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Piccole Nomenklature Crescono

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October 8th, 2009 by Leonardo

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di Silvano, IHC

 

La recente approvazione del trattato di Lisbona da parte dell’Irlanda rimette a posto uno dei tasselli mancanti verso la sua definitiva adozione a livello europeo. Gli ultimi ostacoli da superare sono il recalcitrante presidente ceco e la Polonia. E soprattutto il tempo. È importante che si arrivi alla ratifica ed alla sua entrata in vigore prima del maggio 2010, quando si terranno le elezioni britanniche. La quasi certa vittoria dei conservatori rischierebbe di richiamare alle urne gli inglesi per una consultazione popolare dall’esito altrettanto scontato. Una bocciatura da parte del Regno Unito affosserebbe il trattato, versione riciclata della già bocciata “Costituzione europea”. Ma invece, se tutto andrà liscio, nel 2010 la nuova Europa sarà fatta. Rimangono da fare gli europei, parafrasando Massimo D’Azeglio; ma questo è un dettaglio secondario.

 

Stiamo procedendo a tutta barra verso l’URSE: l’Unione delle Repubbliche Socialiste Europee. Il processo di inclusione e cooptazione degli stati membri, la limitazione delle sovranità nazionali, la creazione di centri decisionali sempre più lontani dai supposti cittadini rappresentandi è un interessante fenomeno politico che comincia nella seconda metà del secolo scorso.

È indubbio che dopo la seconda guerra mondiale vi sia stata una spinta anche entusiastica a tentare di costruire una sorta di federazione europea affinché non si ripetessero errori e tragedie che hanno caratterizzato il secolo scorso, e del resto in piena guerra fredda le motivazioni per sognare “un mondo migliore” non mancavano.

Con il tempo i sogni lasciano spazio alla realtà, le spinte ideali cominciano a venire meno, i dubbi affiorano, ma i burocrati avanzano. È un progetto senza precedenti: per la prima volta si persegue un obiettivo di lungo periodo di totale detronizzazione delle sovranità e delle rappresentanze popolari in modo non violento. Lo spossessamento del potere, da una pluralità di centri decisionali verso un’unica struttura centrale tendenzialmente sempre più autoreferente avviene in modo lento e subliminale. La metodologia è quella della goccia d’acqua che pian piano scava la roccia. Sotto il profilo giuridico viene rispettata la forma democratica, svuotata però sempre di più di ogni significato: si prediligono accordi (come quello di Lisbona) che necessitano del minor numero di ratifiche popolari possibili, si ungono i candidati all’ingresso dell’unione con generosi fondi e programmi di convergenza, si reiterano i referendum fino all’ottenimento del risultato desiderato (dopo la prima consultazione in Irlanda, quella dove i no avevano prevalso, il primo ministro è stato richiamato all’ordine da Bruxelles e si è dovuto scusare in nome del proprio paese – un po’ come quando Mosca richiamava all’ordine i segretari dei partiti comunisti degli stati satellite).

 

Il parlamento europeo, coi i pochi poteri e l’opacità che lo caratterizzano assomiglia a un Soviet delle nazioni, privo di una effettiva capacità di controllo e con un esiguo livello di rappresentanza (testimoniato dalla scarsissima affluenza alle urne). I poteri sulle più disparate competenze (in aumento progressivo) sono in mano ai “kommissari” e all’insieme di lobbisti e apparatčik sparsi tra Bruxelles e Strasburgo. Grazie al trattato di Lisbona avremo un “ministro degli esteri europeo” (le cui dichiarazioni in caso di interessi nazionali conflittuali saranno seguite da 27 distinguo) e, ciliegina sulla torta, un non eletto presidente a capo del nuovo politburo. Al momento Tony Blair, personaggio che suscita un entusiasmo popolare inferiore a quello di Andropov, ma pur sempre superiore a quello di Breznev, è il principale candidato a ricoprire la carica. Con entrambe gli ex colleghi russi (specie con Breznev), e con un demodé ex presidente (ed ex alcolista) americano, condivide un’idiota gestione delle “faccende” afgane. Miracoli dell’eterogenesi dei fini.

 

Infine, per la gioia dei complottisti tutti, il nuovo trattato lascia la porta aperta all’applicazione della pena di morte a fronte di sentenza di tribunale ed in caso di sommossa.

L’arcano è stato scoperto dal tedesco Karl Albrecht Schachtschneider, ordinario di diritto all’Università di Erlangen, il quale con teutonica precisione ha provveduto al consolidamento dei vari rimandi e combinati disposti presenti nel testo. Questo poiché, in fatto di tutela dei diritti dell’individuo, il trattato di Lisbona sancisce la priorità del CEDU (Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali) sui testi concorrenti. A dispetto del nome altisonante il CEDU prevede che gli stati membri possano avere ordinamenti giuridici in un cui si contempla la pena di morte.

