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Le disuguaglianze aumentano, la sperequazione del reddito si fa sempre più forte, i ricchi sono sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri, la progressività dell’imposta e la sua qualità redistributiva, il modello Scandinavo come successo dello Stato Sociale, i doveri dei paesi industrializzati e i compiti dei loro burocrati, istruzione, lavoro, sviluppo.
Sono queste le chiavi dell’intervista al premio Nobel 2001 Joseph Stiglitz che andrete a vedere dopo il salto, qui sotto. Sono le chiavi del suo pensiero, ma sono le chiavi anche di tutta quella flotta di economisti, illustri ed onorati più che mai, che avversano la globalizzazione, confondendone continuamente il significato. Stiglitz, tra di loro, è stato quello che indubbiamente ha avuto più successo, riuscendo a riportare sull’onda (ce n’era veramente bisogno?) il vecchio Lord Keynes dopo la brevissima stagione monetarista, dopo Friedman e Lucas, dopo il Nobel per Hayek. Sì proprio lui, Lord Keynes ovvero "l’economista defunto che continua a far danni". Minimum wage, boosting the cycles with public expenditures, new-new-deal, sembrano essere i concetti preferiti dal Nobel dell’Indiana. Lo potremmo chiamare il nuovo socialismo in giacca e cravatta, ma credo che la definizione non centri esattamente la questione.
Questo non vuole essere un articolo, ma permettetemi, prima di lasciarvi alla visione della breve intervista, una semplice riflessione. L’equivoco più grosso quando si parla di mercato è sempre lo stesso.
Il mercato alloca le risorse in modo sperequato, indirizzando la ricchezza sempre verso gli stessi punti e lasciando nella povertà tutti gli altri. Non si potrebbe affermare nulla di più falso. La mia provocazione è:
il mercato alloca la ricchezza all’interno dell’economia in modo perfettamente simmetrico alla distribuzione delle abilità dei soggetti economici. Traduco: il mercato non fa altro che individuare le diverse abilità - leggi capacità manuali, relazionali, intellettuali, imprenditoriali - dei diversi soggetti economici e distribuire proporzionalmente la ricchezza (che nella teoria se si ci pensa bene è potenziale, perché deve essere ancora prodotta) in base a queste abilità. Visto che è ragionevole pensare che tutti gli uomini nascano con capacità più o meno simili, è assolutamente falso asserire che il mercato sperequa le risorse. Una forma di mercato che sperequa le risorse, al contrario, dovrà essere tale da non lasciare affermare le abilità dei singoli individui e da disturbarle il più possibile con interventi esterni. Una forma di mercato che sperequa le risorse dovrà essere capace di favoritismi e di sistemi di ipervalutazione delle abilità. Il più grande risultato della ricerca misesiana fu che
un sistema Statalista è incapace di calcolo economico per la mancanza di una struttura dei prezzi. Aggiungo che senza un sistema di prezzi libero, cioè di un libero mercato, il sistema Statalista è anche incapace di valutare le abilità dei singoli. Questo si che genere sperequazione della ricchezza.
Buona Visione.
jacopo Says
Ps. ringrazio Libery First e Usemlab per il link per avermi segnalato il video.
Jan 16th, 2007 at 1:07 pm
Libertyfirst Says
Prego! Stiglitz e Grillo dovrebbero scambiarsi i ruoli.
Jan 16th, 2007 at 8:15 pm
Admin Says
Si, la differenza è che Grillo è un comico (e a me fa per’altro ridere
) mentre a Stiglitz gli danno il nobel. Soluzione del sillogismo: un Nobel per Grillo.
Jan 16th, 2007 at 11:35 pm
Lamiadestra Says
Il punto è che Stiglitz vinse il Nobel per importanti contributi nel campo della finanza aziendale e dei mercati finanziari alla luce del problema delle asimmetrie informative, ma quando parla di globalizzazione, parla di tematiche sulle quali non ha svolto ricerca particolare nè è noto come ricercatore sul tema. Eprime una opinione, come molti altri; amplificata dai media, in quanto proveniente da un premio Nobel. Ma pur sempre solo una opinione, che come tale andrebbe presa.
Parla di crisi finanziarie: un po’ di apertura mentale gli consentirebbe di capire che, Real Business Cycle alla mano, se i capitali sono volati dall’Asia agli Usa negli anni ‘90 è per via di uno shock tecnologico: internet.
Comunque Stiglitz non è nè anti-global nè no-global; è un convinto pro-globalizzazione, seppure in una ottica “di sinistra”/keynesiana. Basti pensare alla sua battaglia per l’apertura dei mercati agricoli, per aiutare i Paesi poveri. Sul metodo, però, gli (e vi) consiglierei di leggere William Easterly.
