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Spie di Ciclo e Inflazione: il NAIRU

October 24th, 2012 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

L’8 ottobre u.s. la BCE ha diffuso un rapporto sul mercato del lavoro. A parte tutto quello che è stato scritto e detto sopra, faccio notare che il tasso di occupazione di equilibrio, inteso come quello che permette la stabilità dei prezzi e che quelli bravi chiamano NAIRU (Non Accelerating Inflation Rate of Unemployment), in pochissimi anni è salito di mezzo punto fino ad oltre il 9%.

L’ultima volta che IHC ha nominato il NAIRU era l’aprile del 2007, perciò ho pensato sia il caso di tornare sull’argomento e magari aggiungere qualche riflessione (peraltro inutile a chi ha finora seguito questo sito).

 

In origine sta la Curva di Phillips, cioè il fatto storico-statistico valido almeno fino agli anni ’70 per cui a una crescente occupazione corrisponde una maggior inflazione dei prezzi (non "livello dei prezzi" ma proprio "tasso di crescita dei prezzi"); la stabilità storica della relazione è stata sfruttata in politica economica per suggerire di stampare moneta così da permettere maggior occupazione. Tale fenomeno aveva in realtà natura istituzionale: gli stipendi nominali si adattavano con ritardo all’andamento dei prezzi, per cui prezzi costantemente (anzi, geometricamente) in crescita permettevano un costante ridimensionamento degli stipendi reali il che significa in condizioni normali maggior occupazione. Non essendo la gente del tutto idiota, attorno agli anni ’70 si è cominciato ad anticipare l’inflazione futura nella contrattazione degli stipendi, nei fatti "sterilizzando" la politica monetaria: stipendi reali più o meno costanti significano normalmente occupazione più o meno costante, ma intanto i prezzi sparavano alla luna in quanto l’inflazione era finita in un certo senso per crescere in ragione di se stessa.

Il NAIRU è un concetto “monetarista” (perché nato dal lavoro di Friedman e Phelps) che prende atto sia della realtà storica della Curva di Phillips che della sua “scomparsa” a causa del suo stesso utilizzo come appena raccontato (in effetti ho riportato questa cosa già qui); il NAIRU sarebbe quel livello di disoccupazione (e per converso, di occupazione) che si può tenere senza ricorrere ad una crescente inflazione dei prezzi, inflazione che altrimenti si ottiene stabilmente quando le persone cominciano ad anticipare l’inflazione “sterilizzandola”. In qualche modo è una misura del tasso di disoccupazione “naturale” supponendo come naturale uno stato dell’economia con prezzi in crescita stabile. Per la verità ricordo un paio di versioni del modello di Friedman e Phelps, ed è da discutere se si debba parlare di inflazione stabile o di prezzi stabili; non è il caso di dilungarsi oltre l’intuizione di base, basta si comprenda l’inflazione come concetto generale in cui la stabilità dei prezzi è il caso limite di inflazione zero, e che diagnosi e prescrizioni monetariste erano nel caso più attinenti alla politica economica (valutare e risolvere il problema contingente dando per scontato che il tasso di inflazione – della moneta e quindi dei prezzi – nel mondo reale non sarebbe mai andato a zero) che all’economia politica (leggi Mengerianamente "esatte"). Gli austrofili non dovrebbero comunque storcere il naso all’idea di considerare una grandezza concettuale “monetarista”, in quando già Sechrest – economista austriaco – ha qui avuto il buon gusto di tracciare i paralleli tra il NAIRU e l’austriacissimo tasso di interesse naturale come due facce della stessa medaglia (certamente il tasso di interesse sta “prima” del mercato del lavoro, ma è tutto un altro discorso).

 

Indipendentemente dalla conoscibilità di tali punti di “equilibrio”, questi da qualche parte esistono, ed è concettualmente accettabile che in un downturn la contrazione dell’attività economica si rifletta in una occupazione strutturalmente più bassa, così come è concettualmente accettabile che se gli stimoli monetari hanno una qualche efficacia sull’occupazione, al procedere del downturn questi dovranno essere crescenti per ogni livello di occupazione desiderato (lasciamo perdere che tutto questo non può durare, ché anche la data del redde rationem è inconoscibile): per la definizione intuitiva di NAIRU, è logico che questo si alzi in fasi economiche critiche e che per compensarlo servano maggiori stimoli monetari e quindi anche spinte sui prezzi.