Dubito che si tratti di un volontario e surrettizio tentativo di reintrodurre la pena capitale per i sobillatori della Novaja Evropa; in fondo il CEDU è del 1950 e all’epoca alcuni ordinamenti nazionali prevedevano la pena capitale. Credo che i c.d. “complottisti” sbaglino; tuttavia non posso non ammettere che l’eurocrazia fa di tutto per dar loro ragione. Il CEDU è stato emendato con ben tredici protocolli dal 1950 ad ora. Il trattato di Lisbona è a sua volta il figliastro della abortita costituzione europea. Ed in un arco di tempo in cui l’Unione Europea non ha mancato di normare nemmeno la circonferenza dei pomodori, tale lacuna in fatto di diritti fondamentali può essere qualificato quantomeno come una grave negligenza.

Per il momento, a questa nomenklatura inefficiente propenderei a concedere il “beneficio della negligenza”.

 

E poi si lamentano se esistono gli euroscettici….

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24 Responses to “Piccole Nomenklature Crescono ”

  1. 1

    Leonardo, IHC Says

    OK
    se mi ri-hackerano il sito so a chi dar la colpa…

  2. 2

    Leonardo, IHC Says

    Io sono piuttosto d’accordo sull’interpretazione socialisticizzante dell’unione. D’altra parte è coerente con il suo uso a fine di moderazione dei contrasti infra-europei (ogni vent’anni i crucchi si svegliavano e dicevano “via, oggi si stempiano du’ francesi” e gli inglesi sono stati permanentemente a far casino sul suolo francese senza mai per altro risolvere nulla), perché se siamo in un sistema socialista, dove si socializzano le perdite, si sta ben attenti a creare nuove perdite per scaricarsele l’un l’altro e si arriva a un equilibrio di “cooperazione” dove nessuno fa guerra a nessuno.

    Il parlamento europeo, quando è nato, valeva ancora meno di oggi (per lo meno oggi su alcune materie c’è un processo co-decisionale con il Consiglio); che non sia legittimato per la scarsa affluenza però, se permetti, non è colpa della UE, quanto della gente comune (che è torda) e magari anche dei Governi locali che non ammettono certo chiaramente che ormai sono più passa-carte o lobby che centri decisionali.

    E comunque di questa leggittimazione non frega tanto agli euroburocrati, perché la legittimazione arriva loro dalla semplice partecipazione degli Stati, che dentro di loro si risolveranno (magari ignorandolo) il problema della loro prima legittimazzazione popolare… E hanno ragione gli euroburacrati per certi versi, perché finché io italiano non avrò il potere di votare in un parlamento europeo un candidato belga o polacco, la politica europea non sarà democratica nel senso di partecipata dalla popolazione europea, ma solo una sovrastruttura di Governi in quanto tali costruita per i Governi stessi.

    Sulla pena di morte, io spero solo che siano dei pasticcioni.

  3. 3

    silvano Says

    Secondo me proponi una visione della pacificazione del continente europeo riduttiva. Al termine della seconda guerra mondiale l’Europa è stata divisa in due dagli Usa e dall’Urss. Entrambe le superpotenze avevano basi militari nei paesi loro alleati e satelliti. Entrambe avevano interesse che i loro alleati/controllati non confliggessero tra di loro. E questo non è avvenuto. La Germania è stata divisa in due, l’Italia privata di alcuni territori a vantaggio della Jugoslavia, i paesi baltici sono stati inglobati, la Polonia spostata, la Germania Orientale ridotta, cechi e slovacchi hanno convissuto appiccicati senza sussulti interni. Le rivolte di Budapest e Praga erano eminentemente antisovietiche, ma sotto il profilo delle nazionalità nessuno scontro è avvenuto all’interno del Patto di Varsavia. I cechi non hanno sparato agli slovacchi, i tedeschi dell’est non hanno avviato contese sulla Prussia con la Polonia. Del resto fino agli anni 80 l’Ue comprendeva un numero ridotto di stati (non c’erano neanche Spagna, Portogallo e Regno Unito), non per questo all’esterno della Ue si sono avuti scontri. Questo semplicemente perchè l’Europa era divisa in due zone d’influenza, propaggini di imperi contrapposti. Immaginare un conflitto tra la Francia e la Germania Ovest dopo il 1945 sarebbe stato come immaginare un complitto tra la Somalia e l’Etiopia nel 1937, quando entrambe erano colonie italiane.

  4. 4

    silvano Says

    Questo perchè gli imperi per perdurare hanno la necessità di smussare e ridurre il tasso interno di conflittualità. E’ stato così in passato per l’impero asburgico, per quello ottomano, per il Commonwealth, per il Sacro Romano Impero e indietro fino all’impero romano.

    La socializzazione delle perdite come deterrente non la concepisco, casomai incentiva politiche del tipo beggar thy neighbout.

    Sostenere che il Parlamento europeo sia poco rappresentativo perchè la gente beota non va a votarlo significa azzerare la valenza dell’astensione, specie quando questa raggiunge cifre nell’ordine del 60-70% del corpo elettorale. E’ come se ti regalassi un trattore cingolato, ti imponessi di pagare il bollo e mantenerlo e ti dessi anche dello scemo perchè non lo usi, senza pormi la domanda se te ne freghi o meno di arare la terra. Tra l’altro è possibile candidarsi in altri paesi. Giulietto Chiesa si è candidato in Estonia (o in un altro paese baltico, posso sbagliarmi) per rappresentare la minoranza russofona; ci sono anche altri esempi ma non mi dilungo su questo. In realtà l’interesse verso questa costruzione europea, soprattutto nei paesi di recente entrata, è estremamente scarso. E per quanto si possa scrivere, far votare ai parlamenti ciò che gli elettori hanno bocciato è un procedimento bolscevico e fascistoide. Sarebbe più onesto e trasparente un golpe.

