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Una Moneta – Uno Stato… o Uno Stato – Una Moneta?

July 8th, 2014 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Una delle frasi fatte che ricorrono quando si parla di euro, è che questo non può funzionare in quanto moneta unica di un insieme eterogeneo di Stati. Anzi il problema è il semplice esserci più Stati a far capo ad una unica moneta. In realtà euro, lira o Borghipound non fa molta differenza (tutte fiat money senza perno su alcuna commodity o k%-rule), perché il vero problema è l’unicità della politica monetaria.

L’argomento “storico” è l’inesistenza storica di un potere monetario cui non fosse associato un potere politico, o più brevemente che non è mai esistita una moneta senza uno specifico Governo. Sembra logico, intuitivo, corretto e solido… e invece è un ribaltamento della realtà.

 

Il problema dell’euro, per alcuni, è l’esser moneta unica europea orfana di un Governo unico europeo. Una governance europea però esiste (Commissione, Parlamento, Consiglio Europeo, Consiglio dell’Unione…), ma il problema – si obietterà – è nella “superficialità” di questo governo, in quanto i Governi nazionali hanno ancora fin troppo potere sul proprio territorio, frazionando ad esempio la politica fiscale. Mi sono già espresso su questo; fingiamo che il Governo unico non esista e andiamo avanti.

In realtà non è che non sia mai esistita una moneta senza un Governo, bensì non è mai esistito un Governo senza una sua moneta! Dall’epoca Sumera in poi, invariabilmente ogni potenza politica ha imposto sul territorio controllato la propria moneta, e l’ha imposta su ogni territorio via via conquistato; le ragioni sono varie e valide (dal punto di vista dello Stato). Oggi, a fini politici, l’incedere pari passu di potere di governo e potere monetario viene letto non come Governomoneta ma come monetaGoverno. Segno dei tempi e probabilmente dell’unicità storica dell’esperimento dell’euro.

 

La questione che porto non è lunare come si potrebbe pensare, ma molto pratica. Se leggiamo la situazione corrente nella “inversa” chiave che propongo, l’apparente assurdo sollevato dai critici di euro e UE sparisce: anche fingendo che non esista uno straccio di Governo comunitario, ogni singolo Governo nazionale ha esattamente la sua moneta, cioè l’euro. Non esiste alcun Governo che non abbia stabilito quale moneta adottare, perché l’adozione dell’euro è stata una precisa scelta governativa (se sostenuta da un referendum o meno, è solo una questione tutta politico-elettorale di democraticità diretta o meno delle scelte). Ogni Governo, inoltre, attraverso i propri agenti monetari (Banche Centrali Nazionali), partecipa pro-quota alla definizione della politica monetaria comunitaria. In altri termini, l’euro è stato una libera scelta di politica monetaria di ogni Governo, ed ogni Governo ha una unica moneta – che poi la moneta di un Governo sia la stessa moneta di un altro Governo (e “moneta” qui sta più che altro per “politica monetaria”) è fatto collaterale in realtà non nuovo nella storia tanto meno nella storia europea.

Nelle epoche più remote, la presenza in più aree di una stessa commodity come riferimento monetario comportava nei fatti la condivisione di una stessa moneta. Finché la moneta è d’oro o d’argento, il suo valore sul mercato va a corrispondere al contenuto di metallo prezioso. Qualunque sia il conio, un grammo di oro vale un grammo di oro e due grammi di oro valgono il doppio, e poco importa che il pezzo di metallo porti impressa un’aquila un volto o un antani qualunque. Ampie aree politicamente separate potevano nei fatti condividere una stessa moneta. La questione è che nell’economia dell’antichità fosse molto poco rilevante il problema dei flussi “inter-sovrani”. Problemi sono venuti fuori quando il contenuto di metallo prezioso ha cominciato a divergere dal valore nominale della moneta ad es. a causa di tosature e svilimenti (il declino dell’impero romano pare un po’ seguire questo percorso), per cui lo Stato è andato a imporre un valore facciale, cioè la tecnologia fiat money in luogo della tecnologia commodity money; questa deve essere stata l’essenza della “politica monetaria” fino all’Impero Romano. Dopo la parentesi medioevale, fortemente caratterizzata dal baratto, politiche monetarie più articolate sono emerse nel Rinascimento: ritengo che la progressiva ricostruzione di poteri politici estesi su aree geografiche significative e quindi anche ad esigenze di gestione di bilanci sovrani più ampi e problematici, accompagnati da progressi di tecnica e conoscenza (si è passati dai cambiavalute alle banche, tanto per dire), abbia reso “utili” tecnologie monetarie ancora più “elastiche”, allontanando ancor di più la politica monetaria dalla tecnologia monetaria. In moltissimi Stati moderni di tutto il mondo si è andati molto lontano: passando dalla fiat money cartacea fino alla e-money odierna, la politica monetaria si è sempre più separata dalla tecnologia monetaria. Ad ogni Governo la propria moneta (dollaro, lira, franco, marco, sterlina…), ma politiche monetarie nel tempo sempre più coordinate (famosi sono stati il gold exchange standard – in realtà un dollar-standard – e lo SME spesso raccontato come un mark-standard): ritengo che il punto risieda nella rilevanza, enormemente maggiore rispetto al passato, assunta dai flussi monetari e finanziari inter-statali rispetto alle pur rilevanti problematiche di bilancio pubblico domestico. Rilevando – per i Governi – la gestione della politica monetaria più che la moneta in sé, la storia moderna dagli USA all’Europa al sud-est asiatico appare una storia di tante tecnologie monetarie (monopoli locali di valute diverse, cartacee e sempre più elettroniche) convertite in una unica “moneta” (unica politica monetaria) attraverso tassi di cambio fissi o quasi: ad ogni Governo la sua moneta… ma una moneta in comune tra i vari Governi (seppur in vario grado).

