Water for Everyone
November 6th, 2009 by Leonardo
Acqua per tutti. È uno slogan ricorrente nelle varie campagne tra coloro che si oppongono ai disegni di "liberalizzazione" dei servizi idrici. Un buon motivo per protestare sarebbe che questi processi di "liberalizzazione" in realtà non fanno altro che creare piccoli monopoli locali con tassi di ritorno garantiti ope legis. Di fatto si creano piccole e grandi rendite più o meno private (infatti è inopportuno parlare di liberalizzazioni) caratterizzate da un aumento dei costi per l’utenza, senza miglioramenti nella percezione dei servizi.
Ma non è questo il punto. Al centro dei cahier de doleance sta la nozione stessa di acqua come bene pubblico, non assoggettabile a regimi giuridici di diritto privato (sebbene nessuno in precedenza si sia posto lo stesso problema per l’acqua in bottiglia) e la conseguente affermazione del diritto all’ "acqua per tutti" (l’acqua di stato). L’impostazione di questa battaglia pecca di un eccesso di partigianeria, in quanto gli oppositori dell’acqua di stato possono facilmente essere fatti passare per dei feroci assetatori della popolazione, speculatori di un bene vitale "come l’aria". Capitalisti che vogliono soggiogare un elemento naturale, da sempre disponibile, alle ragioni del profitto e del mercato.
Ma quanto di vero c’è in queste affermazioni ? Poco. In realtà l’acqua non è mai stata un bene disponibile in quantità illimitata e spazialmente diffuso in misura omogenea come l’aria. L’acqua è sempre stato un bene scarso. Non è necessario essere dei fini urbanisti o degli esperti antropologi per sapere che una delle determinanti principali nella formazione degli insediamenti umani era la accessibilità a corsi di acqua. Per secoli sono stati gli uomini ad avvicinarsi all’acqua e non viceversa. Soltanto civiltà particolarmente evolute erano in grado di eseguire lavori di bonifica, canalizzazione, costruzione e manutenzione di acquedotti. Lavori che richiedevano elevati stock di capitale e la mobilitazione di ingenti risorse. Per secoli e secoli il controllo sull’acqua da parte delle tecnologie umane è stato, nel complesso, assai limitato. E’ pertanto più verosimile affermare l’opposto: ovvero, non era l’acqua ad essere disponibile illimitatamente a tutta la popolazione, bensì era l’acqua uno dei driver determinanti lo sviluppo demografico. Era l’acqua a determinare la produzione agricola, la possibilità di accumulare eccedenze e scambiarle con le altre comunità. E le eccezioni erano una conferma alla regola.
Pensiamo ad esempio alla città di Petra in Giordania. Riusciva a mantenere un sofisticato sistema di stoccaggio idrico grazie ai surplus che realizzava attraverso i commerci, data la sua posizione strategica. Con la caduta dei commerci, la città diventa isolata (un mercato quasi chiuso) e pertanto il suo territorio circostante, quasi desertico, non è in grado di sostenerne le dinamiche demografiche. Cessati i surplus derivanti dalle altre attività, la dimensione dell’insediamento si contrae, il sistema idrico viene via via abbandonato a se stesso e, alla fine, Petra stessa scompare.
Successivamente, con il trascorrere del tempo, si è passati da un sistema economico eminentemente agricolo, ad uno industriale. E, sia per gli scarichi delle fabbriche, che per le acque reflue dei conglomerati urbani, la quantità di acqua potabile è diminuita. Interessante notare come molti processi inquinanti siano stati agevolati dal fatto che l’oggetto dell’inquinamento non disponesse di un proprietario (questa figura così trinarciuta!) in grado di tutelarne il valore dalle "immissioni" esterne.
Gli oppositori di qualsiasi forma di privatizzazione della gestione dei servizi idrici hanno di solito una visione idilliaca del tempo in cui le nostre bisnonne andavano a riempire secchi e bottiglie alla pubblica fonte e tendenzialmente si poteva bere acqua e pescare dai fiumi senza rischiare di contrarre particolari malattie o ingerire sostanze nocive. Ovviamente hanno poco riguardo per l’incremento esponenziale dei consumi che è occorso nel tempo e del fatto che i pubblici acquedotti siano un permanente colabrodo. Dall’abbeveramento all’igiene personale, dal riscaldamento al lavaggio degli indumenti, dagli usi civili a quelli industriali, il fabbisogno di acqua è cresciuto nel corso dei decenni. Parimenti sono cresciuti gli sprechi della rete idrica pubblica ed i costi di gestione fino a divenire insostenibili per i bilanci degli enti locali. Le autorità locali però sono restie per ragioni politiche all’incremento delle tariffe e pertanto tentano di rimediare attraverso i soliti espedienti del sottoinvestimento cronico e dello spalmamento dei costi sulla fiscalità generale. Per l’oramai sperimentato principio secondo cui le burocrazie al riparo dalla competizione si comportano come i buchi neri (qualsiasi risorsa gettata al loro interno non è in grado di tornare indietro) la conseguenza pratica è una diminuzione quali / quantitativa dell’output per ogni incremento dell’input.
Un’alternativa praticata consiste nell’affidare i servizi idrici in gestione esterna a società private, concordando i livelli tariffari e stabilendo un tasso di profitto minimo garantito. E’ necessario dire che questa non è una soluzione di libero mercato: è un mero trasferimento di un monopolio. Ovviamente il privato sfrutta assai meglio la sua rendita di posizione ed infatti non è un caso che il regolato catturi il regolatore e rafforzi la propria posizione di dominus. Alla base di questo vi è un’altra convenzione errata: quella dei monopoli naturali. O meglio, che un monopolio naturale debba restare tale per sempre. In realtà lo sviluppo tecnologico non fa altro che ampliare la platea dei possibili concorrenti. Stabilire invece per legge tariffe e tassi di profitto cristallizza e rallenta questo processo, e, nel campo dell’acqua, la legislazione urbanistica e la regolamentazione del suolo e del sottosuolo danno un grosso contributo alla non costruzione di reti alternative.
