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di Leonardo, Ihc
d) La Zappa Monetaria
L’esigenza di sostenere progetti di spesa e di investimento, in costanza del progressivo allargamento del debito pubblico e dei conseguenti elevati tassi di interesse, spinge ed ha spinto gli Stati ad operare manovre monetarie che, pur partendo dallo svilimento del valore intrinseco della moneta (minor contenuto di metallo prezioso, o maggio massa di moneta fiduciaria in circolazione), dal punto di vista degli effetti sono analizzabili sempre tramite lo schema wickselliano del confronto tra NRI e MRI.
Queste politiche sono manifeste nelle impennate inflazionistiche di fine impero e sono ampiamente spiegabili: un sistema arrivato ad un livello di prosperità che pare giustificare il maggior orientamento al consumo dello Stato, come sopra descritto, si troverà debole sul piano degli investimenti ed in particolare (dato MRI in crescita) carente degli investimenti a più lungo termine che maggiormente incidono sul progresso industriale, e quindi periodo dopo periodo sarà più debole sul piano dell’offerta rispetto al lato della domanda; per mantenere la propria capacità di spesa o per cercare di rilanciare gli investimenti o per alleviare anche solo il peso del servizio del debito lo Stato potrà (e di solito fa) incrementare l’offerta di moneta e/o abbassare d’imperio i tassi di interesse.
Comunque vada, dato che la moneta in eccesso crea credito e quindi abbassa MRI, e dato che MRI minore fa incrementare la domanda di credito, la domanda complessiva di beni ne esce rafforzata proprio quando lo Stato, dopo aver ridotto le capacità di crescita a lungo termine dell’economia, vuol ridurre MRI verso NRI creando nuovi ulteriori stimoli inflativi stavolta non “reali” (cioè non tramite una spesa pubblica che attraverso un più alto MRI spiazzi la spesa privata) bensì “monetari” (con una genuina creazione di moneta “dal nulla”). Come ben si sa la sostenibilità di questo contesto inflazionistico sta tutta nella disponibilità di risparmi reali che coprano il più lungo roundabout indotto dal minor MRI, fatto che in linea di principio non può essere.
In effetti si tratta di una semplice politica monetaria accomodante rispetto alla politica fiscale, certificata 1.500 anni dopo il crollo dell’Impero Romano da Keynes, sulla fiducia di un ritorno già nel breve termine dei maggiori (mal-)investimenti (quest’ultimo punto non mi pare mai ben specificato parlando della General Theory, ma credo sia ben riconoscibile con un occhio un poco più “austriaco” sull’ipotesi di fondo).
È da notare che il sistema potrebbe anche stabilizzarsi su livelli di MRI inferiori solo però se la spesa (e il debito) pubblica progressivamente si ritirasse, o se i privati sviluppassero una ben maggiore propensione al risparmio, o se la produttività degli investimenti aumentasse consentendo ritorni di capitale più veloci e sostanziosi (come detto sopra riguardo le idee di Keynes).
Se si proviene da un periodo di spesa pubblica sempre più “orientata al consumo”, a meno dell’introduzione esogena di nuove tecnologie, l’economia non potrà verosimilmente sviluppare un potenziale produttivo aggiuntivo da poter immediatamente esprimere; se si è arrivati a certi standard di vita, difficilmente i privati decideranno spontaneamente di consumare meno; se lo Stato non vuol perdere la presa sui cittadini né rinunciare alle proprie ambizioni imperialiste, difficilmente la spesa pubblica andrà a ridursi. Insomma si può solo “sperare” che il mantenimento del maggior livello di investimenti indotto dalla riduzione di MRI duri fino al completamento del più lungo ciclo produttivo, in modo che la produttività marginale del capitale trascini NRI verso MRI… fatto escluso per costruzione dalla teoria di Hayek.
