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UEM 2.0: Oltre la Retorica

June 18th, 2012 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Il 28 giugno sarò già a sguazzare in acque francesi. Intanto il summit della zona euro potrebbe disegnare la UEM 2.0. Attorno a questa cosa gira una impressionante quantità di retorica: sembra che si voglia creare un qualcosa che permetta di “riequilibrare” gli scompensi tra germanici e mediterranei, con i primi “rei” di godere di tassi bassissimi e forti attivi commerciali mentre il sistema bancario va a rotoli, nel contempo risolvendo il problema della malvagia speculazione; fuori dalla retorica buona a intortare la massa, c’è ben altro.

I campi d’azione del summit: a) controllo fiscale europeo; b) vigilanza bancaria europea; c) armonizzazione politica economica, estera, e della sicurezza; d) riforma welfare.

 

Ultimamente, anche sulla scorta del bel lavoro di Bagus, ho letto questa tendenza eurocentrica come prova della volontà dirigista di stampo essenzialmente francese. Continuando a sostenere che il progetto di un’Unione Socialista Europea è “francese”, mi è però sorto un dubbio: e se i politici tedeschi (e alleati) stessero solo fingendo di perdere? Il dubbio mi è sorto leggendo alcune tabelle semplificatrici delle posizioni politiche, dove la Francia assieme a Italia e Spagna sarebbero alquanto restie a cedere ulteriore sovranità a Bruxelles mentre chi propone l’accentramento di sovranità sarebbe proprio la Germania; ecco, ma non doveva essere il “blocco francese” a perseguire il centralismo? Certamente star dietro alle continue boutade dei politici (e perché no, alle tendenziose ricostruzioni della stampa) porta diretti in manicomio, ma questo surreale posizionamento sulla sovranità politica rispetto alla storia deve implicare un cambio di rotta.

 

Guardando ai temi in discussione il 28 p.v. farei queste considerazioni:

a)    l’accentramento nella UE di alcuni poteri sui bilanci – e quindi sulla fiscalità – dei Paesi membri può esser letto in senso di dominio sul continente di una qualche élite (seguendo Bagus, si tratterebbe di una élite centralista francese), ma anche come ultima ratio per risolvere l’impasse di corpi politici nazionali incapaci di prendere dovute soluzioni restrittive sui bilanci scaricando (nelle intenzioni) le colpe “più in alto” (un gioco di “scatole cinesi istituzionali” su cui si esprime Mutti); nel secondo caso è possibile che in fondo i politici siano coscienti del baratro verso cui ci hanno lanciati e semplicemente cerchino qualcuno che decida per loro.

b)    l’accentramento della vigilanza bancaria a livello UE ha diversi sensi: da una parte è coerente con il pastrocchio astrale di Basilea3 (se c’è una normativa comune a tutta un’area, e oltretutto questa normativa prevede di quando in quando “pronunce” sulla disponibilità del capitale di vigilanza, è coerente i relativi poteri siano esercitati da una autorità comune evitando “interpretazioni locali”), così come è coerente con un disegno dirigista europeo che, volendo gestire centralmente la fiscalità, voglia gestire centralmente anche il principale canale di finanziamento dell’interventismo fiscale. Certo, una élite “illuminata” in senso liberale potrebbe sfruttare tale potere per “liberare” le banche dai controlli politici nazionali, ma visto il contenuto di Basilea3 tale possibilità mi par alquanto remota.

c)     l’armonizzazione normativa è chiaramente coerente con le tendenze “francesi”, e da qui alla delega di sovranità passa veramente poco, per questo mi stupisce che i mediterranei ne facciano una questione con la Germania. L’armonizzazione sulla politica della sicurezza è “intrigante”: dobbiamo aspettarci un rilevante problema ad esempio sul confine meridionale (più passa il tempo più il vantaggio numerico dell’area araba in termini di uomini in età “da combattimento” diventa soverchiante) cui poter rispondere solo in modo coordinato? Si vuol competere con il potere militare USA ed anche per questa via colpire lo status privilegiato del dollaro? Non so… forse è solo una parte del più generale problema di spesa pubblica.

d)    la riforma trasversale del welfare europeo è importantissima, perché – come detto altre volte – il modello europeo è semplicemente insostenibile e mostra la corda perfino in Germania. D’altra parte i politici tedeschi non potrebbero “contrarre” il proprio welfare mentre mettono soldi per salvare i vari PIGS e i loro irriformabili (come volontà politica) Stati sociali, e la riforma del welfare è imprescindibile nel caso i Paesi vogliano stabilizzare le finanze pubbliche per paura di una implosione finale e definitiva (perché, diciamolo, da un punto di vista austriaco finora si è ancora per certi versi “scherzato” in termini di severità della crisi rispetto alle potenzialità distruttive caricate dal continuo inflazionismo dell’ultimo ventennio).

