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Speculazione: il Ritorno del Mostro?

July 20th, 2009 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

I prezzi delle materie prime si stanno alzando. Nel primo semestre del 2009 il petrolio è salito di circa un 30%, i metalli sono lanciati verso un +20% così come la soya, le graminacee sono sotto di un 20% ma visto l’andazzo è da temere che possano volare di nuovo a quei livelli che hanno minacciato la sopravvivenza delle più povere parti del mondo. Se nei mercati finanziari i prezzi vanno dove politicamente non si vorrebbe (le materie prime troppo in alto e le azioni troppo in basso… e viceversa a seconda dei periodi) il motivo è solo uno: la speculazione!

 

L’argomento in genere esposto è semplice: torna liquidità sul mercato, torna la speculazione, la volatilità dei prezzi aumenta, e i poveri si trovano il riso troppo caro. La speculazione ha gioco facile sulle materie prime, perché può usare i famigerati derivati (carta) invece di rischiare comprando tonnellate di grano o palladio di cui in realtà non frega nulla. Insomma, dai uno strumento al demonio, e lui lo usa perché è cattivo dentro. In effetti gli strumenti legati alle commodity costituivano nel 2004 un mercato di $ 40 miliardi, saliti a $ 280 miliardi a fine 2007 e ridiscesi ora a $ 210 miliardi, mentre il numero dei contratti future è salito di oltre il 25% nei soli ultimi sei mesi. Qualcosa si muove, e Tremonti ha colto la palla al balzo al recente vertice di Lecce a margine del G-8:sta tornando una vecchia conoscenza che è la speculazione. È indicativo che tornata la liquidità il sistema, invece che andare a finanziare l’economia reale, ha questa tendenza meccanica ad andare sulla speculazione.

 

Si è già detto abbastanza su cosa sia in realtà la speculazione, ma le parole di Tremonti sono “indicative” di come l’ignoranza dell’economia pervada le menti dei sedicenti economisti. Non avendo capito che l’attuale congiuntura è una crisi “reale” gli Stati hanno spinto per la creazione di moneta e credito, ma se la crisi è reale non c’è convenienza per le banche a rischiare con un finanziamento e cercheranno un altro posto dove piazzare il ben di Dio regalato dagli Stati. Il carburante della speculazione e dell’ipertrofia finanziaria è il credito eccessivo rispetto alle capacità dell’economia reale, ed è proprio quanto creato dagli Stati.

È poi fortemente ingenuo blaterare di speculazione solo perché l’attività sui derivati è aumentata e perché alcuni prezzi sono più alti rispetto a sei mesi fa. Anzitutto alcuni rialzi sono parziali recuperi di tonfi apocalittici, quindi tanti allarmismi sono fuori luogo. D’altra parte se la speculazione comporta volatilità dei prezzi, ci saranno momenti in cui questi saranno eccessivamente bassi, e sono ottime occasioni per crearsi scorte per i momenti difficili alla faccia dei produttori (ma di questo non ci si lamenta mai a livello politico).

Inoltre allarmarsi subito per il crescente numero di future scambiati è “indicativo” dell’ignoranza dei soliti sedicenti economisti in materia di finanza: di fronte alla manciata di colossali investment bank che “costruiscono” i derivati, si ha un vasta platea di acquirenti che principalmente giocano al rialzo come speculatori o acquistano i derivati per assicurare la propria attività produttiva contro i futuri rialzi dei prezzi; ne segue che finché sono avvertite tensioni al rialzo ci sarà una ragione economico-finanziaria ad acquistare i derivati, mentre in fase di discesa, soprattutto all’inizio, non conviene esporsi ed è meglio avvantaggiarsi del minor prezzo sul mercato a pronti (contro cosa dovrei assicurarmi, contro la possibilità di risparmiare?). Ne segue che gli scambi di derivati aumentano durante la salita dei prezzi e in casi di una generale percezione che i prezzi siano già troppo bassi. In altre parole, quel che si vede è molto probabilmente non una spinta autonoma dei malvagi e subdoli speculatori bensì una reazione prudenziale ai bassi livelli di prezzo raggiunti ed alle continue profezie di “fine recessione”.