  5. 5

    prometeo Says

    Sono fondamentalmente daccordo con Silvano, soprattutto sulla valenza dell’astensione. Come dicevo qui: http://workingideas.wordpress.com/2007/07/03/il-politico-come-echinoderma/

    In realtà, la democrazia è il governo della minoranza. L’obbiettivo della politica è quello di crescere una maggioranza inerte, non di convincere una minoranza attiva. Anche in una pseudo-repubblica, come quella Italiana, dove inspiegabilmente, vota ancora l’80% dei “proles”, in realtà, il governo agisce sempre in nome e per conto di una minoranza.

    Il calcolo è facile e qui su IHC l’ho fatto varie volte, il corpo elettorale è di circa 40 milioni, che sono il 60% della popolazione, l’80% del 60% è il 48% della popolazione, gli “schieramenti” nelle pseudo-democrazine dell’alternanza (il vero nome dovrebbe essere dittature partitiche diarchiche) sono due, e chi vince lo fa con il 51%, e chi perde, col 49%. Quindi chi poi governa, lo fa in nome del 51% del 48% della popolazione, che fa il 24%. E cioè… una ristretta minoranza.

    Quindi la democrazia è SEMPRE il governo della minoranza.

    Nella UE, dove GIUSTAMENTE vota solo il 40% dei sudditi, chi governa lo dovrebbe fare con il 51% del 40% del 60% della popolazione, cioè col 12% dei consensi…

    Davvero pensate che si possa governare una Nazione col 12% dei consensi?

    La democrazia esiste in virtù del restante 88%!

    Cioè… la democrazia è il governo della maggioranza, ma… non gli interessi della maggioranza, perchè il governo è legittimato dalla minoranza.

    Il governo opera in virtù degli interessi di una ristretta minoranza a scapito della maggioranza. Ma non per sbaglio, o per caso, ma per necessità in senso meccanico, cioè, che non potrebbe essere altrimenti, perchè la maggioranza in democrazia è inesprimibile.

    Nei regimi democratici la redistribuzione è quindi ineliminabile… perchè il Potere è SOLO socialista. Non esistono altre forme.

    Il potere del Potere è redistribuire, e questa è l’essenza del socialismo, e viceversa, cioè, il potere del Socialismo è redistribuire e questa è l’essenza del Potere.

  6. 6

    Leonardo, IHC Says

    sì prometeo
    ma a parte il fatto che il corpo elettorale è minore della popolazione perché ad esempio un neonato non può votare e metterlo nel conteggio è pretenzioso, il che ridimensiona la misura anche se non il senso dei tuoi calcoli, dimmi quale è l’alternativa credibile: i savoia? cazzotti per le strade?
    è chiaro che la democrazia rappresentativa è imperfetta come strumento, ed è chiaro che se si forma una elite politica questo diventa un veicolo di interessi particolari (il che è il motivo per cui io spero in uno stato minimo, cioè dove gli interessi particolari non possano espandersi), ma è anche chiaro che non potendo essere tutti d’accordo (e tralasciando che su alcune materie, potendo ognuno agire per sé, non ci sarebbe nemmeno bisogno di accordo) si è costretti a cedere a chi, in qualsiasi modo lo si computi, vince un confronto elettorale, quindi finisse anche 49 a 51, chi ha il 51 decide per il 49 e buonanotte! pensiamo a evitare che quel 51 ingerisca in cose che non devono riguardare altri che loro 51 magari (quindi niente regolamentazioni su orari, su attività economiche, su vita privata….) ma per il resto questo si deve accettare. alla fine una minoranza (che con tre partiti diventa la norma) decide per tutti: ok, ma quale alternativa ci sarebbe allora?

    e questo implica anche che chi si astiene dal voto implicitamente accetta passivamente quel che viene, non fa alcuna resistenza e non manda alcun segnale politico (altro discorso sarebbe andarea a votare e disegnare cazzi sulle schede, invece). non è che non sia rappresentato, non gli interessa e non si oppone.
    quindi, se va a votare il 40% degli aventi diritto (che gli aventi diritto siano l’80% della popolazione non deve interessare, i genitori rappresentano i figli e tanto basta!) il restante 60% non può lamentare che l’organo politico non è rappresentativo: è stata una sua scelta.

    io ripeto che gli italiani votano meno in europa solo perché i nostri politici non hanno ammesso di non contare più nulla per mantenere, su una massa ignorante, il loro potere.

    tu prometeo sei intelligente, ma la democrazia è l’unico argomento che tu vai a distruggere e di cui non mostri alcuna pars costruendi.
    qui si fa confusione tra invasività dello stato come varietà dei campi sotto legislazione pubblica, che è il vero problema, con l’imperfezione non risolvibile di un coordinamento di volontà politiche a livello nazionale e oltre.
    se lo stato pensasse solo ai treni la “redistribuzione” avrebbe un campo molto ristretto e sarebbe già un risultato ottimo.

