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Piccole Considerazioni non solo su Monti

December 14th, 2011 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

In una ventina di giorni il Governo Monti ha partorito una riforma delle pensioni e un inasprimento di alcune tasse e accise. Se questo è – come dovrebbe essere – solo un primo passo di un progetto più ampio associato all’urgenza di smontare subito un po’ di tensione sui rendimenti dei titoli di Stato, va bene così, ma adesso mi aspetterei un secondo e un terzo passo, e solo a posteriori mi sentirei di esprimere un giudizio sull’adeguatezza e sull’equità (concetto molto à la page) di questo Governo detto “di tecnici”.

Sinceramente non mi hanno colpito le misure adottate, quanto il fatto che un Governo italiano le abbia veramente prese (emendamenti a parte), e sono sinceramente sconcertato dalle reazioni dei politici, che spero in buona parte disgiunte dalle espressioni di voto parlamentare. Vorrei tanto che certe posizioni venissero punite alle prossime elezioni.

  

Io non mi considero un genio tanto meno un veggente, ma non mi aspettavo per il momento niente di troppo diverso. L’esecutivo, chiamato in una situazione di emergenza, ha in modo evidente pensato di far subito cassa (IMU, accise, IVA…) e sistemare un problema effettivo di previdenza sociale rendendola più sostenibile nel tempo con aggiunto un “sacrificio” di indicizzazione per un paio di anni. In tal modo, diciamo, si è anzitutto dato un segnale di serietà e decisione, di coscienza dei problemi, e si sono reperite risorse di emergenza evitando un avvitamento tra interessi e debito dal potenziale disastroso. Tutto è discutibile, ma per lo meno si sono toccati alcuni punti focali per le finanze pubbliche italiane: equilibrio temporale del welfare e discrepanza tra l’immagine reddituale e la realtà di spesa dei privati. Vedremo quali ulteriori passaggi delineeranno il quadro finale dell’Italia post-Monti, che andrà valutato fuori dalle ideologie ma con un occhio del tutto pragmatico.

Mi stupisce che da così tanta parte del mondo politico e sindacale “si caschi dal pero” e si minaccino varie forme di protesta: scusate lor signori, ma cosa vi aspettavate? Monti non è un messia che moltiplica pani e pensioni, è un politico messo lì a far quel che voi in ormai decine di anni vi siete rifiutati di fare (o avete prima fatto e poi smontato, come le precedenti riforme pensionistiche), e sinceramente questo vi toglie ogni dignità e autorevolezza ad esprimere una qualsiasi critica su neppure un mese di governo. Messo alle strette, non poteva fare che quel che ha fatto (anzi, l’aver fatto subito qualcosa sulle pensioni va oltre le mie attese). Giusto chiedere che venga messa mano anche alla spesa oltre che alle entrare, ma questo dovrebbe significare chiedere subito un “secondo tempo” e non porre una censura su quanto già fatto.

I nostri eroi della giustizia sociale (la cui inedia ci stava mandando al fallimento nonostante una ricchezza privata pari a otto volte il debito pubblico) sapevano benissimo cosa andava fatto, ed hanno evitato accuratamente di farlo, finché il problema è diventato troppo urgente, finché con una mossa al limite dei regolamenti il Presidente Napolitano (che il cielo ce lo conservi in forze) ha piantato in mezzo all’emiciclo un manipolo di uomini appunto per fare quel che si sapeva di dover fare. Il teatrino che stanno montando adesso, con le loro critiche di equità e proposte di emendamenti e “miglioramenti”, è veramente ignobile, e spero davvero che una volta tanto il voto politico li castighi come meritano.

La manovra è criticata dai geni politici dell’economia (quelli che in venti anni non hanno fatto nulla, lo ripeto) come “recessiva”, depressiva dei consumi e quindi negativa per la crescita. Sorpresa sorpresa! Ma questi credevano che Monti tirasse fuori soldi come dalla borsa di Mary Poppins? L’Italia, come tanti altri paesi, è in una crisi da sovra-spesa e sovra-debito, e la soluzione non può essere che una manovra “recessiva” perché ridurre il debito significa, appunto, spendere meno o raccogliere più tasse, e ridurre la spesa pubblica o alzare l’imposizione fiscale sono assolutamente manovre “recessive”. È come chiedere al medico di prescrivere uno sciroppo amaro e poi lamentarsi del fatto che lo sciroppo sia amaro.