 

Con un bagno d’umiltà viene ammesso che non è possibile distinguere gli investimenti finanziari  “sani” che danno liquidità a un mercato dei derivati utile a gestire i rischi dell’attività industriale (e per questo sul mercato devono esserci investitori finanziari “puri”, non solo attività di “copertura”) dalla speculazione che esaspera le oscillazioni dei prezzi (in realtà le ricerche sul legame tra speculazione e volatilità sono inconcludenti).

Peccato che ammessa l’ignoranza si continui poi a chiedere interventi restrittivi sull’attività finanziaria. In particolare vengono chieste soluzioni come un limite alle posizioni aperte, cioè un limite direttamente sulle dimensioni del mercato finanziario, il che presuppone la preventiva determinazione delle dimensioni “ottime” (calcolo impossibile per l’ammissione di incapacità di distinguere tra ciò che è sano e ciò che è deleterio, che tralascia l’analisi sul perché l’attuale mercato abbia queste dimensioni… insomma non si capisce, ma lo si vuol gestire, un cosa intellettualmente scorretta).

Altra soluzione proposta è che qualcuno, ad esempio sui mercati USA, alzi i margini di garanzia (un deposito a garanzia della transazione in derivati conclusa, da integrare o ridurre in relazione alle potenziali perdite o guadagni che il prezzo del derivato al momento comporterebbe), lasciando che poi gli altri mercati seguano l’esempio. Alzare i margini di garanzia certo riduce la spinta speculativa (minor posizione in derivati possibile con una stessa dotazione finanziaria iniziale, e quindi minor effetto leva sfruttabile), ma se l’esempio non è seguito da tutti i mercati questo si traduce semplicemente in uno spostamento dei capitali da una piattaforma a un’altra; inoltre questo uso “politico” delle regole del mercato perde di vista la natura dei margini di garanzia, che è il contro-bilanciare costantemente il rischio di controparte perché in queste operazioni “a leva” la volatilità del mercato può far rapidamente degenerale le posizioni debitorie dei partecipanti, creando così una distorsione esterna tra prezzo e valutazione imprenditoriale con la conseguenza non di eliminare la speculazione bensì di spostarla altrove.

 

Il problema della speculazione resta costantemente mal posto, soprattutto perché non compreso economicamente e valutato solo “di pancia” (magari con un dubbio ricorso al senso etico e morale da contrapporre al mercato). Oppure, semplicemente, si cerca un colpevole qualunque, purché ideale e ben vendibile alle masse, come nella miglior tradizione politica.


13 Responses to “Speculazione: il Ritorno del Mostro?”

  1. 1

    Maurizio Says

    Ciao, Mises definisce l`inflazione come l`incremento della quantità di moneta e banconote in circolazione e sui conti correnti.

    Considerando che in questi ultimi mesi abbiamo assistito al raddoppio della massa monetaria, come mai non assistiamo ad una inflazione a due cifre?

    E` semplicemente motivato dalla scelta delle banche di tenere i soldi in cassaforte?

    Ho letto che gli utili ottenuti da GS, Bofa e un`altra banca americana siano esclusivamente dovuti alla speculazione o all`utilizzo dei derivati.
    Mi chiedo spesso se questi soldi utilizzati sui prodotti derivati entrino nel circuito economico e vadano ad incrementare la massa monetaria,secondo definizione mises, oppure essendo un “gioco” a costo neutro (a uno che guadagna corrisponde uno che perde), non incide in alcun modo?
    Quindi potrei dire, i derivati non influenzato l`inflazione “miseniana”?

    Ciao e spero di essermi spiegato

  2. 2

    Leonardo, IHC Says

    Sì sì che ti sei spiegato.

