Clicca qui per Opzioni Avanzate


Valuta Alternativa Napoletana? No, Però…

2 Votes | Average: 2.5 out of 52 Votes | Average: 2.5 out of 52 Votes | Average: 2.5 out of 52 Votes | Average: 2.5 out of 52 Votes | Average: 2.5 out of 5 (2 voti, media: 2.5 su 5)
Loading ... Loading ...

October 23rd, 2007 by Leonardo

689 Views - Segnala questo Articolo/Pagina

di Leonardo, Ihc
 
Il fenomeno delle “valute alternative”, circolanti in ambiti territoriali ben limitati, è ben conosciuto anche dalla BCE e per nulla sorprendente. L’ultima trovata in tal senso è quella dell’Associazione Masaniello di Napoli con il suo Scec (che suona come “cheque”), e ne ha parlato Libero del 16/10/07.
Credo che la definizione di “valuta alternativa” non sia corretta; sullo stesso coupon o “banconota” è ben scritto “buono sconto da x euro, altro che “scudo”, “fiorino” “lindendollar” o “antieuro” (per l’ultimo state tranquilli, è solo questione di tempo e ci arriveremo).
 
Le “valute alternative” normalmente circolano in una rete locale di esercizi convenzionati; il consumatore converte i propri euro in “nuova valuta”, e quindi li “vincola” a circolare solo presso questa più ristretta rete di esercizi. Questa soluzione è di solito simbolica (si lega la valuta a identità culturali locali) e spesso nasce da spirito di “resistenza” alla globalizzazione, ma all’atto pratico funziona come forma di fidelizzazione della clientela verso certi esercizi, al pari del caricare con euro una fidelity card spendibile presso una qualche catena di esercizi (la praticità dell’uso della card in luogo dei contanti è illusoria e nasconde il vincolo impresso su quelle risorse a non essere spese fuori da un certo circuito).

Le “valute alternative” di solito vengono semplicemente “acquistate” a prezzo fisso, e non certo ad un tasso di cambio variabile che rifletta una intrinseca diversità di valore; insomma si tratta in genere di un cambio fisso, per cui alla fine si effettuano transazioni in euro “vestiti” diversamente, senza quindi reali effetti sul valore delle risorse.
Quindi in generale le “valute alternative” sono giusto delle fiches per giocare ad esempio “al piccolo Schützen tirolese”, mentre chi ha emesso le fiches va in giro a spendere gli euro ottenuti nella conversione. Geniale vero?
 
Dopo questa veloce presentazione dei giochi di ruolo monetari, arriva la sorpresa: lo Scec è tutt’altro, sottolineando la superiore genialità partenopea.
Il circuito di vita dello Scec è il seguente:
-         L’Associazione Masaniello raccoglie un certo numero di aderenti (privati, commercianti, artigiani, piccoli professionisti) che si impegnano ad accettare in Scec una parte del pagamento del prezzo del proprio bene o servizio; la quota in Scec è definita “sconto” ed è variabile a discrezione del venditore anche fino all’azzeramento.
-         Gli iscritti vengono dotati gratuitamente di 100 Scec, materialmente simili a banconote (qualcuno li chiamerebbe forse fiat money, ma non è precisamente così); in questo momento, pare, l’emittente né incassa euro né stampa Scec per sé (quindi non esiste una forma di signorinaggio). Questi Scec hanno una certa scadenza.
-         Gli imprenditori cominciano a esporre alcuni “sconti” su prezzi e tariffe da regolare solo in Scec, per cui ad esempio un libro al prezzo di 10 euro con “sconto” del 20% viene acquistato con 8 euro a corso legale e 2 euro in Scec.
-         Gli Scec incassati, fino alla loro “scadenza”, possono essere rimessi in circolazione con le stesse modalità.
-         Alla scadenza gli Scec possono venir restituiti all’Associazione che li sostituisce con una “nuova emissione” trattenendo una percentuale (questo per me è signorinaggio, però).
 
L’Associazione vanta di aver fatto aumentare le transazioni con incrementi di fatturato per gli associati del 15-20%. Tale successo è attribuito al fatto che “[…] nonostante ci sia una notevole produzione di merci e servizi non c’è una abbondante circolazione di soldi e quindi non tutti possono accedere a queste ricchezze […]”.
Insomma, siccome non ci sono soldi in giro, bisogna crearne e far girare l’economia. Messa così l’idea non è nuova (le Banche Centrali lo fanno ogni giorno e per importi “un pochino” superiori ai poco più di 40.000 euro di Scec in circolazione); ma appunto l’idea non è questa, ed è il caso di approfondire.
 
