Un Modello di Concorrenza Monetaria
July 18th, 2011 by Leonardo
Come accennato in un pezzo precedente, Hayek fece una proposta di libera concorrenza tra monete, da cui sarebbe uscita vincente la moneta con tasso di inflazione più basso od eventualmente più stabile. Il concetto fu condiviso da Friedman, benché ritenesse i network effect dominanti. Ci possiamo comunque chiedere cosa accadrebbe se si seguisse la proposta di Hayek, ammesso un dovuto lasso di tempo che possa ridurre l’incidenza dei network effect, e l’assenza di vincoli legislativi all’uso di monete alternative, e quindi il libero agire degli operatori in funzione dei caratteri di inflazione e stabilità della moneta. Io vedo uno schema logico che ricalca quello del portafoglio di mercato di Markowitz.
Nel modello di Markowitz sono presenti più attività finanziarie distinte da un certo rendimento (R) e relativo scarto quadratico medio (σR) rappresentativo della rischiosità dell’attività. In un’ottica di minimizzazione del rischio e massimizzazione del rendimento, in uno scatter di titoli come in Fig.1 verranno presi in considerazione solo quelli a “nord-ovest” (i punti uniti da linea continua).
Fig.1

Per le proprietà statistiche dei titoli, una combinazione di due di questi con pesi q1 e q2 avrà come rendimento atteso R=q1R1+q2R2 , cioè la media ponderata dei rendimenti dei titoli considerati, e come rischiosità σR=(q12σ12+q22σ22 +2q1q2 ξ1,2 σ1σ2)½, cioè pari alla media ponderata delle singole rischiosità (σR=q1σ1+q2σ2) se i titoli sono perfettamente correlati (cioè se ξ 1,2=cov1,2/(σ1σ2)=1) ed è minore nei casi di incorrelazione (se ξ 1,2=0 allora 0<σR<q1σ1+q2σ2) fino ad un teorico rischio nullo in caso di perfetta correlazione inversa (se ξ 1,2=-1 allora esiste un σR=q1σ1-q2σ2=0). Una possibile “frontiera” dei portafogli efficienti ottenibili si presenta in Fig.1 con la linea curva tratteggiata esterna ai titoli presi in considerazione.
Aggiungendo la moneta (il punto verde nello scatter), intesa come asset a rendimento nullo e rischio nullo, si possono ottenere su un certo tratto delle combinazioni più efficienti di titoli e moneta (il tratto in rosso) che implicano la definizione di portafoglio di mercato (il punto rosso), cioè delle proporzioni di titoli effettivamente domandati sul mercato.
Per il caso di Hayek possiamo considerare uno scatter simile di monete in competizione, come in Fig.2, ognuna definita da un certo tasso di inflazione (π) – inverso del potere d’acquisto – da minimizzare, e dal suo s.q.m. (σπ) – misura della stabilità e quindi anche della prevedibilità dell’inflazione stessa.
Fig.2

