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Speculazione sul Grano, un Anno Dopo

August 11th, 2010 by Leonardo

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 di Leonardo, IHC

 

La parola ldquo;speculazione è gettonatissima anche su IHC. Il tema è stato trattato in maniera più precisa in particolare con il pezzo di fine 2008 sul significato di “speculare” e sulla speculazione come attività imprenditoriale, e con il pezzo di agosto 2009 sull’eticità della speculazione. Per il resto il termine è stato variamente richiamato in sede di discussione di alcuni fenomeni finanziari e per la più generale interpretazione data alla crisi iniziata nel 2007. A luglio 2009 ho parlato più precisamente di quanto veniva descritto come speculazione sulle materie prime in particolare sui prodotti agricoli, con prezzi talmente in crescita da minacciare di affamare mezzo mondo. Il pezzo è stato seguito dopo due mesi da un insieme di riflessioni che hanno toccato anche il rientro di quanto prima definita speculazione sui prodotti agricoli, rientro tale da minacciare la profittabilità dell’attività agricola e quindi, di nuovo, affamare mezzo mondo.

Siamo ad agosto 2010, e mi trovo di nuovo un’intera pagina di Sole24Ore dedicata alla speculazione sui prodotti agricoli. Allora, un anno dopo, ritorniamo sul tema.

 

Allora, in Russia è successo un casino. Questo casino ha portato il suo Governo a bloccare l’export di grano tenero. Il blocco delle esportazioni equivale a una riduzione dell’offerta (in Italia) da cui segue il rialzo dei prezzi. Questa visione lineare è stata osteggiata da varie parti, quali la corporazione dei panificatori, la corporazione dei pastai, la corporazione degli agricoltori… Per i rialzi dei prezzi che grano & simili stanno, pare, sperimentando, la colpa viene da queste corporazioni attribuita alla (rullo di tamburi) Speculazione!

La canzone è vecchia, forse non merita di venir recensita di nuovo, ma mi ha fatto molto ridere la dichiarazione di un capo-corporazione secondo cui “La Russia ha bloccato le esportazioni di grano tenero ed è sul grano tenero che si stanno concentrando le speculazioni. Tuttavia questo ha anche il suo effetto sul prezzo del grano duro e delle semole che nelle ultime settimane ha avuto un’impennata”. Perché fa ridere? Perché il dubbio che il prezzo di un bene salga per un effetto di scarsità, dopo aver indicato proprio la causa della scarsità, non sfiora mai nessuno e si spara direttamente sull’indistinta speculazione. E fa ridere perché accanto a questo articolo il Sole24Ore riportava una tabella in cui si rileva che il prezzo del grano tenero era ad un +2% rispetto alla settimana precedente ed era a +5% su un anno fa, mentre il prezzo del grano duro era quasi a +5% in una settimana ed a… -20% su un anno! Cioè un bene è ancora sotto di un 20% in un anno e si urla all’impennata! Dai, a me fa ridere.

Altra cosa su cui ridere è continuare a dire che la Russia esporta “poco”, quindi il suo blocco non dovrebbe incidere molto sul prezzo (ergo se i prezzi salgono è colpa degli speculatori assassini). Ora, è un po’ ingenuo pensare che tutto si esaurisca in una riduzione dell’offerta, perché se in un Paese si crea una situazione di emergenza (che so, una distesa incontrollabile di incendi che distruggano pure raccolti o rendano impossibile la loro coltivazione, tanto per dire qualcosa di fantasioso) tale da richiedere, in una comunque opinabile politica di protezione e sostentamento alimentare, il divieto di esportazione di generi alimentari, questo può benissimo accompagnarsi ad un incremento dell’import degli stessi generi; quindi l’effetto sul mercato è doppio: un Paese perde capacità produttiva, quindi non esporta più ma soprattutto incrementa l’import. Non ha molto senso insistere sul fatto che il Paese “esporta poco”, quel che è rilevante è quanta produzione viene a mancare e quanta domanda non può più venir soddisfatta internamente e ricade sul mercato internazionale: se un Paese esporta zero, una tensione interna diventa pari-pari una tensione internazionale.

Io non conosco tutta la situazione in Russia, tutti i dati sulle domande interne dei vari Paesi, le entità degli scambi internazionali… ma il modo in cui il tutto viene “narrato” mi pare alquanto tendenzioso se non strumentale.

 

Non è finita. Sempre nella stessa pagina del Sole24Ore è riportata la testimonianza di un imprenditore agricolo membro della giunta di Confagricoltura (mica un contadinaccio qualunque) che sta trattenendo il proprio raccolto di grano nei silos in attesa di rialzi dei prezzi. Egli dice che “le quotazioni di oggi consentono solo di riportare in equilibrio costi di produzione e prezzi”, poi che “se speculazione c’è quella è a livello mondiale, ma a noi non può essere imputato nulla”, e infine che “ bisogna capire se il fattore Russia renderà tonico il mercato del grano”. Ecco… qui si aspetta che si alzino i prezzi, ma non è speculazione, è attesa di un mercato “tonico. Chiaro vero? Loro non speculano. Loro tengono il grano da parte per aspettare che il mercato diventi “tonico”. Invece lo speculatore assassino compra e tiene da parte aspettando che il prezzo salga. Le sono sono diversissime! Chiaro vero? No, dico, tutti d’accordo vero?

Eh ci vuole il “tonico” al mercato, i prezzi che salgono per “tonificare” il mercato, mentre le corporazioni di cui sopra parlano di speculazione internazionale che tira su i prezzi. Tutto chiaro, vero? Limpido direi, come l’acqua tonica; lineare e coerente. Sì sì.

L’articolo riporta che la resa delle coltivazioni del nostro non-speculatore si è ridotta (a parità di superficie) del 15%. Sarà sfigato lui, o ci sarà un problema generale di resa agricola, quindi in generale di offerta? Perché va bene che ci sono tante scorte (pare) ma il fatto di intaccarle non “rilassa” certo il mercato se non c’è certezza sulla ripresa della produzione, il che significa che cambiano le ragioni di scarsità del bene e con esse… il prezzo. E si badi bene, qui non c’entra la speculazione: il prezzo sale a causa della scarsità, e il rialzo del prezzo è funzionale al mantenimento della profittabilità (e rinnovo) della produzione rimanente, il che è un po’ quel che dice il nostro Confcontadino.

Il nostro amico ha ragioni economiche per aspettare il rialzo dei prezzi, non è in discussione questo. Ma è bello e divertente leggere che questo tiene il grano in magazzino per aspettare un mercato “tonico” mentre i suoi pari inveiscono contro “la speculazione” che fa alzare i prezzi. Ridiamoci su.

 

E comunque, tranquilli. L’anno scorso di questi tempi si inveiva contro i prezzi che salivano e affamavano il mondo. Dopo due mesi si inveiva contro i prezzi che scendevano e disincentivavano la produzione e quindi avrebbero affamato il mondo. E noi un anno dopo ci rifaremo due “toniche<” risate.



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