Clicca qui per Opzioni Avanzate


Sirtaken!

4 Votes | Average: 5 out of 54 Votes | Average: 5 out of 54 Votes | Average: 5 out of 54 Votes | Average: 5 out of 54 Votes | Average: 5 out of 5 (4 voti, media: 5 su 5)
Loading ... Loading ...

March 22nd, 2010 by Leonardo

617 Views - Segnala questo Articolo/Pagina

di Silvano, IHC

 

Sono trascorse oramai numerose settimane dall’inizio della crisi greca. Accanto all’iniziale dilemma "to bail or not to bail" si è affiancata la proposta per la costituzione di un Fondo Monetario Europeo, magari finanziato dall’emissione di Union Bund - pardon Bond, come precedentemente ipotizzato (vedi IHC). Ultimamente però non passa giorno senza che qualche rivista e/o accademico e/o politico tedesco manchi di ricordarci con teutonica saccenza quanto siano bravi loro e stronzi tutti gli altri (questo la stampa), oppure tutti i rischi derivanti dagli squilibri delle partite correnti tra soggetti della stessa area monetaria (questo i professori), oppure ancora l’insofferenza del ligio contribuente germanico a pagare i debiti altrui (questo i politici). La cosa comincia a dare un po’ fastidio, o quantomeno a puzzare. Non che i tedeschi non abbiano le loro buone ragioni, però ancora non mi è capitato di udire grida di protesta a proposito degli azzardi morali compiuti da parte dei sistemi bancari dei c.d. “paesi forti” all’interno dell’eurozona.

 

Il moral hazard è un concetto piuttosto importante: si verifica quando un operatore è incentivato ad assumersi rischi puntando sul fatto che in caso di dissesto sarà in grado di esternalizzare i costi mentre in caso di successo ne sarà il beneficiario. Nel caso greco si parla di azzardo morale in relazione al fatto che sostenere il rifinanziamento del debito di Atene costituisce un incentivo all’indisciplina fiscale. A parte la banale considerazione che questo viene già fatto quotidianamente dalla Bce accettando come collaterale, alla stregua degli altri, i titoli del debito pubblico greco (vedi Philipp Bagus), il contribuente tedesco per far valere le sue ottime ragioni a rifiutarsi di pagare delle passività di cui non è responsabile, deve rassegnarsi al fatto che le banche tedesche sopportino i relativi costi legati ad un eventuale fallimento. Ovvero la possibilità che qualche istituto di credito teutonico si ritrovi degli asset "svalutati" in portafoglio e qualche buco di bilancio in più. Questo perché libertà fa rima con responsabilità.

I creditori ovviamente hanno tutto il diritto di esigere quanto prestato, tuttavia vi sono delle limitazioni di ordine pratico ed etico. Sia gli ordinamenti basati sulla common law che sul diritto positivo non prevedono più da molto tempo la schiavitù o l’incarceramento per debiti. Anche per questo esistono le procedure concorsuali, anche per questo esiste un’ampia gamma di strumenti finanziari e assicurativi idonei a prezzare e limitare i rischi (tra cui i CDS) e sempre per questo si effettuano, udite udite, gli “accantonamenti” in bilancio.

 

La Grecia, sotto il profilo storico, non ha un notevole standing: dalla data della sua indipendenza (1832) ad oggi ha trascorso un terzo circa della sua esistenza a rinegoziare i propri debiti registrando circa 8-9 default conclamati. Ma non sono soltanto i greci ad aver beneficiato dell’ingresso nell’area euro. Lo sono stati anche tutti coloro che detenevano titoli in dracme, i quali hanno visto convertire i propri crediti passare da una valuta debole ad una forte.