 

L’Italia, intesa come entità fiscale, deve risistemare i conti, e non per un concorso di bellezza bensì per poter permettersi di offrire ancora qualcosa ai suoi cittadini. La stretta di cinghia è inevitabile. Certamente anche io avrei preferito da subito un taglio di certe spese piuttosto che un aumento di certe imposizioni fiscali che mi toccano direttamente, ma ho fiducia che a questo si arriverà in un secondo tempo per il semplice fatto che è politicamente più difficile aver a che fare con precise lobby invece che con un’indistinta massa di cittadini, ma anche che certi passaggi saranno comunque imprescindibili.

Una “stretta” è una stretta, e per definizione ha caratteri di “recessività”, ma ha lo stesso carattere di una “stretta” che qualunque debitore è costretto a fare per far fronte ad una mole eccessiva di impegni presi. Non c’è una volontà di deprimere il paese, ma la “recessività” è elemento naturale di un processo di rientro da fasi di spesa (cioè di standard di vita) troppo alti e insostenibili. Il confronto non andrebbe fatto con “come eravamo” ma con “come avremmo dovuto essere se non avessimo esagerato”, ed a quel punto la “recessività” si rivelerebbe come un “ritorno a quanto possiamo davvero permetterci” che è tanto meno quanto più si è goduto (tutti o parte) in precedenza; se il carico non sembra distribuito equamente dovremmo prendercela non con chi ha dovuto mettere in fretta e furia una pezza, Monti, bensì con chi in passato si è “mangiato” il futuro – oggi presente – degli altri, e con chi ha permesso questo – i politici di ieri e di oggi.

Questo “cascare dal pero”, lo stupirsi di una manovra “recessiva”, a me fa l’effetto di una presa di giro, e mi rattrista che chi si lamenta possa trovare gente concorde e disposta in futuro a votarli.

 

Ci si lamenta che non ci sia una “manovra per la crescita”. Anzitutto date tempo a questo Governo, e poi lor signori dicano cosa è per loro una “manovra per la crescita”; sanno benissimo che non si tratterà delle “manovre” in vecchio stile fatte di aiuti a questo e a quello, sanno benissimo che si tratterà casomai di ritirare qua e là la mano statale sia come fonte di spesa che come fonte di protezione e garanzia. Sono sicuro che ancora si lamenteranno, perché quella tal professione deve restare “chiusa”, perché quel tal settore deve ricevere altri contributi, perché togliere lo spenditore o il sovvenzionatore pubblico significa “deprimere l’economia”, perché il PIL scenderà… Ma non potrà essere diversamente, perché il PIL è una grandezza ingannevole che cresce tanto più quanto è grande il debito pubblico che se ne va in spesa e consumo ma non tiene conto della sostenibilità e della distruzione di ricchezza futura legata all’inefficienza, e non tiene conto delle condizioni di indebitamento che, dal 2007 ad oggi, sono radicalmente cambiate. In questo senso qualsiasi critica, sia quella odierna che quelle che mi aspetto prossimamente, è dettata da una miopia del tutto politica che fa gioco sulla miopia e sulla incomprensione dell’elettorato.

Da questo Governo non possiamo attenderci manovre o riforme “espansive” semplicemente perché non c’è alcuno spazio contabile. Possiamo solo sperare in riorganizzazioni che mostreranno gli effetti con il tempo. Ma i politici sono sempre gli stessi, e continuano a giocare sulla percezione del tempo (concetto da approfondire) illudendo che sia possibile fare qualcosa ed averne magici effetti risolutivi da un giorno all’altro… i politici, proprio coloro che in venti anni non hanno fatto niente e che sono stati per questo “scavalcati” da un esecutivo detto “tecnico” e che agisce quasi come un commissario esterno (in realtà è solo questa prospettiva che mi fa ben sperare in Monti).

 

In realtà non esiste niente che sia “espansivo”, e la realtà dei debiti pubblici crescenti in un occidente sempre più in crisi dovrebbe essere esaustivo della questione; esiste solo un concetto di sostenibilità nel tempo dell’operatività, e una percezione individuale del tempo che la politica dovrebbe riportare ai termini funzionali alla sostenibilità stessa invece di venir distorta in una gara a chi la spara più grossa per prendere voti. E nel problema del tempo deve entrare anche la concezione che “Roma non è stata fatta in un giorno”, quindi l’Esecutivo non poteva fare tutto quel che c’è da fare in tre settimane… Tratteniamoci dal dare troppi giudizi ed aspettiamo che il quadro sia completo.