  7. 7

    prometeo Says

    Rigardo la pena di morte ed il trattato di Lisbona.

    Leonardo è un inguaribile ottimista… io continuo a non credere alla stupidità. Napoleone diceva:”mai attribuire alla malizia ciò che può essere spiegato facilmente con la stupidità”. Se lui fosse stato più malizioso, si sarebbe accordo per tempo che il suo banchiere finanziava sia lui che la controparte e forse Waterloo sarebbe potuta finire diversamente.

    Il referendum in Iralnda è un evento collocato ben oltre il confine del ridicolo:

    Q: Do you want the EU constitution?
    A: No.
    Q: Are you sure? Do you want the EU constitution?
    A: No.
    Q: Are you sure? Do you want the EU constitution?
    A: No.
    Q: Are you sure? Do you want the EU constitution?
    A: No.
    Q: Are you sure? Do you want the EU constitution?
    A: No.
    Q: Are you sure? Do you want the EU constitution?
    A: Yeeeeeeeeeessss
    Q: Oh very sensible of you, otherwise we might have considered to withdraw EU funds in the middle of the worst financial crisis of the century and make of you again a Nation of ship sheppards, that would be very easy to achieve considering that you have spent 10 years of EU funds in worthless services like call-centres and remote-accounting, very light weight industry of foreign techonology and useless commerical area developments.

    Il progetto è a lungo termine, il fatto che oggi sia così ben visibile è conseguenza dell’accelerazione che sta subendo. Altrimenti, nel passato è progredito così lentamente da sembrare un processo stazionario, da dare la sensazione che nulla stesse cambiando, lento a sufficienza da lasciare l’adattamento degli individui sempre un passo avanti al cambiamento.

    Invece negli ultimi 30 anni, ed in particolare, negli ultimi 15 anni il processo ha accelerato. Tanto da aver superato la velocità di adattamento, e quindi, creato “stress” nei “proles” che cominciano a “risvegliarsi”. (sempre troppo pochi).

    Ogni nazione, come da “protocollo”, segue i suoi propri iter, perchè a dispetto del mondialismo forzato che ci viene imposto, ogni nazione ha forti, evidenti, distinguibili, radicati tratti che la contraddistinguono. In Italia, in modo non più paradossale o complesso che in tutti gli altri ex-Stati della UE, si è svuotato il Potere che sottendeva al suo Stato, che esplicava il monopolio della violenza per l’esazione forzata e lo sfruttamento del lavoro dei suoi sudditi entro i confini nazionali tradizionalmente identificati come Italia, a piccoli passi.

    Che senso ha punire un golpe se il golpe è impossibile? Dov’è il vero Potere che opera in Italia? Non certo in Italia… E se qualcuno volesse ancora ipotizzare un golpe in Italia… senza aver capito, o sfidando, i Poteri efficaci, paradossalmente, attribuendo ancora valore ad un governo locale che non ha più alcun potere… potrebbe voler depenalizzare il “gesto” per tempo, quantomeno per immunizzarsi da fastidiosi inconvenienti interni, prima di trovarsi in casa la Nato…

    La legge 24 febbraio 2006 numero 85 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale del 13 marzo 2006, numero 60 con il titolo: «Modifiche al codice penale in materia di reati di opinione». Eppure sin dal primo articolo ci si rende conto che le modifiche più importanti apportate dalla legge hanno ben poco a che vedere con i reati di opinione. Infatti vengono modificati gli articoli 241 (attentati contro l’indipendenza, l’integrità e l’unità dello Stato); 283 (attentato contro la Costituzione dello Stato); 289 (attentato contro organi costituzionali e contro le assemblee regionali), ovvero le figure di attentato alle istituzioni democratiche del Paese.

    VECCHIO TESTO

    241. Attentati contro l’integrità, l’indipendenza o l’unità dello
    Stato.

    Chiunque commette un fatto diretto a sottoporre il territorio dello Stato (o una parte di esso) alla sovranità di uno Stato straniero, ovvero a menomare
    l’indipendenza dello Stato, è punito con la morte. (ergastolo)
    Alla stessa pena soggiace chiunque commette un fatto diretto a disciogliere l’unità dello Stato, o a distaccare dalla madre Patria una colonia o un altro territorio soggetto, anche temporaneamente, alla sua sovranità.

    283. Attentato contro la costituzione dello Stato.

    Chiunque commette un fatto diretto a mutare la costituzione dello Stato o la
    forma del Governo, con mezzi non consentiti dall’ordinamento costituzionale
    dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore a dodici anni

    289. Attentato contro organi costituzionali e contro le assemblee
    regionali.

    E’ punito con la reclusione non inferiore a dieci anni, qualora non si tratti di un più grave delitto, chiunque commette un fatto diretto a impedire, in tutto o in parte, anche temporaneamente:

    1. al Presidente della Repubblica o al Governo l’esercizio delle attribuzioni
    o delle prerogative conferite dalla legge;

    2. alle assemblee legislative o ad una di queste, o alla Corte Costituzionale
    o alle assemblee regionali, l’esercizio delle loro funzioni.