Una proposta liberale, volta a garantire il miglior sfruttamento delle risorse idriche, deve avere come primi obiettivi l’abolizione dei saggi di profitto garantiti alle utilities, i tariffari minimi e massimi e lo sviluppo di un quadro normativo il più favorevole possibile ai diritti di proprietà ed ai meccanismi concorrenziali del mercato. Purtroppo come spesso accade, la battaglia in corso, consiste banalmente nel cercare di difendere "quello che si vede", ignorando le opportunità e i costi di "ciò che non si vede".


prometeo Says
Era il logo della scuola austriaca che ti hackava il sito?
Nov 9th, 2009 at 10:30 am
Leonardo, IHC Says
boh
il provider non mi ha più detto nulla
sta’ a vedere era un problema di explorer (la suina di chi l’ha partorito!).
Nov 9th, 2009 at 2:21 pm
Leonardo, IHC Says
Il pezzo di Silvano mi piace molto.
Non c’è molto da commentare (a meno di non essere comunisti, chiaramente).
Vorrei sottolineare che questa digressione sull’acqua si adatta bene a qualsiasi altro problema che tocchi un bene (o servizio) largamente diffuso e difficilmente escludibile di per sé nel momento della “produzione” ma sicuramente nel momento della “distribuzione”.
Intendo: proviamo a pensare alle linee telefoniche (o internet), o ai gasdotti. Le linee di distribuzione sono quelle, non c’è un modo efficace di instaurare competizione a quel livello a meno di non moltiplicare le reti sovrapposte. Però si può agire in senso competitivo riguardo la distribuzione… cioè non sulla proprietà della rete quanto sulla proprietà del diritto di suo utilizzo (quindi di distribuzione del bene/servizio).
Nel caso dell’acqua non è necessario focalizzarsi sulla natura privata o pubblica dell’acqua, ma si può scavalcare il problema e chiedersi “di chi è il diritto di utilizzo della rete?” e quindi “su chi cade l’onere della sua manutenzione?”.
Nov 9th, 2009 at 2:27 pm
prometeo Says
Il problema delle reti di distribuzione è il costo di installazione. Non esistono reti che sia vantaggioso installare.
Anche la meno “pesante” delle reti, quella telefonica, ha un ROI dell’ordine dei 15 anni. E’ ovvio che nessun privato la dislocherebbe mai.
Le reti devono necessariamente nascere pubbliche ed eventualmente “morire” private.
Il costo di installazione deve necessariamente essere redistribuito tramite il meccanismo che descrive Silvano, cioè la strutturazione del costro tramite l’accesso al credito incondizionato della contabilità generale.
Tutt’al più, in alcuni peasi “liberisti” l’istallazione delle reti è avvenuta con finanziamenti pubblici ad imprese private, ma la sostanza cambia assai poco.
Quello della privatizzione delle reti di distribuzione è una naturale evoluzione della fornitura di serivizi.
C’è un conflitto con la logica liberista però:
Il costo del deplyment ha un ROI che nessun privato si accollerebbe, però il valore del servizio è tale che il deplyment avviene a carico dello Stato, che dopo aver redistribuito i costi sulla collettività tramite la contrazione di debito pubblico (che non eiste: è tutto privato) poi ne dona la gestione a soggetti politicamente scelti tra l’oligarchia di corte.
L’alternativa è quella di continuare a socializzare i deficit della gestione delle reti.
C’è un ulteriore problema…
Anche là dove le reti sono già private, come la fonia, il gestore (Telecom) tramite la sua lobby controlla le richieste del “garante” affinchè il mediatore delle lobby (il Governo) si pronunci contro l’abbattimento del neologismo “digital divide”.
Ovviamente… il digital divide non esiste in Italia (provate a collegarvi in broadband fuori dalle grandi città USA… dove meno del 10% della popolazione vive in città) e là dove, in limitate realtà rurali, esiste, è in tecnologica estizione perchè già oggi, ed ancora di più nei prossimi due o tre anni, le reti 3G soppianteranno completamente le reti cablate.
Ma, l’obbiettivo era giustificare agli occhi dei “proles” lo stanziamento di oltre 900 mln di soldi “pubblici” che non esistono, ossia che verranno presi a debito e redistribuiti tramite il meccanismo della creazione del debito.
La pantomima è quella di creare un isituto governativo, l’Authority o Garante, che apparentemente tuteli gli interessi dei “proles”, ma che in realtà è funzionale alla creazione di nuovo debito.
Quindi il mediatore, il Governo, si mostrerà piuttosto riottoso nello stanziare fondi (che non ha) a seguito delle richieste del Garante, per rendere la sceneggiata più convincente agli occhi ed orecchie dei “proles”.
Ma alla fine “cederà” e continuerà a finanziare al manutenzione delle reti.
Il gestore non espanderà la rete perchè il problema è in tecnologica estinzione, ma utilizzerà una parte dello stanziamento per mantenere l’esistente o, essendo comunque monopolista dell’ultimo miglio, come in tutto il mondo e per tutte le reti (non solo dati), estenderà la rete 3G per accelerare il superamento tecnologico del problema là dove la visibilità dell’operazione calmerà le ansie artificiali dei “proles”. L’altra parte dello stanziamento andrà ad aumentare gli utili privati del gestore che in ultima analisi si riverseranno sui costi in due modi: l’aumento delle teriffe ed il costo indiretto tramite la strutturazione del debito sottostante lo stanziamento.
Nov 18th, 2009 at 3:20 pm
essere disgustoso* Says
“L’impostazione di questa battaglia pecca di un eccesso di partigianeria, in quanto gli oppositori dell’acqua di stato possono facilmente essere fatti passare per dei feroci assetatori della popolazione, speculatori di un bene vitale “come l’aria”. Capitalisti che vogliono soggiogare un elemento naturale, da sempre disponibile, alle ragioni del profitto e del mercato.