Ma allora… che si voglia davvero una delega europea per decidere ciò che i politici – soprattutto mediterranei – non hanno il coraggio di decidere? Questa sarebbe l’ipotesi “positiva”.

E qui mi sovviene l’idea che effettivamente dietro all’eurocentrismo finora cavalcato dalla Francia stia – oggi – la Germania, perché questo sarebbe il cavallo di Troia per imporre un modus operandi di politica fiscale in senso ampio che imponga efficacemente quelle “strette” tanto paventate ma poco realizzate. Ora che anche la Francia sta passando tra “i più” che decrescono e che non riescono a frenare i deficit pubblici, la credibilità di una leadership europea resta in mano al solo blocco germanico, per cui un accentramento decisionale in mano ai forti diventerebbe una consegna in mano tedesca dell’Europa (e da qui verrebbero le critiche francesi a un eurocentrismo che per primi hanno sponsorizzato). E siccome dall’oggi al domani non si decide di passare dal “rigorismo” al “lassismo”, sarebbe da aspettarsi che la mano tedesca da una parte conceda un po’ di “moneta-ponte” per non far crollare alcuni mercati di sbocco dell’export tedesco – e qui si capisce l’importanza di una vigilanza bancaria consolidata a livello europeo – e dall’altra acquisisca un potere rigorista sui bilanci nazionali (la “moneta ponte” sotto forma di aiuti e dilazioni nel rientro del debito verrà venduta ai greci come un risultato di un qualche super-accrocchio governativo a seguito del voto di questo fine settimana). Tale ribaltamento del tavolo spiegherebbe perché proprio ora i “federalisti” tedeschi si trovano sul lato dei “centralisti”.

 

In un certo senso quello che si poteva “temere” per alcuni paesi come la Grecia (precedenti intuizioni sulla partita aiuti-commissariamento qui qui e qui) si sta riproponendo su scala ben più vasta, a livello continentale, estendendosi ormai fino al confine francese. Come sappiamo partirà il Meccanismo di Stabilità Europea (European Stability Mechanism, ESM) che sostanzialmente dovrà “minacciare” i mercati finanziari di entrare con mano pesante ad acquistare titoli di Stato eventualmente sotto attacco (sperando che questo non sia controproducente come supposto qui); tale aiuto non potrà prescindere da gradi crescenti di “commissariamento” in forma di vincoli sulla spesa pubblica o passaggi di sovranità fiscale (parte delle entrate fiscali e del potere decisionale di spesa spostate su Bruxelles).

Tra le possibilità più concrete c’è anche l’emissione di Euro-bill, titoli di debito europei a breve termine (magari come prima forma di Project-bond), che pure con un flottante ridotto avrebbero bisogno di una qualche agenzia europea (cioè sovranazionale) del debito e, udite udite, un Redemption Fund che assorba la quota di debito pubblico eccedente il 60% del PIL (in tal caso questo debito cambierebbe titolarità rispetto ai creditori e verrebbe rimpiazzato da titoli con scadenza 20/25 anni, di fatto “costringendo” con una sorta di ristrutturazione al rispetto del rientro del debito nei limiti di Maastricht entro i termini del Patto di Stabilità… e chiaramente dovrà esserci un potere effettivo del Fund di imporre limiti alla spesa pubblica per evitare debito aggiuntivo da ammortizzare). L’esistenza di un ente sovranazionale con poteri sovrani sulla politica fiscale dei Paesi membri è necessaria, e niente vieta che l’ESM riassuma per lo meno i relativi poteri esecutivi (il potere legislativo dovrebbe essere del Parlamento Europeo, ma per evitare colpi di mano politici potrebbe venir attribuito direttamente alla Commissione Europea).

Nei fatti un qualsiasi impegno dei singoli Esecutivi nazionali al controllo del proprio bilancio non è credibile, la storia pare invariabilmente dimostrare questo (l’economia è stata ovunque ripetutamente schiacciata dalla pressione fiscale per colpa di Governi che non sapevano controllare la spesa, fatto salvo forse il solo caso inglese sotto Elisabetta la Grande, a quel che riporta Adams in “For good and evil”). Offrire un aiuto al sostegno di debito pubblico si traduce in stimoli a un maggiore indebitamento (moral hazard, un classico), quindi qualsiasi aiuto dovrà venir accompagnato da politiche di contenimento (o austerità) assicurabili solo con un trasferimento di sovranità; questa sarà la UEM 2.0.