e) L’Inerzia dell’Impero: Rincorsa e Tuffo nella Fossa
Un elemento fondamentale del processo di decadenza, che sottostà alle sopra descritte meccaniche fiscali e monetarie, è l’inerzia delle decisioni di spesa e investimento (e quindi di inflazionamento dell’economia) da parte dell’Impero: non si vorrà mettere a rischio un consenso politico costruito concedendo privilegi, contraendo le spese; la politica di prestigio condotta tramite grandi autocelebrazioni non può venir interrotta tradendo debolezza; l’alleggerimento del debito tramite politiche inflazionistiche non può fermarsi se non si ferma prima la spesa all’origine del debito stesso. Ancora più preoccupante può essere inoltre il contenuto della politica di investimenti dello Stato, infatti un apparato burocratico o assolutista non è mai stato molto rapido, se non proprio disposto, a ribaltare le proprie scelte sui settori da sostenere, e questo può lasciare il sistema a rincorrere tecnologie o produzioni ormai obsolete (e quindi meno produttive).
In questo quadro l’Impero continua ad autocelebrarsi, ad illudersi, ed a inflazionarsi, mentre da una parte spiazza gli investimenti, dall’altra distrugge capitale, ed infine desincronizza il mercato. È questione di tempo, ma la reiterazione delle politiche monetarie espansive porterà necessariamente o ad una stretta monetaria dovuta all’ormai eccessivo costo dell’inflazione (tagliando le gambe alla submarginale struttura produttiva) oppure alla rottura definitiva tra risparmio reale e copertura del roundabout, cioè ad una recessione che stroncherà le possibilità di spesa (e pure di difesa) dell’Impero, lasciando quest’ultimo alla mercé di una spirale depressiva (da cui verranno probabilmente rivolte interne), dell’imposizione di nuove poteri (coloro che hanno accantonato opportuni risorse mentre i più spendevano ricchezze inesistenti), e di potenze (economiche o militari) estere.
L’impero così decade, e viene sostituito.
f) Stavolta Si Scava Più a Fondo
Fino ad ora, grazie anche ad una impostazione “neoclassica” delle autorità monetarie, si è considerata opportuna una politica monetaria accomodante rispetto alla politica tendenzialmente espansiva delle autorità fiscali, salvo riconoscere il negativo valore dell’inflazione in quanto sintomo di eccessivo lassismo fiscale (e quindi rischio di insolvenza) che insieme all’inflazione stessa si scarica sui tassi di interesse. Quest’ultimo punto è ben presente agli architetti dell’ultima moda monetaria, l’Inflation Targeting, delle cui pesanti controindicazioni ha già esposto qualcosa precedentemente, e ne discende una “pronta” inversione di stance della politica monetaria, finora il grilletto di una pistola che lo Stato dimostra di piantarsi alla tempia fin dalle origini. In qualche modo è la maggior efficienza (e globalizzazione) dei mercati finanziari che ha comportato questo grado di sensibilità della politica monetaria.
Forse è la globalizzazione dei mercati, e l’internazionalizzazione degli attori, che ha evidenziato come l’economia non sia un gioco a somma zero: forse non si può vincere tutti, forse c’è un limite a quanto si possa vincere, ma sicuramente ci si può rimettere tutti e pure belle somme.Forse qualcuno considera un successo come Greenspan abbia risolto rapidamente un paio di episodi di crisi (tipo lo scoppio della bolla dot.com) contrastando, con una generosa politica monetaria, il downturn che ne sarebbe seguito.Quale che sia la causa, io vedo al momento una rincorsa a tenere alta la crescita di offerta di moneta (si viaggia su medie del 10% annuo con punte del 20% cinese, alla faccia di chi dice che la Cina non è un problema), il peso del Governo che cresce un po’ ovunque fino a costituire più del 50% dei PIL nazionali, spese militari in crescita, continuità famigliari ai vertici della politica, esaltazione di grandi opere (pur ancora molte solo sulla carta), incentivi fiscali su tecnologie superate, prospettive di ridimensionamento del welfare, e inflazione al galoppo.
