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	<title>Comments on: Riflessioni Aggiuntive sui Prezzi delle Merci in Wicksell</title>
	<link>http://ideashaveconsequences.org/riflessioni-aggiuntive-sui-prezzi-delle-merci-in-wicksell/leo</link>
	<description>l'economia nel salotto della libertà</description>
	<pubDate>Mon, 21 May 2012 18:03:02 +0000</pubDate>
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	<item>
		<title>by: Leonardo, IHC</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/riflessioni-aggiuntive-sui-prezzi-delle-merci-in-wicksell/leo#comment-36592</link>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2009 13:02:31 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/riflessioni-aggiuntive-sui-prezzi-delle-merci-in-wicksell/leo#comment-36592</guid>
					<description>Io ti rimanderei al mio pezzo qui sul picco di Hubbert che è più coerente per risponderti.

non sono d'accordo che in un mondo globalizzato non si possano rilevare le preferenze temporali: quelle restano e lavoro sempre e comunque, semplicemente si raffrontano con un mercato "del tempo" (i crediti, prezzati dai tassi) fottuto, e questo non dipende dalla globalizzazione ma dalle distorsioni statali che ben conosci.

Io riconosco che i vincoli energetici esistono (e per forza!) ma non è questo che è in discussione, bensì la possibilità di una relazione stabile tra quantità di energia e variabili monetarie, perché non è stabile neppure quella tra quantità di fagioli e moneta, figuriamoci l'energia.
Il punto che vorrei trasmetterti, e di cui avevo parlato nel pezzo su Hubbert, è che l'individuo forma un apprezzamento e da qui discende un prezzo, quindi un movimento di variabili monetarie; solo che niente vieta che apprezzi di più una palla tinteggiata di rosso invece che di bianco (con poco uso di energia) invece di una scala a chiocciola piramidale autoriscaldata multifunzionale a teletrasporto paragnostico che ha bisogno di una centrale nucleare dedicata solo per venir costruita.
Dall'esempio assurdo che ti propongo vorrei far seguire che la relazione tra moneta e energia può essere stabile e definita solo per periodi limitati definiti da un pattern di produzione/consumo stabile; in fasi di transizione (come con l'apertura del commercio estero) va tutto a gallina.

Se invece tu trovassi una relazione, sarebbe qualcosa di devastante (in positivo) per il pensiero economico. Ma io personalmente non ci spero (e comunque non essendo uno dei problemi a cui mi dedico particolarmente, potrei aver detto quintali di cazzate, nel caso chiudi un occhio).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io ti rimanderei al mio pezzo qui sul picco di Hubbert che è più coerente per risponderti.</p>
<p>non sono d&#8217;accordo che in un mondo globalizzato non si possano rilevare le preferenze temporali: quelle restano e lavoro sempre e comunque, semplicemente si raffrontano con un mercato &#8220;del tempo&#8221; (i crediti, prezzati dai tassi) fottuto, e questo non dipende dalla globalizzazione ma dalle distorsioni statali che ben conosci.</p>
<p>Io riconosco che i vincoli energetici esistono (e per forza!) ma non è questo che è in discussione, bensì la possibilità di una relazione stabile tra quantità di energia e variabili monetarie, perché non è stabile neppure quella tra quantità di fagioli e moneta, figuriamoci l&#8217;energia.<br />
Il punto che vorrei trasmetterti, e di cui avevo parlato nel pezzo su Hubbert, è che l&#8217;individuo forma un apprezzamento e da qui discende un prezzo, quindi un movimento di variabili monetarie; solo che niente vieta che apprezzi di più una palla tinteggiata di rosso invece che di bianco (con poco uso di energia) invece di una scala a chiocciola piramidale autoriscaldata multifunzionale a teletrasporto paragnostico che ha bisogno di una centrale nucleare dedicata solo per venir costruita.<br />
Dall&#8217;esempio assurdo che ti propongo vorrei far seguire che la relazione tra moneta e energia può essere stabile e definita solo per periodi limitati definiti da un pattern di produzione/consumo stabile; in fasi di transizione (come con l&#8217;apertura del commercio estero) va tutto a gallina.</p>
<p>Se invece tu trovassi una relazione, sarebbe qualcosa di devastante (in positivo) per il pensiero economico. Ma io personalmente non ci spero (e comunque non essendo uno dei problemi a cui mi dedico particolarmente, potrei aver detto quintali di cazzate, nel caso chiudi un occhio).
</p>
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	<item>
		<title>by: Prometeo</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/riflessioni-aggiuntive-sui-prezzi-delle-merci-in-wicksell/leo#comment-36588</link>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2009 10:54:34 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/riflessioni-aggiuntive-sui-prezzi-delle-merci-in-wicksell/leo#comment-36588</guid>
					<description>C'è il rischio che sia una falsa pista.

