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Riflessioni Monetarie e Strategiche (Aspettando il Botto)

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October 31st, 2008 by Leonardo

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di Leonardo, IHC
 

Come ho esposto su Giornalettismo, il clamoroso taglio multiplo dei tassi di interesse dell’8 ottobre scorso non si è traferito appieno sull’euribor, e si potrebbe dire che non è servito proprio a nulla, visto che quel minimo di rilassamento delle condizioni interbancarie è stato supportato da straordinarie misure statali che spaziano dall’inflazionismo esasperato al bail-out sistemico e sconsiderato (fornitura illimitata di liquidità, assorbimento pubblico di titoli senza mercato, partecipazioni statali…).

 

Lo stato di tensione dell’interbancario, la “febbre” definita nel precedente articolo cui rinvio, è rimasta (forse aumentando) e oltre l’1% in Europa. Il taglio di mezzo punto su Refi e Fed Funds dell’8 ottobre u.s. (più avanti vedremo quale sarà l’effetto netto dell’ulteriore taglio della Fed di mercoledì sera) non si è nemmeno trasferito tale e quale nonostante le “coccole”, pagate dai contribuenti, offerte dai vari Stati. È interessante inoltre vedere che i tassi sui titoli di Stato decennali stanno in media UE appena sopra al Refi attuale (stesso dato per la Germania); per l’Italia invece lo spread è di 90bp (direi in peggioramento rispetto alla situazione ante-taglio); tornare a uno spread euribor-Refi di 25/50bp significa attendersi implicitamente una media dei tassi ufficiali di 30/60bp sotto al livello attuale (coerente con un tagli di mezzo punto a inizio novembre), il che però implicherebbe tassi italiani superiori di ben più dell’attuale punto percentuale rispetto al Refi (non è irreale che crescendo la tensione i più deboli subiscano in misura maggiore, per cui il dato include prospettive poco rosee per l’Italia in termini di rischio-paese).

Ma le Banche Centrali hanno fornito ancora più liquidità alle banche (oltre che a prezzi più bassi) accettando in contropartita pure titoli di qualità scarsa (quindi trasferendo sulla collettività il relativo rischio di default), e lo Stato ha messo il proprio impegno a garantire la circolazione nell’interbancario… Sì, ma siamo sicuri che una ulteriore fase di “crollo” del mercato del credito possa realisticamente venir assorbita dallo Stato e quindi dai contribuenti? Forse no, e per questo l’euribor è ancora così “vischioso”. Così come può ben essere legittimo il dubbio che le Banche Centrali (Fed e BCE in testa) siano state coerenti con gli obiettivi dichiarati… e non parlo solo dell’ormai defunto Inflation Targeting.

Faccio notare che alle operazioni di rifinanziamento principale della BCE (fatte al Refi) si affiancano operazioni aggiuntive, dette di rifinanziamento marginale (fissate al Refi+1%), e possibilità di deposito (remunerato al Refi-1%). Prima dei due tagli quindi si aveva una triade di tassi Marginale-Refi-Deposito strutturata al 5,25%-4,25%-3,25%. Se la paura sul mercato interbancario ha fatto propendere qualcuno a raccattare liquidità presso la BCE al tasso marginale per poi depositarla presso la BCE stessa (ad esempio in attesa di migliori impieghi), questa mossa gli è costata un (5,25%-3,25%=) 2%. Dopo il taglio del Refi il “corridoio” di tassi si è spostato al 4,75%-3,75%-2,75% (il costo del “prendi e parcheggia” è rimasto al 2%). Ma, colpo di scena, con decorrenza 20 ottobre il “corridoio” è stato ristretto a mezzo punto attorno al Refi (rifinanziamento marginale al Refi+0,50% e deposito al Refi-0,50%) strutturando quindi la triade al 4,25%-3,75%-3,25%. Cosa significa? Significa che il tasso di rifinanziamento marginale è sceso dell’1% e il tasso di deposito è rimasto invariato, cioè il costo della strategia “prendi e parcheggia” ora si è dimezzato all’1%, e questo non è un incentivo a ricreare liquidità sull’interbancario. Se questo comportamento era già in essere (e lo era) può così solo esasperarsi, e può ben essere in ogni caso un motivo dell’invariabile “febbre” interbancaria nonostante gli sforzi (soldi dei contribuenti) profusi.