Dovrebbe essere chiaro che la presenza di una moneta (o valuta) non ha implicato che vi fosse sempre un proprio Governo, benché nelle varie forme di coordinamento della politica monetaria ci sia sempre un Governo – quello della valuta-peg – “più governante” degli altri; la storia procede in direzione Governomoneta (e nessun Governo, tranne Panama, non ha in senso stretto una moneta), e non monetaGoverno (il presunto mancante Governo europeo sulla moneta europea). La cosa divertente dell’equazione “moneta=Governo” applicata all’euro è che può implicare sia che debba esserci un unico Governo europeo, sia che ogni Governo nazionale debba avere una sua distinta moneta. E come si decide la lettura “corretta”, tirando una monetina? In effetti girano posizioni del tipo “o un Governo europeo o tante monete sovrane”, che a ben leggere implicano che le due prospettive siano equivalenti, indifferenti o per lo meno non paragonabili: la legge “un Governo per ogni moneta” (storicamente infondata) porta in realtà ad un assurdo logico!

 

L’esperimento UEM – tecnologia: moneta unica – è unico nella storia per l’impossibilità di tornare indietro: l’assenza di tecnologie monetarie (valute) diverse impedisce di ri-separare le politiche monetarie nazionali, e questo in realtà è stato espressamente voluto al fine di impedire gli attacchi speculativi, che sulla possibilità di “tornare indietro” fondavano azione e guadagni. Siamo ben oltre il presunto e banale assurdo storico di più Stati con una stessa valuta. L’equazione “moneta=governo” è solo un gioco di prospettiva ad uso della politica e di chi la sta a sentire.

Alla politica non frega nulla della razionalità storica del rapporto tra moneta e Governo; alla politica interessa uno strumento per “manovrare” l’economia quel che basta per raccogliere un certo consenso. Non è la mancanza di un Governo supremo in Europa (ma sinceramente, i politici italiani come quelli tedeschi e greci hanno davvero tutta questa voglia di rendersi inutili cedendo tutti i poteri a Commissione e Parlamento europei?), bensì è il potere solo frazionale sulla politica monetaria a turbare molti. Altri invece colgono la scusa della moneta unica per sbolognare le responsabilità ad un ente superiore – un ente fiscale/governativo europeo – che tra le altre cose porti all’omogeneità fiscale pan-europea riducendo così il tasso di “concorrenza amministrativa e regolamentare”, nell’illusione di rendere tutte le economie parimenti concorrenziali. Insomma… tutte scuse.

 

Poi si può dire che UE e UEM funzionino male, che regolamentino cose assurde in modi assurdi, che risentano di lobby settoriali regionali o nazionali, che sono assemblee “lontane” dalla miriade di realtà locali europee, che la moneta unica gestisce male shock asimmetrici (oh, se ne discuteva anche prima dello SME!)… tutto vero, ma in realtà riproponibile anche a livello nazionale. Ammettiamo che nella moneta unica non c’è niente di assurdo, solo la novità di una tecnologia che (come si voleva) eleva il costo del tornare indietro!. Il vero assurdo è dichiarare che l’euro è “sbagliato” perché se c’è una sola moneta deve esserci un solo Governo: questo è privo di fondamento storico e logico. Chi insiste non può che avere fini assolutamente opportunistici.

 


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