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	<title>Comments on: Politiche Industriali Fintamente Assenti</title>
	<link>http://ideashaveconsequences.org/politiche-industriali-fintamente-assenti/leo</link>
	<description>l'economia nel salotto della libertà</description>
	<pubDate>Mon, 21 May 2012 17:54:09 +0000</pubDate>
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	<item>
		<title>by: L’ Ipotesi Preatoni: Portare l’Inflazione al 10% (!) at Ideas Have Consequences</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/politiche-industriali-fintamente-assenti/leo#comment-77446</link>
		<pubDate>Mon, 09 May 2011 07:21:29 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/politiche-industriali-fintamente-assenti/leo#comment-77446</guid>
					<description>[...] La proposta viene presentata come un atto di pragmatismo tecnocratico: pragmatico, in quanto il sostegno all&#8217;inflazione non poggia su motivazioni ideologiche, e tecnocratico, in quanto si inquadra nella filosofia di chi ritiene l&#8217;economia un qualcosa di (almeno relativamente) pianificabile dall&#8217;alto. Il punto di partenza &#232; la constatazione dell&#8217;infattibilit&#224; politica di qualsiasi programma riformista orientato alla crescita poich&#233; ci&#242; implica il danneggiamento a breve di tanti interessi particolari: la classe politica in sostanza &#232; paralizzata dai propri costituencies, ovvero dai tanti bacini elettorali di riferimento &#8211; piccoli o grandi che siano. Allo stato attuale ci&#242; &#232; indubbiamente evidente e sotto gli occhi di tutti: basti pensare che nemmeno riforme a costo zero e difficilmente etichettabili come &#8220;ideologiche&#8221;, quali ad esempio l&#8217;abolizione delle corporazioni e la trasformazione degli ordini professionali in semplici associazioni, vengono seriamente considerate n&#233; dal governo n&#233; dalle opposizioni. Inoltre quando l&#8217;intervento pubblico nella sfera economica &#232; particolarmente invasivo, sia sotto il profilo della spesa che sotto il profilo delle regolamentazioni, il numero di decisioni necessarie da prendere per consolidare le finanze statali diventa ancora pi&#249; elevato: purtroppo anche i beneficiari degli sprechi votano e spesso quanto pi&#249; inefficienti sono, tanto pi&#249; aggressivi e disponibili a fomentare la protesta sociale diventano. Difficile dar torto al Maffeo Pantaleoni quando sosteneva che: [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] La proposta viene presentata come un atto di pragmatismo tecnocratico: pragmatico, in quanto il sostegno all&rsquo;inflazione non poggia su motivazioni ideologiche, e tecnocratico, in quanto si inquadra nella filosofia di chi ritiene l&rsquo;economia un qualcosa di (almeno relativamente) pianificabile dall&rsquo;alto. Il punto di partenza &egrave; la constatazione dell&rsquo;infattibilit&agrave; politica di qualsiasi programma riformista orientato alla crescita poich&eacute; ci&ograve; implica il danneggiamento a breve di tanti interessi particolari: la classe politica in sostanza &egrave; paralizzata dai propri costituencies, ovvero dai tanti bacini elettorali di riferimento &ndash; piccoli o grandi che siano. Allo stato attuale ci&ograve; &egrave; indubbiamente evidente e sotto gli occhi di tutti: basti pensare che nemmeno riforme a costo zero e difficilmente etichettabili come &ldquo;ideologiche&rdquo;, quali ad esempio l&rsquo;abolizione delle corporazioni e la trasformazione degli ordini professionali in semplici associazioni, vengono seriamente considerate n&eacute; dal governo n&eacute; dalle opposizioni. Inoltre quando l&rsquo;intervento pubblico nella sfera economica &egrave; particolarmente invasivo, sia sotto il profilo della spesa che sotto il profilo delle regolamentazioni, il numero di decisioni necessarie da prendere per consolidare le finanze statali diventa ancora pi&ugrave; elevato: purtroppo anche i beneficiari degli sprechi votano e spesso quanto pi&ugrave; inefficienti sono, tanto pi&ugrave; aggressivi e disponibili a fomentare la protesta sociale diventano. Difficile dar torto al Maffeo Pantaleoni quando sosteneva che: [&#8230;]
</p>
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				</item>
	<item>
		<title>by: Milk Wars: l’Impero Colpisce Ancora at Ideas Have Consequences</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/politiche-industriali-fintamente-assenti/leo#comment-75548</link>
		<pubDate>Fri, 25 Mar 2011 17:03:54 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/politiche-industriali-fintamente-assenti/leo#comment-75548</guid>