 

Ma tutto questo ha un senso, a parte la fallacia di curare tutto con soldi facili a buon prezzo alle banche (quel che in realtà ha originato l’attuale crisi)? Un’idea potrebbe essere il consentire a chi può di accumulare quanta più liquidità possibile in attesa del vero “botto”, quando tutto il defaultabile defaulterà quasi cancellando il collateral (titoli a garanzia dei prestiti) disponibile alle banche per accedere al credito della Banca Centrale. In questo scenario i titoli già “prestati” scoppierebbero in mano alla BCE, che coprirebbe il buco come da Statuto con l’intervento delle Banche Centrali Nazionali e quindi di relativi Ministeri del Tesoro (quindi sempre soldi dei cittadini), mentre le banche che hanno potuto accumulare (quelle più grosse in breve) potrebbero attingere alle riserve “parcheggiate” a rischio zero e costo nesso di solo l’1% annuo, magari razziando banche più piccole e deboli e, perché no, patrimoni privati come l’immobiliare, che ormai sarebbero sul mercato a sconto. Lo stesso scenario può valere per gli USA.

Non sono nuovo a questa visione di sfruttamento “strategico” del Business Cycle (sia su IHC che su Usemlab); nella fattispecie attuale, benché abbia in sé il seme della iperinflazione (tessuto produttivo fortemente indebolito contro maggior massa monetaria in circolazione significa maggior moneta contro la stesse se non minor merce, quindi prezzi in ascesa), una tale mossa potrebbe essere l’ultimo argine “nazionale” contro l’impiego, “strategico” anch’esso, dei surplus asiatici magari veicolati dai Fondi Sovrani. Troppa fanta-econo-geo-politica? Vedremo, intanto si parla di una nuova Bretton Woods, che nella sua precedente versione equivaleva a un patto di non belligeranza tra potenze monetarie occidentali con catenaccio ai piedi degli USA; ora che l’occidente è in forte difficoltà, chi è che si vorrebbe realmente “imbrigliare” e vincolare a un nuovo patto di “non belligeranza monetaria”? Chi lo sa, alzi la mano.

 
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11 Responses to “Riflessioni Monetarie e Strategiche (Aspettando il Botto)”

  1. 1

    prometeo Says

  2. 2

    prometeo Says

    Secondo me non c’è tanto da aspettare.
    Secondo te il patto di “non belligeranza” passa per un default governativo USA o no?

  3. 3

    Leonardo, Ihc Says

    Bellina la roba che hai linkato!

    Credo che sia inteso per evitare il default USA: se siamo tutti d’accordo, nessuno potrà “attaccare”, no?

  4. 4

    prometeo Says

    Quindi iperinflazione per tutti?
    Mi sfugge il perchè dell’impennata dell’aggregato monetario mentre invece assistiamo a deflazione… la risacca prima dell’onda?

  5. 5

    Leonardo, Ihc Says

    perché non devi confondere gli aggregati monetari di base, la fiat money diciamo, con il credito che monta sopra, il circulation credit. La fase di crisi annienta il credito che non è fondato su risparmio reale, ma la moneta cash resta. Tu giustamente hai piazzato grafici sulla base, diciamo M1, non su M3 che comprende titoli e quindi sconta i fenomeni di “deflazione” dei valori di Borsa.
    Ma poi, dove vedi la deflazione? Io non la vedo. Per due materie che ritracciano pur rimanendo a prezzi superiori a quelli di partenza? vai a mangiarti una pizza, poi me la racconti la deflazione.

  6. 6

    Prometeo Says

    Sono daccordo che il problema dell’economia reale è la contrazione del credito, nelle mille forme in qui esso si manifesta, però come fattori deflattivi, o meglio effetti deflattivi, io intendevo parametri come l’ISM americano che è a 38,9, e comunque sotto al 50 da 18 mesi, il Baltic dry che è crollato del 92% da luglio… non solo materie prime.

    Mi sembrano tutti fattori che mostrano una economia congelata, in recessione da circa 18 mesi che va però verso una deflazione lunga.

    Quegli aumenti degli aggregati se non “contrastati” da fattori deflattivi, tra non più di tre mesi si propagheranno come iperinflazione, e non solo in area dollaro.