Però vale la pena esplorarla meglio.
I beni hanno valora in quanto richiedono lavoro, ma non c'è alcuna relazione tra il valora facciale dei beni ed il lavoro. O meglio, ci sono tante relazioni che valgono in sistemi chiusi ed in periodi di tempo assai ristretti.

In un sistema aperto, o globale, in lasso di tempo lungo è impossibile utilizzare "il prezzo" per identificare le preferenze temporali.

Io parto dalla riflessione che l'economia, e ancora di più la sua componente finanziaria, non può strutturalmante, meccanicamente prescindere dai vincoli energetici.

Sebbene il layer finanziario, in quanto amplificatore e beneficiario delle distorsioni del pianificatore, abbia evidenti effetti sull'econmia reale e sulla produzione e quindi sui consumi, compresi quelli energetici, il sistema è necessariamente bidirezionale, ma un sistema è strutturalmente prevalente sull'altro.

Marx pretendeva di individuare un valore misurabile del valore del lavoro in modo centralizzato, non necessariamente statalista, ma univoco, e quindi "trovare" un surplus usurpato dal capitalista... trascurando l'importanza delle preferenze temporali, ha di fatto reso inefficacie (dal punto di vista teorico) il calcolo economico nel socialismo giustificando l'illusione (illusione?) della pianificazione centrale dell'economia.

Questo però prescinde dal fatto che la trasformazione del lavoro richiede energia. In qualche modo è un paradigma analitico "energy intensive", piuttosto che "capital intensive" o "labour intensive". E non esclude che un sistema economico non "energy intensive" sia possibile, o di nuovo possibile (in fondo lo è sempre stato fino alla fine della rivoluzione industriale), però, il cataclisma sistemico che da più parti si prevede, non può, secondo me, scaturire dalla crisi del meccanismo fiat-money (che si rafforza dalla propagazione del debito nel futuro ed in nuove aree geografiche), ma eventualmente solo dall'esigenza del cambio di paradgma.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è il rischio che sia una falsa pista.</p>
<p>Però vale la pena esplorarla meglio.<br />
I beni hanno valora in quanto richiedono lavoro, ma non c&#8217;è alcuna relazione tra il valora facciale dei beni ed il lavoro. O meglio, ci sono tante relazioni che valgono in sistemi chiusi ed in periodi di tempo assai ristretti.</p>
<p>In un sistema aperto, o globale, in lasso di tempo lungo è impossibile utilizzare &#8220;il prezzo&#8221; per identificare le preferenze temporali.</p>
<p>Io parto dalla riflessione che l&#8217;economia, e ancora di più la sua componente finanziaria, non può strutturalmante, meccanicamente prescindere dai vincoli energetici.</p>
<p>Sebbene il layer finanziario, in quanto amplificatore e beneficiario delle distorsioni del pianificatore, abbia evidenti effetti sull&#8217;econmia reale e sulla produzione e quindi sui consumi, compresi quelli energetici, il sistema è necessariamente bidirezionale, ma un sistema è strutturalmente prevalente sull&#8217;altro.</p>
<p>Marx pretendeva di individuare un valore misurabile del valore del lavoro in modo centralizzato, non necessariamente statalista, ma univoco, e quindi &#8220;trovare&#8221; un surplus usurpato dal capitalista&#8230; trascurando l&#8217;importanza delle preferenze temporali, ha di fatto reso inefficacie (dal punto di vista teorico) il calcolo economico nel socialismo giustificando l&#8217;illusione (illusione?) della pianificazione centrale dell&#8217;economia.</p>
<p>Questo però prescinde dal fatto che la trasformazione del lavoro richiede energia. In qualche modo è un paradigma analitico &#8220;energy intensive&#8221;, piuttosto che &#8220;capital intensive&#8221; o &#8220;labour intensive&#8221;. E non esclude che un sistema economico non &#8220;energy intensive&#8221; sia possibile, o di nuovo possibile (in fondo lo è sempre stato fino alla fine della rivoluzione industriale), però, il cataclisma sistemico che da più parti si prevede, non può, secondo me, scaturire dalla crisi del meccanismo fiat-money (che si rafforza dalla propagazione del debito nel futuro ed in nuove aree geografiche), ma eventualmente solo dall&#8217;esigenza del cambio di paradgma.
</p>
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	<item>
		<title>by: Leonardo, IHC</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/riflessioni-aggiuntive-sui-prezzi-delle-merci-in-wicksell/leo#comment-36517</link>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2009 12:46:34 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/riflessioni-aggiuntive-sui-prezzi-delle-merci-in-wicksell/leo#comment-36517</guid>
					<description>Prometeo, permettimi... quella dell'energia mi sa che è una falsa pista. Le grandezze economiche partono da valutazioni individuali variamente aggregate, ma sempre valutazioni personali; niente vale in proporzione all'energia che contiente. Io vedo il rischio di un pensiero à la smith (e à la marx) dove era il contenuto di lavoro a determinare il valore dei beni.