					<description>[...] Sempre nell&#8217;edizione dello stesso giorno, a pagina 7, spicca al centro un macroscopico elenco colorato di aziende italiane partecipate o controllate da imprese francesi a cui segue in contrapposizione una breve lista di imprese francesi (Fonci&#232;re des regions, Ciments fran&#231;ais, G&#233;n&#233;rale de Sant&#233;) acquisite o partecipate da aziende italiane. Si parla di &#8220;rapporto asimmetrico&#8221; ed anche Susanna Camusso, la segretaria del sindacato italiano con la pi&#249; vetusta visione dell&#8217;economia dichiara &#8220;siamo di fronte ad una disattenzione della politica industriale&#8221; (sic!) manifestando cos&#236; una certa sintonia con la controparte confindustriale rappresentata da Emma Marcegaglia (&#8220;non possiamo essere solo prede&#8221;). [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Sempre nell&rsquo;edizione dello stesso giorno, a pagina 7, spicca al centro un macroscopico elenco colorato di aziende italiane partecipate o controllate da imprese francesi a cui segue in contrapposizione una breve lista di imprese francesi (Fonci&egrave;re des regions, Ciments fran&ccedil;ais, G&eacute;n&eacute;rale de Sant&eacute;) acquisite o partecipate da aziende italiane. Si parla di &ldquo;rapporto asimmetrico&rdquo; ed anche Susanna Camusso, la segretaria del sindacato italiano con la pi&ugrave; vetusta visione dell&rsquo;economia dichiara &ldquo;siamo di fronte ad una disattenzione della politica industriale&rdquo; (sic!) manifestando cos&igrave; una certa sintonia con la controparte confindustriale rappresentata da Emma Marcegaglia (&ldquo;non possiamo essere solo prede&rdquo;). [&#8230;]
</p>
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	<item>
		<title>by: Ma che ci Frega della Tantalite? at Ideas Have Consequences</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/politiche-industriali-fintamente-assenti/leo#comment-62393</link>
		<pubDate>Thu, 04 Nov 2010 22:07:12 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/politiche-industriali-fintamente-assenti/leo#comment-62393</guid>
					<description>[...] Su IHC abbiamo lamentato il problema politico-strategico della &#8220;stasi&#8221; della struttura produttiva (sia direttamente che per i riflessi nel rapporto tra studio e lavoro). Ritengo che la paura e l&#8217;inopportunit&#224; politica (in forma di consenso elettorale) del mettere in discussione interi settori produttivi vinca da sempre sulla prospettiva di competere sui &#8220;piani alti&#8221; della tecnologia; si &#232; cos&#236; finiti per cristallizzare un Paese in una struttura produttiva da dopo-guerra, per poi lamentarci se asiatici ora o africani in futuro, seguendo il loro sentiero di crescita, arrivano a competere sul nostro livello industriale. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Su IHC abbiamo lamentato il problema politico-strategico della &ldquo;stasi&rdquo; della struttura produttiva (sia direttamente che per i riflessi nel rapporto tra studio e lavoro). Ritengo che la paura e l&#8217;inopportunit&agrave; politica (in forma di consenso elettorale) del mettere in discussione interi settori produttivi vinca da sempre sulla prospettiva di competere sui &ldquo;piani alti&rdquo; della tecnologia; si &egrave; cos&igrave; finiti per cristallizzare un Paese in una struttura produttiva da dopo-guerra, per poi lamentarci se asiatici ora o africani in futuro, seguendo il loro sentiero di crescita, arrivano a competere sul nostro livello industriale. [&#8230;]
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>by: Studiare per lavorare..o far lavorare? &#171; Riecho blog</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/politiche-industriali-fintamente-assenti/leo#comment-59203</link>
		<pubDate>Mon, 18 Oct 2010 11:20:28 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/politiche-industriali-fintamente-assenti/leo#comment-59203</guid>
					<description>[...] Le classi più mature non sono facilmente recuperabili sul piano dell’istruzione. Politicamente è un grosso problema dir loro “arrangiatevi”, e così lo Stato vede di tutelarle, il che si è tradotto in Italia con il permettere loro di continuare a fare lo stesso lavoro proteggendo e salvando i settori interessati. Direi che questa è un’ottima ragione per la “stasi” indotta in Italia da subdole politiche industriali (si parla tanto dell’assenza di una politica industriale ma, come ho sostenuto qui, se ne può rintracciare per fatti concludenti una che da decenni mantiene invariata la struttura industriale). D’altra parte la “stasi” di una struttura economica imperniata su certa manifattura implica la non-necessità di alti livelli di istruzione, e da