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Quando a un politico viene chiesto cosa diavolo stia succedendo ai mercati, manca sempre l’onestà di dire “è un gran casino, e non può finire bene”, e preferisce dire che “è colpa della speculazione”. Magari ci crede davvero, ma allora un giornalista degno di questo nome dovrebbe prontamente chiedergli cosa sia la speculazione e come si possa individuare guardando la sua natura e non i soli effetti; sarei curioso di sentire le risposte. Ma intanto possiamo goderci il cabaret, involontario o meno, dei cacciatori di consenso e cercare di farci una propria idea in merito.
Cosa significa “speculare”? in latino “lapis specularis” significava “vetro”, quindi qualcosa come “pietra o lastra attraverso cui si vede cosa sta dietro”. In effetti “speculare” è questo, è immaginare cosa ci possa esser “dietro” o “dopo”, un tentativo di “conoscere prima o oltre”. La “speculazione” è anche filosofica, quando ci si inerpica in una serie di ragionamenti per capire qualcosa che sta dietro l’esperienza immediata (ad esempio tre quarti dei ragionamenti di LibertyFirst su Ventinove Settembre non sono economia ma speculazione filosofica labilmente legata all’economia, la cui ariosità è tradita dal suo ostinato maltrattare il pensiero di Milton Friedman*). La “speculazione finanziaria” è quindi un operare su un certo asset, assumere una certa scommessa, sulla scorta della presunzione che le proprie conoscenze e ragionamenti riescano a portare a conclusioni sfuggite ai più; in tal senso resta ben poco che non sia “speculazione”, e ben pochi che non “speculino”, compreso il piccolo risparmiatore che mette i soldi in un fondo di investimento.
Lo speculatore ha molto dell’imprenditore, e forse è egli stesso imprenditore, perché analizza la realtà e cerca di capirla “oltre il senso comune” così come l’imprenditore vede spazio per un’impresa presumendo di saper fare qualcosa che altri non sappiano fare; e tutti e due lo fanno per guadagnare (perché, voi lavorereste gratis?). Ognuno poi si prende dei rischi, e perde i propri soldi se “ha visto male”. La differenza tra “speculazione” e “investimento” è quindi molto sottile, e può risiedere solo nella presenza di un processo produttivo, anche se in realtà entrambi impiegano capitale e lavoro (almeno il proprio lavoro e tempo), e l’effetto del loro agire è sempre un prezzo condiviso per un certo bene su un certo mercato (che sia una ciabatta o un derivato su azioni). Il loro agire sbagliato porta sempre a un prezzo di mercato non condiviso dalle controparti, e quindi l’obbligo della sua revisione fino all’eventuale perdita. Ma poi, sinceramente, possiamo davvero chiamare “investimento” l’acquisto di quote di un fondo di investimento da parte di un qualsiasi “risparmiatore”? in cosa è simile “l’investimento” in un BTP con l’investimento in fresatrici di un artigiano? Rifletteteci…
La speculazione può pure sbagliare, ma in tal caso subirà le conseguenze in termini di deprezzamento del proprio portafoglio e quindi come perdite. Se ha ragione avrà creato prezzi coerenti con il valore degli asset, anticipando ad esempio aspetti di scarsità produttività o rischiosità, quindi dando significatività al mercato (e giustamente guadagnandoci). Ma questo non interessa i più, soprattutto ai politici, i cacciatori di consenso delle masse. La speculazione finanziaria è ora tanto vituperata perché cerca il vero valore delle cose, e nel farlo muove i prezzi in direzioni non necessariamente consone agli schemi della Politica.
Non era un problema quando l’enorme liquidità creata dalle autorità centrali creava tante attività finanziarie che gonfiavano il PIL. Non era un problema quando gli speculatori trasferivano questa liquidità nella Borse facendole salire e arricchendo (anche solo nominalmente o virtualmente) i più. È diventata un problema quando la speculazione ha capito che i prezzi delle materie erano troppo bassi per le vere condizioni del mondo ed ha inteso approfittarne (magari il riallineamento dei prezzi è diventato una “bolla”, ma questo deriva dall’allegria delle autorità nel creare credito in misura abnorme, credito senza il quale non si può gonfiare nulla). È diventato un problema quando si è trattato di riportare i valori alla scomoda realtà, quando i prezzi non hanno più potuto sostenere le illusioni della Politica. La Politica vuol definire quindi “speculazione” con un senso negativo quell’attività in definitiva imprenditoriale di studio acquisto e vendita di asset, solo perché rivela un mondo che è diverso dalle promesse politiche, quindi in base all’affetto, e non alla natura dell’attività, con un’evidente acrobazia intellettuale (due pesi e due misure, a seconda della convenienza).