    Allora, sempre perchè io credo che sta in sella sta cosa stia facendo, sebbene non ce lo dice, secondo me quell’impennata del fiat è in parte devuta alla monetizzazione selvaggia del debito ed in parte alla filosofia “finchè c’è inflazione c’è speranza”… sempre che la manopola del fiat non sfugga di mano…

    Senza una deflazione quell’impennata del fiat porta alla morte del dollaro per incapacità di monetizzare il default USA.

    Poi la pizza… costa tanto in Italia, ma con quello che in Italia paghi una pizza ed un birra a Londra ci mangi una cena completa di sushi e sashimi, oppure due cene complete complete Tnadoori, oppure tre cene pho. A San Francisco ci fai 4 cene di sushi e sashimi… e a San Francisco la gente sta già facendo incetta nei supermercati di scatolette a lunga conservazione, carta igienica e dentifrici…

  7. 7

    Leonardo, Ihc Says

    Se è per questo ci fai anche due cene al ristorante cinese a 50 metri dalla pizzeria
    e infatti io vado al ristorante cinese ogni settimana.

  8. 8

    Strababaus Says

    Scusate la domanda forse sciocca.
    Quindi iperinflazione o deflazione?
    sapete com’è vorrei sapere a quanto potro’ vendere la mia plastica in futuro

  9. 9

    Leonardo Says

    io mi aspetto una nuova fiammata inflativa; però ho sentito voci di indici dei prezzi già negativi negli USA, il che significherebbe che là siamo molto più avanti di quanti hanno raccontato…

  1. 1

    E ora, monsieur Trichet, che si fa? : Giornalettismo

    […]  Nel precedente articolo ho ipotizzato una politica nascosta dietro le ultime dichiarazioni ufficiali, fatta di una Banca Centrale che in qualche modo finanzia l’economia reale sollevando da questo compito il sistema bancario, cui verrà demandato il finanziamento del settore statale. Le precedenti mosse di Bernanke volte ad incrementare il rendimento dei depositi bancari presso la stessa Fed potrebbero in tal senso aver funzionato un po’ come “esca” (se non come “premio”) per l’accumulo di capitali da direzionare successivamente sul mercato primario dei titoli di Stato. Credo che la BCE potrà seguire questa stessa politica […]