Non potendolo calcolare a sé, la BCE ha appunto inferito il NAIRU attraverso varie elaborazione statistiche, tra cui la persistenza di certi livelli di disoccupazione e la contestuale stabilità o meno dell’inflazione come indicatori di uno stato di "equilibrio" contingente: così si arriva a quel 9% e rotti di disoccupazione come stima del NAIRU, ed al fatto più importante che quel livello sta crescendo con il tempo.

Anche senza voler scomodare troppo la teoria del capitale, è comprensibile – proprio per il percorso di stima che deve essere stato seguito – che il NAIRU si stia alzando. L’economia è in recessione, quindi per via naturale l’occupazione sta calando (poi tutti qui sappiamo che la prima ragione di tutto questo sta nella teoria del capitale e nell’espansionismo monetario del passato); l’economia stava tra l’altro presentando qualche segnale deflativo, della cui rilevanza si può comunque discutere (come qui), che comunque è stato adeguatamente annegato con la liquidità centrale per assicurare sempre e comunque un tasso di crescita positivo dei prezzi. Se ci si pensa, attraverso la politica monetaria si è “creata” una situazione che è l’esatto opposto di quanto ci si dovrebbe aspettare da un normale sistema economico, cioè che a livelli di occupazione decrescenti si presentassero parimenti livelli di inflazione decrescenti – fino alla deflazione magari – oppure una sequenza temporale/causale inversa in cui il rallentamento dell’inflazione causasse una minor occupazione; mentre saliva la disoccupazione si sono fatti comunque salire i prezzi a tassi crescenti.

Ecco, mettiamo le cose insieme: l’occupazione scende, e i prezzi salgono (anzi, si fanno salire con la nota politica monetaria) sempre e comunque. Ma c’è tanto da stupirsi se poi analizzando statisticamente le serie storiche di occupazione e prezzi si "scopre" che a tassi di occupazione crescente sarebbero associati livelli di inflazione più crescenti che in passato?

Questo significa anche un’altra cosa, e cioè che almeno negli ultimi anni la generosità della politica monetaria in termini occupazionali non è servita a un tubo se non ad alzare il costo – in termini di potere d’acquisto – di ogni punto di occupazione.

 

Non vi dico nulla di nuovo, ma proprio nulla: l’inflazione (sia in senso austriaco di incremento di massa monetaria che in senso comune di rialzo dei prezzi) porta più danni che altro, in specie in un downturn dove invece l’economia andrebbe aiutata a “pulirsi” velocemente per riprendere il prima possibile.

Non è nuova nemmeno quest’altra considerazione: nel migliore dei casi la BCE si mette a lavorare su statistiche inquinate dalla sua stessa politica monetaria. Un poco più nuova è questa sotto-considerazione: se disinquinassimo le statistiche al massimo troveremmo una disoccupazione che sarebbe aumentata lo stesso però accompagnata da una minor inflazione dei prezzi (cioè chi avrebbe mantenuto un reddito sarebbe in termini reali meno depauperato se non più ricco, il che sarebbe stato utile per una famiglia). Insomma la politica BCE non ne esce bene né se i dati fossero inquinati né se non lo fossero.

L’ultima considerazione: continuare a menarla con il NAIRU mi fa pensare che ancora in troppi credano di sfruttare la Curva di Phillips. Forse il ricambio generazionale ha fatto perdere la memoria di quanto accaduto negli anni ’70? In tal caso sarebbe bene che questi si svegliassero, perché niente vieta che stiamo già approcciando la situazione in cui i contratti contemplino direttamente la maggior inflazione futura sterilizzando così qualsiasi effetto occupazionale. In tal caso la crescente stima del NAIRU direbbe una cosa precisa: l’occupazione si sta dirigendo verso il suo nuovo – basso – livello naturale (spiegato con la teoria del capitale) e la creazione di inflazione diventa solo ragione dell’incremento di se stessa, come al tempo già i semplici monetaristi avevano descritto.

 


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