questo deriva anche il deprezzamento del merito a favore della pratica e della relazione (qui il ragionamento più in esteso). L’istruzione così perde una forza “trainante”, la “domanda di competenze”, e finisce per avvilupparsi su se stessa cedendo alle logiche burocratiche. È per questo che dico che in Italia si studia non per il proprio lavoro futuro ma per far lavorare gli insegnanti (e magari finendo anche per far lavorare i Paesi esteri che sanno accogliere le capacità di ex studenti italiani). [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Le classi più mature non sono facilmente recuperabili sul piano dell’istruzione. Politicamente è un grosso problema dir loro “arrangiatevi”, e così lo Stato vede di tutelarle, il che si è tradotto in Italia con il permettere loro di continuare a fare lo stesso lavoro proteggendo e salvando i settori interessati. Direi che questa è un’ottima ragione per la “stasi” indotta in Italia da subdole politiche industriali (si parla tanto dell’assenza di una politica industriale ma, come ho sostenuto qui, se ne può rintracciare per fatti concludenti una che da decenni mantiene invariata la struttura industriale). D’altra parte la “stasi” di una struttura economica imperniata su certa manifattura implica la non-necessità di alti livelli di istruzione, e da questo deriva anche il deprezzamento del merito a favore della pratica e della relazione (qui il ragionamento più in esteso). L’istruzione così perde una forza “trainante”, la “domanda di competenze”, e finisce per avvilupparsi su se stessa cedendo alle logiche burocratiche. È per questo che dico che in Italia si studia non per il proprio lavoro futuro ma per far lavorare gli insegnanti (e magari finendo anche per far lavorare i Paesi esteri che sanno accogliere le capacità di ex studenti italiani). [&#8230;]
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>by: Studiare per (Far) Lavorare at Ideas Have Consequences</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/politiche-industriali-fintamente-assenti/leo#comment-55089</link>
		<pubDate>Mon, 27 Sep 2010 16:30:24 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/politiche-industriali-fintamente-assenti/leo#comment-55089</guid>
					<description>[...] Come dice l&#8217;OCSE, le classi pi&#249; mature non sono facilmente recuperabili sul piano dell&#8217;istruzione. Io dico che politicamente &#232; un grosso problema dir loro &#8220;arrangiatevi&#8221;, quindi si cerca di tutelarle, cio&#232; permettere che continuino a fare lo stesso lavoro, e per questo si cerca di salvare i settori interessati. Direi che questa &#232; un&#8217;ottima ragione per la &#8220;stasi&#8221; indotta dalle subdole politiche industriali, di cui IHC parla qui. D&#8217;altra parte la &#8220;stasi&#8221; di una certa struttura economica implica la sovrabbondanza di certi livelli di istruzione, da cui segue il deprezzamento del merito a favore della pratica e della relazione, di cui IHC parla qui. L&#8217;istruzione cos&#236; perde una forza &#8220;trainante&#8221;, la &#8220;domanda di competenze&#8221;, e finisce per avvilupparsi su se stessa cedendo alle logiche burocratiche. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Come dice l&#8217;OCSE, le classi pi&ugrave; mature non sono facilmente recuperabili sul piano dell&#8217;istruzione. Io dico che politicamente &egrave; un grosso problema dir loro &ldquo;arrangiatevi&rdquo;, quindi si cerca di tutelarle, cio&egrave; permettere che continuino a fare lo stesso lavoro, e per questo si cerca di salvare i settori interessati. Direi che questa &egrave; un&#8217;ottima ragione per la &ldquo;stasi&rdquo; indotta dalle subdole politiche industriali, di cui IHC parla qui. D&#8217;altra parte la &ldquo;stasi&rdquo; di una certa struttura economica implica la sovrabbondanza di certi livelli di istruzione, da cui segue il deprezzamento del merito a favore della pratica e della relazione, di cui IHC parla qui. L&#8217;istruzione cos&igrave; perde una forza &ldquo;trainante&rdquo;, la &ldquo;domanda di competenze&rdquo;, e finisce per avvilupparsi su se stessa cedendo alle logiche burocratiche. [&#8230;]
</p>
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	<item>
		<title>by: biagio muscatello</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/politiche-industriali-fintamente-assenti/leo#comment-53027</link>
		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 21:46:30 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/politiche-industriali-fintamente-assenti/leo#comment-53027</guid>
					<description>@ Sandro
Il mio riferimento alla costituzione era puramente esemplificativo. 
