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Tra le Righe del Policy-Mix

February 5th, 2008 by Leonardo

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di Leonardo, Ihc
 
L’Economist ha presentato un articolo (“Faulty powers”, 26/01/08) che a prima vista non dice nulla di nuovo: è una veloce disamina dei canali dell’economia monetaria e dell’apporto atteso dalla politica fiscale di Bush in termini di sostegno alla domanda.
A parte considerazioni come “[negli USA] non ci sono più bolle da rigonfiare”, “[altri sostengono] che tagli ai tassi di interesse aumenteranno solo l‘inflazione” e che il policy-mix proposto da Blinder (spesa pubblica monetizzata) non è che un “gettare soldi dall’elicottero” di friedmaniana memoria, le cose più interessanti sono quelle non dette.
 
Quel che viene detto o lasciato intendere è che la politica di Bernanke sta perdendo efficacia, e che il supporto di Bernanke al sostegno fiscale proposto da Bush è per lo stesso Bernanke un suicidio professionale (mettersi a stampare solo su indicazione del Governo invalida qualsiasi modello o vanità di Inflation Targeting, ed equivale a gettare la spugna del governo della moneta). Quel che non viene detto è chiaramente come si è arrivati fin “qui”, e cosa significa “qui”!

 
Come si è più volte detto in questo ed altri siti, la Fed dell’era Greenspan ha avuto cura di inflazionare gli USA ad ogni segnale di indebolimento, e Bernanke ha proseguito questa politica; questa inflazionomia, che io vedo permessa su questa scala solo dal ruolo internazionale del dollaro, ha sostenuto gli USA sul lato della domanda (cosa apprezzatissima da cittadini e Governi) mentre ne ha indebolito il lato produttivo (il misesiano malivenstment).
Ora, per il Business Cycle di Hayek questo gioco al rialzo deve finire in una recessione, ma non è possibile definirne il timing. Gli oltre tre lustri di inflazioniamo possono aver colto di sorpresa gli austrofili, ma solo se non si è considerato l’effetto della globalizzazione e il ruolo internazionale del dollaro, di cui rimando ad altri articoli.
 
Per la teoria di Hayek si arriva ad un punto in cui il sistema non genera più risorse reali sufficienti per il pattern di consumo raggiunto e per il completamento dei roundabout più lunghi; a questo punto qualsiasi iniezione di fiat money è convertibile solo in domanda di beni non prodotti, quindi in inflazione dei prezzi; tagliare i tassi in tal caso è solo un modo per consentire maggiori investimenti, cioè domanda di beni capitali che l’economia non può produrre, o sostenere un debito al consumo (o far recuperare risorse monetarie da spendere) per beni che il sistema non può produrre: la politica monetaria perde cioè capacità di stimolo reale, e il sistema finisce in una fase di downturn inflazionistico. Ecco perché più o meno siamo “qui”, e “qui” siamo arrivati con l’inflazionomia della Fed.
 
L’articolo dell’Economist fa capire che questa situazione di crescente impotenza della Fed è in buona parte conseguenza della sua stessa politica, ma soprattutto rende l’idea che lo stesso appoggio di Bernanke a stimoli fiscali sia un segnale di resa, l’ammissione della chiusura di un ciclo; in un quadro del genere, per il Banchiere Centrale diventa politicamente ottimale puntare sul “cavallo fiscale” (sperando sia efficace) mettendo sul piatto la propria moneta (appunto, monetizzando la spesa pubblica), e quindi contando sul riconoscimento di un ruolo almeno di comprimario nel salvataggio dell’economia.
Insomma, tra le righe io leggo che Ben può svendere la Fed per nascondere il fatto che la Fed stessa non può più far nulla; so finge un’ipotesi di policy-mix (politica fiscale espansiva con politica monetaria totalmente accomodante) per non dire che tutto quello che può fare la Fed è farsi trainare dal Congresso.
 
La realizzazione di questo (falso) policy-mix decreterà la fine della credibilità della Fed. L’Economist dice che quando verrà fatto volare l’elicottero di Friedman “solo allora la Fed comincerà davvero a sentirsi impotente, ma questo è solo un modo elegante di dire che “il mercato si accorgerà dell’impotenza della Fed”, e siccome è la Fed che gestisce il dollaro, il mercato degraderà il dollaro allo status di coriandolo, se non a nuovo strumento per il carry trade mondiale.
 