Se ho ben visto, dalle moderne finestre sul mondo (stampa, televisione, internet), il susseguirsi dei cicli economici vuol esser negato dalla politica, ci si afferra agli standard di spesa dei tempi migliori senza voler retrocedere anzi intendendo andare oltre, alimentado una misesiana ipertrofia progressiva dello Stato ed una presenza militare su uno scacchiere orwelliano, e questo, accelerando la creazione di moneta perché l’ultima ondata di liquidità copra l’accumulo di inefficienza fiscale e l’asincronia produttiva indotta dall’ondata precedente, tentando di sminuire le effettive conseguenze inflazionistiche (altro che le aspettative!) per non venir costretti a premere il grilletto.
Se è così, buona parte del mondo è già in decadenza.
Non sono onnisciente, posso fare errori concettuali o lasciarmi suggestionare, ma guardando dalle moderne finestre vedo imperi sorgere e crollare.
Paolo Says
[…]lo Stato, dopo aver ridotto le capacità di crescita a lungo termine dell’economia, vuol ridurre MRI verso NRI creando nuovi ulteriori stimoli inflativi stavolta non “reali” (cioè non tramite una spesa pubblica che attraverso un più alto MRI spiazzi la spesa privata) bensì “monetari” (con una genuina creazione di moneta “dal nulla”)[…]
Non sono cosi’ sicuro che questa azione sia interamente nei poteri dello Stato, soprattutto nelle economie in qualche modo comunitarie. Non e’ forse lo Stato Nazionale in questo contesto strumento di una politica attuata a livello comunitario per interessi non democratici? Essendo le banche centrali fondamentalmente private?
May 29th, 2007 at 4:41 pm
L.Baggiani Says
Il potere è accentrato. Forse in Nuova Zelanda c’è una indipendenza effettiva tra autorità monetarie e fiscali, per il resto del mondo vale che un legame esiste, altrimenti dovremmo chiederci perché la FED pompa al 10% annuo avendo come target ufficiale la stabilità monetaria se non per spalleggiare il Governo.
Per le economie comunitarie (consideri la UE, giusto?) vale l’accentramento di massima dei poteri sia fiscali che soprattutto monetari. In una fase di “difficoltà” generalizzata non vedo una BCE che vada avanti a testa bassa alzando i tassi, anzi (siamo anche qui alti di M3 o ricordo male?). Che si dia il via libera a certe spese e certa moneta dal 4 piano o dal 2 piano non mi pare che cambi molto il risultato.
Le banche centrali, come le municipalizzate, sono sicuramente in “forma privata”, ma da qui non discende che siano “private”, perché svolgono una funzione pubblica e non possono essere indipendenti dalla politica: le BC non sono inflation nutters (ripeto: non creerebbero moneta al 10% annuo), e questo crea lo spazio per la commistione delle politiche.
Sicuramente fino al 1981 il Governo poteva manovrare apertamente la Banca d’Italia in quanto proprio organo, e ora la cosa deve essere chiaramente meno diretta (intanto almeno finché c’era la lira il Governo determinava direttamente la moneta metallica per coprire le proprie spese). In ogni caso, nel momento in cui una BC interviene per correggere autonomamente i maggiori tassi legati alla spesa pubblica, non importa molto che lo faccia da indipendente o su mandato presidenziale, lo fa e le conseguenze si vedono. Se la BCE acquistasse i bond governativi? Questo dovrebbe essere vietato nella UE, ma la Fed pare sia un campione, e questo è un esempio di commistione.
Comunque dall’impero romano fino alla prima repubblica italiana il gioco era proprio questo.
May 29th, 2007 at 5:06 pm
libertyfirst Says
Diciamo che sono privati perchè il pubblico non esiste: lo stato è un gruppo di privati che vive a spese di un altro gruppo di privati e al di sopra delle regole che vigono sul secondo gruppo.