Ma quanto di vero c’è in queste affermazioni ? Poco.”
dunque gli imprenditori acquisteranno quote pubbliche per il bene collettivo, non per il loro guadagno. potresti anche avere ragione ma mi domando in che paese vivi.
se un imprenditore investe in un settore è ovvio che lo fa poichè vi vede dei ricavi. non ho mai letto da nessuna parte che un imprenditore investe per beneficenza. e sarebbero gli altri quelli partigiani… mah…
“(…)Interessante notare come molti processi inquinanti siano stati agevolati dal fatto che l’oggetto dell’inquinamento non disponesse di un proprietario (questa figura così trinarciuta!) in grado di tutelarne il valore dalle “immissioni” esterne.”
be’, esistono dei consorzi idrici apposta che dovrebbero vigilare. il proprietario c’è eccome ed, essendo pubblico dunque referente ad una parte politica, appena si scontenta la popolazione quel tanto da far tremare la poltrona del sindaco il presidente del consorzio idrico viene fatto fuori, com’è successo nella mia zona. se invece viene contestato l’imprenditore? si dimetterà perchè la popolazione è scontenta?
“Una proposta liberale, volta a garantire il miglior sfruttamento delle risorse idriche, deve avere come primi obiettivi l’abolizione dei saggi di profitto garantiti alle utilities, i tariffari minimi e massimi e lo sviluppo di un quadro normativo il più favorevole possibile ai diritti di proprietà ed ai meccanismi concorrenziali del mercato.”
non so dove vivi ma nella mia città, privatizzando (concessione per 100 o 90 anni, non ricordo bene) i parcheggi nelle aree urbane e seguendo le caratteristiche da te descritte oltre ad altri punti convenuti “per rassicurare la popolazione”, da 0.60 centesimi l’ora con una fascia oraria 15,30-19 nel giro di tre anni siamo passati a 1,80 cent/h con due fasce orarie 8,30-13,30 e 14,30-22,30. grazie, oh imprenditore, che pensi al mio benessere!
chiudo ripostando quanto scritto da tommy:
-localmente si cederanno quote di pubblico non a chi prometterà il servizio migliore ma a chi porterà più voti all’amministrazione corrente, destra o sinistra che sia;
-l’azienda pubblica punta all’attivo e al reinvestimento, quella privata al pareggio di bilancio e, come gli introiti dell’ultimo scudo fiscale dimostrano (stiamo arrivando a 4 miliardi con un’irrisoria aliquota al 5%), ai fondi all’estero;
-quando pago la bolletta se la pago al pubblico sono soldi nostri, se la pago al privato sono soldi solo suoi. per me non è poco.
sono prontissimo come sempre a rivedere le mie idee ma fammi un paio d’esempi di privatizzazioni italiane che hanno aumentato la qualità del servizio diminuendo i costi all’utente: ferrovie? autostrade?
senza considerare che, sebbene il libero mercato, la concorrenza etc., non mi sembra che si sia usciti dal regime di monopolio: se devo andare in treno prendo trenitalia, se devo andare in autostrada posso farlo solo nelle autostrade s.p.a.
anzi, come vidi su una puntata di report i cittadini abitanti di comuni con alte percentuali di acqua privatizzata più ne risparmiavano più vedevano salire il prezzo al litro poichè il privato è disinteressato a non sprecare l’acqua e, da buon privato, pensa a guadagnare quello che si è prefissato: meno acqua consumi più te la faccio pagare dato che il mio obiettivo è guadagnare sbattendomene di eventuali future emergenze idriche.
non siamo in germania o in gran bretagna: a questa classe politica, da d’alema a berlusconi, da telecom ad alitalia, non farei privatizzare più nulla. beato te che ancora trovi la fiducia.
concludo con la classica frase ad effetto da servizio di studio aperto: con il fuoco non si scherza. ma neanche con l’acqua.
e non provate a darmi del comunista perchè altrimenti vi denuncio: la mia non è ideologia ma scarsa fiducia nei nostri governanti e nelle aziende italiane che, sinora, non sono riuscite a dimostrare che privatizzando si migliora un servizio.
Nov 19th, 2009 at 5:50 pm
prometeo Says
@esseredisgustoso
[…]e non provate a darmi del comunista perchè altrimenti vi denuncio: la mia non è ideologia ma scarsa fiducia nei nostri governanti e nelle aziende italiane che, sinora, non sono riuscite a dimostrare che privatizzando si migliora un servizio[…]
E chi l’ha detto che l’obbiettivo sia efficentare? Ridurre i costi? Aumentare la qualità?
Il vero obbiettivo è rastrellare ricchezza privata tramite il controllo di asset fisici.
Non sarai comunsta… ma fai due o tre errori da comunista.
Sei sicuro che i soldi “pubblici” siano “nostri”? Sei sicuro che aziende di diritto pubblico abbiano obbiettivi diversi da quelle private?
Nov 20th, 2009 at 5:38 am
essere disgustoso* Says
rispondo alle ultime due domande:
- lo sono di certo più dei soldi della bolletta che verso alla telecom dato che di quella società non sono socio mentre dello stato faccio parte: non è difficile da capire;
- sì, cristo santo, sì, sì e sì: un’azienda pubblica che conclude il bilancio in attivo quel capitale è costretta a reinvestirlo, il presidente non può tenersi soldi o distribuire dividendi come quella privata che lo fa solo se vuole e, ribadisco, gli introiti dello scudo fiscale dimostrano quanto l’italia produca ricchezza ma la nasconda: l’impresa italiana, sotto questo punto di vista, è totalmente inaffidabile.