Che tu non riesca a legare energia con ciclo temo ne sia conseguenza.
Se poi ne vieni fuori sei un dio.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Prometeo, permettimi&#8230; quella dell&#8217;energia mi sa che è una falsa pista. Le grandezze economiche partono da valutazioni individuali variamente aggregate, ma sempre valutazioni personali; niente vale in proporzione all&#8217;energia che contiente. Io vedo il rischio di un pensiero à la smith (e à la marx) dove era il contenuto di lavoro a determinare il valore dei beni.</p>
<p>Che tu non riesca a legare energia con ciclo temo ne sia conseguenza.<br />
Se poi ne vieni fuori sei un dio.
</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>by: Prometeo</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/riflessioni-aggiuntive-sui-prezzi-delle-merci-in-wicksell/leo#comment-36505</link>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2009 08:30:10 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/riflessioni-aggiuntive-sui-prezzi-delle-merci-in-wicksell/leo#comment-36505</guid>
					<description>E' un modello, ed introduce delle semplificazioni.

Modellizzare la distorsione, cioè quantificare il danno, introdotto dal sistema fiat-money, o truffone che dir si voglia, credo sia impossibile.

Il modellino di Wicksell, per quanto basic, è secondo me l'unico che lega correttamente le dinamiche di base.

Sto da tempo girando attorno ad un possibile collegamento con l'altro estremo del modello, l'energia.

Ancora non ho cavato un ragno dal buco... a meno di non introdurre delle semplificazioni massicce anche all'altro estremo, ma non dispero :)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; un modello, ed introduce delle semplificazioni.</p>
<p>Modellizzare la distorsione, cioè quantificare il danno, introdotto dal sistema fiat-money, o truffone che dir si voglia, credo sia impossibile.</p>
<p>Il modellino di Wicksell, per quanto basic, è secondo me l&#8217;unico che lega correttamente le dinamiche di base.</p>
<p>Sto da tempo girando attorno ad un possibile collegamento con l&#8217;altro estremo del modello, l&#8217;energia.</p>
<p>Ancora non ho cavato un ragno dal buco&#8230; a meno di non introdurre delle semplificazioni massicce anche all&#8217;altro estremo, ma non dispero <img src='http://ideashaveconsequences.org/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />
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		<title>by: Leonardo, IHC</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/riflessioni-aggiuntive-sui-prezzi-delle-merci-in-wicksell/leo#comment-36442</link>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2009 14:05:38 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/riflessioni-aggiuntive-sui-prezzi-delle-merci-in-wicksell/leo#comment-36442</guid>
					<description>Certo Matteo, questo non è un modello di ciclo economico, è solo il primo mattone dell'impalcatura della ABCT; però via, è immediato nel legare la politica dei tassi all'inflazione dei mezzi di pagamento (e di conseguenza dei prezzi e via discorrendo), vero?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Certo Matteo, questo non è un modello di ciclo economico, è solo il primo mattone dell&#8217;impalcatura della ABCT; però via, è immediato nel legare la politica dei tassi all&#8217;inflazione dei mezzi di pagamento (e di conseguenza dei prezzi e via discorrendo), vero?
</p>
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		<title>by: Matteo</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/riflessioni-aggiuntive-sui-prezzi-delle-merci-in-wicksell/leo#comment-36439</link>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2009 13:14:18 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/riflessioni-aggiuntive-sui-prezzi-delle-merci-in-wicksell/leo#comment-36439</guid>
					<description>Personalmente ritengo che i guai più grossi generati dalla creazione eccessiva di debito/moneta siano quelli relativi alla conseguenze indirette della distorzione della struttura della produzione/allocazione del capitale.
Una crisi creditizia (ultimo anello del ciclo creditizio) crea costi di transizione enormi: una casa che rimane invenduta/sfitta, un investimento non finito o non ripagato, una azienda che chiude, una persona che smette di pagare i suoi debiti. Stimolare eccessivamente il processo produttivo (con tassi di interesse forzatamente bassi) non crea solo un mero fenomeno inflazionistico.
Da questo punto di vista il modello di Wicksell soffre delle stesse lacune ed, in parte, è soggetto alle stesse critiche di cui è passibile la teoria quantitativa della moneta.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Personalmente ritengo che i guai più grossi generati dalla creazione eccessiva di debito/moneta siano quelli relativi alla conseguenze indirette della distorzione della struttura della produzione/allocazione del capitale.<br />
Una crisi creditizia (ultimo anello del ciclo creditizio) crea costi di transizione enormi: una casa che rimane invenduta/sfitta, un investimento non finito o non ripagato, una azienda che chiude, una persona che smette di pagare i suoi debiti. Stimolare eccessivamente il processo produttivo (con tassi di interesse forzatamente bassi) non crea solo un mero fenomeno inflazionistico.<br />
Da questo punto di vista il modello di Wicksell soffre delle stesse lacune ed, in parte, è soggetto alle stesse critiche di cui è passibile la teoria quantitativa della moneta.
</p>
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