Jan 17th, 2007 at 10:06 am
jacopo Says
Professor Joseph Stiglitz has called on the Nigerian government to ensure the currency exchange rate is kept low, in order to improve agriculture.
L’interventismo monetario è ancora peggio di quello fiscale. Non proprio liberale. Dammi qualche accenno sulle sue battaglie.
Saluti
Jan 17th, 2007 at 10:37 am
Lamiadestra Says
Dalla review del NYtimes su “Fair trade for all”:
“Richer nations should also help developing nations get a fair share of the benefits of trade, Stiglitz and Charlton write, by reforming themselves. They should no longer protect their own textile producers, subsidize their farmers (the American farm bill of 2002 increased farm payments by some $83 billion over previous bills), shield their maritime and construction industries, or impose fines on poor nations for allegedly “dumping” exports at below-market rates. More broadly, the authors suggest, all nations that have joined the World Trade Organization should make a commitment to giving complete free-market access to all developing countries poorer and smaller than themselves.”
Non volevo difendere Stiglitz, che secondo me su molte cose sbaglia (è il tipico intellettuale snob di sinistra che pensa di calare le soluzioni dall’alto per tutti i mali del mondo), però non lo definirei anti-global in senso stretto: a differenza dei no-global, non si oppone in toto alla globalizzazione, anzi la appoggia, ma vuole che sia guidata dai governi (d’altronde è un keynesiano convinto). Quando parla di questi temi, sveste i panni dell’economista ed indossa quelli del profeta/santone.
Altrove (non ricordo esattamente dove) sia lui sia Tobin (quello della Tobin tax, appunto) hanno ammesso che di fatto “usano” i no-global per fare pubblicità alle proprie proposte, pur non condividendo le loro. Insomma, un’ottica del tipo: il nemico del mio nemico (il liberismo) è mio amico. Contenti loro…
Jan 17th, 2007 at 11:06 am
jacopo Says
Beh, inutile dire che sono perfettamente d’accordo con le righe sul NYT. Ma come crede di aprire quei mercati? Con imposte più che progressive e Social securities? Con sussidi e cascate di denaro dall’ IMF? Non credo sia molto coerente.
D’altronde, non si ci può aspettare tanta coerenza da uno che nel ‘93 scrisse:
“If government attempts to raise the minimum wage higher than the equilibrium wage, the demand for workers will be reduced and the supply increased. There will be an excess supply of labor. Of course, those who are lucky enough to get a job will be better off at the higher wage than at the market equilibrium wage; but there are others, who might have been employed at the lower market equilibrium wage, who cannot find employment and are worse off.” Economics
“Thus, the minimum wage is not a good way of trying to deal with problems of poverty.”
Per poi cambiare repentinamente idea quando fu incaricato come consigliere economico dell’amm.Clinton iniziando a sostenere la minimun wage.
Jan 17th, 2007 at 12:02 pm
silvia Says
Gentile Sig. Jacopo,
vorrei replicare alla sua provocazione pubblicata il 16 gennaio scorso. Mi chiamo Silvia e sono incappata nel suo articolo mentre cercavo del materiale per la mia tesi di laurea specialistica in economia.
Presumo che dopo tali dichiarazioni abbia letto per intero i testi dei più importanti autori del pensiero economico, a partire da quelli classici, neoclassici, quelli della scuola keynesiana, monetarista ecc..
Presumo inoltre che abbia condotto studi sulla macroeconomia e sulla microeconomia per essere arrivato a formulare un’opinione consapevole come la sua.
Spesso e volentieri c’è il rischio di essere facilmente influenzati da persone dotate di forte carisma e abile dialettica da non capire più cosa sia ragionevole e cosa non lo sia.
E’ come leggere la bibbia e capire perchè è possibile che la propria comprensione diretta e personale dei fatti narrati nel testo antico possa allontanarsi di gran lunga dall’interpretazione degli stessi fatti data e diffusa dal Vaticano. Credo che molte persone abbiano bisogno di qualcosa in cui credere e che molto spesso si affidano alla fede per sentirsi parte di un qualcosa di grande e di importante. Una fede non solo religiosa, ma anche calcistica, o politica. Ritengo giusto interessarsi a qualcosa che oltrepassi le nostre esigenze quotidiane. Quello che mi rattrista però è il modo in cui ci si interessa. Non in maniera aperta e che lascia spazio al confronto e ad una evoluzione delle proprie convinzioni. Il confronto diventa invece discussione distruttiva, con toni provocatori e rigidi a difesa incontrastata della propria posizione.
