Clicca qui per Opzioni Avanzate


UIP e Carry Trade: o l’Uno o l’Altro

June 16th, 2008 by Leonardo

-

 
di Leonardo, Ihc
 
 
Considerato che anche sulla stampa ufficiale si è spesso parlato del Carry Trade alimentato dallo yen, che sempre più si profila il pericolo di un nuovo Carry Trade alimentato dal dollaro (tanto per citarmi, si veda anche qui), e che sull’ipotesi di una rivalutazione delle monete asiatiche ritornano considerazioni legate al gioco di tassi e aspettative di apprezzamento, direi che è il caso di approfondire un poco l’aspetto teorico in modo da prepararci alla prossima serie di analisi ufficiali.
Esiste una sorta di condizione di equilibrio che viene spesso inserita nei modelli economici, la Parità Scoperta dei Tassi di interesse (Uncovered Interest Parity, UIP). Questa condizione è molto utile perché permette di legare tassi di cambio attuali e attesi con i tassi di interesse domestici e esteri, e spesso è l’equazione opportuna per consentire di “chiudere” il sistema matematico e derivare una soluzione di equilibrio unica. È facile imbattersi in questa teoria, che però è un po’ discussa e spero presto vada sotto processo. Già Isard ha mostrato una pletora di legittimi dubbi sulla valenza della UIP nel mondo reale. Curiosamente la Borsa Italiana, con una sua scheda informativa sul Carry Trade, implicitamente ci dà il dato di fatto che dimostra come un’ampia gamma di analisi basate su modelli che sfruttano questa teoria vanno considerate “sbagliate”.

 
La UIP considera il confronto tra quanto ricavabile investendo una certa somma al tasso di interesse domestico i, e quanto ottenibile convertendo la somma in valuta estera al tasso di cambio X0 ed investendola al tasso di interesse estero i*, date certe aspettative sul futuro tasso di cambio (X1e). In sostanza, il capitale atteso della strategia “domestica” è (1+i) per ogni unità (euro ad esempio) investita; il capitale atteso della strategia “estera” è (1+i*)X0/X1e sempre per ogni unità investita (l’unità domestica viene tradotta in X0 unità estere, investita al tasso i* e riconvertita alla scadenza in 1/X1eunità domestiche). I capitali si muoveranno tra i vari paesi, arbitrando tra i rendimenti attesi, fino ad un punto di equilibrio dove saranno sfruttate tutte le possibilità di maggior rendimento, e quindi fino a realizzare la condizione di equilibrio (1+i)=(1+i*)X0/X1e che è appunto l’esplicazione della UIP.
Se questo è vero allora un aumento del tasso di interesse domestico dovrà essere accompagnato da una attesa di deprezzamento del tasso di cambio (se no i conti non tornano). La ratio economica è che le cause delle variazioni dei tassi di interesse risiedono in variazioni dell’offerta di moneta solo temporanee (i tassi domestici aumentano a causa di una stratta monetaria che una volta ritirata lascerà spazio ad un deprezzamento della valuta). Il ragionamento trascura l’effetto immediato su X0 di una variazione di politica monetaria ed assume una temporaneità delle monovre monetarie tutta da dimostrare.
 
Con un esempio si può dire che se il Giappone abbassa i tassi (i*-) rispetto a quelli neozelandesi (i=), a parità di valore del dollaro neozelandese (X0=) si dovranno avere aspettative di deprezzamento del dollaro stesso a vantaggio dello Yen(X1e-). Se gli iniziali movimenti di capitali dal Giappone alla Nuova Zelanda portano subito un’apprezzamento del dollaro (X0+) questo dovrà venir comunque (anzi, a maggior ragione) riequilibrato da aspettative di un suo minor valore futuro. In altri termini, una riduzione di tassi sullo yen non potrà essere sfruttata per investire sul maggior tasso del dollaro neozelandese, perché il guadagno in termini di tasso è atteso annullarsi con il deprezzamento del tasso di cambio.
Anche la Borsa Italiana ci dice che questa strategia di indebitarsi in Giappone e investire in Nuova Zelanda, appunto il Carry Trade (indebitamento nel paese con tassi più bassi e investimento nel paese con tassi più alti), non sarebbe possibile. Però è stato fatto, e forse viene ancora fatto, e pure su scala planetaria! Infatti pare proprio che sia lo squilibrio tra tassi che determina fenomeni di apprezzamento della valuta che permetteno o consolidano rendimenti maggiori, confutando sia ex ante che ex post la UIP (ex ante perché altrimenti non si aprirebbe il Carry Trade, ex post perché il Carry Trade incrementa la domanda di valuta più remunerativa determinandone l’apprezzamento e smentendo le teoriche attese di deprezzamento), e i Banchieri Centrali lo sanno bene.

Se vale la UIP, il CarryTrade non è possibile; se il Carry Trade è attuato è perché non vale la UIP. Visto che il Carry Trade è oggettivo nella sua esistenza e rilevanza…


2 Responses to “UIP e Carry Trade: o l’Uno o l’Altro”

  1. 1

    Leonardo Says

    Post ripostato causa cancellazione dovuta a intrusione dell’hackero

  2. 2

    libertyfirst Says

    L’hackero della polvere. :-)

Aggiungi un tuo Commento