“Capitalisti che vogliono soggiogare un elemento naturale, da sempre disponibile, alle ragioni del profitto e del mercato.
Ma quanto di vero c’è in queste affermazioni ? Poco.”
e scusami ma se le aziende non investono per un profitto o per migliorare costi e servizio nel nome del libero mercato e della concorrenza per cosa investono? forse scambi montezemolo per madre teresa di calcutta, non so…
“Il vero obbiettivo è rastrellare ricchezza privata tramite il controllo di asset fisici.”
cioè qualcosa di molto simile alla concessione dei parcheggi di cui ti narravo sopra: io stato ho bisogno di soldi, vendo beni dello stato che, come parcheggi in centro o acqua di rubinetto, porteranno sempre e solo bilanci in attivo, in cambio di un anticipo determinato e che finisce lì.
davvero poco lungimirante: se in quel settore vedo del guadagno assicurato niente e nessuno può convincermi ad andarmene.
e se i miei errori da comunista stanno nel pensare che le aziende investano in una fetta di mercato solo se vi vedono guadagno o perchè ho scarsa fiducia in impresa e politica, allora che devo dirvi, sarò comunista…
comunque, sono ancora qui che aspetto buoni esempi di privatizzazione in italia. non ho nessuna fretta.
e non ho nessuna fretta neanche per attendere le risposte a TUTTI i miei punti del reply precedente: non mi dici dove commetto errori e non argomenti perchè. dare del comunista senza specificare cause e motivi lo trovo, francamente, gasparriano. e se non lo farai dubito che tornerò a dialogare qui.
Nov 20th, 2009 at 12:29 pm
Leonardo, IHC Says
Essere-Disgustoso-Che-Non-Sei-Altro (sto scherzando):
“sono ancora qui che aspetto buoni esempi di privatizzazione in italia. non ho nessuna fretta.”
- Io credo che li stia aspettando anche Silvano, l’autore del pezzo; e pure io.
Difendere l’idea di una privatizzazione nel senso proprio del termine non significa certo difendere ciò che è stato fatto e definito “privatizzazione” (puoi anche definire Gasparri libertario, se vuoi, ma chiaramente definirlo così non implica che lui lo sia davvero - e sai che non lo è infatti) rivelandosi nella realtà ben altro, e Silvano voleva intanto arrivare qui. Su come possiamo risolvere la questione è un altro ordine di problemi: Silvano ha iniziato una riflessione, ma è appunto un inizio. Parliamone.
“dare del comunista senza specificare cause e motivi lo trovo, francamente, gasparriano. e se non lo farai dubito che tornerò a dialogare qui.”
- Divertente che tu agisca come se “comunista” fosse un’offesa… a parte questo, non vedo cosa c’entri un tuo scontro con Prometeo con la tua partecipazione a IHC: il sito non è suo, è mio. Continua a dire la tua in modo garbato, anche se non saremo tutti d’accordo (e guarda, si litiga anche all’interno dei circoli liberali spinti, figuriamoci fuori!).
Nov 20th, 2009 at 1:40 pm
prometeo Says
Ribadisco… ritenere che i soldi pubblici siano anche “nostri” e ritenere che le aziende pubbliche abbiano obbiettivi diverse da quelle private è solo un effetto dell’indottrinamento scolastico di stampo marxista.
Detto questo… non ho offeso nessuno, e anzi… il motivo per cui leggo IHC è questo sito è un elegante salotto, mentre altri siti, come ad esempio… giornalettismo è un bar di periferia.
Inoltre se si hanno idee solide non c’è bisogno di offendersi.
So che Leonardo si annoierà a rileggere quello che sto scrivendo, ma l’idea di fondo è la mistificazione sulla proprietà del denaro da cui negli ultimi quasi 400 anni è scaturita la mistificazione sulla natura dello Stato, che molti, e assai meglio di me, da Bastiat per passare da Rothbard, e migliaia di altri… tra cui non ultimo Orwell, hanno provveduto a de-mistificare senza lasciare nessuna ombra di dubbio sulla vera natura dello Stato e sulla sua proprietà.
Ma d’altronde… caro Esseredigustoso, sono stracerto che a te nè a liceo nè all’università hanno mai fatto leggere Orwell, Bastiat o Rothbard? Per non parlare di Mises, Hayek o Wiksell, o sbaglio?
Allora… forse… lo scopo dei programmi didattici coercitivi è esattamente quello di modellare la mente della masse in tal modo che in età adulta risulti del tutto inconcepibile che ad esempio, la proprietà pubblica non esiste, o che lo Stato è in realtà una cospirazione, o che il sistema monetario (euro o $ non fa differenza) è stato scientemente progettato per requisire la proprietà degli asset fisici, e che tutto questo… è cominciato alcuni secoli prima che l’Italia si chiamasse Italia e che quindi la politica è solo un sottoporodotto del sistema, che invece una sua meccanica assai efficiente e produttiva.
Ma la mentalità socialista per qualche incompresibile ragione definisce la capacità di elaborare una strategia efficacie nel conseguire i fini che un gruppo con interessi omogenei si prefigge con la parola “complottismo”.
E’ come se io complottassi contro me stesso se per andare in bagno mi calo prima i calzoni al fine di non farmela addosso, è inconcepibile invece che negli anni abbia imparato a riconoscere il pattern comportamentale dello stimolo che fa da trigger ad una catena di eventi che porta le mie braccia a slacciarmi i pantaloni ed infine il corpo ad assumere una posizione consona al raggiungimento del fine.
Nov 20th, 2009 at 2:24 pm
Leonardo, IHC Says
mi vien da ridere
spero che EssereSchifoso riesca a capire cosa gli hai detto senza pensare di esser stato supercazzolato (e lo penserei anche io; la metafora della cacatio quando ti è venuta?).