    La pena è della reclusione da uno a cinque anni se il fatto è diretto soltanto a turbare l’esercizio delle attribuzioni, prerogative o funzioni suddette

    NUOVO TESTO

    «Articolo 241 - (Attentati contro l’integrità, l’indipendenza e l’unità dello Stato) - Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque compie atti violenti diretti e idonei a sottoporre il territorio dello Stato o una parte di esso alla sovranità di uno Stato straniero, ovvero a menomare l’indipendenza o l’unità dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore a dodici anni.
    La pena è aggravata se il fatto è commesso con violazione dei doveri inerenti l’esercizio di funzioni pubbliche».

    «Articolo 283 - Attentato contro la Costituzione dello Stato

    Chiunque, con atti violenti, commette un fatto diretto e idoneo a mutare la Costituzione dello Stato o la forma di governo, è punito con la reclusione non
    inferiore a cinque anni».

    «Articolo 289 - (Attentato contro organi costituzionali e contro le assemblee regionali).

    E’ punito con la reclusione da uno a cinque anni, qualora non si tratti di un più grave delitto, chiunque commette atti violenti diretti ad impedire, in tutto o in parte, anche temporaneamente:

    1) al Presidente della Repubblica o al
    Governo l’esercizio delle attribuzioni o delle prerogative conferite dalla legge;

    2) alle assemblee legislative o ad una di queste, o alla Corte costituzionale o alle assemblee regionali l’esercizio delle loro
    funzioni».

    Il paradosso che tale legge ha creato è che nel nostro ordinamento, per beni di valore sicuramente meno elevato, opera una tutela efficace, ma per le istituzioni democratiche no. Così è punito per tentata truffa chi con atti idonei tenta di ledere il patrimonio, ma non chi con atti idonei (mancando la connotazione violenta) attenta all’esistenza stessa delle istituzioni democratiche nonché ai diritti fondamentali dell’individuo… come per altro anche presente nel trattato di Lisbona

    Questa legge svuota l’ordine democratico. Non che ce ne fosse bisogno… la democrazia è un’illusione, ma questa legge incorpora nel simbolismo legislativo la non esistenza della democrazia.

    Come in precedenza altre leggi avevano sancito la non esistenza del potere monetario in Italia non rendendo necessaria la sua abdicazione.

    L’aspetto più interessante, ed ovviamente inquietante, non è il fatto che, ad esempio, per la strage di Ustica il 28 luglio 1998 la Procura di Roma chiese il rinvio a giudizio di alte cariche militari dell’aeronautica per il reato di Attentato agli organi costituzionali, previsto dall’ articolo 289 codice penale, perché: «omisero di riferire alle autorità politiche e giudiziarie le informazioni….».

    Poichè le condotte che vennero imputate ai militari erano prive della connotazione della violenza oggi non integrano più la fattispecie di reato.

    Ma è più interessante il fatto che il simbolismo legislativo, quello su cui si fonda e si definisce il “confine” dell’uso legale della violenza monopolio dello stato, incorpora, cioè esclude da tale monopolio, la sostituzione (non l’abolizione) di sè medesimo.

    Trascurabile è quindi il fatto che attentare agli organi costituzionali con atti idonei, diretti e violenti (la cui previsione di pena massima edittale è 5 anni) viene punito meno gravemente del furto di un valigia in albergo o aeroporto (la cui pena massima è 6 anni).

    Senza considerare i tempi di prescrizione ovviamente :D .

    Oggi chiunque attenti agli organi costituzionali con atti diretti violenti ed idonei non rischia praticamente nulla.

    Il legislatore (cioè quel conglomerato di lobby temporaneamente dominante) ha incorporato la sua superfluità nel suo stesso ordinamento.

  8. 8

    Leonardo, IHC Says

    bene
    tra poco non sarà nemmeno reato
    potremmo rivoltarci e creare anarchia senza venir puniti?
    non è questo che tanti libertari vorrebbero? :)

    questo tra l’altro va in contrasto con la pena di morte del trattato di lisbona per il caso di sommossa o no? io non ho capito come li concili.

  9. 9

    prometeo Says

    Li concilio con l’abdicazione volontaria del legislatore nazionale a favore del legislatore sovranazionale.

    Non conta più la giustizia italiana, lo stato italiano,la banca d’italia…

    Non sarà lo stato italiano, la legge italiana, la costituzione italiana a punire il golpe.

  10. 10

    Leonardo, IHC Says

    bene
    così si torna a quel che ho detto: si vota meno per l’europa rispetto che per le politiche italiane perché la gente non ha capito (perché non è fatto loro capire… ma anche loro hanno le loro colpe)

  11. 11

    prometeo Says

    Non ti seguo… chi non vota lo fa per convinzione o mancanza di convinzioni.

    Io non voto per convinzione.

    Che colpe ha la gente? Ha la voglia incontenibile di delegare e credere ai sogni? E’ una colpa o la sua natura?

