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Scorie – Debito, Denaro e Crescita‏

March 20th, 2013 by Leonardo

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di Matteo Corsini 

 

"Per crescere occorrono i soldi o il debito: ci hanno tolto entrambe le possibilità". (G. Guarino)

 

Giuseppe Guarino, che fu tra l’altro ultimo ministro delle Partecipazioni statali, non è nuovo ad assumere posizioni molto critiche nei confronti del rigore di bilancio. Questa sua breve dichiarazione rende evidente ciò che pensa in materia di crescita economica. Pensiero, ahimè, ampiamente condiviso, ancorché non sempre esplicitamente, in Italia.

Dunque, per crescere occorrono “i soldi o il debito”. Dove per “soldi” si intende non già la disponibilità di moneta frutto di risparmio, bensì la possibilità di creare dal nulla il denaro necessario a finanziare la spesa pubblica, a sua volta considerata motore primario di crescita del Pil. In altri termini, Guarino pare proprio rimpiangere i tempi in cui lo Stato italiano deteneva la sovranità monetaria, e pazienza se l’inflazione era elevata. Anzi, allora si stava meglio.

 

In realtà non vi è crescita economica reale se non vi è un reale aumento della produzione, basata su investimenti finanziati da risparmio reale e non da un flusso di denaro creato dal nulla. La stampa di denaro e l’accumulazione di debito pubblico servono semplicemente a creare l’illusione che sia possibile vivere al di sopra delle proprie possibilità, perché tendono a beneficiare il presente (qualcuno più di altri, peraltro) a scapito del futuro.

Si tratta della combinazione ideale per qualsiasi uomo politico che cerchi consenso, dato che il suo orizzonte temporale è tipicamente abbastanza corto da consentirgli di scaricare sui successori i problemi dei quali pone le basi. Lo stato sociale e l’alto tasso di statalismo-burocratismo dell’Italia (e di altri Paesi europei) avevano fin dalle loro origini un problema di sostenibilità, tipico di ogni schema Ponzi, ma ci sono voluti alcuni decenni e una inversione nel trend demografico perché i nodi venissero al pettine. È illusorio credere che se ancora stampassimo le lire (o tornassimo a stamparle) questi problemi non sarebbero esistiti. Probabilmente si sarebbero presentati con tempistiche diverse (non necessariamente successive), ma i nodi sarebbero comunque arrivati al pettine.

 

Per circa dieci anni c’è stata una benevola intonazione dei mercati obbligazionari, nei quali prevalevano tassi di interesse quasi allineati tra i Paesi dell’Area Euro. Invece di approfittarne per ridurre le dimensioni del debito, della spesa pubblica e della pressione fiscale, in Italia si è preferito far correre la spesa, nonostante il peso degli interessi sul Pil fosse diminuito di circa 10 punti rispetto agli anni Novanta.

E ancora oggi tocca sentire chi sostiene che per crescere serve fare spesa pubblica in deficit, come se i problemi dell’Italia fossero diventate le soluzioni. Ci sarebbe da non credere a quel che si legge, ma questa è la realtà nel 2013.

 


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