Lo Scec non è una “valuta alternativa”. Ad un euro a corso legale si sostituisce un euro di Scec e questo rapporto è immutabile; essendo il tasso di cambio teorico fisso, i due termini monetari si equivalgono e il numerario (l’euro) non varia. In effetti queste fiches riportano la dicitura “buono sconto”, il che tra l’altro evita all’Associazione qualsiasi problema legale di antagonismo monetario.
La cosa più importante è che l’adesione allo Scec crea un sotto-sistema monetario (endosistema) contrapposto al “resto del mondo” che utilizza solo euro (esosistema). L’adesione allo Scec in realtà impone all’endosistema un ammontare prefissato di “credito fiduciario”, appunto lo sconto concesso che può essere recuperato altrove nell’endosistema sempre in forma di sconto, di ammontare pari agli Scec in circolazione. In senso letterale non viene creata moneta, in quanto le transazioni avvengono in euro e in parte con credito concesso all’endosistema che lo stesso endosistema salda pressoché a vista (le fiches riportano la dicitura “sconto che cammina”, appunto: credito al portatore); in senso “austriaco”, essendo questo credito un perfetto medium per le transazioni, l’offerta di moneta è effettivamente aumentata dell’importo degli Scec.
 
La creazione di credito interno all’endosistema può incrementare gli scambi (in fin dei conti i partecipanti iniziano la loro partecipazione con 100 euro di credito da spendere) ed è possibile che la creazione di un endosistema fiduciario attiri risorse (euro) dall’esosistema, soprattutto riguardo a soggetti essenzialmente lontani dal credito bancario, il che complessivamente può spiegare gli aumenti di fatturato vantati da alcuni associati; va considerato però che mancano dati sull’eventuale perdita di fatturato dell’esosistema, che potrebbe aggravarsi in caso di tesaurizzazione degli euro “sostituiti” dagli Scec, risultando così il maggior fatturato dell’endosistema giusto uno storno di fatturato dall’esosistema.
Difficilmente ne possono derivare effetti inflazionistici, trattandosi di 40.000 Scec sul totale di circolante di Napoli.
Insomma, se si vuol credere che 40.000 euro fanno la differenza per l’economia di Napoli, allora Gerri Scotti è il nostro Bernanke!
 
Il vero valore dell’iniziativa dell’Associazione Masaniello è l’aver dotato persone, cui magari non veniva fatto credito in precedenza, di 100 euro di vero e proprio credito a tasso zero immediatamente spendibile (altro che la mezza bufala del microcredito premiato con un Nobel!). Lo Scec “costringe” i partecipanti a farsi credito coprendo il credito stesso con “produzione”, finché a loro discrezione non decidono di azzerare lo sconto.
Allora non c’è fiat moneycirculation credit, come direbbe Mises? Sembrerebbe così in effetti, visto che si tratta di un credito che si origina con una transazione e, teoricamente può tornare al primo compratore, in un certo senso annullandosi nella circolazione ma avendo intanto attivato qualche transazione in più (con tutti i caveat di cui sopra).
 
In tutto questo esiste un “soggetto assorbente”, l’emittente, che si trattiene parte degli Scec in sede di sostituzione di quelli scaduti e quindi acquisisce un aggiuntivo potere d’acquisto dal possessore degli Scec scaduti, mentre a livello di endosistema la sostituzione non incide (la massa di Scec varia solo in funzione agli aderenti). Chiaramente, con un numero di aderenti stazionario, la sequenza di sostituzioni degli Scec finirà per concentrare “potere d’acquisto” in mano all’emittente a scapito di coloro che hanno una posizione netta di “consumatori” nell’endosistema, cioè che tendenzialmente non hanno occasione di reperire Scec come contropartita di una prestazione, e che quindi subiscono l’inflazione dell’euro (il cambio, ripeto, è un euro per uno Scec, quindi la perdita di valore reale del primo si riflette sul secondo) oltre alla perdita per signorinaggio.
Detto questo, ripeto che lo Scec è alla fine uno stimolo a far credito sulla fiducia che questo sia “coperto” dall’endosistema attraverso la produzione (fammi credito di merci, perché io coprirò con il mio lavoro il credito di un altro fornitore, che con le sue merci coprirà il tuo credito) il che, se tutti gli aderenti offrissero una prestazione lavorativa e se il sistema intero (endosistema e esosistema) non fosse già corrotto da mari di fiat money, sarebbe tanto vicino all’ideale di Wicksell; purtroppo la presenza di puri “consumatori” iniziali si traduce in pratica in circulation credit, ma non ho dati per stimarne l’incidenza.
Mi sbaglierò, ma tra tutte le "false alternative" questa mi pare l’unica con un minimo di fondamento.
Print This Post

12 Responses to “Valuta Alternativa Napoletana? No, Però…”

  1. 1

    SIM NET Says

    E DEL SIMEC COSA NE PENSI?

  2. 2

    L.Baggiani Says

    ehm
    mi dai un link e ci dò un occhio?

    tu che ti sei preso la briga di commentare, come vedi la storia dello Scec? ero partito per stroncarlo e mentre scrivevo ho rivisto la posizione… ho la sensazione che qualcosa mi sia sfuggito ma intanto ho provato ad avviare una discussione; vuoi mettere il tuo punto di vista?