  12. 12

    prometeo Says

    […]io ripeto che gli italiani votano meno in europa solo perché i nostri politici non hanno ammesso di non contare più nulla per mantenere, su una massa ignorante, il loro potere.

    tu prometeo sei intelligente, ma la democrazia è l’unico argomento che tu vai a distruggere e di cui non mostri alcuna pars costruendi.
    qui si fa confusione tra invasività dello stato come varietà dei campi sotto legislazione pubblica, che è il vero problema, con l’imperfezione non risolvibile di un coordinamento di volontà politiche a livello nazionale e oltre.[…]

    Io critico la democrazia perchè non fa quello che dice. Non è una forma di governo è un meccanismo tecnico di redistribuzione forzosa occulto.

    Potrebbe essere una forma di governo se fosse, come dici, autolimitata, ma l’unica forma di autolimitazione è attribuita al “buon senso” del singolo!

    Non c’è da fidarsi… come diceva il mio professore di Impianti Industriali:”il buon senso fa più morti della guerra”.

  13. 13

    Leonardo, IHC Says

    io non fido del buonsenso. io mi fido che se tu parlamentare non hai titolo per legiferare in materia economica, se non puoi legiferare in materia di costruzioni, se non puoi legiferare in materia di sanità e durata della vita, di sicuro non puoi peculare sulle tre cose, quindi non sei nocivo, legittimato o meno che ti si voglia definire al ruolo di parlamentare.

    solo che attaccando a spada tratta il sistema democratico o si offre una alternativa oppure si deve sapere che si verrà classificati o fascisti o monarchici o anarcoinsurrezionalisti o semplicemente stupidi. trovare i limiti dello strumento mi va bene, demolirlo e basta no perché non è come demolire keynes.

  14. 14

    silvano Says

    Parafrasando, la democrazia è il governo delle elites con altri mezzi. Chi la definiva dittatura della maggioranza aveva ragione, a conti fatti (forse era anche un po’ ottimista). Io sono ebbastanza elitista e paretiano in questo. Infatti sono d’accordo con la affermazione che la storia è il cimitero delle elites. La complessità richiede organizzazione, l’organizzazione produce oligarchie, la libertà non è interpretata da tutti in seso forte come nella cultura liberale. Detto questo non ritengo che siamo governati da una setta di superominidi o dai templari.
    Non è neanche la condizione sine qua non dello sviluppo economico e culturale - l’occidente ha vissuto e prosperato dalla magna grecia ad oggi in forme politiche assai diverse dall’attuale.
    La democrazia è principalmente prevalenza della forma sulla sostanza. Ci sono tanti posti dove la pena di morte ha sicuramente gode di un’ampia approvazione. Anche stati dove non vige. Ma soprattutto è decadente. Io non ho un’alternativa e allo stato attuale è difficilmente configurabile, in questo Leonardo ha ragione. Mi limito a prendere atto del decadimento della democrazia in occidente. Del resto ogni epoca non riesce a immaginare la successiva e tendenzialmente sono i posteri ha dare una ricostruzione logica a fortiori. I rinascimentali ad ex. non pensavano di fare il rinascimento. E’ un aggettivo comparso con l’attuale valenza storiografica tra il XVIII e il XIX secoli. Stesso dicasi per le Crociate (termine coniato secoli più tardi).

  15. 15

    silvano Says

    Sull’astinenza dal voto e il processo di allargamento riconfermo il dissenso. Tra l’altro secondo sbagli anche su i dati: l’Italia ha una delle affluenze maggiori tra gli stati membri alle elezioni europee. Sono proprio i nuovi entranti a registrare i tassi di disaffezione più elevati. Si possono capire. Se l’esito deve essere scontato (come nel caso dei sì o dei programmi di adesione) perchè si ripete il voto all’infinito, tanto vale mollare subito. Rispetto al comunismo è pur sempre un avanzamento (dovevano dire sì per forza e far finta di essere felici, ora invece possono bersi una birra e non andare a manifestazioni di partito obbligatorie). Rimane il fatto che il processo ha un carattere eterodiretto. Non è vero che la gente non capisce: la gente capisce perfettamente la proria irrilevanza e si risparmia la fatica di dare legittimazione popolare a ciò che percepisce come estraneo e/o imposto.

  16. 16

    silvano Says

    E’ difficile prevedere anche le alternative. Molti sistemi politici si sviluppano su archi generazionali piuttosto lunghi e quindi vi sono individuo che percepiscono l’ordine esistente come il più naturale. Prendiamo l’ambito monetario: per chi ha trent’anni è normale la fiat moneta, l’esistenza della banca centrale e il fatto che tutta la sovranità monetaria sia delegata ad una tecnocrazia autoreferente. Mentre per i nostri bisnonni semianalfabeti probabilmente noi non siamo altro che degli scemi che tentano di mandar avanti l’economia con i soldi del monopoly. Per moltissimi è normale avere le aspettative più disparate dallo stato: giustizia, istruzione, polizia, sanità, occupazione, difesa, trasporti, bimbi, vecchi, scemi, etc. etc. Nel complesso accettiamo un livello di prelievo, tra imposte dirette e indirette che farebbe impallidire un mezzadro. Questo per dire che è molto difficile riuscire ad astrarsi e immaginarsi quando si è immersi dentro un sistema.