Nov 20th, 2009 at 3:00 pm
essere disgustoso* Says
@leonardo
ritengo la parola comunista “insulto”, specie in blog liberali, poichè non mi riconosco nel termine e mi arrabbio come quando nei blog di sinistra mi danno del fascista, che considero insulto allo stesso modo: mi disturba come credo disturberebbe anche te essere demonizzati con etichette perchè in disaccordo su alcune idee.
specie se me lo dicono senza specificare il perchè.
venendo all’argomento che poni, contento dell’accordo sulle privatizzazione malriuscite degli ultimi 15 anni, non capisco perchè oggi dovrebbero riuscire meglio: tra politici ed imprenditori non è cambiato un solo nome.
in sintesi, non trovo elementi di discontinuità che mi permettono di rinnovare la mia fiducia a tali politiche.
è la prima volta che entro qui dopo essere stato indirizzato da enrico ( http://ottagonoirregolare.blogspot.com/2009/11/natale-e-alle-porte-occupiamo.html ) che ho creduto, erroneamente, fosse l’autore dell’articolo.
la mia partecipazione, come in ogni altro blog, cessa se una volta esposte le mie idee con argomentazioni mi si risponde con poche righe scarne: sono contento che non sia così.
anch’io credo nel dialogo e mi trovo più a mio agio con persone che non la pensano come me e se sono stato sgarbato, cioè ho oltrepassato il limite della “sarcastica ferocia” di cui vado fiero, me ne scuso: la civiltà ed il rispetto prima di tutto.
ps schifoso, però, lo dici a tua sorella: io sono “disgustoso”. senti come suona meglio?
@prometeo
ho frequentato istituti tecnici e facoltà scientifiche e non ho mai avuto bisogno di un professore per leggere george orwell e frederic bastiat, così come ho letto marx o, per dare un tocco di contemporaneità alla discussione, noam chomsky, ma non credo che fare a gara a chi ne sa di più sia il punto della discussione: non siamo in un programma per bambini di mike bongiorno dove vince chi ce l’ha più lungo.
non so se la mia mente sia stata modellata da ideali ultrasocialisti, ho frequentato scuole cattoliche sino all’inizio delle superiori (le famosissime suore dell’ordine hegeliano), non sono un filosofo nè un economista, nè liberale e nè comunista ma sono un cittadino che paga le tasse in cambio di servizi, alcuni più importanti ed altri meno, e seppur riconoscendo la validità delle teorie economiche degli eminenti scienziati sopracitati ritengo che, nel particolare momento storico nel quale ci troviamo, qui, nel nostro paese, a vendere la cosa pubblica a questa classe dirigente*, scusami il francesismo, ci puoi scommettere il culo che non do il mio assenso.
la proprietà pubblica non esiste? sono cresciuto in una casa popolare: non credevo che le mura fossero composte di “programmi didattici coercitivi”. accidenti. dev’essere un nuovo materiale. poco spesso ma resistentissimo.
oppure ne riparleremo quando al primo tumore in famiglia ti rivolgerai a cliniche private per poi tornare al ssn maledicendoti sesquipedalmente per non aver mai giocato al superenalotto.
da dove venivano i soldi per la casa e per il cancro di mio padre? dall’indottrinamento scolastico di stampo marxista?
ah, un amico di famiglia si sta laureando con una borsa di studio statale e, fidati, non avrebbe mai potuto farlo senza: cos’è, anche questo, effetto del retrocontrocomplottismo post-anarco-insurrezional-betabattista-austroungarico-leninista?
magari pensa più alla vita reale, prima di fare affermazioni lapalissianamente capziose: quando si applica una teoria economica non si può evitare di tener conto della realtà che ti circonda.
io campo di vile pane e bastiat, invece, di principi liberali. tu, di cosa?
e poi ’sto cazzo d’indottrinamento… non credo di aver studiato in cina e non ricordo partiti unici dei lavoratori, qui in italia, in grado d’imporre il socialismo come religione di stato: indottrinamente marxista, indottrinamento socialista… sembra che il comunismo abbia dominato per 50 anni. mah…
sebbene l’abbia sentito più volte non ho mai letto mises ma se, come hai sostenuto, crede che un’azienda investa in un settore a prescindere dal potenziale profitto e che imprese pubbliche e private abbiano gli stessi obiettivi una volta chiuso il bilancio aziendale, dubito che sappia con chi abbiamo a che fare. tralasciando che è morto.
*=viviamo nel paese dove confindustria caccia gli imprenditori che pagano il pizzo ma la marcegaglia è socia della impregilo, impresa indagata per mafia in tutto il sud. credo di aver detto tutto.
Nov 20th, 2009 at 5:43 pm
silvano Says
Patapum ! Ci mancava solo la generosa illustrazione dei casi personali stile Michael Moore, lo strappalacrime dell’anticapitalismo. La risposta a tutte le tue insistenti domande sul da dove venivano i soldi è semplice: dai contribuenti. I quali mediamente pagano la costruzione delle opere che sostieni dal 30 al 120% in più di quanto costa realizzarle ad un soggetto proprietario (la parte bassa della forchetta vale per i paesi un po’ più virtuosi e civili del nostro).
Senza entrare nel merito sul livello architettonico e sullo stato di manutenzione medio delle case popolari italiane (quelle francesi hanno dato un discreto contributo allo sviluppo delle banlieu, problema che in teoria dovevano prevenire), hai citato un esempio di privatizzazione fatta male. Le case popolari vendute a sconti vergognosi agli inquilini occupanti. Spesso rivendute a prezzi assai maggiori poco dopo o subaffittate. Tipico esempio di privatizzazione in cui il regolato cattura il regolatore: il regolato (il cittadino sussidiato ed elettore), cattura tramite il processo di scambio elettorare il regolatore (l’amministratore burocrate). Non è necessario che lo scambio sia esplicitato. E’ nella logica del sistema, nonchè uno dei seri limiti dello stato democratico quando questo diventa sempre più interventista nella società. Qui rientra anche il discorso del digital divide di Prometeo.
