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Risate ai Cinque Cereali

July 6th, 2011 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Uno va in ferie, e si crea il suo tran tran di colazione, acquisto dei giornali, e lettura in spiaggia (maestrale permettendo). Ogni tanto lo fa anche il vostro affezionatissimo, che così si concede un periodo in cui ogni giorno può leggersi con calma il Sole24Ore, e ritagliarsi quei pochi articoli che possono sulluccherare la sua curiosità o offrire uno spunto per qualche riflessione teorica.

Nella settimana che mi sono concesso ho letto varie cose, di cui forse la più “ganza” è stata una tiritera sui cereali.

 

  

Martedì 21/6. “Il frumento cade ai minimi da 6 mesi. Le grandi e inaspettate rese dei raccolti USA hanno spinto al ribasso i prezzi, ci si aspettano spinte ulteriori sul grano tenero, e le abbondanti precipitazioni fanno ben sperare anche per i raccolti europei (eccetto quelli italiani che nella pioggia sono “annegati”…).

Giovedì 23/6. “Allarme scarsità per i cereali. Le avverse condizioni climatiche dei mesi scorsi fanno temere per la produzione di cereali, in particolare il mais americano e il grano dell’Unione Europea, che combinati all’attesa di un aumento della domanda dell’1,2% fa ritenere alla FAO che i prezzi cominceranno a correre. Per questo la Banca Mondiale sta incoraggiando i vari paesi a coprirsi con derivati, avendone lei stessa sottoscritti $ 200mln con JP Morgan per una copertura totale di $ 4 mlrd) per coprirsi dalla conseguente volatilità.

Venerdì 24/6. “G20 agricolo: no alla volatilità. Il G20, tramite la FAO, incrementerà la trasparenza del mercato con un database centrale di produzione, scorte e transazioni su varie commodity, tra cui quelle agricole; in tal modo si vuol combattere la speculazione e coordinare interventi rapidi in casi di crisi alimentari. Intanto si attende una normativa che limiti l’attività in derivati su prodotti agricoli, e si appoggia l’invito della Banca Mondiale all’uso di coperture finanziarie in derivati. L’assemblea, presieduta dalla Francia, ha così espresso la sua determinazione alla lotta contro la futura variabilità dei prezzi sulle commodity alimentari, nicchiando però sul peso in tutto questo delle produzioni finalizzate al biofuel.

Intanto, dal 21/6 al 25/6, il prezzo del mais è andato da $ 700,5 a $ 670 al bushel, e quello del grano da $ 659,25 a $ 635,75, e quando a inizio luglio il prezzo del mais è tornato a $ 670 (cioè ancora sotto ai minimi a sei mesi) sono ripartiti i titoli sui pericolosi rialzi dei cereali.

 

Io trovo tutto questo molto comico e allo stesso tempo disperante. Anzitutto non ho capito qualche è ora il problema: la produzione di cereali è in calo o no? È oltre le attese o sotto? Il problema sono i prezzi alti, bassi, o volatili, presenti o futuri? Il balletto di commenti sulla produzione europea (è alta, no è bassa, no è più alta delle attese che però erano basse…) ritengo sia emblematico dello stato dell’informazione, sia generale che specialistica (come il Sole24Ore si propone).

Un anno fa un articolo di IHC riguardo il grano riportava i pianti per i prezzi troppo alti, aspettandosi però un successivo pianto per i prezzi troppo bassi, analogamente a quanto avvenuto in anni precedenti. Un ero pianto non è arrivato, perché il liquidity glut, che parte dalla Fed e si rafforza variamente tra BCE BpoC e altre, non ha permesso fenomeni deflativi di alcun tipo (in fondo era quello che le autorità monetarie volevano, nel delirio di molti che pensano di gestire il mercato come il tuning di una radio). Però è arrivato l’altolà preventivo giusto quando si è parlato di prezzi “ai minimi”…

 

I veloci riassunti riportati, inoltre, dovrebbero rendere conto della confusione delle parole utilizzate: si parla indistintamente di attese di prezzi in crescita per cause fondamentali e di volatilità causata dalla speculazione. Ricordo che “volatilità” significa “su e giù”, e come ebbi occasione di affermare tempo fa, non vedo di cosa lamentarsi se si può sfruttare la fase “giù” per coprire il proprio rischio alimentare e permettere che maggiori prezzi spot stimolino l’investimento per una maggior produzione futura. Se tutto cospira alla scarsità, allora, i prezzi tenderanno a salire e il problema sarà la direzione del movimento e non la volatilità di breve. Se il problema è la finanziarizzazione del mercato, questo dovrà riguardare la creazione di trend distruttivi di un lato del mercato, non certo un “su e giù” che può esser gestito con gli stessi strumenti della speculazione finanziaria.

E infatti da una parte si additano i derivati come fonte dei mali, mentre dall’altra li si consiglia perché i “poveri” non subiscano il mercato. Che in mezzo a ‘sto balletto ci sia Sarkò mi pare quasi naturale – se c’è uno che ultimamente spara un po’ in ogni direzione pur di trovare una clac, questo è proprio lui – solo che con la storia del G20, Banca Mondiale e derivati, è finito in manifesta contraddizione; questa è la politica, questi sono gli illuminati regolatori centrali. Chi vuol tutto questo, se lo merita, peccato che trascini anche me in questo delirio.

 

La morale?

  • I prezzi vanno su e giù, come sempre.
  • Gli enti superiori creano allarmi, che succeda una cosa o il suo contrario.
  • Cosa succede davvero, se non si vanno a guardare i puri numeri, non si può sapere con certezza dai politici.
  • La caccia alle streghe contro la speculazione è un evergreen.
  • I derivati sono la peste, salvo che li usi lo Stato (si veda anche questo vecchio “precedente”).
  • Il cognac è, evidentemente, delizioso.

 

E ora ridiamoci su, finché non organizzeranno un G20 anche sulle risate.

 


2 Responses to “Risate ai Cinque Cereali”

  1. 1

    LightQuantum Says

    E oltre a pagare già ‘sti giornalisti con le tasse… hai pure comprato il giornale? :)
    Complimenti per il titolo del post: assai ganzo!

  2. 2

    Leonardo, IHC Says

    Sai com’è, costa meno di andare al cinema e fa più ridere…

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