  17. 17

    Leonardo, IHC Says

    Io invece confermo che gli italiani votano comunque meno alle europee che alle amministrative. che poi il voto degli italiani sia regolarmente maggiore di quello di un paese estero è un altro discorso, io parlo di italiani che quando vanno alle politiche europee sono buoni a non prendere nemmeno la scheda delle europee.

    E confermo pure che la gente essenzialmente non capisce. A parte che a molti va bene come stanno le cose adesso, ma essenzialmente nessuno ha idea di cosa sia una fiat money e quindi non è in grado di porsi il problema; io non so che gente tu frequenti, ma se io parlo di fiat money sembra elevata filosofia e non economia a chi mi ascolta, per la maggior parte della l’economia è ” spendo, si lavora, se non ho soldi me li dà lo stato” e non dirmi che non è così!
    Che la gente sia idiota di natura o proditoriamente lasciata ignorante è un altro discorso, ma essenzialmente “non sa”; ma il teatrino politico nazionale che si vede in televisione perché lo farebbero, se la gente non pensasse che ha valore? Prometeo e tu siete tra i pochi che ammettono che la politica nazionale conta sempre meno, credete ce ne siano molti in giro?

  18. 18

    prometeo Says

    Sono molto daccordo con Silvano.

    La politica “locale” è una forma di intrattenimento. In Italia non è ancora universalmente accettato nè capito, ma in UK e USA lo è.

    In UK le notizie di politica compaiono sempre tra le chiappe di Britney Spears e qualche notizia di sport demenziale. In USA le notizie di politica locale sono per lo più comiche.

    In fondo, G.W.Bush faceva più che altro ridere e compassione. Obama… genera odio e rabbia. (sto scrivendo un pezzo sul mio ultimo viaggio in USA… ). L’importante è suscitare emozioni, gioia, speranza, rabbia, odio. Attrarre le persone con la promessa di emozioni.

    I miei amici e colleghi inglesi ed americani, anche quelli relativamente poco istruiti, hanno ben chiaro “that’s just for entertaining the people”.

    Gli italiani non fanno eccezione.

    Hai ragione quando chiedi qual’è l’aternativa.
    Io so quello che vorrei, ma purtroppo so anche dove si sta andando. Non c’è una reale novità, c’è l’evoluzione di un processo lungo in cui gli individui sono nati e cresciuti, che sta subendo una lieve accelerazione, tanto di diventare “visibile” a molti anche se non a tutti.

    Siamo al momento dell’abolizione degli stati nazionali.
    Non è facile far “passare” il concetto. Il progetto è vecchio di 300 anni, il “manuale operativo” per questa fase è vecchio di 100. Gli attori sono stati istruiti negli anni ‘60 ed inizio ‘70 tra Trilateral Commission e Bielderberg.

    Io vorrei che si tornasse ad una forma di governi ridotti all’osso, miniarchici, con un sistema di hard-currency in concorrenza tra loro.

    Invece… si sta andando a passo di marcia verso la valuta unica mondiale, la banca mondiale, ed il governo mondiale (OMS, WTC, WSF eccetera).

    Per questo critico la democrazia. Perchè in questa melassa di stronzate in cui ci immerge le masse fanno fatica a capire.

    Questa forma di non-governo che ci ostiniamo a chiamare democrazia non ha alcuna efficacia e si regge su una esigua minoranza di sudditi ad esclusivo vantaggio di una ristrettissima elite.

    Il problema di fondo… come ho cercato di delineare nella serie di post “The Juggler”, è che il questa forma di potere è innata nella gente. Chi l’ha capito, non ha altro che amplificare la spinta a delegare ed spogliarsi delle responsabilità delle proprie azioni.

    Questo è il vero appiglio del Potere ed è del tutto trasversale.

  19. 19

    Leonardo, IHC Says

    “La politica “locale” è una forma di intrattenimento. In Italia non è ancora universalmente accettato nè capito, ma in UK e USA lo è.”
    Questo significa che la gente, come io dico, NON ha capito.

    Entrami abbiamo l’idea di uno Stato miniarchico vedo, ma questo NON è il problema della democrazia in sé quale governo della minoranza, è un problema più generale di accettazione comune (maggioritaria) di uno Stato paternalista che fa molto comodo a molti.

    Anche in uno Stato miniarchico si avrebbe il problema del sistema democratico per quelle materie residue di competenza statale, solo che, come dico io e come spero tu convenga, sarebbe sempre un sottoinsieme dei problemi attuali.

