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Time to Clear the Floor and Let the Zulus Rock

July 16th, 2009 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Avrete certamente sentito del grandioso risultato del G-8 in materia di lotta alla fame nel mondo: 20 miliardi di dollari in tre anni da investire direttamente in sementi e attrezzature per consentire lo sviluppo di una propria agricoltura in Africa invece della vecchia strategia di aiuti alimentari diretti. Tra chi loda questa iniziativa e vede un cambiamento di direzione nella finora fallimentare politica degli aiuti, e chi si lamenta delle ridotte dimensioni dell’intervento, è interessante fare un confronto con quanto già detto sull’Africa e sull’analisi proposta da Dambisa Moyo, che evidentemente non aveva proprio tutti i torti.

 

Se ricordate, la Moyo aveva criticato la politica di aiuti diretti del generoso occidente, in quanto fonte di moral hazard: non è conveniente sviluppare una propria agricoltura e industria per produrre ricchezza o direttamente derrate alimentari, in quanto si ha sempre pronto un aiuto alimentare diretto o opportune donazioni da spendere sempre in alimenti (almeno la parte non scialacquata in spese militari o mera corruzione). Il continente nero invece sta sperimentando in tempi recenti una spinta propulsiva che trova ragione sia nella crescita locale di competenze, capacità amministrative e legalità, sia nella tendenziale riduzione degli aiuti esterni che impongono di fatto la ricerca di soluzioni imprenditoriali interne; questo trasforma la contrazione dei bilanci occidentali in un’opportunità di sviluppo per l’Africa.

La decisione di fornire aiuto direttamente a livello imprenditoriale sembra proprio una conferma di questa analisi: smettere di “tappare i buchi della fame” con sterili aiuti umanitari, e aiutare il continente a sviluppare una propria agricoltura. Il fatto che l’Africa stia già puntando alla crescita quando gli aiuti esterni sono scesi ad un quarto rispetto ai livelli degli anni ’70 dovrebbe far capire che i precedenti aiuti alimentari “a pioggia” sono stati risorse e tempo sprecati, e confermano di nuovo il teorema della Moyo (e di altri prima di lei) indirettamente appoggiato anche da Kanayo Nwanze, presidente dell’Ifad (organismo dell’ONU per la promozione dell’agricoltura nei paesi poveri)… invece il direttore generale della FAO (altra agenzia ONU, comico vero?) lamenta che le somme stanziate sono ancora scarse: evidentemente troppi “capi”, oltre che le anime belle di Bono e Geldoff, continuano a ragionare di quantità e non qualità delle azioni.

 

Ma dovevamo aspettare un G-8 organizzato dallo psico-nano per arrivare a questa logica conclusione? In effetti dovremmo sospettare delle vere intenzioni di questa risoluzione internazionale, ponendoci una semplice domanda: perché concedere aiuti monetari, seppur finalizzati, invece di procedere in modo completo in una ottica imprenditoriale, cioè permettere agli agricoltori africani di indebitarsi per acquistare sementi e attrezzature? In fondo finora sono stati concessi crediti di ogni tipo agli Stati africani poi tranquillamente stracciati per inesigibilità e prontamente rinnovati, perché non continuare questa pratica con finanziamenti a livello imprenditoriale? Dopo tutta la fuffa sul micro-credito (valso pure un Nobel) si torna ai vecchi schemi? Oltretutto vorrei che fosse spiegato come gli Stati europei possono pensare di aiutare l’agricoltura africana e sostenere le proteste degli agricoltori europei finora protetti dalla PAC (Politica Agricola Comunitaria), una delle barriere che finora ha impedito proprio la crescita dell’agricoltura africana… appunto, perché gli agricoltori europei non sono in strada a protestare?

Mi viene il forte dubbio che questi aiuti possano diventare un supporto per la colonizzazione dell’Africa da parte delle imprese agricole occidentali, una specie di delocalizzazione o almeno espansione (con soldi dei contribuenti) dei feudi euro-americani (è la globalizzazione, baby, e non va bene… se sono gli altri a guidarla). Questo spiegherebbe la, almeno finora, non-protesta dei PAC-protetti. Oltre a questo c’è da ricordare la crescente penetrazione cinese in Africa e America Latina con l’acquisto di terreni agricoli (siamo a circa 20 milioni di ettari), uno spunto di preoccupazione che UE e Giappone hanno espresso proprio in sede di G-8! La coincidenza sembra sorprendente, vero? Non è difficile immaginare che un ottimo modo per tenersi legata l’Africa sia quella di investirci direttamente consentendole un qualche miglioramento, invece di perseverare in una sciocca politica dello “stai fermo, ti porto io il pane” che lascia il continente povero e in balia di una colonizzazione economica cinese.

 

Ecco, io temo che la consapevolezza del fallimento della vecchia logica assistenziale non sia venuta dalla valutazione delle istanze di Dambisa, Kanayo, e tutti i precedenti economisti di buon senso, bensì dall’evidenza che non risolvendo (o non volendo risolvere) la povertà e la fame africana si è lasciato spazio per l’entrata dei pericolosissimi concorrenti cinesi.

In fondo va bene anche così: dove non arriva la consapevolezza economica data dalla teoria, arriva la pressione finanziaria della concorrenza (o lo vedi, o ci inciampi, in ogni caso non lo puoi ignorare). Speriamo che le sante anime canterine delle varie ONG, che tanto a cuore hanno il futuro africano, si curino di verificare che gli stanziamenti del G-8 vadano davvero a sostenere l’alimentazione africana e non siano solo un veicolo di guerra (sporca) commerciale o sostanziale colonizzazione.

 

p.s.: Chi indovina da dove viene il titolo dell’articolo?


7 Responses to “Time to Clear the Floor and Let the Zulus Rock”

  1. 1

    Prometeo Says

    […]Mi viene il forte dubbio che questi aiuti possano diventare un supporto per la colonizzazione dell’Africa da parte delle imprese agricole occidentali, una specie di delocalizzazione o almeno espansione (con soldi dei contribuenti) dei feudi euro-americani (è la globalizzazione, baby, e non va bene… se sono gli altri a guidarla)[…]

    Complottista!

  2. 2

    Leonardo, IHC Says

    Mi hai traviato tu, eh eh eh

  3. 3

    libertyfirst Says

    Ottimo!

  4. 4

    Strababaus Says

    Africa shox?

    ho usato google……scusa:-)

  5. 5

    Strababaus Says

    Comunque bell’articolo…..ti piacciono i cinesi vero?
    Loro si che sanno come far girar l’economia

  6. 6

    Leonardo, IHC Says

    Strababaus sei una brutta persona :)
    Comunque a me dei cinesi importa quanto degli ungheresi o se vuoi, quanto di un radiatore.

    Apprendo oggi che il mercato dei fertilizzanti è in una crisi orrenda perché gli agricoltori speculano al ribasso… sarà un caso?

  1. 1

    Biofuel – Colonialists for Africa? at Ideas Have Consequences

    […] Le mie perplessità su questa presunta “svolta” della politica agricola mondiale derivavano dalle posizioni di alcuni economisti, in particolare Dambisa Moyo, che argomentano contro le “politiche di aiuto” per l’Africa, e dalla “stranezza” che io rilevo sul fatto che siano proprio coloro che si proteggono dalla concorrenza africana attraverso la Politica Agricola Comunitaria (PAC) a proporre e promuovere questa “svolta”. Inoltre già il Doha Round di metà 2008 aveva mostrato, nella mia interpretazione, la palese volontà di proteggere gli “orticelli occidentali” dalla concorrenza asiatica e africana. […]

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