di rispondere a Mattia per cose che credo avesse solo per il momento non ricordato, anche se le spiegazioni so che non soddisferanno te.
2) appunto correttissimo sulla legittimità del Governo; all’atto pratico permettimi di dubitare sul criterio con cui la gente va a votare e comunque del fatto che chi va in Parlamento cerca consensi di lobby e la cosa non necessariamente collima con l’assunzione di politiche responsabili.
3) Ripeto come già al tempo: lo Stato non crea lavoro, e il commercio di inflazione contro lavoro non esiste, e se esiste ha le sembianze di una “fregatura”. Il perdurare di questo gioco crea inflazionomia.
4) Il dato ufficiale del CPI è palesemente distorto dalle revisioni quasi mensili del paniere, e lo sappiamo tutti, altro motivo per cui gli indicatori nella pratica non sono affidabili di per sé figuriamoci come guida per lo Stato. In ogni caso la spesa italiana post-euro si è ridotta solo per la componente interessi, e comunque il debito, se vogliamo metterla su questo piano, sta ancora salendo.
Apr 12th, 2007 at 3:51 pm
L.Baggiani Says
Liberty:
questa posizione monetarista in realtà mi è poco conosciuta, però posso dire che siccome il goldstandard si fonda solo sulla buona fede delle BC e in particolare della FED a stare ai patti e non emettere più carta di quanto oro ci sia in giro, e non essendovi veri strumenti di enforcement, così come è stato nel passato la FED o chi altri avrà sempre modo di andare-nel-culo alle regole e comunque con il passare del tempo la tentazione si farà sempre più forte finché prima o poi il sistema verrà fatto cadere così come è stato.
e’ probabile poi, come hai detto tu, che se uno Stato decide di perdere autorità sulla propria moneta non sia disposto a perderla anche sul commercio, per cui di fatto le due cose non sono compatibili politicamente.
Apr 12th, 2007 at 3:57 pm
Lamiadestra Says
“preferisci perdere in un anno il 4% del potere di acquisto del tuo salario oppure non averlo proprio?”
Risposta provocatoria: secondo la Phillips curve, se perdo il 4% di potere d’acquisto vuol dire che già lavoravo; quindi, la risposta è: vorrei mantenere il lavoro che ho col potere di acquisto che avevo concordato di derivarne.
Ma al di là della provocazione, ritengo che non hai risposto alla questione se vogliamo “etica”: è giusto che al 55% dei cittadini (circa la % di italiani che lavorano) sia imposto di stare un pochino peggio per far stare meglio sì e no il 2%?
A me non piacerebbe sapere che ho un lavoro solo perchè tutti gli altri sono stati imbrogliati deliberatamente.
Ma soprattutto, chi decide chi e di quanto deve star peggio e chi e di quanto deve star meglio? Sottolineo di nuovo, la tassa da inflazione è figlia di nessuno, non deriva da una legge votata dal parlamento ma dall’aumento della moneta in circolazione: cosa facciamo, introduciamo l’elezione popolare del governatore della BCE? O deleghiamo la scelta a chi non deve render conto a nessuno?
La BCE, occupandosi esclusivamente di prezzi, inflazione e moneta, si occupa solo di variabili nominali; non agisce in alcun modo su variabili reali (o meglio, genera effetti anche reali ma solo in via indiretta). L’intervento governativo ha come obiettivo quello di incidere solamente e direttamente su variabili reali: Pil e occupazione in particolare. Concorderai che è qualcosa di ben diverso.
Ma cosa c’entra poi mischiare l’operato del governo, con quello dei cittadini. I secondi devono agire con la massima libertà possibile.
Ma se il governo interviene nell’economia, come è possibile che godano della massima libertà possibile? Se il governo attua (attingo dal tuo articolo) “politiche dei redditi”, “concertazione”, penalizzazioni fiscali contro le imprese che aumentano i prezzi, mi pare evidente che l’operato del governo si mischia, condiziona e limita il libero agire dei cittadini.
Una “richiesta” a Leonardo: se mai avrai voglia e tempo, scriveresti qualcosa su come, nel concreto, vorresti fosse gestita la politica monetaria?
