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Vu’ Cumprà Asset Tossici? Tutto Buono Niente Caro

July 24th, 2009 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Avete sentito del PPIP? Il Public-Private Investment Program di Geithner per rilevare o far rilevare il peggior letame ancora nei bilanci delle banche, così da renderle pulite e pronte a tornare a concedere prestiti a tutto spiano. PIPP… a me fa venire in mente il PIPPPERO di Elio e le Storie Tese, mutuato dalla Gialappa’s Band dei tempi d’oro per definire il peggior giocatore di calcio della settimana… e temo che l’assonanza sia ben giustificata: metà del piano di intervento è congelata, un’altra parte debutterà ridimensionata, il colosso Pimco non ne vuol sapere di partecipare, le condizioni d’acquisto sono sempre più dubbie… e le banche sempre più restie a vendere il letame.

Stupiti? Io no.

 

Grazie all’attenzione prestata da Giannini si era qui parlato della soluzione Good Bank. Uno dei dubbi che ho esposto era sulla possibilità anzitutto di definire con precisione l’ambito di intervento: il termine “tossico” infatti può essere applicato sia ai titoli di difficile valutazione a causa della complessità della loro struttura, oppure all’intero insieme di titoli “in perdita” comprendendo quindi anche titoli e crediti “semplici” in cui il debitore semplicemente “non paga” (le classiche “sofferenze bancarie”, per capirci); con una stima molto rozza, la seconda accezione si riferisce a un mercato doppio rispetto alla prima. E se la soluzione Good Bank aveva il pregio di concentrare gli interventi sugli asset “buoni” più facilmente valutabili, la soluzione PPIP invece piomba a piè pari nel problema della valutazione del letame bancario, di per sé ragione della sfiducia sull’interbancario. Fin qui niente di nuovo.

Un altro dubbio, espresso in un altro articolo sempre legato alla discussione con Giannini, riguardava proprio la possibilità di opposizione da parte delle banche-letamaio, legata al normale meccanismo della contrattazione: il primo che fa la proposta di transazione, in questo caso lo Stato, in un certo senso “rivela” la propria valutazione di urgenza della situazione, quindi valore attribuito alla soluzione e si espone ad un tira-molla sul prezzo. Anche qui niente di nuovo. A questo si associa la sostanziale non urgenza di una soluzione da parte delle banche-letamaio in quanto consce, in un perfetto esempio di moral hazard, che finché non si arriva alla soluzione PPIP lo Stato non le lascerà comunque sprofondare, ma creerà le opportune condizioni perché il sistema bancario ed economico continui in qualche modo a girare.

Al tempo ho discusso quest’ultimo punto per sostenere che un meccanismo di separazione tra asset “buoni” e “cattivi”, in un certo senso tra Good e Bad Bank, opera normalmente in un contesto perfettamente competitivo, e che la presenza di sostanziali garanzie statali (possibilità di bail out diretto, o manovre al ribasso sui tassi) hanno invece giustificato l’opacità delle situazioni bancarie, comportato l’occultamento della qualità degli asset, bloccato le transazioni e con esse mercato interbancario e lending. Riprendo il punto per chiedere molto semplicemente per quale ragione una banca dovrebbe essere spinta a rivelare la propria negativa situazione, rischiando di diventare un paria, quando la Banca Centrale offre soldi per nulla o quasi, i tassi sono stati tirati giù a schiaffoni aiutando i già indebitati a pagare i propri debiti (leggi: le banche a recuperare i prestiti)… e le regole contabili rilassate per evitare che la valutazione dei titoli-letame portasse al fallimento tecnico della banca? Di nuovo sono state organizzate tutte le condizioni per la sopravvivenza “artificiale” del sistema, e poi si pretende che gli stessi beneficiari si tirino una martellata sui piedi rivelando quanto letame hanno in corpo! Ma poi per cosa, perché possano liberarsi dei titoli-letame, esponendosi al pubblico ludibrio, per poter poi belle linde tornare a prestare…. a chi? Se non ve l’hanno detto, siamo in recessione, e le banche non prestano anche perché la qualità del credito è ormai quel che è, e il rischio non vale la candela: tanto meglio vivacchiare con il portafoglio che già si ha, mentre lo Stato è “costretto” a tenere bassi i tassi e fornire liquidità perché il sistema non imploda, in attesa che la buriana passi e quindi anche che il letame in buona parte secchi e si dissolva. Non c’è ragione di rischiare la faccia per essere liberi di finanziare… nessuno.

 

Il punto alla fine è sempre quello, è un gioco tra due parti in cui una, lo Stato, non avrà mai il coraggio o la forza (il consenso) di mettere in un angolo le banche, perché con questo rischia ulteriormente in termini di crescita economica (quindi di consenso), mentre l’altra parte, le banche, sanno questo e tengono in scacco lo Stato creando nei fatti pressioni sui prezzi del letame.

E infatti Pimco (che doveva essere la punta di diamante del piano) si è tirato fuori, e se lo fa è perché sicuramente ha visto che il prezzo del letame sarebbe andato probabilmente oltre il suo valore. Oltre a questo il PPIP partirà sotto-tono, e chiaramente se si comincia a ridimensionare l’intervento diventano legittimi i dubbi sull’efficacia finale in termini di soluzione della crisi (questo per chi ci credeva; da parte mia la crisi è reale, quindi queste manovre sono solo cabaret). Insomma, il programmino di Geithner rischia sempre più di trasformarsi da PPIP a PIPPPERO.

 

Ma ho ancora un ciliegina per voi che avete la bontà di leggere questo sito. PPIP sta per “programma di investimento pubblico e privato”, in quanto sottende un settore pubblico che fa da stimolo perché si ricrei un mercato privato in cui circolino, dovutamente prezzati, i titoli-letame. Ebbene, i diciannove fondi e gestori che si sono proposti e sono stati accettati da Geithner per dare il via a questo programma dovranno andare a cercare investitori che forniscano sufficienti capitali per operare gli acquisti. Questi investitori dovranno essere dei privati, ma in realtà verranno accettati anche investitori internazionali (definizione molto vaga), fondi pensione e, udite udite, fondi sovrani e municipalità! Qualcuno in questo elenco non mi pare proprio privato privato… Qui si rischia la solita partita di giro, tra l’altro particolarmente poco trasparente se finisce per venir smistata tra enti prossimi alla Pubblica Amministrazione.

Public-Private”, le ultime parole famose di un gran bel PIPPERO.

 

 


1 Response to “Vu’ Cumprà Asset Tossici? Tutto Buono Niente Caro”

  1. 1

    Una Spia su Quanto gli USA Stanno Fallendo at Ideas Have Consequences

    […] In fondo anche questo era stato annunciato: se le Banche Centrali continuano a comprare titoli-letame qua e là, quel che ci si può aspettare è che le scoppino in mano. IHC vi ha detto più volte che questa politica è solo un modo per nascondere perdite latenti: farle scoppiare in pancia a un ente pubblico (la Banca Centrale) e quindi “finanziarle” con soldi pubblici; ma i bilanci non avrebbero mentito (qualche riferimento a caso: qui qui e qui). […]

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