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Trichet – Le Tombeur des Argents

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March 7th, 2011 by Leonardo

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di Leonardo, IHC


E bravo Gigì Trichet, quasi nessuno si aspettava una mossa del genere, ti prendevano tutti per scontato, e tu che fai? Praticamente annunci che ad aprile comincerai ad alzare i tassi!

Questa mossa è veramente coraggiosa, perché adesso il malefico francese non può tirarsi indietro almeno per aprile: il Refi si alzerà almeno di 25 basis point (praticamente già scontato nei tassi) il che significa che c’è anche una significativa probabilità che il rialzo possa essere pure di mezzo punto! Questo creerà sicuramente problemi agli Stati (perché le banche continuino a comprare titoli di Stato con soldi presi a prestito dalla BCE, i rendimenti dei titoli dovranno alzarsi in modo da almeno compensare il maggior costo di provvista), soprattutto se – come pare andrà a finire – l’obiettivo potrebbe essere un Refi al 2,5 % entro fino anno.

 

Ma è veramente il momento di fare una mossa del genere? La mia risposta è negativa, ma non nel senso comune del “non è il momento perché l’economia è ancora troppo debole”, bensì nel senso “doveva alzarli già prima”. Trichet ha già aiutato abbastanza l’economia (leggi: banche e Stati) con la sua inflazione tecnica invece di dar spazio da subito alla liquidazione delle attività submarginali e alla punizione dell’indisciplina fiscale; come detto altre volte su IHC, questi aiuti sono inutili per l’economia, ma comportano effetti collaterali che alla fine sarebbero diventati pressanti. Il peso si chiama inflazione dei prezzi, che viene sì dal prezzo delle materie prime ma si alimenta anche con una struttura produttiva inefficiente e irrigidita, non ripulita a causa del contrasto opposto al downturn. Nel 2008 vi dissi che la politica di Trichet buttava a mare l’eredità della Bundesbank e sarebbe costata da subito in termini di potere d’acquisto e nel futuro in punti di PIL, insomma che era inutile per sistemare il ciclo: effettivamente non ha valso niente in termini di PIL, sono rimasti stabili prezzi che avrebbero dovuto scendere, e questo ha eliminato una via almeno di mitigazione delle spinte sulle materie prime.

Ma è evidente che la BCE non poteva più aspettare: il livello dei prezzi è in crescita ben sopra il target del 2% e, anche a causa della situazione nel gassoso e petrolifero Magreb che niente esclude si possa estendere nell’analogo Medio-Oriente, non si vedono rientri delle aspettative a breve termine. A fine gennaio ve l’avevo detto pure io: la BCE arebbe dovuta intervenire per statuto.

Vi dico una cosa in più: dopo aver lasciato l’economia a girare fin troppo tempo, e inutilmente, con un tasso Refi reale negativo, è decisamente venuto il momento di riportare le variabili in una posizione economicamente sensata prima che si sviluppino ulteriori reazioni economiche avverse. Con aspettative di inflazione (dei prezzi) attorno al 2,4% per quasi tutto l’anno, cercare di arrivare a dicembre con un Refi al 2,5% significa puntare al Refi reale dello 0,1%, cioè nullo o appena positivo (che è sempre una grossa concessione agli “stimolisti”).

Inoltre, Trichet sta per lasciare la poltrona, e non può certamente passare il testimone della BCE con un’inflazione fuori dagli obiettivi statutari, soprattutto se chi verrà dopo sarà un filo-tedesco (un altro olandese, o un lussemburghese… certo non un italiano).


Mi piace poi che questa mossa venga in un momento in cui l’Euro ormai punta oltre quota 1,40 contro il dollaro USA (alla faccia degli allocchi che a fine 2010 piangevano la disfatta dell’euro – e non dite che non vi avevamo avvertiti) perché mi fa veramente sperare in quella strategia che da tanto auspico, e di cui ho scritto anche a novembre scorso, di voler rendere finalmente l’euro una moneta tanto forte da spodestare il dollaro: cominciare ad alzare i tassi a quadro economico ancora debole è in effetti quel che ha fatto la Bundesbank per guadagnare la sua famosa reputazione, è cioè il modo migliore per fare dell’Euro una moneta di riferimento mondiale. Ancora un po’ su questa strada e gli arabi prezzeranno il petrolio in Euro! Chissà, forse avevo ragione a chiedermi “e se Trichet ci fregasse tutti?”.

Purtroppo però la storia non è tutta qui, perché benché auspicando che Gigì fosse più furbo della pletora di semplici inflazionisti che infestano il mondo, ho anche ricordato come la sua politica monetaria fosse sempre stata un po’ bifronte, e che ultimamente questo fatto sia stato praticamente ammesso dallo stesso Governatore: esiste una doppia partita giocata in un modo sui tassi (alzandoli per rappresentare il sostegno all’euro e la lotta all’inflazione dei prezzi) e in un modo sull’offerta di moneta (spingendola per evitare punizioni troppo severe a banche e Stati). Ebbene, la doppia partita diventerà piuttosto manifesta da aprile, perché mentre cominceranno ad alzarsi i tassi, verrà mantenuto il full allotment delle “aste” mensili e settimanali (e fa ridere chiamare “asta” una distribuzione “full allotment” – cioè con soddisfazione totale di ogni richiesta di liquidità – quando il prezzo è fisso e fermo al Refi imposto dalla BCE) almeno fino all’estate; in altre parole verrà alzato un po’ il costo della provvista senza però in linea di principio negare niente a nessuno (siamo ancora molto molto lontani da una situazione “di mercato” dove l’offerta è limitata e il prezzo viene fuori con una asta competitiva), in particolare senza inaridire una importante fonte di liquidità da dirigere in un modo o nell’altro al finanziamento della spesa pubblica (la BCE è sempre un agente dello Stato, mica può fregarsene).


Insomma, il francesino di Francoforte potrebbe aver aspettato veramente una congiunzione astrale inequivocabile (fine mandato, Refi reale negativo, tensioni geo-politiche) per riprendere in mano un po’ di ortodossia monetaria e, forse, recuperare l’obiettivo del primato mondiale dell’Euro.

Meglio tardi che mai. Tra l’altro, pure mantenendo il full allotment, cominciare ad alzare i tassi è una buona via (che il mercato prenderebbe da sé, ma sorvoliamo stavolta) per cominciare a forzare gli Stati alla disciplina fiscale, orecchio da cui veramente in molti non sentono e non vogliono sentire (e quando finirà pure il full allotment, quell’orecchio verrà letteralmente sfondato). Dobbiamo sperare che cominciare ad alzare i tassi faccia veramente alzare le possibilità di default statale, e dobbiamo sperare che questo vada a combinarsi con provvedimenti concreti di “commissariamento” tedesco sui Governi indisciplinati e tecnicamente falliti, così da forzare definitivamente la politica europea a ridurre, con i deficit e i debiti pubblici, anche il peso dello Stato nell’economia. Ricordatevi tutti che l’inflazionismo può andare avanti per molto tempo, ma non all’infinito.


Dai Gigì, stupiscici!

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