May 29th, 2007 at 6:00 pm
paolo Says
È proprio questo che mi domando… che senso ha oggi parlare di “pubblico” e “privato”? Ammesso che abbia mai avuto un senso…
Quando ad esempio… un Mario Draghi passa dalla testa di Goldman Sachs a Banca d’Italia oltre a farmi calare una goccina di sudore freddo sulla fronte… mi fa nascere la domanda:”Non è forse completo il disegno di appropriazione del reddito e quindi del tempo e quindi della vita e quindi della libertà della mia Nazione?” (dove sono nato, ma dove non vivo).
May 30th, 2007 at 7:50 am
paolo Says
scusate se posto in modo un po’ scoordinato, non è forse la dilagante commistione che ha reso il confine tra pubblico e privato invisibile, la differenza tra bene pubblico e bene individuale così offuscata, un segno eclatante di decadenza?
May 30th, 2007 at 7:52 am
L.Baggiani Says
Paolo, sono d’accordo con il tuo ultimo commento. Nell’articoletto io distinguo lo Stato come ente scisso dai privati, quindi diciamo con una coscienza di sé. Chiaramente non succede perché lo Stato ha vita propria, ma perché ci sono soggetti, persone, che lo tengono in piedi e lo fanno vivere, e queste persone praticamente non hanno ricambio; è quanto intendevo parlando di continuità famigliari ai vertici politici.
Tra l’altro, ma qualcuno si è accorto che adesso gli USA hanno due famiglie presidenziali? Quanti mandati ha coperto la famiglia Bush? Quanti ne vuol coprire la famiglia Clinton?
Comunque a me premeva sottolineare meccaniche rintracciabili nella teoria economica disponibile per dare un occhio (catastrofico) al futuro e capire quanto fosse diverso dal passato.
May 30th, 2007 at 9:03 am
Paolo Says
[…]Le banche centrali, come le municipalizzate, sono sicuramente in “forma privata”, ma da qui non discende che siano “private”, perché svolgono una funzione pubblica e non possono essere indipendenti dalla politica: le BC non sono inflation nutters (ripeto: non creerebbero moneta al 10% annuo), e questo crea lo spazio per la commistione delle politiche[…]
Se operativamente sono le BC a decidere la quantita’ di moneta fiduciaria da pompare sul mercato, e ammesso che la FED lo faccia in maniera autonoma, secondo il trattato di Maastrict art.107, la BCE esercita la sua funzione in autonomia dai governi locali, non ha un governo “reale” da spalleggiare.
Il controllo sulla quantita’ di circolazione e’ autonomo, o autoreferenziato e se lo scopo reale non e’ quello del controllo della stabilita’ […]altrimenti non pomperebbero moneta al 10%[…] (le cui leve potrebbero anche essere matematicamente inconoscibile) ma la speculazione a breve, le politiche possono eventualmente solo avere un ruolo nel breve se non brevissimo termine.
Senza alcuna interferenza politica tra i governi locali e l’autorita’ monetaria comunitaria che e’ per di piu’ composta da rappresentanze di ex-autorita’ monetarie locali private, come fa ad avere un ruolo pubblico?
Per pubblico intendo “per il bene pubblico”. Ad esempio, anche Microsoft ha un ruolo pubblico, nel senso che fornisce il software operativo a 400 milioni di persone, ma opera nel suo interesse privato e cioe’, come ogni impresa privata che si rispetti, tende all’espansione smisurata con l’obbiettivo del monopolio.
May 30th, 2007 at 10:53 am
L.Baggiani Says
Io capisco le tue opposizioni, ma considera che dal 1981 anche la Banca d’Italia era ente “autonomo”, ma nei fatti non si è mai comportata in modo asettico con il solo occhio alla stabilità monetaria. Tra l’altro è comunitariamente impedito ai Governi di finanziare i privati, e pure mi risulta che l’Italia abbia passato risorse all’Alitalia… Credo che le leggi vengano facilmente “eluse”.
Adesso le BC europee sono parte del SEBC che dà attuazione alle politiche monetarie decise dalla BCE, organo della UE. Non vorrei sbagliarmi, ma il “direttorio” della BCE è formato dai Governatori delle singole BC europee aderenti all’euro, e i Governatori sono di nomina politica.