Questa “acrobazia intellettuale” è chiaramente un insulto alla logica, e diventa evidente se si considerano pochi meri fatti:
· La speculazione non ha bisogno di sofisticatezze o pieghe regolamentari per agire, perché non è un “trucco” ma l’effetto di uno studio; se così non fosse, il blocco dello short-selling avrebbe frenato i crolli di Borsa, che invece si sono intensificati (quindi il marcio non è nella regola, bensì nei titoli).
· Si incolpa la speculazione per parte dei rialzi e dei ribassi, e non per tutti movimenti cui sta dietro.
· Si professa un blocco della speculazione, e magari della sua estinzione, con l’idea che questo elimini la “speculazione al ribasso” sulle Borse, quando la prospettiva di chiusura dell’80% degli hedge fund mondiali (prospettiva concreta) metterebbe sul mercato un’ondata di liquidazioni di titoli che affonderebbe ulteriormente le Borse, ed appunto si pensa già a forme di sostengo pubblico per gli hedge fund.
· Si depreca la speculazione e si vuol bloccare il Mark to Market, cosa che magicamente riporterebbe in utile i bilanci di molti speculatori (come spiegato qui).
Forse solo Pirandello avrebbe pensato ad una tale commedia di specchi e contraddizioni, che nella realtà nasce da sola perché la Politica non si interroga e non viene interrogata sulla natura prima di fatti ed eventi, giocando (ed essendo lasciata giocare) sull’indeterminatezza dei termini, sull’imprecisione e sull’equivoco del linguaggio comune. Diffidiamo di chi di problemi concreti incolpa concetti astratti, soprattutto se non spiega di cosa parla. E lasciamo speculare i neuroni, ché fa tanto bene (anche con gli articoli di LibertyFirst).
* È solo una battuta, a maltrattare Friedman LibertyFirst dedica solo un quarto dei suoi ragionamenti che restano comunque ariosi e degni del mio disprezzo **
** Chiaramente è solo uno “scherzo nello scherzo”; LibertyFirst è uno dei soggetti più preparati e intelligenti che conosca (solo che è odioso quando maltratta Friedman).
libertyfirst Says
Io non maltratto Friedman, mica sono un austriaco dogmatico che diffida degli amici più che dei comunisti (per ragioni psicologiche, gli integralisti si somigliano tutti, e chi si somiglia si piglia, e di integralisti tra gli austriaci ce ne sono).
Nov 17th, 2008 at 4:44 pm
Leonardo, IHC Says
Non fare il serio adesso, la mai era solo una vendetta per tutte le volte che mi hai preso in giro.
:)
Nov 17th, 2008 at 5:41 pm
Prometeo Says
Molto interessante.
E’ ormai avvincente vedere come andrà a finire il gioco della coperta troppo corta degli aiuti di Stato mentre c’è già chi proclama il successo della politica sulle banche di tutti gli ordini.
Quello che si è visto finora è l’inizio, nel senso che finora si sono volatilizzati quasi solo patrimoni prettamente speculativi di cui nessuno ha sentito la mancanza se non i (il)legittimi proprietari, ancora non abbastanza per mostrare il “Re nudo”.
Credo che il “bello” sia ancora di là da venire… oggi la salvezza del sistema viene a dipendere dai governi, i quali diventano la vera banca centrale sostiuendosi al prestatore di ultima istanza delle banche e dell’economia.
Però i medesimi sono già indebitati (con gli stessi istituti di credito a cui ora prestano…) ed in deficit crescenti.
Le risorse che millantano (di cui non dispongono) le prendono proprio dalle banche che gli comprano le loro cambiali governative.
A me pare un paradosso che “non può che non finire male”
Alle riunioni delle G cresenti (una volta erano 7, poi 8… ora 20, forse 21… mal comune mezzo gaudio?) i poclami oscillano tra il ridicolo e l’assurdo.
Come sai… io sono un “complottista”
e quindi mi vengono sempre in mente le cose sbagliate, e perciò vedo solo quello che i miei ignoranti occhi foderati di prosciutto possono vedere, però… anche in questa fase “storica” si vedono delle analogia con vari corsi e ricorsi delle varie opere metastoriche dei maestri con la suqdra ed il compasso.
PROTOCOLLO X
Oggi comincerò ripetendo ciò che è stato già detto e vi prego tutti di tener presente che i governi e le nazioni si
contentano, in politica, del lato appariscente di qualunque cosa.
Nov 17th, 2008 at 6:38 pm