Clicca qui per Opzioni Avanzate


Regole in Finanza: Non Sequitur & Strabismo

September 20th, 2010 by Leonardo

-


di Leonardo, IHC

 

A fine luglio ho letto un brutto articolo di Masciandaro sul Sole24Ore. Chiaramente “brutto” dal mio punto di vista. Credo che l’articolo volesse essere soprattutto una accusa politica ad Obama per la sua incapacità di riformare la finanza USA, condita con “sospette” donazioni da Goldman Sachs, e infiocchettata con l’asservimento europeo alla lobby USA. A queste critiche Masciandaro dedica più della seconda metà dell’articolo, ma io sono interessato alla prima metà scarsa, dove viene fatto un “cappello” (formalmente opportuno per l’economia dell’articolo) sulle ragioni della riforma del sistema finanziario e su cosa avrebbe dovuto essere Basilea3.

Il terzo e quarto capoverso dell’articolo vanno letti integralmente per apprezzare il non-sequitur che li lega attraverso una modulazione retorica così fine nella sua brevità da fare l’invidia addirittura di un Bach.

Il Nostro ci ammonisce sul fatto che “Occorre che gli attori, e in particolare i banchieri, siano responsabilizzati. Questo significa che gli effetti di ogni scelta che un intermediario fa in termini di allocazione o di gestione del rischio […] dovrebbero ricadere innanzitutto sull’intermediario stesso”. Parole sante! C’è l’intera scuola austriaca che sostiene come utili e perdite di una attività debbano essere “privati” (e non “socializzati”) perché l’attività economica resti, per dimensioni e struttura, entro i limiti di sostenibilità definiti dal risparmio. Qualsiasi “socializzazione” delle perdite riduce l’oculatezza della gestione, abbassa le soglie di attenzione sul rischio, e quindi la sostenibilità della struttura dell’economia. È tra l’altro lo stesso Masciandaro che conferma il tono iniziale dicendo che, privatizzando utili e perdite, “i rischi di esternalità [e in particolare la] instabilità aziendale e sistemica, vengono ridotti, e comunque si aumenta la capacità di riconoscerli e governarli”. Insomma, all’imprenditore oneri e onori perché lavori assennatamente; di necessità, virtù. Perfetto.

Ma il capoverso si conclude con una modulazione per la verità non perfettamente consonante, in quanto il Nostro dice che “occorre perseguire il cosiddetto allineamento degli incentivi delle banche agli obiettivi generali di sano e regolare sviluppo degli scambi”. Ora, in senso lato si può dire che quanto detto prima, cioè utili e perdite, sono gli incentivi opportuni perché l’imprenditore, qui banchiere, operi con prudenza e oculatezza rendendo la propria attività, e con essa l’economia intera, stabile e sostenibile, il che è appunto l’obiettivo o per lo meno l’ambizione più o meno consapevole di un sistema economico. Ma l’espressione di Masciandaro risulta così un po’ ridondante, e direi sovrabbondante nella terminologia rispetto alla linearità di quanto già espresso. Diciamo che la tonalità può ancora essere la stessa ma c’è qualcosa di ambiguo.

Il capoverso successivo inizia ancora, apparentemente, in tono: “Sappiamo tutti che l’attuale sistema di regole [in finanza] crea un macroscopico non allineamento degli incentivi”. Questo è condivisibile, in un’ottica austriaca. “Le regole consentono agli intermediari, se vogliono, di assumersi rischi sproporzionati rispetto alla loro capacità di far fronte agli impegni, in caso di eventi sfavorevoli”. Si, vero, non si è detto quali siano le regole incriminate, ma il discorso è partito dalla “privatizzazione” di perdite e utile, quindi dovremmo sapere di cosa stiano parlando. O forse no? La tonalità si è fatta fin troppo sospetta e ambigua, perché se all’inizio si parla di regole “positive” che riducono la responsabilità individuale sul risultato, che dovrebbe essere privato qualunque ne sia il segno, diventa ora sospetto insistere sulle “regole”. Per avere questi sospetti però si deve fare un confronto con l’inizio del primo capoverso richiamato, perché se si parte dalla sua fine il tutto sempre invece assolutamente “armonico”.