La BCE crea moneta per l’intera Europa, non è una funzione pubblica questa? Davvero una cosa del genere verrebbe lasciata “privata” da qualunque Governo?
La tua opposizione sulla controllabilità di M3 ha fondamento, allora ci si dovrebbe chiedere perché era uno dei pilastri della politica monetaria insieme all’inflazione. E in ogni caso, se vogliamo considerare che il mercato, come sostiene Wicksell, si crea la moneta che serve e le autorità in realtà manovrano il tasso di interesse, ragioniamo del perché un “difensore della stabilità monetaria” non alza i tassi per “paura di frenare l’economia o far scoppiare una bolla”. Io questo lo chiamo lavorare con un occhio al Governo (dell’Unione almeno). La Bundesbank non si peritava di far pagare in termini di punti di PIL la propria stabilità.
May 30th, 2007 at 11:54 am
L.Baggiani Says
Se vuoi facciamo una ricerca specifica, ne parliamo io e te, e la presentiamo al sito; questa è comunque una cosa a latere di un discorso generale sul rapporto stato-economia.
May 30th, 2007 at 11:57 am
Paolo Says
Sarebbe molto interessante approfondire… ho paura pero’ di non avere le competenze per andare molto oltre… al limite posso fare domande intelligenti
[…]La BCE crea moneta per l’intera Europa, non è una funzione pubblica questa? Davvero una cosa del genere verrebbe lasciata “privata” da qualunque Governo?[…]
Beh… in realta’, anche se assolutamente folle anche secondo me, e’ quello che purtroppo succede. Le BC cosi’ come sono oggi derivano piu’ o meno invariate dal modello della BC centrale inglese che come Patterson volle… aveva l’esclusiva sull’emissione di cartamoneta. Esattamente lo stesso avviene oggi. Privata era all’epoca (1693) The Bank e privata e’ oggi la BCE in quanto i governatori che siedono nel direttorio sono eletti dal direttorio delle singole BC che non e’ di nomina politica (potrei sbagliare, soprattutto per quanto riguarda Bankitalia perche’ la struttura di potere interna di Bankitalia e’ alquanto alchimistica…) [anche perche’… mi viene la pelle d’oca a pensare che un governo che “incorpora” Bertinotti possa eleggere un ex CEO di Goldmans Sachs al governo di quelle che tutti credono essere la banca di proprieta’ dell’Italia, scusate la parentesi quadra].
La stessa Bankitalia naque poco dopo l’unificazione (1863, vado a memoria) dalla trasformazione (nominale) della banca piemontese (il cui proprietario credo fosse Cavour) tanto che per far fronte alla richiesta di circolazione del povero Sud si adotto’ immediatamente la pratica della riserva differenziale sul modello inglese appunto.
Allora credo che in pratica le BC sono sostanzialmente sempre state private, sebbene in diverse epoche la politica esercitava un controllo piu’ o meno stretto sul direttorio delle stesse. Ma dopo Maastrict e dopo l’unificazione questo controllo e’ sostanzialmente scomparso e la natura privatistica della BCE mi appare mostruosa nell’ottiva del monopolio sull’emissione e controllo di circolazione essendosi sostituita al mercato delle valute dei paesi europei pre-maastrict.
In sostanza quello che non vorrei pensare e’ che essendo le BC (BCE, FED and whatever) delle imprese private… anch’esse giustamente e liberamente come Microsoft (tanto per fare un esempio) puntano all’espansione illimitata e al monopolio.
May 30th, 2007 at 4:49 pm
Paolo Says
Scavavo in questa direzione non per andare OT ma per individuare meglio quello che secondo me e’ un sintomo di decadenza e cioe’ la scomparsa quasi ufficiale della differenza tra pubblico e privato. E riallacciandomi al mio precedente post sulla prima parte del pezzo, per capire in quale fase della decadenza siamo… se pre o post rivoluzione.