So come la vorrebbe un keynesiano convinto: asservita al fine-tuning.
Un neo-keynesiano non troppo estremista adotterebbe una taylor-rule (semplifico per intenderci in maniera semplice) con un peso importante anche per l’output, seppur minore che per l’inflazione.
Un monetarista (ma credo anche un sostenitore della RBC) vorrebbe una regola di politica monetaria attenta unicamente alla stabilità monetaria e dei prezzi, con scarsa o nulla attenzione all’output.
Un austriaco come vorrebbe cambiare il sistema attuale, nel concreto?
Apr 12th, 2007 at 4:03 pm
L.Baggiani Says
Liberty:
credo tu sia in errore sulla valutazione della politica monetaria ottimale da parte di un monetarista, almeno per quanto ne so io. Darò risposta a te e a Mattia.
Gli austriaci si sono già espressi per un ritorno del Goldstandard (e una R.O. al 100%).
Apr 12th, 2007 at 5:03 pm
Jacopo Says
Sono convinto che nella posizione austriaca la riserva bancaria non debba per forza di cose essere obbligatoria. Si potrebbero configurare situazioni nelle quali le diverse monete emesse dalle banche si fanno concorrenza da loro. Monete che sarebbero confrontabili nel costo e nel rischio che rappresentano.
Ma lasciamo perdere la visione austriaca chè troppo estrema e ben poco realista e attuale.
LaMiaDestra:
mi pare che avere una regola vincolante (che in passato è stato per breve tempo un monetary target, ora un inflation target, domani chissà) sia preferibile che un governo totalmente discrezionale, dato che il controllo sulla moneta è in mani pubbliche.
Concordo con Tommaso quando dice che questa è bella e buona la situazione che abbiamo oggi con la ECB. Il passo in avanti rispetto al signorotto che spuntava le monete d’oro a suo piacimento è grande..
C’è più controllo, ma soprattutto questa cura si riversa sulla sanità delle politiche di bilancio nazionali. E’ in questi termini che, a mio avviso, l’unione europea e l’euro può essere ben vista anche da un liberale. Purtroppo i pregi si fermano qui.. o più precisamente si fermano nell’ambito strettamente monetario.
Ahimè l’Inflation Targeting non risolve certamente il problema ben più sistemico e strutturale dell’inflazione. Ed è lì che per forza di cose spunta l’unica risposta sensata… l’AE.
Apr 12th, 2007 at 5:13 pm
Jacopo Says
Ma tu ci vai a votare oppure non riconosci la legittimità di uno Stato?
Io vado a votare ma non riconosco la leggittimità dello stato. Per farlo mi dovrebbero far votare almeno due o tre volte al giorno non una volta ogni 5 anni.
ps. a spese di Giordano, PrC.
pps. Ieri bellissimo articolo su La Stampa (mettete da parte il pregiudizio contro il giornale, se c’è) sugli sprechi dello Stato. Tra le chicche più belle v’era la seguente:
fino al 1985 si è pagato una pensione-indennizzo ai nipoti dei morti nei moti per l’indipendenza del 1848. Un vitalizio di circa 30 euro al mese. Il giornalista attesta che costava più l’impiegato che teneva il registro genealogico che il vitalizio stesso.
Apr 12th, 2007 at 5:19 pm
Tommaso Sardelli Says
Buongiorno a tutti, il tema dell’inflazione e dello sviluppo mi sono molto cari.
Come suggerito da uno di voi, cercherò di sistematizzare il tutto in un nuovo articolo, stavolta però sarà di stampo “scientifico”. Cercherò di non essere troppo tecnico, ma per essere più credibile in certe argomentazioni, oltre alla logica e al buon senso, dovrò ricorrere a dati concreti e talvolta anche alla teoria. Impegni lavorativi permettendo, mi metterò all’opera per farvi avere un sintesi delle mie raccomandazioni.