L’importante risulta essere l’aver ragione e non più il raggiungiemento di una verità condivisa. L’importante è non cedere e apparire vincenti ad ogni costo. Com’è prevedibile l’animo umano!
Vede, la differenza tra me e Lei è che io credo che tutti i Premi Nobel per l’economia abbiano meritato quel riconoscimento. Anche il Sig. Milton Friedman, la cui preparazione in materia economica l’ha portato a formulare contributi autorevoli e difficilmente attaccabili ma non per questo necessariamente giusti. Il dubbio ci deve essere, sempre. E’ questo che ci permette di evolvere il pensiero e non fermarci a rigide convinzioni facilmente sorpassabili. Il punto è che non c’è un giusto o sbagliato assoluto. Solo noi uomini possiamo ritenere cosa lo sia o non lo sia appoggiando i valori che più condividiamo nel nostro profondo perchè più vicini al nostro vissuto. Non è questione di avere ragione, è solo questione di mettersi d’accordo tramite una discussione condotta con la vera intenzione di trovare una soluzione valida per tutti e non solo migliore per se stessi.
Tornando al suo discorso vorrei sapere da Lei cosa pensa che sia il mercato.
E’ qualcosa di inanimato dotato di proprie intenzioni, onnipresente, onnisciente, onnipotente come uno spirito o una divinità o è invece semplicemente un insieme di persone che interagiscono tra di loro (spesso in maniera complessa) per poter aumentare la propria ricchezza personale e non sfruttando solo le proprie abilità e investendo le proprie risorse (come sarebbe davvero asuspicabile e su questo sarei perfettamente d’accordo con Lei), ma adottando scorciatoie illecite (o addiritture illegali) e approfittando di vantaggi informativi e privilegi ottenuti con corruzioni, raccomandazioni, truffe, frodi, violenza, evasione. Dov’è sta la purezza in tutto questo?La trasparenza?La meritocrazia?La famosa razionalità ed efficienza del libero mercato?La libertà di cui si parla qui è quella di poter agire in mala fede, approfittare della fiducia degli altri e di arricchirsi sulle loro spalle, sulle spalle di gente altrettanto capace ma con l’unico difetto di essere ONESTA. Mi pare che Lei confonda l’abilità con l’egoismo e la furbizia malintenzionata. Credo inoltre che la sua idea di mercato perfettamente concorrenziale e infallibile sia svanita già da un bel pò dall’economia concreta (ma non ancora in quella ideologica o meglio idealizzata) e che forse la sua preparazione in materia necessiti di un aggiornamento. Posso consigliarle di partire dall’analisi dei recenti scandali societari e finanziari dell’ultimo decennio. O magari dalle basi del pensiero economico con i filosofi greci.
Vede, una delle cose peggiori a questo mondo è essere ignoranti in merito a qualcosa e credere di averne già capito tutto. La soluzione è esserne consapevoli. Socrate non credo sia stato un pirla nel pensare questo.
Buona riflessione o cestinamento, a Lei la scelta intelligente.
Silvia
Jan 29th, 2007 at 12:32 pm
silvia Says
Perdonate l’intrusione, solo ora ho capito di essere incappata in un sito radicale. Non esiste pluralità di pensiero! La mia replica di sicuro qui sarà censurata. Buon lavoro.
Jan 29th, 2007 at 12:57 pm
Admin Says
Carissma Silvia,
non si preoccupi. Risonderò di buon grado a tutti gli spunti-accuse-insulti che mi ha posto nel suo recente commento. Farò uno strappo alla politica liberticida che viene praticata su questo sito in materia di pluralità.
Vorrei solo precisare che c’è un’altra Silvia che commenta su questo sito e che ho ragione di pensare che non sia lei che mi scrive in questo momento. Quindi, se avrà intenzione di continuare la discussione (per fare in modo di raggiungere una epica Verità Condivisa, che avrei piacere di capire cosa sia) la prego di firmarsi con un altro nick. Es. Silvia T.
Le risponderò in giornata.