Tornando all’acqua: ti contraddici da solo quando affermi che non venderesti mai un’attività “infallibile” ma al tempo stesso sei consapevole che lo stato delle reti idriche e l’amministrazione di chi le gestisce sono pessime. Tra l’altro ha contribuito molto di più la voglia di profitto della Brita a ridurre il consumo di acqua in bottiglia che le campagne collettive all’incitamento del risparmio idrico. Mettiamola così: l’avidità del signor Barilla mi ha fatto mangiare più pasta della generosità degli assessori regionali al commercio e all’industria e per quante sparate tu faccia rimango contrario al panino di stato (del resto il bicchier d’acqua servirà o no a buttar giù qualcosa ?).
Leonardo, che da ora in poi chiamerò Pinotto, ha correttamente interpretato, il punto in cui dicevo che vengono chiamate liberalizzazioni delle mere cessioni di monopolio protetto. Prometeo ha fatto delle osservazioni interessanti sul ROI delle reti fisiche (specie quelle hard). Separandole, socializzamo le perdite relative alla loro costruzione ma privaztizziamo i profitti successivi. Forse la tecnologia attuale consentirebbe di garantire al costruttore un periodo in cui ha anche la gestione. In ogni caso non lo sapremo mai, perchè non esiste un mercato competitivo e libero delle risorse. Privatizzare non significa necessariamente dare tutto alla Veolia di turno. Anche una cooperativa di agricoltori può ottimizzare l’uso delle risorse idriche sulle proprie terre, ed è sempre un soggetto di diritto privato. In ogni caso l’acqua non è già più tua: è degli amministratori statali che la controllano i quali ne esercitano il possesso come se ne fossero i proprietari (infatti se la vogliono vendere lo faranno e ti diranno biribau). E’ come se l’amministratore del tuo condominio cominciasse a dire: oggi vendo le grondaie del palazzo, biribau a tutti ! Oggi do’ in concessione le vostre fosse biologiche pure ai vicini, incasso io e biribau a tutti ! Ecco lui non lo può fare perchè è un mero amministratore di una proprietà comune. Che per quanto frazionata, fa pur sempre capo a dei soggetti con dei diritti di proprietà. Il tuo sindaco invece lo può fare. E quindi biribau all’acqua. L’unica cosa che il sistema ti consente di fare è la petulanza organizzata, ovvero il lobbismo dei soggiogati. Non puoi esercitare un diritto legittimo, puoi solo petulare nella speranza che petulando in tanti un capobastone si ravveda e mantenga lo status quo (più 4 o 5 parenti nell’ente idrico di riferimento - questo è il suo profitto). Biribau E.D.
Nov 21st, 2009 at 11:15 am
essere disgustoso* Says
oh, finamente silvano! colui che scrisse:
“(…) Capitalisti che vogliono soggiogare un elemento naturale, da sempre disponibile, alle ragioni del profitto e del mercato.
Ma quanto di vero c’è in queste affermazioni ? Poco.”
colui secondo il quale l’impresa non investe seguendo le logiche del profitto e del mercato! genio puro! questo chi l’hadetto, adam smith?
ma veniamo a noi: i casi personali valgono meno poichè troppo veri? so che la vita reale può dare fastidio alle vostre teorie ma non è paragonandomi a michael moore che chiudi il capitolo: i casi reali sono gli effetti delle politiche attuate.
che le cose non funzionino, incluso il sistema di case popolari, sono il primo a sostenerlo, ma che la soluzione di tutti i mali sia privatizzarci anche il buco del culo francamente non vedo il nesso.
e in ogni caso se ho avuto un tetto sopra la testa devo rigraziare quel principio fondamentale chiamato solidarietà sociale unito ad una politica popolare più che socialista: se qualcosa non vi sta bene non ve la prendete con l’indottrinamento marxista ma fatelo con quello democristiano, il reale dominatore della democrazia italiana.
“…ti contraddici da solo quando affermi che non venderesti mai un’attività “infallibile” ma al tempo stesso sei consapevole che lo stato delle reti idriche e l’amministrazione di chi le gestisce sono pessime.”
dove sarebbe la contraddizione? se qualcosa è stato gestito male, a mio giudizio, la privatizzazione non è la soluzione: per me la soluzione è investire e riparare quelle reti.
se non funziona più il carburatore della tua auto (per inciso: non puoi comprartene un’altra) cosa fai, la vendi al primo che passa o lo fai riparare?
“In ogni caso l’acqua non è già più tua: è degli amministratori statali che la controllano i quali ne esercitano il possesso come se ne fossero i proprietari (infatti se la vogliono vendere lo faranno e ti diranno biribau).”
questo lo sapevo e a riguardo, magari ti è comprensibilmente sfuggito durante la lettura, ho citato l’esempio dei servizi di report dove in comuni con alte percentuali di acqua privatizzata, a prescindere dall’acqua consumata, i cittadini pagano lo stesso prezzo. non è carino sapere che se consumi 1 o 100 paghi sempre X.
ma non è che “siccome può già suyccedere allora è giusto che succeda ovunque”: che discorso è?
e poi non eri tu che scriveva “molti processi inquinanti sono stati agevolati dal fatto che l’oggetto dell’inquinamento non dispone di un proprietario (questa figura così trinarciuta!) in grado di tutelarne il valore dalle “immissioni” esterne”?
e chi è si contraddice?
in conclusione, più che sulle ideologie (non sono assolutamente contro ogni privatizzazione) ponevo un problema di persone alle quali affidare i nostri beni: la politica e gli industriali. due classi, non le uniche, ma che, saltellando allegramente mano nella mano, stanno portando alla rovina il paese.
ah, un consiglio: è piacevole discutere con te (come con gli altri in questo blog), sei preparato e sai argomentare bene in base a quello che credi ma, lo dico per te, basta con i biribau.
non è facile prenderti sul serio.
dico davvero: possiamo farne tutti a meno di onomatopee come “patapum”, in una società civile.