Apr 13th, 2007 at 8:05 am
libertyfirst Says
Leonardo: sei stato cooptato Austriaco! Mo’ so’ cavoli tua…
Non esiste una sola posizione Austriaca, ma almeno due, diciamo anche tre, forse quattro, e se ci si mettono le varianti cinque o sei. Hayek, Rothbard e il giovane Mises avevano tre idee diverse in proposito.
Ieri avevo scritto un lungo sunto bibliografico, ma credo che ho fatto bene a non pubblicarlo. Oggi volevo impostare la questione in maniera piu’ concisa ma strutturata.
1. Ogni Austriaco ritiene la moneta non neutrale. Nel breve periodo sono tutti d’accordo, non serve essere Austriaci. Nel lungo periodo la non neutralita’ non e’ riconosciuta. Pero’, se la moneta nel breve termine ha effetti redistributivi e se ha effetti sugli investimenti, e se questi sono di lungo termine e l’equilibrio nella struttura produttiva richiede anni o decenni a parita’ di condizioni, la moneta deve essere non neutrale anche nel lungo termine.
2. La teoria del ciclo Austriaca considera un’espansione monetaria che avviene a livello di credito in grado di creare una struttura produttiva insostenibile che, al terminare dell’effetto stupefacente del credito deve collassare in una recessione, col formarsi di capacita’ inutilizzata che, nel caso del capitale, puo’ durare a lungo, mentre non e’ necessario che lo stesso valga per il lavoro, in quanto fattore non specifico di produzione.
3. Gli Austriaci ritengono che il livello dei prezzi sia ininfluente ai fini della dinamica economica (al di la’ della non neutralita’ della moneta). Del resto, se CPI e PPI variano assieme, il profitto da investimento non cambia.
4. A questo punto, una distinzione piu’ o meno netta si puo’ fare tra forme di moneta che non distorcono gli investimenti e forme di moneta che generano malinvestment. L’oro e in generale le monete-merci (riserva intera, moltiplicatore monetario unitario) sono considerati del primo tipo: sono non-neutrali ma non “polarizzati”; i depositi creati dal nulla sono invece considerati distorcenti; le forme di moneta creditizia (cambiali, accettazioni…) non mi e’ mai capitato di vederle analizzate in dettaglio, ma secondo me sono neutrali.
5. Da questo punto di vista, la posizione ortodossa e’ che la moneta e’ l’oro, per minimizzare le fluttuazioni economiche di tipo Austriaco (cioe’, quelle legate al ciclo degli investimenti e non a cattivi raccolti o altro). Oro che puo’ benissimo essere integrato con forme di pagamento differito per economizzarne l’uso. (il tardo Mises, Rothbard, De Soto)
6. Esiste la possibilita’ che un free banking (riserva frazionale senza sospensioni di pagamento, prestatori di ultima istanza e bailout vari) minimizzi l’espansione creditizia e non sia pericolosa per la stabilita’ economica. (il giovane Mises, Selgin, White)
7. Esiste la possibilita’ che la convertibilita’ sia fatta con un paniere scelto contrattualmente, spodestando l’oro. Cio’ e’ possibile sia con che senza riserve frazionarie. (Hayek, nel caso fiduciario; il caso a riserva intera credo di averlo inventato io in questo momento).
PS Del resto, la “prova” della neutralita’ di lungo termine nell’economia ortodossa e’ che la risposta impulsiva della politica monetaria sull’output e’ finita… ho una mezza idea che cio’ non riguardi la posizione Austriaca perche’ non considera la struttura produttiva. Attendere miei studi di econometria per maggiori dettagli.
Apr 13th, 2007 at 8:57 am
L.Baggiani Says
Cooptato una sega! Rimango un discepolo di Friedman, ma certo c’è molto dell’austriaco che mi interessa e per me funziona, e che certo devo imparare.
Apr 13th, 2007 at 9:39 am
L.Baggiani Says
Liberty sarai nei coautori involontari del mio prossimo spero a breve trattatello comparativo di politica monetaria ottimale.
Apr 13th, 2007 at 9:43 am
libertyfirst Says
Ottimo… coautorare involontariamente risparmia un sacco di fatica…
Apr 13th, 2007 at 2:46 pm