  3. 3

    prometeo Says

    Avevo letto su Libero Mercato dello scec quando l’aticolo fu pubblicato e riposto qui i commenti che feci allora:

    prometeo said…

    Sono da tempo interessato a sviluppare un sistema alternativo alla valuta a corso legale.

    Nell’iniziativa dello scec vedo alcuni problemi.

    1. E’ concepito come “di pari valore” alla valuta a corso legale, l’euro nello specifico, e entra in concorrenza con essa, ma si inserisce sulla preesitente struttura dei prezzi.

    2. Non ha alcun bene di back-up, quindi in caso di una spirale iper-inflattiva non ha un hard level a cui si potrebbe fermare la spirale, ma perderebbe invevitabilmente valore verso lo zero.

    In sostanza credo che l’unico effetto positivo sia quello di eliminare il signoraggio per la quota in scec che verrebbe sottratta alla valuta a corso legale, ma rimarrebbe in balia delle fluttuazioni di valore e dei prezzi. Quindi non avra’ un effetto positivo sul costo finale di beni e servizi.
    Si tratta, alla fine, di una forma di sconto trasferibile, non di una valuta. L’effetto e’ quello di sottrarre la signoraggio la quota soggetta a sconto.

    Nulla di diverso da un buono sconto di questa o quella catena di supermercati, o delle carte di credito emesse da questa o quella catena di servizi/prodotti.

    Il che funziona solo se, il prezzo al netto dello sconto non viene portato al lordo. Come quasi sempre accade, eliminando gli effetti degli sconti “al portatore” redistribuendo in bilancio il potenziale costo dell’emissione di buoni di sconto.

    Per quanto riguarda il SIMEC invece, nonostante l’ardore del Prof. Auriti, non credo che si possa “progettare” una valuta con la Bibbia alla mano… citanto Ezechiele e l’Apocalisse per fondare una valuta del popolo (che senso abbia poi non e’ chiaro).
    Inoltre mi pare che Auriti per il SIMEC auspicasse un back-up del 50%, quindi in caso di default perdo “solo” il 50%?

  4. 4

    L.Baggiani Says

    Dear Prometeus:

    vedo che siamo in parte d’accordo… e in parte no; lo Scec non è una moneta e quindi non va valutata come tale (giustamente, non incide sul livello dei prezzi a meno che i commercianti non trucchino i prezzi, ma questo è un altro problema), bensì è una forma di credito spendibile al portatore, e in particolare un credito che non esisteva precedentemente nel sistema, e su questo va valutato.

    Non condivido la tua osservazione per cui questa “valuta” non ha beni di back up, perché appunto non è una valuta, è un credito concesso dietro prestazione di servizio o merci: se prendi l’esempio di Wicksell dove la moneta è solo credito capisci che viene concesso credito sulla scorta di un risparmio reale (produzione pregressa) sottostante; qui il discorso è simile, perché il credito non piove dall’alto, da un ente superiore che non sarà chiamato alla copertura, ma è concesso a un produttore a un altro produttore di beni o servizi che, nel circuito economico copre il presito iniziale. La chiamerei product covered liability. Chiaramente, l’introduzione di un mero consumatore nel circuito fa saltare il tutto e trasforma il “covered” in circulation credit, è questa è una debolezza dello Scec.

    Se per back up tu ti riferisci a qualcosa come l’oro per il glod standard, quello non è back up, bensì pegging.

    Non pare la stessa cosa del buono sconto del supermercato, perché questo non circola come “moneta”, è solo una forma di ribasso spot del prezzo.

    In ogni caso lo Scec è meglio dell’inutilità di tante monetine da gioco di ruolo e sicuramente è meglio della moneta di Gesell.

    Non conosco il Simec. Chi mi linka?

  5. 5

    Libertyfirst Says

    Se il Simec è la moneta del Prof. Auriti, se ne parla sul sito del signoraggio, probabilmente…

  6. 6

    L.Baggiani Says

    mi sono appena affacciato, esiste un’esposizione che abbia poco di sensazionalistico e vada al sodo?

  7. 7

    prometeo Says

    Che succede? Scompaiono i commenti?

  8. 8

    L.Baggiani Says

    no, perchè?

  9. 9

    prometeo Says

    È scomparso il mio commento precedente con i link ai libri di Auriti e SIMEC

  10. 10

    prometeo Says

    È scomparso di nuovo il mio commento con i link!!! Ma che succede? Strani filtri della piattaforma o censura?

  11. 11

    L.Baggiani Says

    fai poco il bischero, via!

  12. 12

    L.Baggiani Says

    Allora, non sono riuscito ad accedere a pagine significative né a link (il server del mio ufficio banna di tutto), ma ho visto che c’è un glorioso link alla moneta di Gesell: se siamo su questo tenore, da parte mia non credo ci sia molto da valutare più di quanto già fatto su IHC e Usemlab.

Aggiungi un tuo Commento