In effetti, la costituzione italiana non è la causa dell'immobilismo, ne è il simbolo. E' la rappresentanza politica che è in crisi, e non da ora: e per rappresentanza intendo i rapporti bilaterali che legano reciprocamente rappresentanti e rappresentati (ad ogni livello).
La mia constatazione sulle mancate rivoluzioni italiane è un dato storico. Gli inglesi ne fecero due nel '600 (s'era alle origini del liberalismo) e impararono a bilanciare i loro poteri, senza peraltro scrivere una costituzione: deposero le armi e iniziarono a convivere civilmente.

@ Silvano
Lo so che non tutte le rivoluzioni sono come quelle inglesi. Ma i giacobini non prevalsero, alla fine, nella rivoluzione francese: in un paese culturalmente evoluto e con lunghe tradizioni civili è difficile possa allignare il totalitarismo.

@ Leonardo
Il mio brevissimo commento al tuo articolo voleva fare semplicemente un accostamento tra i gruppi economici protetti, di cui parlavi tu, e gli altri poteri protetti e insindacabili (politica, alta burocrazia, magistratura) che dovrebbero agire per conto e nell'interesse di tutti, ma in realtà perpetuano i loro privilegi. Al potere divino dei monarchi hanno sostituito il potere laico di chi è convinto della propria impunità.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Sandro<br />
Il mio riferimento alla costituzione era puramente esemplificativo.<br />
In effetti, la costituzione italiana non è la causa dell&#8217;immobilismo, ne è il simbolo. E&#8217; la rappresentanza politica che è in crisi, e non da ora: e per rappresentanza intendo i rapporti bilaterali che legano reciprocamente rappresentanti e rappresentati (ad ogni livello).<br />
La mia constatazione sulle mancate rivoluzioni italiane è un dato storico. Gli inglesi ne fecero due nel &#8216;600 (s&#8217;era alle origini del liberalismo) e impararono a bilanciare i loro poteri, senza peraltro scrivere una costituzione: deposero le armi e iniziarono a convivere civilmente.</p>
<p>@ Silvano<br />
Lo so che non tutte le rivoluzioni sono come quelle inglesi. Ma i giacobini non prevalsero, alla fine, nella rivoluzione francese: in un paese culturalmente evoluto e con lunghe tradizioni civili è difficile possa allignare il totalitarismo.</p>
<p>@ Leonardo<br />
Il mio brevissimo commento al tuo articolo voleva fare semplicemente un accostamento tra i gruppi economici protetti, di cui parlavi tu, e gli altri poteri protetti e insindacabili (politica, alta burocrazia, magistratura) che dovrebbero agire per conto e nell&#8217;interesse di tutti, ma in realtà perpetuano i loro privilegi. Al potere divino dei monarchi hanno sostituito il potere laico di chi è convinto della propria impunità.