May 30th, 2007 at 5:32 pm
L.Baggiani Says
Io ho informazioni diverse, tipo che finora la BoE era organo del Governo inglese, e comunque l’acquisto all’emissione di titoli di Stato (pratica pare abbandonata solo di recente da Bankit) è indice di un comportamento poco da privato o per lo meno (che è lo stesso ai fini dell’articolo) di collusione con il Governo.
Se vogliamo provare a lavorarci, con piacere.
May 31st, 2007 at 7:58 am
Paolo Says
Si mi piacerebbe molto, come vogliamo fare?
May 31st, 2007 at 4:35 pm
L.Baggiani Says
lascia la mail a quella del sito, spero una buona anima me la giri e ci organizziamo
Jun 1st, 2007 at 7:57 am
L.Baggiani Says
Ai fini di un eventuale “timing” della decadenza, qualcuno mi ha suggerito di leggere cosa scrive Draghi nella relazione annuale.
Qualcuno ne sa qualcosa?
Jun 4th, 2007 at 10:52 am
Paolo Says
Se c’e’ uno che ha le idee chiare quello e’ Draghi.
Il problema e’ che essendo uno dei principali attori, venendo dall’Olimpo delle Banche che contano… lui sa dove stiamo andando a parare…
Quello che non mi aspetterei e’ di carpire qualcosa di utile dalle sue parole pubbliche. Ad esempio… quando bacchetta le Banchette italiane e gli intrattenitori (i nostri politici) esortandoli ad adoperarsi contro la commistione tra politica e banche in realta’ dice:”state pur tranquilli perche’ so benissimo che il livello di commistione e’ tale da essere non solo ineliminabile, ma talmente radicato che in realta’ il potere non e’ piu’ nelle mani dei politici, ma dicendo pubblicamente questre cose, faccio finta di credere che i politici possano ancora qualcosa, e cosi’ facendo, in un momento in cui anche un criceto ammaestrato e’ in grado di capire che la politica non conta niente, do’ una mano (interessata) a voi politici ritardando per un po’ la vostra estinzione e rimandadola al momento piu’ opportuno, quando vi chiedero’ conto con gli interessi di questo aiuto che vi sto dando.”
Ora cerco il testo annuale della relazione.
Jun 4th, 2007 at 12:15 pm
Paolo Says
Stavo giusto cominciando a scrivere qualcosa sull’attuale governatore quando… il mio account di posta di Gmail non funziona… restituendo questo messaggio:”Lockdown in sector4! Our system indicates unusual usage of your account. In order to protect Google Mail users from potentially harmful use of Google Mail, this account has been disabled for up to 24 hours.”
Un caso o devo cominciare ad avere paura?
Jun 4th, 2007 at 12:45 pm
L.Baggiani Says
trema
Jun 4th, 2007 at 1:12 pm
Paolo Says
La relazione e’ scaricabile da qui. E’ di 338 pagine, lungezza che la rende psicologicamente inaccessibile al 99% della popolazione e al 98% dei giornalisti, che si sono limitati a leggere le considerazioni iniziali (scaricabili sempre da li’).
Lo specchietto delle allodole per la stampa associazioni consumatori e’ il “piano” per il controllo dei costi dei conti correnti. Magistralmente fatto lucciacare per attrarre l’attenzione e distoglierla dal contenuto.
Da quello che ho letto finora la relazione e’ motlo generalista e fondamentalmente basata sui dati ISTAT il che puzza lontano un miglio di “niente di rilevante sotto il sole”…
Comunque… cerchero’ di leggerla entro stasera anche se l’abbondanza di grafici/tabelle/diagrammi/statistiche e numeri senza alcun riferimento statistico mi mette in naturale opposizione e malumore.
Jun 4th, 2007 at 1:56 pm
Paolo Says
Cito:”abbiamo avviato una nuova rilevazione sui costi di tenuta dei conti correnti bancari, anche al fine di individuare il peso di fattori strutturali quali l’incidenza della fiscalità e l’eccessivo uso del contante.”
