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Santoro, De Filippi, e Lezioni di Economia

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January 22nd, 2009 by Leonardo

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di Leonardo, IHC
 
Ma quante storie per la trasmissione di Anno Zero del 15/01/09! Critiche da Israele, critiche da destra, critiche da sinistra, Annunziata che alza i tacchi… Sembra che nessuno abbia mai visto una trasmissione di Santoro, sembra che nessuno abbia mai visto quanto fazioso Santoro sappia essere e quanta tranquillità abbia nell’impostare la propria trasmissione attorno alla sua faziosità. Ma è un problema questo? Casomai il problema è che in TV non c’è nessuno di faziosità opposta che possa fornire un contradditorio.
La mia opinione: ma chi se ne frega. Quello che ho visto io è un’altra cosa: era una trasmissione di intrattenimento e non di giornalismo, e in come è stata costruita si ritrovano vari stilemi del dibattito sull’economia, ed è su questo che vale la pena soffermarci.

 
Sì, certo, che su una rete pubblica si esponga una posizione così netta e forte (a priori avversa ad Israele o di appoggio ai Palestinesi) può dare fastidio a chi pensa che sta pagando un canone per sentire cose che non condivide. Però nemmeno questo sarebbe il problema, se ci fosse subito un altro programma che esponga una posizione di faziosità altrettanto spiccata e forte a fare da contrappunto, in modo che o ognuno si sente quello che vuole o gli si dà la possibilità di sentire tutte le campane e farsi un’opinione. La cosa è talmente banale che la chiudiamo qui.
Il punto è stato implicitamente sintetizzato in un intervento su Radio24 che ha definito Santoro “il più grande uomo di televisione al momento” curiosamente non definendolo mai un giornalista. Perché? Be’ perché quella puntata sicuramente non era giornalismo, non era un lavoro fatto sulla raccolta e presentazione dei fatti per fini di informazione, cronaca, diffusione di opinione informata… Nessuno guardando quell’informazione avrebbe seriamente capito qualcosa di quel che sta accadendo in Medio Oriente, a quando risale la questione, perché gli attuali sviluppi, quali i reali interessi in gioco… Quello che si sentiva era tanto tanto tanto sentimento, tanta tanta sensazione e indignazione. La trasmissione è partita furbescamente con le immagini di bambini morti o feriti, tutti palestinesi. Sicuramente è una cosa orrenda e schifosa che accadano queste cose, ma il conflitto israelo-palestinese e l’articolazione tra Hamas e Fatah non è per niente in quelle immagini.
Pensare a questo mi ha fatto pensare ai programmi di quel Genio Televisivo della De Filippi, che inanella un successo dietro l’altro avendo inventato e portato alla perfezione trasmissioni come Amici, che partono da un presupposto che potrebbe essere serio (una scuola di spettacolo, con tanto di professori, allievi, esami, espulsioni, eliminazioni… e pure contratti discografici!), in modo da catturare l’attenzione di chi vorrebbe vedere qualcosa di serio e impegnativo (per chi partecipa), presentandolo però con un fortissimo risalto delle componenti umane e direi valoriali quando non umorali (rivalità, risentimenti, contestazioni, casi umani…). Una sorta di Grande Fratello montato su un presupposto artistico potenzialmente serio insomma. E l’Anno Zero che ho visto era molto vicino a questo, era una trasmissione che partiva da un presupposto serio (una guerra infinita, una ragione difficile da riconoscere, morti ovunque e possibili interessi nascosti fin oltre la polveriera medio-orientale), affrontato però con una componente fortissimamente emotiva se non addirittura umorale, che è stata in realtà il perno di tutta la puntata togliendo la scena a qualsiasi tentativo di analisi oggettiva; la partenza a effetto non è stata solo la partenza della puntata, bensì era il marchio del tipo di trasmissione in onda; non si è parlato dell’oggettività politico-economica della questione, si è parlato di valori umani. D’altra parte la De Filippi fa successo, e Santoro deve riuscire a fare altrettanto successo, e se una formula è buona tanto vale copiarla, e poi quando si parla seriamente si è noiosi e normalmente non sono in molti in grado di seguire tutti i ragionamenti, mentre l’emotività è universale quindi più facilmente vendibile.
 
Ma che c’entra con l’economia? Con l’economia in sé nulla, ma con le lezioni di economia che si possono trovare ovunque, dalla stampa alla TV, sia che si parli della Finanziaria del Governo, del prezzo del petrolio, o delle vie d’uscita dell’attuale crisi economica. Sì, perché con troppa frequenza quando si parla di economia o finanza non si parla dei numeri, non si parla di meccaniche oggettive dei mercati, non si cerca di spiegare l’economia qualsiasi possa essere la teoria di riferimento. No, si cerca di colpire il lettore o spettatore sul piano emotivo facendo di questo la giustificazione delle proprie posizioni, ma soprattutto si presenta sempre una visione morale della questione, cioè si antepongono ai fatti i valori. Prima, o invece, di dire che esiste un problema oggettivo di standard di vita superiori alle possibilità, si considera il problema valoriale del non poter abbandonare il prossimo. Prima, o invece, di dire che se nei mercati si formano movimenti speculativi sull’alimentare che tradiscono errori politici a monte, si pone il problema morale dello speculare sull’alimentare. E così via.
L’effetto finale è che quando si crede di ricevere informazione, invece si ottiene “sensazione” a buon prezzo, e progressivamente si confondono i fatti con i valori. Non si può descrivere un mero fatto ed esporre la relativa soluzione eziologica, perché arriva sempre l’opposizione basata sull’etica, sulla morale, sulla sensazione… cose opinabili, non assolute, però molto più facilmente comprensibili e soprattutto alla portata di tutti per quanto a digiuno di economia teorica. Questa cosa accade continuamente. È difficile riuscire ad essere completamente oggettivi, perché sempre ci portiamo dietro un bagaglio valoriale. Ma tra il trovare certi spunti come residuali in uno sforzo di oggettivazione e il vedersi trasmissioni e articoli interi basati su una traduzione valoriale spacciata per oggettiva realtà, ce ne corre.
La conseguenza finale è una rilevante difficoltà nel seguire i dibattiti politico-economici sperando, dal nulla, di capire qualcosa del problema. E questo va tutto a danno di quei cittadini che vorrebbero capire qualcosa del mondo. Non che io sia esente da questo problema, però almeno ne sono conscio. Da parte mia mi basterebbe instillare questo dubbio; poi ognuno si può guardare quel che vuole.
 
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1 Response to “Santoro, De Filippi, e Lezioni di Economia”

  1. 1

    Così È Emerso uno Scontro tra Poteri Costituzionali at Ideas Have Consequences

    […] Si ha, per concludere, una proditoria confusione tra valori e fatti, e con questo espediente lo Stato si può muovere contro la propria legge, oltre che esporsi ad ingerenze esterne.   E senza legalità dello Stato stesso, non siamo liberi cittadini, siamo schiavi di un’oligarchia. […]

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