</p>
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				</item>
	<item>
		<title>by: Leonardo, IHC</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/politiche-industriali-fintamente-assenti/leo#comment-52805</link>
		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 15:25:00 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/politiche-industriali-fintamente-assenti/leo#comment-52805</guid>
					<description>Ultimamente però pare che la fuga non riguardi i ricercatori in quanto tali, ma i "giovani" in generale; l'Italia è un paese  ostico per chiunque non abbia agganci, ricercatore o meno.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ultimamente però pare che la fuga non riguardi i ricercatori in quanto tali, ma i &#8220;giovani&#8221; in generale; l&#8217;Italia è un paese  ostico per chiunque non abbia agganci, ricercatore o meno.
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>by: silvano</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/politiche-industriali-fintamente-assenti/leo#comment-52720</link>
		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 21:29:51 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/politiche-industriali-fintamente-assenti/leo#comment-52720</guid>
					<description>Il problema dei ricercatori, non sta in quelli che partono, ma nell'incapacità cronica di attirarne. Sul mito "autarchico" dei cervelli che partono ci sarebbe molto da scrivere, ma bisognerebbe cominciare dal monopolio pubblico sull'istruzione, parlare degli aspetti corporativi del valore legale dei titoli di studio e del fatto che la spesa scolastica in Italia è per buona parte un "ammortizzatore sociale" che foraggia un bacino elettorale. Tema interessante e degno di trattazione autonoma.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il problema dei ricercatori, non sta in quelli che partono, ma nell&#8217;incapacità cronica di attirarne. Sul mito &#8220;autarchico&#8221; dei cervelli che partono ci sarebbe molto da scrivere, ma bisognerebbe cominciare dal monopolio pubblico sull&#8217;istruzione, parlare degli aspetti corporativi del valore legale dei titoli di studio e del fatto che la spesa scolastica in Italia è per buona parte un &#8220;ammortizzatore sociale&#8221; che foraggia un bacino elettorale. Tema interessante e degno di trattazione autonoma.
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>by: Sandro</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/politiche-industriali-fintamente-assenti/leo#comment-52711</link>
		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 20:56:52 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/politiche-industriali-fintamente-assenti/leo#comment-52711</guid>
					<description>Non te ne avere a male caro Biagio ma meno male che in Italia abbiamo la carta costituzionale, se la politica è immobile non è certo colpa della costituzione.
La politica italiana è immobile semplicemente perchè abbiamo la classe politica tra le più vecchie del vecchio continente, non c'é ricambio e anche la legge elettorale non aiuta a far eleggere volti nuovi.
Concordo in pieno con l'analisi di Leonardo, sempre molto attento all'analisi economica.
Alla tua analisi caro Leo però vorrei aggiungere il fatto che non puoi nemmeno immaginare di entrare in settori "capital - intensive" quando in Italia non si investe sulla ricerca scientifica ed i nostri migliori ricercatori fanno la fortuna di paesi nostri potenziali concorrenti.
saluti Sandro</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non te ne avere a male caro Biagio ma meno male che in Italia abbiamo la carta costituzionale, se la politica è immobile non è certo colpa della costituzione.<br />
La politica italiana è immobile semplicemente perchè abbiamo la classe politica tra le più vecchie del vecchio continente, non c&#8217;é ricambio e anche la legge elettorale non aiuta a far eleggere volti nuovi.<br />
Concordo in pieno con l&#8217;analisi di Leonardo, sempre molto attento all&#8217;analisi economica.<br />
Alla tua analisi caro Leo però vorrei aggiungere il fatto che non puoi nemmeno immaginare di entrare in settori &#8220;capital - intensive&#8221; quando in Italia non si investe sulla ricerca scientifica ed i nostri migliori ricercatori fanno la fortuna di paesi nostri potenziali concorrenti.<br />
saluti Sandro
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>by: silvano</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/politiche-industriali-fintamente-assenti/leo#comment-52513</link>
		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 21:07:28 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/politiche-industriali-fintamente-assenti/leo#comment-52513</guid>
					<description>A volte penso che l' Italia sia un paese profandemente impregnato di valori pre-industriali, spinto nella modernità quasi controvoglia.

PS: le rivoluzioni però possono avere anche esiti giacobini..</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A volte penso che l&#8217; Italia sia un paese profandemente impregnato di valori pre-industriali, spinto nella modernità quasi controvoglia.</p>
<p>PS: le rivoluzioni però possono avere anche esiti giacobini..
</p>
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