Ed eccoci infatti arrivati alla fine della modulazione, alla scoperta definitiva della nuova tonalità! “Sappiamo che occorre definire regole che perseguano almeno due obiettivi: riducano la capacità di indebitarsi; a parità di capacità di indebitamento, riducano la possibilità di trasformare debiti a breve tempo in investimenti rischiosi a lungo termine”. L’ambiguità è sciolta: dalle regole si torna alle regole, e da regole “cattive” a regole “buone” che portino “positivamente” a comportamenti virtuosi. Questa affermazione è coerente con i passaggi immediatamente precedenti ma decisamente in contrasto con l’inizio del discorso, perché prima si è parlato di una responsabilizzazione associata alla proprietà esclusiva dei risultati, mentre adesso si vogliono dare indirizzi normativi “positivi”, incanalare i comportamenti verso un fine preciso dettando un percorso che non fa perno sulla genuina responsabilità individuale del banchiere-imprenditore bensì sulla superiore visione del legislatore. Tutto questo è burocrazia, non mercato, e il risultato dell’attività economica diventa non il frutto dell’imprenditorialità responsabile di se stessa bensì una concessione nella misura della volontà del legislatore. Implicitamente Masciandaro ci dice che ha scherzato, la responsabile non serve, ma serve l’osservanza procedurale.

La tonalità è cambiata radicalmente, e arriva l’accordo finale che conferma e chiude: “il controllo della quantità e della qualità della leva finanziaria è la strada maestra”. Si va addirittura a identificare l’obiettivo operativo delle regole, con una concezione praticamente totalizzante (quantitativa e qualitativa) del potere legislativo di là da qualsiasi spazio di responsabilità imprenditoriale sul proprio rischio.

Questi due paragrafi sono eccezionali nella loro costruzione; spero di averne reso merito. Con le dovute modulazioni successive si riesce a far apparire logico quanto è in realtà un non-sequitur: la crisi deriva dalla carenza di responsabilità sui risultati (negativi) causata dalle regole QUINDI fissiamo come regola altri vincoli che scavalchino la responsabilità. Una logica consecutio avrebbe portato a proporre di togliere le regole, o restaurare regole quali la “proprietà privata” (questa sconosciuta…), da cui discende la proprietà diretta di utili e perdite della propria attività e con essa la necessaria responsabilità nella gestione imprenditoriale. Per arrivare a questo però si deve superare lo strabismo che avvicina responsabilità con regolamentazione, e quindi confonde mercato con burocrazia.

Se la “responsabilità” è assolta dall’osservanza di una norma tecnica esterna, o la norma è perfetta o in realtà si deresponsabilizza il soggetto, che può a questo punto legittimamente chiedere l’aiuto statale per coprire la mala-gestio (fattuale, ma non giuridica!), e così si torna all’inizio dell’articolo. E io vorrei proprio vederla, una norma giuridica tecnicamente perfetta per una attività imprenditoriale!

Dallo strabismo sui concetti consegue il non-sequitur. Questo è il core dell’articolo. Il resto è cabaret.


1 Response to “Regole in Finanza: Non Sequitur & Strabismo”

  1. 1

    Austrismo che Filtra… at Ideas Have Consequences

    […] L’articolo comunque sconta una debolezza di fondo, che emerge parlando di quali (ben ridotte) prescrizioni questa teoria offra per risolvere la fase bust del ciclo economico. Questa debolezza è comunque la stessa debolezza che tocca tutto il mainstream, e che IHC ha ben evidenziato nella critica ai non-sequitur di Masciandaro, e cioè che una teoria debba per forza offrire “prescrizioni positive” la cui adozione da parte delle autorità permetterebbe di “risolvere i problemi”. Infatti l’articolo lamenta che “almeno i monetaristi propongono di tagliare i tassi e espandere la moneta”. È un po’ come pensare che negli anni ‘30 il keynesianismo abbia prevalso solo perché offriva una ricetta positiva (interventismo monetario e fiscale fatto di espansione monetaria e deficit spending) per uscire dalla depressione; non importa se tale soluzione fosse efficace o efficiente o addirittura controproducente, era una regola cui aggrapparsi, mentre dall’altra parte tutto ciò che veniva proposto era lasciar scorrere la crisi, lasciare che l’economia “liquidasse” parte di sé stessa… ops, è esattamente ciò che è accaduto! […]

Aggiungi un tuo Commento