Nov 21st, 2009 at 3:40 pm
essere disgustoso* Says
mi scuso per eventuali errori di battitura e per la punteggiatura ma ho scritto di fretta.
uscendo dal contesto: complimenti per il blog e per il livello della discussione. sebbene di idee diverse amo il confronto con gente competente e disponibile che mette un po’ di sale alla conversazione.
buon fine settimana a tutti!
Nov 21st, 2009 at 3:45 pm
silvano Says
I casi personali spostano le argomentazioni su un livello meno razionale, più emotivo ed empatico - in particolare quando sono vicini alla sensibilità degli interlocutori diventa anche più facile scontrarsi per motivazioni non troppo pertinenti. Una cosa è parlare dei parcheggi della tua città, un’altra e’ mettersi a discutere del SSN sulla sola base delle esperienze di cancro che ognuno di noi ha avuto in famiglia. Gli esempi sono utili, l’argomentare per “casi” è fine a se stesso (si cerca di creare una dicotomia tra ciò che la propria coscienza suggerirebbe di fare istintivamente nel caso particolare, in contrapposizione alle norme generali di cui si discute, semplicemente per avere ragione).
Primo: i soggetti imprenditori vogliono trarre profitto dalle loro azioni, incluso chi opera nei servizi idrici. Secondo: quando concorrono per fare questo migliorano le condizioni di offerta. Terzo: per questo non amano la concorrenza e tendono a colludere con lo stato per realizzare incesti normativi che pongano al riparo le proprie rendite. Quarto: è quello che succederà nelle utilities, ma non chiamatele politiche pro-mercato.
La concorrenza tendenzialmente spazza via le inefficienze e stimola l’innovazione. La burocrazia ha come fine la propria autoriproduzione e, a costi crescenti, produce serivizi sempre inferiori. I burocrati agiscono per profitto (promozioni, poltrone, stabilità nell’espletare mansioni inutili, scatti di stipendio: non ho mai visto folle di statali rifiutare un aumento per spirito civico e solidarietà con i meno fortunati) e il profitto è un concetto molto più ampio del profitto in senso aziendale. Esempio: la scuola non funziona -> più soldi, più personale, la sanità non va -> più soldi, più personale, non c’è sicurezza -> più soldi, più personale, e così avanti all’infinito per qualsiasi settore. Neanche l’ultimo dei bottegai può permettersi questo modus operandi né quando gli affari vanno bene, né quando vanno male. In questo paese è più facile togliere il potere a Berlusconi o Prodi, piuttosto che far perdere il posto a un fankazzista del comune. Il che è tutto dire.
Non tutto ciò che viene fatto passare per privatizzazione lo è, così come la Cina non è un paese comunista stile Urss anche se continua a chiamarsi repubblica popolare. Un sindaco ed un privato che fanno pastetta a spese tue sono due boiardi; nessuno dei due è qualificabile come soggetto imprenditoriale nel senso letterale del termine. Se i processi di privatizzazione cominciassero con la distribuzione gratuita delle azioni ai cittadini-utenti con relativi diritti voto, forse anche tu non li percepiresti come un esproprio (o almeno ci penseresti un po’). Ci sarebbe chi venderebbe perchè non gliene frega niente, chi comprebbe, chi delegherebbe altri a partecipare, etc. In realtà più piccole forse la cosa avebbe una natura più comunitaria, in altre si perverrebbe a forme di concentrazione azionaria. In ogni caso sappiamo tutti che gli amministratori faranno pastetta con la Veolia di turno.
Infine, essere per il mercato non significa essere contro forme di associazione volontaria con finalità mutualistiche, solidaristiche o cooperative. Il mercato ti dice semplicemente qual’è il tuo perimetro di azione in termini economici, ti spinge a interrogarti su come allargarlo o ottimizzarlo, a chiederti se vale la pena continuare così o è meglio cambiare qualcosa. Certo, il fatto che gli amici del big business si spaccino assai frequentemente per tutori del mercato non aiuta a rendere popolari posizioni liberali. Questo è abbastanza ovvio. Ma non scontato.
Nov 22nd, 2009 at 12:57 pm
prometeo Says
fino a mercoledì non avrò accesso ad un PC e rispondere digitando sul cellulare è troppo scomodo… dirò la mia appena possibile!
Nov 22nd, 2009 at 10:42 pm
prometeo Says
[…]nel particolare momento storico nel quale ci troviamo, qui, nel nostro paese, a vendere la cosa pubblica a questa classe dirigente*, scusami il francesismo, ci puoi scommettere il culo che non do il mio assenso[…]
Neanche io darei il mio assenso, ma non ci troviamo in nessun particolare momento storico, nè questa classe dirigente (dirigente di che? a me pare che obbediscano solo…) ha alcunchè di particolare o diverso da quello di tutte le altre.
[…]la proprietà pubblica non esiste? sono cresciuto in una casa popolare: non credevo che le mura fossero composte di “programmi didattici coercitivi”[…]
Il discorso è un po’ più complesso… il fatto che qualcosa non sia tua non significa che sia pubblica. Anche qui… per farla breve, tanto per dare degli spunti di riflessione, se tu compri casa con un mutuo il sottostante il mutuo è la casa che diventa tua solo quando sia il montante che gli interessi saranno stati interamente ripagati. Fino a tale data, la casa è ipotecata, cioè, è di proprietà del creditore. Mai sentito dire che nel caso del debito pubblico:”l’importante è pagare gli interessi”? Poichè nella modalità di contrazione del debito erroneamente detto pubblico, il sottostante non esiste, cioè è in realtà immateriale, consistendo nella esazione forzata sul reddito da lavoro futuro, la proprietà di tutto ciò che lo Stato compra a debito, fino alla restituzione del montante e degli interessi, è del creditore. Ma poichè il montante del debito pubblico è immateriale e futuro, cioè non può essere restituito, il debito pubblico è inrestinguibile, quindi la proprietà di ciò che insiste dul debito pubblico è ab aeternum del creditore. Poichè TUTTI gli stati del mondo a partire del 15 agosto 1971 hanno iniziato a finanziarsi interamente a debito (in Italia rapporto deficit/PIL 106%) significa che la proprietà dello Stato è del creditore. E nello specifico il creditore è privato, essendo esso una società per azioni a scopo di lucro di proprietà e diritto privato.