Daniel Gros, nella sua proposta per la creazione di un Fondo Monetario Europeo, partendo da un’osservazione empiricamente valida - “in una crisi di sistema, la preoccupazione immediata di preservare la stabilità dei mercati prevale quasi sempre sul desiderio di impedire l’azzardo morale che insorge quando si corre in soccorso del debitore imprudente” - arriva a proporre una soluzione che, contemplando una sorta di “fallibilità controllata” del debitore, distorce il mercato incentivando i creditori a traslare, almeno in parte, il rischio-paese nei confronti dell’eventuale FME senza, oltretutto, eliminare le possibilità di lobbying politico a default conclamato. Una volta definito un haircut massimo per legge, il sistema bancario saturerà al minor costo possibile tutta l’offerta di credito garantibile; la solvibilità del debitore verrà presa in considerazione limitatamente ai residui non coperti e l’unica solvibilità ad essere valutata alla fine sarà quella del FME stesso. Le banche dell’Unione godrebbero di un doppio e indebito beneficio: quello di poter utilizzare i titoli degli Stati “viziosi” nelle operazioni di rifinanziamento con la Banca Centrale ed al tempo stesso la certezza di un livello minimo prestabilito di solvibilità sui loro collaterali. Se questo non è un caso di moral hazard, io sono Babbo Natale.

 

Leonardo a ben vedere afferma che, per come è stata formulata da Schäuble, attraverso il FME “chi è fiscalmente virtuoso guadagna un diritto decisionale sulla fiscalità altrui”. La proposta del ministro tedesco però è politicamente irricevibile: fondamentalmente suggerisce la creazione di un fondo gestito da alcuni Paesi (tra cui certamente il suo) e finanziato da altri (i Paesi indisciplinati, ovvero non il suo).

Non sorprende quindi che vi sia una certa insofferenza, seppur celata, all’interno dell’eurozona nei confronti del Governo guidato dalla Markel - pardon Merkel. Il fatto che la Germania, in questa prima parte della crisi, abbia potuto socializzare meglio di altri e con minor ripercussioni (in termini comparativi) sulle proprie finanze pubbliche la ricapitalizzazione del proprio sistema bancario, non fa dei tedeschi dei banchieri modello. In fondo, la paura recondita è quella di dover procedere ad ulteriori rifinanziamenti pubblici mentre il sogno non confessato è quello di rientrare completamente da un’espansione creditizia senza precedenti che vede i teutoni protagonisti dall’Atlantico al Mar Nero.

 

In pratica però  la Germania non è altro che un capitano orbo al comando di una nave di ciechi che si ostina non vedere i malinvestimenti realizzati.

 

Print This Post

7 Responses to “Sirtaken!”

  1. 1

    Leonardo Says

    Be’ finalmente un pezzo per ammorbidire la mia propensione a dar ragione ai tedeschi…
    E mi piace molto l’ulteriore spunto di analisi sul FME come doppio vantaggio delle banche private.

  2. 2

    Leonardo Says

    “in the land of the blind, the one-eyed are kings”
    è lo stesso motivo per cui si inneggia ai grandi risultati anti-inflazionistici delle banche centrali, inflazione sotto il 2%, quando non ci si rende conto che senza di loro i prezzi sarebbero dovuti scendere ad esempio grazie alla cina, quindi ci hanno “fregato” vari punti di potere d’acquisto; se uno ha un occhio solo…

  3. 3

    Giovanni Boggero Says

    Sul tema del consociativismo tedesco suggerisco di leggere il saggio scritto da Carlo Bastasin sull’ultimo numero di Aspenia, da oggi in edicola. In più, anche se vecchio di un anno, questo mio focus.
    http://brunoleonimedia.servingfreedom.net/Focus/IBL_Focus_131_Boggero.pdf

  4. 4

    Giovanni Boggero Says

    Come spiega Bastasin, in realtà, di ricapitalizzazioni in Germania ce ne sono state finora ben poche. L’opacità del sistema regna sovrana…

  5. 5

    Leonardo, IHC Says

    Leggerò con gusto il contributo che hai segnalato (e lo farà anche Silvano, mentre sarà in australia a rincorrere i koala).

    Grazie mille.

  6. 6

    silvano Says

    Per vedere un paese decorosamente sviluppato con i tassi al 4% e il decennale al 5,74% tocca fare 20 ore di volo. Mondo keynesiano !

    Grazie mille per le segnalazioni sul consociativismo tedesco.

  7. 7

    Leonardo, IHC Says

    Silvano, riesci a riportare quanto di ricapitalizzazioni e aiuti vari ha sborsato il contribuente tedesco? Boggero parla infatti di “garanzie” generose che hanno salvato le banche tedesche dalla bancarotta, ma le garanzie non sono esborsi…

Aggiungi un tuo Commento