Coda
E l’euro? Se non si appongono soglie politiche al tasso di cambio, il conseguente l’apprezzamento dell’euro permetterà una certa potenza valutaria che saprà compensare l’immediata perdita di competitività e farà da calamita per i capitali mondiali (magari indirizzandoli sull’alta tecnologia). Se vince la miopia del Consiglio Europeo rischiamo di diventare tutti preda “dell’Asia emergente”.
Forse la ritrosia della BCE ad intervenire sui tassi tradisce una qualche coscienza del problema in termini simili a quelli che ho esposto, ma questo appunto sposta la partita sulla gestione degli aggregati monetari, e in questo si scontra con la politica valutaria del Consiglio Europeo. La questione mi pare che sia purtroppo più politica che economica.
 

11 Responses to “Tra le Righe del Policy-Mix”

  1. 1

    prometeo Says

    Il problema si è originato negli USA a partire dal 1987, quando con pressioni della lobby bancaria – mediante elargizioni costate 300 milioni di Dollari USA – si è riusciti ad ottenere, passo dopo passo, l’abolizione della legge Glass-Steagall, approvata dal parlamento americano dopo la crisi del ’29. La completa abolizione della legge è stata ottenuta nel 1999 grazie al Presidente Bill Clinton.
    A suo tempo la legge era stata approvata per evitare il conflitto d’interessi tra banche e società che sottoscrivono obbligazioni ed azioni.
    Principale fautore di questa liberalizzazione finanziaria è stato il precedente presidente della FED, Alan Greenspan.
    Questi, divenuto governatore nel 1987, prima di tale nomina era stato membro del consiglio di amministrazione della J.P. Morgan, la prima banca ad usufruire della liberalizzazione. [In Italia questa banca ha una quota nella società di gestione della Borsa Italiana, tanto che, ad esempio di influenza dei mercati operato da una delle solite banche della “triade”:
    Dal 23/7 al 14/9, secondo Borsa Italiana, ci sono stati 12 studi su Banco Popolare; la metà, ben 6, è stata fatta da Jp Morgan, con consiglio sempre overweight. Una simpatia improvvisa?
    Al 1.07.2007, post fusione BPL, Jp deteneva oltre il 2,003% del capitale, ma il 7 agosto era scesa sotto la soglia del 2%, per cui cessano le comunicazioni alla Consob, ed in seguito non viene più indicata tra gli azionisti maggiori nel sito di Borsa Italiana. Nel mentre consigliava agli altri di sovrappesare (ancora all’11 ottobre 07, indicando un target price di 23,5 Euro) Jp Morgan vendeva. Dal 15/9 al 30/11 Borsa italiana riporta 13 studi sul Banco, ma 1 solo è di Jp Morgan]
    Nei 18 anni di governatorato di Greenspan si è avuta la più grande espansione della finanza speculativa della storia mondiale e la crisi più che imminente avrebbe dimensioni planetarie.
    La “triade” posside la FED. Lo chema proprietario della FED è ovviamente segreto [come era segreto quello di BdI], ma, come fu ricostruito per BdI, qui http://www.themoneymasters.com/ è ricostruita sia la storia sia la strategia di influenza della FED. Che è in generale quella di una BC privata.
    In questo ultimo periodo i grandi gruppi finanziari e bancari si sono premuniti piazzando i titoli spazzatura sia in Europa che in Asia.
    Questi titoli sono valutati AA o addirittura AAA dalle agenzie, cosiddette indipendenti, di valutazione dei valori mobiliari, come Standard & Poors, Moody’s e Fitch…
    Il sistema bancario, principale responsabile di questa crisi, se ne lava le mani e da nessuna parte viene messo sotto accusa.
    Anzi i banchieri li troviamo come primi ministri o presidenti della repubblica.
    Il sistema politico, occidentale in generale e italiano in particolare, ha dimostrato incompetenza e sudditanza a questo sistema.
    Tutti noi sappiamo perfettamente che se anche va al governo la coalizione opposta non cambierà nulla.
    In Italia un esempio emblematico è l’attuale vicenda di MPS [http://www.loccidentale.it/node/11517].
    La Fondazione MP (sono certo che tu Lorenzo lo sai bene) ha sempre avuto un rapporto speciale col territorio della provincia senese. Ora grazie a questa operazione, che pare andrà in porto, non solo la Fondazione dovrà dismettere in un anno (cioè svendere) 2,5 Miliardi di € di cespiti preciadi, impiccandosi ad un unico cespite per di più speculativo, ma non avrà neanche un centesimo da dedicare al territorio. Il connubio privilegiato tra Fondazione e terroritorio realizza da secoli un trait-d’union tra valore e simbolo. Tra il capitale per eccelleza: terra e lavoro, e la ricchezza speculativa.
    La premiata ditta Prodi&Draghi & Co. (con i valvassori di turno: Mussari)hanno attaccato ovunque connubi di questo tipo. E quello di MPS non mancherà di mostrare gli orrendi effetti in un territorio assai particolare.
    In piccolo l’esempio di Siena e MPS è quello che la speculazione finanziaria a là Greenspan ha realizzato nel mondo. Uno svuotamento della ricchezza speculativa a scapito del capitale non monetario.