Vale la pena ricordare che se è vero che rileva il tasso di perdita del potere d’acquisto di una moneta, vale forse ancora di più la sua prevedibilità. Quel che conta è la possibilità di svolgere un adeguato calcolo economico intertemporale, e questo è più facile tanto più quanto si può prevedere l’evoluzione delle variabili nominali: un piano di consumo o d’investimento non richiede in sé la certezza di uno stabile potere d’acquisto, perché può anche comprendere con relativa semplicità anche un qualche tasso di inflazione, purché questo sia stabile nel tempo. Una situazione di bassa inflazione attuale ma con alta sua variabilità da un anno all’altro può ben generare rilevanti problemi di pianificazione rispetto a poter scontare una pur significativa ma costante (prevedibile) inflazione. Il calcolo economico ha bisogno di certezza del numerario nel tempo, non di un suo certo e isolato valore spot (concettualmente si tratta solo di aggiungere uno “spread” al proprio tasso di sconto/preferenza temporale).
Date queste considerazioni, si vorrà minimizzare l’inflazione e la sua variabilità, per cui in uno scatter come in Fig.2 si prenderanno in considerazione solo le monete di “sud ovest”, quelle unite da una linea; le altre, del tutto inefficienti rispetto al mercato, verranno letteralmente espulse e sul mercato resteranno monete con tassi di inflazione crescenti ma più stabili.
Già questa rapida resa grafica fa concludere, con Hayek, che è ben possibile uno spontaneo sistema multi-monetario in cui l’unica possibilità per gli emittenti di moneta sub-ottimale è di migliorarne la qualità riducendone l’inflazione (cioè sostenendone il potere d’acquisto) o rendendola più stabile. Salvo cartelli, il sistema metterà a disposizione monete migliori e scalate sulle diverse preferenze soggettive (posso attendermi una moneta con bassa π e indifferente σ per operazioni “spicciole” e frequenti, e preferire monete anche con maggior π ma più stabile per impegni a più lungo termine).
Certamente se qualcuno offrisse (o potesse offrire) una moneta a zero inflazione e senza alcuna attesa di sorprese inflazionistiche (π=0, σ=0) si avrebbe la soluzione dominante. In tal caso però, considerando che nel nostro caso una pur limitata inflazione è fonte di guadagni da “signoraggio” che giustificano imprenditorialmente la prestazione del servizio, possono subentrare riflessioni “strategiche” da Teoria dei Giochi magari del tipo di Kydland-Prescott (più è ambizioso l’obiettivo anti-inflazionistico, tanto maggiori sono i vantaggi di una sorpresa inflazionistica, quindi meno credibile diventa l’obiettivo stesso); per questo il mercato – in assenza di impegni “blindati” oltre ogni dubbio – troverebbe verosimilmente un equilibrio con tassi positivi di inflazione, selezionando poi crescenti gradi di stabilità.
Anche nello schema Hayekiano il paniere di monete in uso avrà precise proprietà statistiche, cioè un tasso di inflazione pari alla media ponderata delle inflazioni delle singole monete, ed uno s.q.m. minimizzabile attraverso eventuali rapporti di correlazione inferiori all’unità (la curva tratteggiata inferiore alle singole monete efficienti). In tale contesto c’è ancora spazio per un outsider, una vera moneta-merce di origine pressoché esogena che possa scontare una inflazione nulla (o recuperare in sé – in quanto merce – l’inflazione delle altre monete) pur essendo del tutto esposta ai fattori di mercato più speculativi (oscillazioni importanti di valore riassunti in σ), come ad esempio l’oro (la moneta “gialla” in Fig.2). La combinazione con le altre valute porterebbe a definire un “paniere di monete di mercato” e relative, superiori, combinazioni di moneta e oro (linea gialla tratteggiata).
Su questo schema di massima, che definisce semplicemente le monete teoricamente vincenti e quelle certamente espulse (almeno fino a una revisione delle sottostanti politiche di emissione), si applicheranno gli schemi individuali (e interdipendenti) di preferenza tra potere d’acquisto immediato e stabilità (con corollario di previsioni e credibilità degli emittenti) che definiranno nel dettaglio i rapporti di scarsità relativa delle monete tra loro (tassi di cambio) e rispetto all’offerta di beni e servizi (prezzi).
Non ritengo si possa escludere che alcuni mercati possano tendere a particolari specializzazioni monetarie (una certa moneta per i beni di consumo immediato, un’altra moneta per i mercati che lavorano a termine, un’altra ancora per servizi durevoli…) il che però rafforzerebbe il concetto Hayekiano della coercizione monetaria statale come vero ostacolo per un efficiente sistema monetario.


Leonardo Says
Alùr? Ci sta un paper per ssrn eh? eh? eh?
Jul 20th, 2011 at 10:18 am
Biagio Muscatello Says
Bell’esercizio estivo (castello di sabbia), in riva al mare!
Certo, sarebbe bello vedere all’opera una concorrenza tra monete, come quella immaginata e preconizzata da Hayek (e descritta da Leonardo).
Mi lascia un po’ perplesso l’idea delle particolari “specializzazioni monetarie”. La distinzione tra ottiche temporali differenti nell’uso (e nel giudizio sulla liquidità) dei vari tipi di assets (di cui parla Hayek) non implica differenze tra tipi di monete. Non penso che tutto quello che ha detto Hayek sia vangelo; ma non capisco il senso delle specializzazioni di cui parla Leonardo.
Il vero problema, però, è che, sulla nostra testa ci sta passando di tutto. Se vale il principio che nessuno Stato fallirà, avremo un unico ordine mondiale, dal quale il mercato sarà totalmente espunto. A meno che… qualche super-debitore non decida di andare per le spicce. D’altronde, Hume aveva detto (1752) che, in presenza di un grande “credito pubblico”, le soluzioni possibili sono due: 1) o il debito pubblico distrugge una nazione, o 2) la nazione distrugge il suo debito pubblico. Quando saranno stati derubati tutti coloro che possono essere derubati, sparirà l debito-credito.
Jul 22nd, 2011 at 5:18 pm
Leonardo, IHC Says
il mio discorso delle “specializzazioni” riguarda il fatto che, se torna il ragionamento, potranno coesistere più monete che non sono perfetti sostituti ma si differenziano per la combinazione di tasso di perdita di potere d’acquisto e regolarità dello stesso. Ad esempio ci potrà essere una moneta inflazionata al 3% con varianza 3% (quindi, per lo più oscillante tra lo 0 e il 6% di inflazione) e una al 5& stabile… Credo che possano esistere esigente, soprattutto in caso di impegni finanziari continuativi, che rendano preferibile la seconda moneta (un prestito in questa si potrebbe dare ad un certo tasso “puro” del 2% più la perdita certa da inflazione, quindi al 7% con tranquilllità), mentre la seconda moneta potrà venir usata per transazioni veloci, ad esempio acquisti di beni di consumo, per cui il suo passaggio di mano rapido fa perdere la percezione della variabilità del suo potere d’acquisto.
Un po’ come per i bond, c’è chi preferisce il titolo a cedola sicura ma bassa, tipo Bund, e chi vuol azzardare qualcosa di più variabile tipo acquistare titoli turchi.
Jul 25th, 2011 at 7:57 am