 

Vorrei che tutti riflettessero su questo: se i politici “cascano dal pero” sono incoscienti o incompetenti e quindi inaffidabili, se fingono di “cascare dal pero” sono infidi e comunque inaffidabili. Chi non è d’accordo alzi la mano.


8 Responses to “Piccole Considerazioni non solo su Monti”

  1. 1

    maurizio callegari Says

    Concordo al 100%

  2. 2

    saldisaldi Says

    Ho capito che ormai sei diventato un paladino delle tasse!
    Anzichè mettere nuove tasse, vendere parte del patrimonio pubblico ? Chiudere province, piccoli comuni, comunità montane e tutta quella miriade di enti inutili anzi utili solo a foraggiare i parassiti che ci amministrano ?
    O no ?

  3. 3

    Leonardo, IHC Says

    Ciao pratese

    dé, ma almeno leggi: manca ancora tutta la parte di tagli di spesa!

  4. 4

    Adriano Meis Says

    Sono d’accordo e non alzo la mano. Anzi me la taglierò se, in futuro, mi venisse voglia di andare a votare.
    Forse non era possibile fare di più, ma rimane il fatto che in questa manovra il rapporto:(incremento tasse)/(decremento Spesa) è maggiore di uno. E ne soffro. E’ solo una prima fase? E va bene, ma ho molti dubbi che dopo questa batosta generalizzata ci sia un secondo tempo fatto di tagli alla spesa e di liberalizzazioni “per il semplice fatto che è politicamente più difficile aver a che fare con precise lobby invece che con un’indistinta massa di cittadini”.
    Veramente non si poteva fare diversamente? Perché non si è agito sulle dismissioni immobiliari pubbliche (come Oscar Giannino predica ognora su Radio24)? È solo un problema politico/ideologico o si voleva evitare un’ulteriore recessione del mercato immobiliare, con possibili ripercussioni anche sul sistema bancario, immettendo sul mercato una parte di quell’immenso patrimonio?

  5. 5

    Titti Says

    tuto giusto salvo il fatto che Monti abbia tirato fuori dal cilindro la miglior manovra di tagli possibile.
    Se siamo in emergenza e non si vuole o puó uscire dall’euro (e non mi dilungo sulle implicazione dell’una o l;altra scelta) si poteva fare tagli draconiani alla spesa improduttiva, anche con il rischio di essere populisti. Nessuno avrebbe aperto bocca se assieme al taglio delle pensioni si tagliavano le auto blu gli aerei blu gli uomini blu… papa para papa parappa…. ma il cielo é sempre piú blu!

  6. 6

    Leonardo, IHC Says

    @Adriano e Titti
    non siamo sciocchi nessuno, a me pare chiaro che la necessità di far votare il parlamento è un “ostacolo” a fare le cose per bene, e che il parlamento è un coacervo di lobby.
    Nel caso di Monti non si ragiona più – esattamente – di cosa è meglio fare per l’economia, ma si è nel campo della Scienza delle Finanze (“scienza” per modo di dire: Menger la classificava più come “arte”), il cui postulato principale è che se servono soldi si prendono anzitutto dove è più facile prenderli. Che questo non sia “giusto” per l’economia è chiaro, ma purtroppo è “giusto” per lo Stato come apparato fiscale dotato di potere coercitivo.

    Avete visto che macello alla camera solo sulla votazione di queste imposte… non mi immagino cosa succederà quando verranno messe al voto le cose serie che veramente toccano le lobby (e le avete dette: liberalizzazioni, vendite di asset… e tagli a certi benefit parlamentari che fanno poca cassa ma sono importanti come immagine). Comunque un “secondo tempo” ci sarà… ma sul risultato ormai dubito… c’è gente in parlamento che per non fare uno sgarbo alla costituency farebbe fallire il paese…

  7. 7

    Piero Says

    Vedete la Grecia, succederà anche in Itala se si continua in questo modo, le manovre di bilancio sono inutili per combattere la speculazione sul debito italiano, dobbiamo accettare tali spreed oppure uscire dall’euro se non interviene la bce con la monetizzazione del debito.
    Andiamo a votare con una nuova legge elettorale e facciamo scegliere la politica agli italiani e non a Napolitano e Monti.

  8. 8

    Leonardo, IHC Says

    to’, i BOT sono scesi di due punti…

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