  20. 20

    silvano Says

    Se la gente non capisce allora togliamo il diritto di voto. Subordiniamolo al titolo di studio. Facciamo la patente per votare. Non si può pretendere che tutti abbiano cognizioni o una cultura che noi riteniamo medio alta.
    Non deve stupire che il voto amministrativo abbia maggior affluenza (vista l’ingerenza amministrativa tipica dell’Italia). Il parlamento europeo comunque vada si allinea su posizioni mainstream ed ha poteri nulli. Può distribuire prebende ai lobbisti, ma difficilmente agli elettori (anche quello dei voti alla fine diventa un mercato). Il piccolo podestà localmente eletto non può rivoluzionare un bel niente, ma all’interno del trend può far salire o scendere, privilegiare o meno alcuni interessi. Razionalmente, per la plebe media, è molto più sensato votare per chi può decidere o meno sull’esprorio di un tuo terreno, sull’approvazione di un progetto, sull’ampliamento di un’attività commerciale, sulla concessione di licence, etc. piuttosto che una massa di fanfalucchi che discutono sui massimi sistemi.
    Sotto il profilo propositivo un modello piuttosto riuscito è quello confederativo elvetico. Lo stato minimo è incompatibile con una democrazia (specie maggioritaria). La tendenza ad arrivare ad un equilibirio socialista / socialdemocratico. Un sistema confederale di parlamenti dove sono richieste maggioranze qualificate protegge dall’interventismo (è sufficiente che la minoranza che subisce i danni dell’interventismo riesca a organizzarsi un minimo). L’ingovernabilità diventa sinonimo di poco governo anzichè di caos e anarchia.

  21. 21

    Leonardo, IHC Says

    a me voi due non sembrate così allineati tra voi come dite. l’europa decide qualcosa o no?

    comunque vada per la confederazione, dividiamo l’italia in 8… ok, nei singoli parlamenti sovraregionali come entrano i deputati? per acclamazione? per volontà divina? o forse per voto democratico sulla propria base popolare di sovraregione come si fa alle usuali elezioni regionali?
    credo che tu stia ancora confondendo il problema della democrazia come modello di selezione dei rappresentanti con il problema dell’accentramento decisionale, cosa che puoi risolvere solo se ognuno governa il suo orto; qualsiasi aggregazione superiore, dal quartiere al comune alla provincia e via così necessita di una selezione di rappresentanza.
    il problema reale è la vastità del potere legislativo: se fai un parlamento regionale cantonale che deve decidere in base a una legge quadro del governo federale per cui si può scegliere che i parrucchieri debbano star chiusi o il lunedì o il martedì non si è arrivati da nessuna parte. se il governo federale non può decidere nulla si risolve tutto, ma è tautologico: se non decide nulla nemmeno esiste.
    risolto il problema del governo federale, come risolviamo che il cantone centro-italia accentra le decisioni di romagnoli toscani marchigiani e umbri? sarà sempre una minoranza eletta che imporrà quel che vuole o no?

  22. 22

    Leonardo, IHC Says

    che la gente capisca o meno non c’entra con il diritto di voto (nelle poleis tra l’altro mica votavano tutti, in un certo senso votava chi poteva esprimere il voto con cognizione di causa, cosa non più praticabile… purtroppo…)
    però non puoi dire che la scuola fa cacare e non insegna nulla e poi dire che la gente sa del truffone del fiat money ma non reagisce perché sa di non contare nulla. il fiat money è più oscuro alle masse di quanto lo sia la storia d’italia o la teoria delle stringhe.

  23. 23

    silvano Says

    La gente non vota per la fiat money, questo è pacifico. E il mondo delle persone istruite è pieno di keynesiani o di persone per cui la moneta per decreto è frutto dell’evoluzione naturale dell’economia. Non appiopparmi cose che non ho detto e non estendiamo troppo il raggio di azione.

    Accentramento decisionale e forme di rappresentanza sono argomenti correlati. Ho tirato fuori il modello cantonale e le maggioranze qualificate come esempio accettabile di democrazia, compatibile forse con il concetto di stato minimo. Attribuire una sorta di diritto di veto alle minoranze sulle decisioni di spesa e tassazione riduce secondo me la possibilità dello stato di ampliare la sua potestà legislativa. Questo se rimaniamo all’interno di un sistema di tipo democratico.
    Ma storicamente, ciò che più si assomiglia al concetto di stato minimo, si è avuto nei dispotismi illuminati e nelle monarchie costituzionali, con la sola eccezione degli Stati Uniti. Il gold standard tutto è stato fuorchè il sistema monetario delle democrazie. Pragmaticamente si sono rivelati assai più liberali stati e imperi dove il sovrano governava “per grazia di Dio” di tanti altri regimi democrativi. La triade vita, libertà e proprietà non necessita di una vasta rappresentaza per essere tutelata. Molti stati preunitari erano più economicamente più liberali del Regno d’Italia, della Terza Repubblica francese e altro ancora.
    Tornando all’attualità, la democrazia si rivela piuttosto carente come sistema politico nei paesi caratterizzati da marcate divisioni etniche. Anzi tende ad acuirle. Il corpo elettorale tende a votare sulla base dell’appartenenza etnica ed questo conduce ad un effettivo tentativo delle maggioranze di dominare le minoranze.

  1. 1

    La UE Va fino in Fondo… Monetario at Ideas Have Consequences

    […] A questo si aggiunga infine quella possibilità ventilata di ribaltare alcuni principi di sovranità fiscale (IHC ha già toccato il problema della sovranità nella UE qui e, più fiscalmente parlando, qui), e si delinea un quadro di lungo periodo, in realtà nemmeno così nuovo, di creazione di una Unione Europea Fiscale affiancata alla Unione Europea Monetaria. […]

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