[…]da dove venivano i soldi per la casa e per il cancro di mio padre?[…]
Quei soldi venivano molto probabilmente dal duro lavoro di qualcuno, ma ciò nonostante, la proprietà di quel denaro era solo simbolicamente vostra. Nel senso che il simbolismo legislativo sanciva su carta l’esistenza della proprietà privata, ma in realtà, il denaro è concesso in prestito gravato da interessi (tasso primario) la cui proprietà non è di chi lo detiene.
[…]un amico di famiglia si sta laureando con una borsa di studio statale[…]
E quindi? Il discorso non cambia. Il problema non è nell’uso specifico che il Leviatano fa dei soldi, il problema sta nel come il Leviatano se li procura i soldi.
[…]magari pensa più alla vita reale, prima di fare affermazioni lapalissianamente capziose: quando si applica una teoria economica non si può evitare di tener conto della realtà che ti circonda[…]
Di quale realtà? Che la politica opera inesorabilmente in una direzione? Che l’obbiettivo è la razia del risparmio? E che tutto quello che ne consegue è solo una conseguenza… Sarà forse il caso di rimettere nel corretto ordine cause ed effetti?
[…]poi ’sto cazzo d’indottrinamento… non credo di aver studiato in cina e non ricordo partiti unici dei lavoratori, qui in italia, in grado d’imporre il socialismo come religione di stato: indottrinamente marxista[…]
Magari avessi studiato in Cina… Macau ha il sistema scolastico più avanzato del mondo, e la Cina è l’unico paese risparmiatore e quindi capitalista… ma vabbè…
A proposito di partito unico… ma com’è che prima delle elezioni tutti dicono una cosa, e poi, una volta eletta ne fanno un’altra, che è qualla che stava facendo il partito al governo di prima.
Credi che qualora vinca il centro sinistra alle prossime elezioni abrogheranno la legge sulla privatizzazione dell’acqua?
Credi abbia qualche significato “destra” e “sinistra”?
Oppure… è più realistico “vedere” la strategia unica?
[…]una volta chiuso il bilancio aziendale[…]
Sai citarmi una azienda pubblica che abbia chiuso il bilancio in attivo?
[…]impresa indagata per mafia in tutto il sud[…]
Perchè è la mafia ad essere infiltrata dallo stato, non il viceversa. La repubblica italiana è nata grazie alla mafia, ed è cresciuta grazie ad essa. Niene mafia, niente repubblica. Sono inscindibili. Oltre ad essere nata prima… se dopo 60 anni di ibridazione lo stato assomiglia sempre di più alla mafia… non mi sorprende affatto.
[…]ma che la soluzione di tutti i mali sia privatizzarci anche il buco del culo francamente non vedo il nesso[…]
E chi l’ha detto che la privatizzazione sia la soluzione di tutti i mali?
Il problema delle privatizzazioni, di queste privatizzazioni, è che in realtà sono solo delle cessioni di monopoli. Il fatto di passare dal diritto pubblico al diritto privato non cambia la natura del problema.
La natura del problema è la male allocazione delle risorse, comprese quelle idiriche, a causa di un soggetto che per ragione politica ne pilota i consumi.
Il problema di fondo rimane il fatto che non c’è reale mercato. Proprietà privata e mercato libero NON SONO sinonimi… ma anche questa è una delle stronzate dell’indottrinamento socialista…
[…]solidarietà sociale unito ad una politica popolare più che socialista[…]
Anche qui… proprietà privata non significa egoismo ad oltranza e far crescere la gente in mezzo alla strada. E la tesi di fondo del movimento libertario non è l’abolizione ex-ante dello Stato, ma piuttosto la sua limitazione in alcuni ambiti ben definiti.
[…]er me la soluzione è investire e riparare quelle reti[…]
Investire cosa? Soldi di chi? Presi come? Redistribuiti come? In quali progetti? Definiti da chi? Eseguiti da chi? Controllati da chi?
E se l’obbiettivo della politica fosse esattamente rastrellare più soldi?
[…]se non funziona più il carburatore della tua auto (per inciso: non puoi comprartene un’altra) cosa fai, la vendi al primo che passa o lo fai riparare?[…]
La faccio riparare perchè l’auto è MIA e l’ho acquistata con il mio risparmio, frutto del mio lavoro. Se invece l’auto fosse pubblica, potrei guastarla apposta perchè mio cognato fa il carburatorista, e mio cognato potrebbe ripararla male in modo da doverla riparare ancora, e mio zio potrebbe fornire dei carburatori scadenti perchè sa che mio cognato ne ha bisogno, eccetera… tanto… se il committente ed il controllore sono lo stesso soggetto che pesca dalle stesse tasche?
Geronzi che è sia il controllato che il controllore di banca d’italia? E da lì… vai col tango…
[…]problema di persone alle quali affidare i nostri beni: la politica e gli industriali. due classi, non le uniche, ma che, saltellando allegramente mano nella mano, stanno portando alla rovina il paese[…]
Il problema non è nelle persone, il problema è nel funzionamento del sistema.
Il potere ha una sua meccanica. Cioè il potere sa come raggiungere i suoi scopi, ed il potere NON E’ la politica.
Nov 23rd, 2009 at 1:36 pm