  2. 2

    Tira Fuori i Soldi (e l’Inflazione)! at Ideas Have Consequences

    […]   Su dati BCE la base monetaria è passata da circa € 800 miliardi di inizio 2007 ai poco meno di € 900 miliardi di metà 2008 (più di un 8% annuo di crescita). A metà 2008, come sappiamo, c’è stata l’ufficializzazione della crisi in Europa; nell’ultimo trimestre la base monetaria è saltata a oltre € 1.200 miliardi di inizio 2009, con un incremento dal 2007 di oltre il 20% annuo. I depositi presso la BCE (Deposit Facility), remunerati al Refi meno un punto percentuale (in alcuni periodi ridotto invece di solo mezzo punto), sono stati quasi nulli fino ad ottobre 2008, per poi crescere improvvisamente fino oltre i € 300 miliardi del gennaio 2009. Credo che valga molto la pena sottolineare la coincidenza dei numeri: la base monetaria a fine 2008 cresce di almeno € 300 miliardi (da € 900 miliardi a € 1.200 miliardi), e i depositi presso la BCE crescono di pari misura nella stesso periodo. Se è una coincidenza è una coincidenza strana. Ma siccome si è assistito da più parti ad inviti alle banche a fare il proprio lavoro (prestare) quando a loro, di soldi, ne venivano offerti a iosa, ed intanto l’interbancario si era inaridito, è ragionevole corretto concludere che i soldi in deposito erano un semplice travaso della “nuova moneta stampata” per l’occasione dalla UE. E se vengono travasati chiaramente non entrano nell’economia e non si moltiplicano come credito. In altri momenti ho lamentato la “sconsideratezza” della politica dei tassi della BCE, quel suo ridurre lo “sconto” del tasso di deposito (Depo) rispetto al Refi da un punto a mezzo punto, in quanto questo avrebbe ridotto il costo del prendere soldi dalla BCE per poi parcheggiarli presso la BCE stessa (per i dettagli si dia un occhio qui e qui risalendo ai link collegati). È pertanto interessante verificare che la riduzione di questo “costo” da uno a mezzo punto sia durata da settembre a dicembre 2008, tempo che corrisponde al periodo di crescita da zero a € 300 miliardi dei depositi. Possiamo infine dare un occhio al rendimento reale di questi depositi, cioè il tasso Depo depurato dell’inflazione (stimata con l’indice europeo HICP), scoprendo che tale rendimento è stato sempre negativo tranne nel solito periodo da settembre a dicembre 2008. Insomma le condizioni economiche perché la nuova base monetaria rimanesse ferma presso la BCE c’erano veramente tutte.   Ma a cosa interessa a noi di tutto questo? Ci interessa molto in realtà, perché come si muove la moneta incide sull’inflazione. In particolare tutta la moneta che “non entra nell’economia” perché invischiata nella Deposit Facility è moneta che non comporta effetti inflazionistici sui prezzi. E in effetti nel momento in cui il rapporto tra i depositi e la base monetaria comincia a crescere si osserva un più forte rallentamento dell’inflazione europea, un rallentamento che essenzialmente si sta bloccando negli ultimi mesi, in coincidenza con la riduzione del rapporto depositi/base monetaria. Appunto, cosa sta accadendo adesso? Accade che, forse anche visti i ridicoli risultati di questa politica espansiva (si sono resi più sostenibili debiti come i mutui attraverso gli effetti sull’euribor, ma i “pesci piccoli” hanno cominciato a trovare le porte chiuse per nuovo credito, mentre sicuramente l’aver depositi presso la BCE, dopo aver ottenuto quei fondi dalla stessa BCE in cambio di titoli di dubbio valore, ha alleggerito moltissimo il rapporto tra rischio e capitale di vigilanza delle banche), la base monetaria comincia a rientrare. Siamo ora a € 1.050 miliardi di base (che è sempre un +20% nell’ultimo anno), contro € 95 miliardi di depositi, il che significa a marzo 2009 un netto di circa € 100 miliardi di nuova base monetaria entrata “in circolazione” da inizio 2008. Diciamo che a fine 2008 tutto quanto veniva creato dalla BCE le ritornava come depositi, un enorme giro di denaro “lontano dai mercati finanziari” ottimo per giustificare i bassi (ma non nulli) effetti inflazionistici della politica della BCE; nel 2009 la BCE ha provveduto a “drenare” liquidità riducendo la base monetaria, il che si è tradotto in realtà in una riduzione dei depositi, che però si sono ridotti di circa € 100 miliardi in più rispetto alla base monetaria; d’altra parte nel 2009 il differenziale Refi-Depo è risalito all’1% e il Depo reale è tornato negativo, quindi si sono creati dei motivi di convenienza economica a impiegare diversamente questi soldi.   Questo dimostra che non ero un visionario nel dire che espandere l’offerta di moneta sarebbe stato inutile perché il sistema soffre di mancanza di risparmio (ricchezza) reale e non di mezzi di pagamento (moneta). Né ero un visionario a sostenere che le manovre sullo spread Refi-Depo avevano effetti rilevanti sulla destinazione della liquidità bancaria; in particolare, ridurre questo spread ha funzionato da “esca” sulla liquidità bancaria: utile per i bilanci delle banche ma inutile per il resto dell’economia. Adesso c’è però il problema che quel sostanziale “pareggio” tra le variazioni dei depositi e della base monetaria, che salvo effetti del moltiplicatore dei depositi privati non ha lasciato spazio per afflussi sui mercati (in specie quelli di titoli di Stato), si è “rotto” creando nel 2009 una prima liberazione di liquidità, per la verità ancora piuttosto limitata. In attesa di ulteriori sviluppi su questo fronte, si potrebbe in tutta questa analisi trovare le motivazioni della ricerca di strumenti “non convenzionali” della politica della BCE: gli strumenti usuali non sono serviti a molto in termini di sviluppo del credito privato, quindi diventa necessario cercare qualcosa di nuovo.   In realtà la BCE ha dimostrato una discreta velocità di manovra, e come visto il Depo è diventato adesso davvero bassino per giustificare il parcheggio di centinaia di miliardi di euro… La BCE pare possa letteralmente tirare lo sciacquone all’improvviso e poi far scaricare abbastanza velocemente, e forse si sono create adesso le condizioni perché lo sciacquone possa andare meglio a segno. E se va a segno, cioè sui mercati, non saranno solo i prezzi dei Bund a salire.   Print This Post […]

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