    Per come la vedo io, c’è un concorso di diverse cause: da una parte la produzione asiatica permette prezzi più bassi, quindi con una massa monetaria crescente l’effetto inflativo sui prezzi ne risulta per lo meno mitigato.
    Inoltre sicuramente il deleveraging, riducendo la massa di credito in circolazione a parità di moneta implica lo “sgonfiamento” dei prezzi.
    Ma questo sarebbe salutare, considerato che anche l’offerta va tendenzialmente in contrazione (vedi dati di PIL e produzione industriale).
    Assieme a questo, le spinte operate sul consumo attraverso la riduzione dei tassi e l’elevata liquidità contrastano le tendenze deflative.
    Tali spinte monetarie sono state tra l’altro fortemente mitigate dal riassorbimento di buona parte di base monetaria attraverso le deposit facility delle banche centrali, come ben sai.

    Se poi mi chiedi le misure di questi effetti… sei pazzo a chiedere certe cose a me?

    La finanza in generale non crea, ma trasferisce liquidità. Tralasciamo il giochino sui rating, che altera il rapporto tra credito creabile e capitali disponibili, e la creazione ex nihilo di credito dalle banche centrali, perché in quel caso si ha solo il misesiano circulation credit.
    Gli incassi da derivati sono dei meri trasferimenti di una differenza di flussi; possono fare la differenza se le due controparti hanno pattern di utilizzo della liquidità diversi, ma in generale non mi pare che si crei liquidità: in uno swap, per dire, invece di A che paga un variabile abbiamo un A che paga un variabile poi incassa un variabile e paga un fisso, e un B che incassa il fisso e paga il variabile… se li netti torni alla situazione iniziale.
    Ti torna?

  3. 3

    maurizio Says

    Ciao Leonardo,

    grazie per la tua risposta, anche se utilizzi alcune terminologie come pattern, swap a me ancora sconosciute, il sugo mi torna.

    Buona giornata

  4. 4

    Strababaus Says

    zitto zitto tiro una boccata d’aria…..le plastiche tendono tutte verso l’alto…gli ordini son tornati….
    Saluti dalla trincea.

  5. 5

    Leonardo Says

    e certo, con il petrolio che era sceso… più o meno la domanda che arriva ora ha un senso con il timing del processo produttivo da petrolio a plastica?

  6. 6

    Strababaus Says

    Assolutamente no, penso sia più una carenza di magazzino.
    In Italia la produzione dei componenti base è ferma a Marghera e a porto torres è in procinto di chiusura.
    Sicuramente un bene per me che produco materia prima dagli scarti ma un bene anche per l’Italia visto che i due impianti avevano una redditività di MENO 200 €/ton contro i 19€/ton negli altri impianti europei.
    Purtroppo Berlusconi e Sacconi hanno dato il loro impegno sulla riapertura nonostante Eni abbia detto che un rinnovamento degli impianti aggraverebbe la situazione…..

  7. 7

    Leonardo Says

    ah va be’
    ma quelle aziende servono per pagare stipendi, mica per lavorare…

  8. 8

    Leonardo, IHC Says

    Arriva la nuova frontiera della speculazione malvagia: High Frequency Trading.

    A leggere gente come anche IcebergFinanza parrebbe che uno si fa soffiare un programma con cui manipolare il mercato e poi urla a tutti “aaah mi hanno fregato un programma con cui manipolare il mercato!”.
    Non è che 1) stiamo esagerando 2) stiamo cadendo in una nuova caccia alle streghe?

  9. 9

    Strababaus Says

  10. 10

    Leonardo, IHC Says

    E ora, Strababaus, devi darci la tua interpretazione della dichiarazione di Roubini e il legame con il topic.

  11. 11

    Strababaus Says

    Veramente speravo me lo spiegassi tu:-)

  12. 12

    Leonardo, IHC Says

    Eh no, tu la spari, tu dici la tua, poi faccio io. eccheecà!

  1. 1

    Il Problema Etico della Speculazione at Ideas Have Consequences

    […] Su questo presunto ritorno a mordere da parte della speculazione si possono dire tante cose, come già fatto in passato, e non ci sarebbe bisogno di tornare sull’argomento. Si può rimarcare che il “ritorno” dell’attività nel mercato dei derivati su commodity è naturale stanti i bassi prezzi già raggiunti, e che le proposte di riforma dei mercati tradiscono una totale ignoranza di come i mercati stessi funzionano. Stavolta però mi interessa la questione morale. […]

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