 

Tanto più morbida sarà la disciplina fiscale, tanto più a lungo pagheremo per il risanamento – tanto a lungo che le forze del “ciclo austriaco” facilmente prevarrebbero prima del completamento del progetto, ma questa è un’altra storia e magari ne riparleremo mio ritorno a luglio con quel che verrà frattanto deciso.

 


8 Responses to “UEM 2.0: Oltre la Retorica”

  1. 1

    andrea Says

    Ma se gli USA sono una federazione, la CSI è una federazione, la Germania è una federazione e lo è, migliore esempio storico e globale, la Svizzera, perché l’Europa deve essere una Unione e non una Federazione di Stati? Soprattutto alla luce delle storiche plurimillenarie ineliminabili diversità dei suoi territori?
    Perché il progetto europeo franco-tedesco è quello di una unione tra il centralismo transalpino ed il bismarckismo prussiano.
    E la sua ideologia politica non potrà esser altra che quella socialista-democratica. In un sistema economico e monetario keynesiano.

    Pertanto, se qui non potrà accadere nient’altro che la nascita di una URSSE in versione soft, dovremo sperare nella resipiscenza liberal-libertaria degli Americani per immaginare un confronto con un altro mondo possibile.
    Lo so che tra lo statalista Obama e lo statalista Romney le differenze sono solo di dettaglio, ma almeno là uno come Ron Paul, con tutti i limiti che pure ha, riesce comunque a coagulare, intorno alle sue proposte di moneta onesta contro la Fed e di ritorno alla Costituzione dei Padri, un elettorato giovane e libertario che da questa parte dell’Atlantico è, invece, assai più omologato dal paternalismo statale.

  2. 2

    Leonardo, IHC Says

    Io non credo ad alcun progetto franco-tedesco, credevo fosse chiaro: francesi e tedeschi sono in competizione.
    All’inizio erano i tedeschi a volere una federazione che lasciasse intatte le sovranità nazionali, ora la posizione è quella della Francia che al tempo spingeva per l’unione… L’idea tedesca di federazione lasciava che ogni paese risolvesse da solo i problemi fiscali, ma ora che i problemi fiscali sono anche francesi – quindi non possono dare il buon esempio – il banco si è rovesciato: i tedeschi premono per una unione perché così – credo – potranno imporre una severità fiscale che individualmente gli stati non sono disposti a realizzare, mentre i francesi cavalcano le paure (ora) di eurocentrismo e per questa via cercano di tenere una leadership sul continente. Si sono ribaltate le posizioni ma i fini sono gli stessi di prima.

  3. 3

    andrea Says

    Ho sbagliato a scrivere progetto. Neppure io ci credo.
    A forza di leggerne e sentirne parlare mi è uscito dalle dita sulla tastiera involontariamente.
    Non c’è alcun progetto pianificato. Sono in competizione tra loro come sempre.
    Ma credo che le conseguenze della loro competizione, in mezzo ad un mucchio di maiali ansimanti, saranno l’edificazione del Superstato continentale con un sistema di trasferimenti più o meno palese.

  4. 4

    Leonardo Says

    Sì questa è la possibilità, anche perché sotto la fazione “francese” l’Unione dei Trasferimenti è un obiettivo abbastanza esplicito (hai letto La Tragedia dell’Euro, vero?), e attualmente se prevalesse la fazione “tedesca” avremmo comunque un po’ di trasferimenti qua e là come contrappesso per le perdite di sovranità nazionale e contropartita di impegni di disciplina… La politica alla fine è questa: compromesso.

  5. 5

    andrea Says

    Compromesso ed azzardo morale… coi soldi altrui.

    Mi vien da scrivere una nota espressione romanesca molto calzante alla retorica di tutti i politici, ma alquanto colorita… (mi scuso):

    Fare i fr… col cu.. altrui.

  6. 6

    Leonardo, IHC Says

    calzante 😀

  7. 7

    biagio muscatello Says

    La realtà è che – aldilà delle risibili velleità costruttivistiche di burocrati come Monti – ciò che verrà fuori sarà comunque un compromesso tra le velleità di direzione politica dei francesi e l’imposizione del modello fiscale tedesco (fino a che il compromesso sarà accettabile per entrambi). Tutto il resto è rumore di fondo, visto che gli inglesi hanno scelto fin dall’inizio di non essere della partita.

  8. 8

    Leonardo, IHC Says

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