Quindi la direzione dell’indagine e’ quella di dimostrare che i cc italiani sono piu’ cari di quelli degli altri paesi europei per via del peso del fisco e perche’ i cittadini italiani usano troppo contante… ricordo di aver letto su qualche altro post in questo sito che poi non e’ cosi’ male usare il contante… o sbaglio
?
Jun 4th, 2007 at 1:59 pm
L.Baggiani Says
Sicuramente tenere tutto su c/c e muover solo quello, a parità di costo del conto, consente “economie di scala” per l’individuo. Così come l’eliminazione dei prelievi (a pagamento) tramite bancomat (aggiunti alle minor operazioni sul conto) fanno risparmiare soldi.
Sicuramente questo incide sul costo del c/c sia in termini assoluti che rispetto al totale delle transazioni, ma questo porta a un certo ordine di considerazioni, cioè che il costo del c/c rifletta il costo opportunità del contante (perché permette il nero, tra l’altro) e non esattamente a dire che se usassimo meno contante le banche costerebbero meno… O almeno spero che Draghi non sia così ingenuo o str…zo
Jun 4th, 2007 at 2:54 pm
Paolo Says
Io pensavo piu’ all’obiettivo dell’abbandono del contante nell’ottica di liberare la mano ancor di piu’ alle BC nel meccanismo di creazione di circolazione dal nulla. Sostanzialmente in 4 passi:
1. La BCE avalla statutoriamente l’acquisto titoli di stato (bond) sul mercato libero
2. I bond di stato sono acquistatto dalle BC da chiunque venda nei mercati nazionali
3. La BC paga tale acquisto con credito elettronico la banca venditrice (Bank-to-Bank) che in cambio accredita la banca del venditore. Questi crediti sono intangibili: virtualizzazione del credito. Da atomi a bits.
4. Le BC (e a cascata le Banche nazionali) usano questi depositi come riserve. Le Banche nazionali utilizzano questi depositi come riserva differenziale per emettere mutui e prestiti. (in ragione della percentuale di riserva differenziale che per la BCE dovrebbe essere inferiore al 10%, quindi le banche aderenti a ESBC possono emettere prestiti per oltre 10 volte la riserva)
Una virtualizzazione completa della circolazione (al limite) “purifica” il meccanismo…ed al limite… abolisce la necessita’ dell’acquisto di titoli di stato. O sbaglio?
Jun 4th, 2007 at 4:36 pm
L.Baggiani Says
Il meccanismo che hai descritto mi è quello delle comuni Operazioni di Mercato Aperto, uno dei metodi tramite cui le BC hanno sempre creato e distrutto moneta. La moneta elettronica rende gli scambi più semplici, e la sparizione di transazioni in contanti permette il controllo totale dei flussi, ma questo è un altro problema.
Per una OMA serve sempre un titolo che la BC acquisti pagando con moneta nuova, elettronica o cartacea; se non son titoli di Stato sarà altro, ma l’uso dei titoli di Stato permette una sorta di bail out per l’investimento in debito pubblico (quindi per me commistione tra autorità fiscali e monetarie), e lo Stato non ci rinuncerebbe mai, oltre al fatto che sono i titoli che hanno minor variabilità nel prezzo.
Ripeto quanto ho già sostenuto in un altro articolo: una moneta totalmente elettronica elimina pericoli di bank running, e quindi viene a mancare la ratio precauzionale della riserva obbligatoria, che potrebbe al limite venir eliminata; per me è questo il canale da cui si potrà creare ulteriore moneta. Transarre in euro o albicocche in linea di principio non crea moneta, il punto è sul credito, come hai sottolineato anche tu, ma passando dalla riserva frazionale.
Jun 5th, 2007 at 8:07 am
Paolo Says
In calce alla relazione di Draghi vedete il bilancio ed il conto economico, tanto per avere un’idea delle cifre in gioco…
Jun 5th, 2007 at 11:50 am
Paolo Says
Il mio account di google mail continua a venire bloccato… appena cerco di mandare email contenenti una “certa combinazione” di parole. Per il momento sospendo ogni attivita’ in questa direzione…
Jun 5th, 2007 at 12:07 pm