Cordialmente
Jan 29th, 2007 at 4:46 pm
Silvia T. Says
Infatti non sono la Silvia che solitamente scrive qui. E’ la prima volta che visito questo blog. Vede Sig. Jacopo, si è preoccupato di più del fatto che io avessi insinuato qualcosa sul suo conto piuttosto che rispondere ai miei dubbi e illuminarmi sulle sue idee. Non era mia intenzione cadere in insulti o accuse, ma credo proprio di non averlo fatto, almeno, per il significato che dò io a questi due termini. Forse ho peccato in banali illazioni per mettere un pò in dubbio l’autorevolezza delle sue dichiarazioni. Le rispondo solo ad un’ultima cosa e poi mi congedo senza dare altri fastidi alle sue convinzioni.Non posso spiegarLe cos’è per me la verità condivisa che Lei ha definito in modo scanzonatorio “epica”. Non perchè non sia in grado di farlo, ma perchè credo che Lei non abbia l’atteggiamento giusto nei miei confronti per poterne comprendere il significato. La discussione può terminare qui per quanto mi riguarda. Non ritengo vi siano le basi per continuarla per quanto la sua conoscenza ed esperenza in campo economico potesse essere stata valida ai fini della mia trattazione. Con riguardo. Silvia
Jan 29th, 2007 at 5:37 pm
Jacopo Says
“si è preoccupato di più del fatto che io avessi insinuato qualcosa sul suo conto piuttosto che rispondere ai miei dubbi e illuminarmi sulle sue idee”
Cara Silvia,
come lei anche io ho i miei impegni, e se non le ho risposto subito è semplicemente perché avrei voluto argomentare la mia risposta in modo tale da rispondere a tutte le questioni che ha messo sul tavolo. A buone domande avrei voluto rispondere con buone risposte. Ma l’atteggiamento del suo ultimo commento non sembra far trasparire una sua intenzione di leggerle e sentirle queste mie risposte. Per altro peccando di ciò che poco sopra andava accusando:
“Non in maniera aperta e che lascia spazio al confronto e ad una evoluzione delle proprie convinzioni. Il confronto diventa invece discussione distruttiva, con toni provocatori e rigidi a difesa incontrastata della propria posizione”
Io non mi faccio portatore di alcuna Verità al contrario di quanto creda, e non credo di aver provocato nessuno in particolare con i miei comportamenti, nè di aver avuto atteggiamenti distruttivi verso altre persone.
Questo per quanto riguarde le persone. Al contrario, per quanto riguarda le ideologie, lì sì: voglio provocare, voglio distruggere, voglio difendere rigidamente: la Libertà, la responsabilità, il libero arbitrio. Contro “l’impraticabilità di ogni socialismo”.
E i tomi di teoria economica sono solo condizione sufficiente, non già necessaria. Una delle più grandi conquiste della Scuola Austriaca di economia fu proprio quella di fondare la struttura teorica non su leggi matematiche piuttosto che su evidenze storiche. Al contrario, fu quella di fondare la struttura teorica prasseologicamente su assiomi innegabili ed eterni. Come quello per cui “individual human beings (e solo loro, aggiungo) act purposively to achieve desired goals“. Individualismo metodologico lo chiamano. Sembrerà strano, ma da qui si può fondare un’intera teoria economica.
Lei mi dice che non c’è un giusto e sbagliato assoluto. Io le rispondo, cortesemente, ribattendo che c’è un giusto assoluto, cioè self-evident: e cioè
“che tutti gli uomini sono creati eguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di certi Diritti inalienabili, che tra questi vi siano la Vita, la Libertà ed il Perseguimento della Felicità. “
La violenza, la coercizione, il furto, l’inganno. Questo io lo considero “sbagliato”. In modo assoluto, everywhere and everywhen. E, come sono sicuro converrà, non servono nemmeno in questo caso tomi di filosofia del diritto per essere d’accordo.
Infine, il mercato.
Tu affermi:
“La libertà di cui si parla qui è quella di poter agire in mala fede, approfittare della fiducia degli altri e di arricchirsi sulle loro spalle, sulle spalle di gente altrettanto capace ma con l’unico difetto di essere ONESTA”
Ebbene, sono d’accordo. Mi ha dato una definizione di Stato che credo mi segnerò, per il futuro. Questo è lo Stato in tutta la sua bellezza, in tutto il suo splendore.
Concludendo:
Credo inoltre che la sua idea di mercato perfettamente concorrenziale e infallibile sia svanita già da un bel pò dall’economia concreta (ma non ancora in quella ideologica o meglio idealizzata) e che forse la sua preparazione in materia necessiti di un aggiornamento.
La ringrazio dell’aggiornamento, pensavo di vivere in una comunità libertaria. Mi ero posto delle domande sul perché ricevevo solo la metà del reddito che guadagnavo, ma adesso è tutto chiaro.
(mi permetta questa ultima frecciata)
Spero vivamente di aver risposto a tutte le sue questioni, ma sono sicuro di non averlo fatto sino in fondo. Quindi se in un futuro vorrà pormi delle domande più specifiche sarò lieto di discuterle con lei.
Cordialmente
Jan 29th, 2007 at 7:30 pm