  2. 2

    Libertyfirst Says

    Il dollaro dello Zimbabwe è un buon leading indicator del futuro del dollaro americano. :-)

    Per quanto riguarda l’Europa, dal punto di vista dei capitali vedo che si risparmia più o meno quanto si investe, probabilmente perchè, sebbene risparmiamo più degli americani (più di zero, che conquista!) probabilmente ci sono anche meno cose su cui investire (economia ingessata); dal punto di vista dei flussi di moneta l’euro potrebbe essere usato come nuova riserva a patto che non segua il dollaro nell’inflazionismo (ma è così?).

    L’economia americana è prona all’inflazionismo perchè libera: più credito, sopratuttto al consumo, più flessibilità nell’allocazione di capitali e lavoro. In Europa queste condizioni non ci sono: quindi un eventuale Greenspanomics in Europa durerebbe di meno, visto che non ci sarebbe alcuna microeconomia robusta a far da scudo alle distorsioni monetarie.

  3. 3

    L.Baggiani Says

    Interessante il tuo ultimo periodo. Peccato che testare la rilevanza della tua idea significherebbe stilizzare numericamente l’economia e il valore dell’analisi sarebbe dubbio (la teoria del ciclo comunque manca di timing, come ho scritto).
    Ma non sono comunque convinto, perché l’inflazionomia nella UEM avrebbe modo di dirigersi nella UEM stessa per il consumo e dei paesi limitrofi per la produzione, oppure concentrerebbe gli investimenti industriali Germania e Olanda… e i pensionati in Italia.

    Back on Topic, non ti pare che Bernanke sia alla frutta?

  4. 4

    Libertyfirst Says

    Bernanke è all’ammazzacaffè. L’hanno trovato ubriaco su un marciapiede dopo cinque amari Averna. Per tagliare così all’improvviso e così tanto deve avere problemi di nervi. Lui o i suoi colleghi.

  5. 5

    prometeo Says

    Secondo me se l’è fatta sotto per lo scossone SocGen… pareva l’inizio del collasso… e invece era solo il primo CDS a scoppiare.

  6. 6

    L.Baggiani Says

    Qualche analista mi ha invece detto che probabilmente sapeva già dei dati sul manifatturiero e si è portato avanti sul lavoro.

  7. 7

    prometeo Says

    E’ probabile. Qui:
    http://www.newyorkfed.org/research/current_issues/ci2-7.pdf

    e qui:
    http://www.nowandfutures.com/key_stats.html
    qualche interessante analisi scevra delle follie numerologiche dei vari istituti statistici di stato…

  8. 8

    Leonardo Says

    @Prometeo
    Grazie millissime per i commenti e per i link.
    Il commento iniziale non è però un zinzinnino OT (come quello di LF)? L’articolo non era tanto per parlare della politica di Bernanke, quanto dei motivi sottostanti all’idea di incentivi fiscali da lui sostenuti e le eventuali conseguenze (le cose sono chiaramente legate, a parte questo).

  9. 9

    prometeo Says

    Si effettivamente era un po’ OT… ieri avevo 38,5 di febbre.

  10. 10

    Tommaso Says

    Le teorie esposte non fanno forse i conti senza l’oste. La leva fiscale, o meglio l’investimento statale…

  1. 1

    La UE Inciampa at Ideas Have Consequences

    […] nulla garantisce che questa frenata riduca significativamente le pressioni inflazionistiche e quindi l’imbarazzo decisionale della BCE. Già su questo sito si era accennato ai segnali di "impotenza" della politica monetaria della Fed; adesso la stessa situazione si tra proponendo per la UE. […]

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